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In attesa di Giustizia: alla ricerca dell’efficienza mai avuta

Con il progredire della campagna elettorale, le forze politiche in campo hanno iniziato a trattare anche temi legati alle riforme della giustizia: il dibattito sembra essere principalmente alimentato dal dualismo creatosi in seno al centro destra tra Giulia Bongiorno e Carlo Nordio:  entrambi seri candidati al ruolo di Guardasigilli, in caso di vittoria, mentre a sinistra tutto tace.

Gli argomenti affrontati sono molto tecnici: inappellabilità delle sentenze di assoluzione, facoltatività dell’azione penale, separazione delle carriere, ed altri interventi  destinati a dare efficacia soprattutto al settore del sistema penale.

Un sistema efficace, però deve essere anche efficiente e di questo profilo non sembra che si parli molto sebbene la funzionalità degli uffici giudiziari sia di cruciale importanza ed  – ad oggi –  è affidata ai Capi degli Uffici, cioè a dire a dei magistrati che magari sono degli ottimi giuristi ma non è scontato che siano altrettanto eccellenti organizzatori del lavoro. Prova nei sia qualche “perla” rinvenuta spigolando qua  e là: per esempio la trasmissione in formato elettronico e in via telematica di querele e denunce dai commissariati di Polizia e dalle stazioni dei Carabinieri all’Autorità Giudiziaria salvo mantenere l’obbligo di portare fisicamente anche la copia cartacea nella segreteria della Procura competente (facendo perdere tempo e distraendo agenti e militari da altri impieghi più utili), altrimenti non vengono neppure registrate e le indagini non iniziano;  per non dire della geniale iniziativa di inserire il “link” per richiedere informazioni sullo stato dei procedimenti a carico di minorenni nel portale destinato alle aste giudiziarie. Un velo pietoso, poi, deve stendersi sugli strumenti informatici tutt’ora (non) funzionanti partoriti dalla mente dei consulenti del saltimbanco noto come Fofò Bonafede e che sono l’equivalente di banchi a rotelle, primule ed altri spassosi gadgets governativi targati Cinque Stelle.

Quello che servirebbe, richiesto da anni ed a gran voce dall’avvocatura, è il Manager del Tribunale e cioè a dire un funzionario non togato che abbia competenze effettive di organizzazione del lavoro ed ottimizzazione delle risorse sia umane che economiche e coordini il suo lavoro con i vertici degli uffici giudiziari sul territorio: tradotto, il Generale Figliuolo della situazione.

Avverso la creazione di una simile figura si oppone – in maniera più o meno velata – una parte della magistratura che teme, verosimilmente, di  perdere autorevolezza insieme a qualche ben pensante che paventa inesistenti aspetti di incostituzionalità.  E non è da escludere che  giochi un ruolo il problema legato al reperimento dei fondi per pagare lo stipendio di funzionari del genere: meglio destinarli ai navigator, tanto per dirne una mentre i tribunali rischiano la paralisi per mancanza di personale: ultimo in ordine di tempo, quello di Genova.

Teniamoci allora per svolgere mansioni anche di gestione logistica Primi Presidenti di Tribunale e di Corte d’Appello, Procuratori Capi e Procuratori Generali il cui unico requisito è avere attribuite (per il mero progredire della anzianità di servizio) le cosiddette funzioni direttive anche se – magari –  non saprebbero neppure redigere la lista della spesa dopo aver aperto il frigorifero. E non è colpa loro.

Qualcuno, non molti, che si distingue per disporre di simili competenze, ovviamente, c’è: proprio in questa rubrica è stato ricordato il caso di Cuno Tarfusser la cui virtuosa organizzazione della Procura di Bolzano era stata presa ad esempio e suggerita come modello da seguire, ma – all’evidenza –  da noi  non si è neppure in grado di copiare e poi, in fin dei conti, delle ricadute sui cittadini e persino dei due  punti di PIL, pari ad una trentina di miliardi, che costa una approssimativa amministrazione della giustizia sembra importare a pochi.

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