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In attesa di Giustizia: alta corte di giustizia

E’ iniziata la campagna referendaria sulla legge nota come “sulla separazione delle carriere” che, però è  solo una parte del pacchetto di revisione costituzionale che tocca quattro pilastri: la creazione di due Consigli Superiori della Magistratura, l’introduzione di un sorteggio almeno parziale per scegliere i magistrati che ne fanno parte e l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare, così ridisegnando l’equilibrio dell’ordine giudiziario ed  offrendo altri motivi di fastidio ai togati: il sorteggio che toglie potere alle correnti e rende complicato compiacere gli amici e gli amici degli amici a raggiungere posizioni di prestigio e la sottrazione al C.S.M. di quel potere disciplinare che si è sempre dimostrato molto indulgente come dimostrerà il ricordo di questa risalente ma paradigmatica vicenda.

Siamo nel 1981 e la sezione disciplinare, composta anche da un paio di futuri Presidenti della Consulta, affronta il caso di un magistrato sorpreso nella toilette di un cinema a luci rosse in compagnia di un ragazzino a cui ha promesso denaro per appartarsi con lui. I fatti risalgono al 1973: si sa che da noi i processi sono lunghi e dopo tre gradi di giudizio già benevoli arrivò anche un provvedimento di clemenza che annullò tutto. Non avendo più conti in sospeso con la giustizia ordinaria il C.S.M. revocò la sospensione dal servizio, rimanendo da celebrare il giudizio disciplinare la cui decisione è condensata in una sentenza di dodici pagine da cui si ricava che il magistrato aveva ripreso servizio ed era stato valutato positivamente per la promozione a consigliere di cassazione, sia pure con un ritardo di molti anni. Avendo cumulato nel frattempo molti scatti di anzianità sul suo stipendio di consigliere d’appello, si trovò per il “principio del trascinamento” (ne abbiamo parlato in un articolo alcuni mesi fa) a garantirsi, nella sua nuova qualifica, lo stipendio più elevato precedentemente goduto e grazie a tali scatti ed ai misteriosi meccanismi della normativa in materia ad essere pagato più di tutti i suoi colleghi promossi in tempi normali…quindi questi ultimi, in virtù dell’altro istituto, quello del galleggiamento, videro adeguata la loro retribuzione al livello goduto dal magistrato pedofilo. Parliamo di un meccanismo che allo Stato è costato oltre settanta miliardi delle vecchie lire.

La rimanente parte della decisione disciplinare offre spunti amaramente esilaranti volti a pervenire al proscioglimento come quello in cui si richiama la testimonianza del medico curante dell’incolpato, che testimoniò di averlo sottoposto a intense terapie nell’anno 1970 a causa di un trauma cranico riportato per il violento urto della testa contro l’architrave metallico di una porta bassa”. Vostro Onore, insomma, aveva preso una capocciata E allora? “Benché fosse rimasto per 10 giorni nell’assoluto prescritto riposo, il paziente accusò per vari mesi preoccupanti disturbi, quali cefalee intense, sindromi vertiginose, instabilità dell’umore. Le ulteriori terapie praticate diedero temporaneo sollievo, ma vi furono frequenti ricadute, soprattutto di carattere depressivo, che si protrassero fino al 1972… È emerso che la madre dell’incolpato è stata ricoverata per 25 anni in clinica neurologica a causa di gravi disturbi”. Che c’entra, direte voi? Tempo al tempo.

Dopo quella del luminare, la seconda chicca è la testimonianza di un amico notaio. “All’odierno dibattimento sono stati escussi sette testimoni, dai quali è rimasta confermata l’irreprensibilità della vita dell’incolpato, prima e dopo il grave episodio, e soprattutto la serietà dei suoi studi e del suo impegno professionale. In particolare, il notaio dottor M. ha ricordato il fidanzamento del dottor V. con la sorella, assolutamente ineccepibile sul piano morale… Il matrimonio non è seguito per ragioni diverse dai rapporti tra i fidanzati, che sono rimasti buoni amici”. Si legge tra le righe, che non molestasse sessualmente la fidanzata: la credibilità della qual cosa, alla luce della sua successiva performance con un ragazzino, appare, questa sì, davvero solida.
Basta, peraltro, un po’ di fantasia e la salvezza è ad un passo. Scrivono i severi depositari della disciplina che ciò che stupisce, in tutta la dolorosa e squallida vicenda, è la constatazione che l’episodio si staglia assolutamente isolato ed estraneo nel lungo volgere di un’intera esistenza, fatta di disciplina morale, di studi severi e di impegno professionale”. Come abbiano fatto a stabilire che l’episodio fosse isolato non è dato sapere ma sull’argomento insistono avanzando due diverse ipotesi: o l’episodio ha avuto carattere di improvvisa e anormale insorgenza, quasi di raptus, oppure se, al di là delle apparenze, sussiste una natura sessuale deviata o almeno ambigua ed è doveroso stabilire perché mai essa si sia rivelata soltanto in quell’occasione, durante tutto il corso di un’intera esistenza”.

L’alto consesso propende, ca va sans dire, per la prima delle due ipotesi. Il gran finale è affidato al parere di due professoroni scelti naturalmente dalla difesa “secondo gli psichiatri l’episodio in esame, non soltanto costituisce l’unico del genere ma, anzi, ponendosi in netto contrasto con le direttive abituali della personalità, è da riferirsi a quei fatti morbosi psichici che, iniziatisi nel 1970, si trovavano in piena produttività nel 1973, all’epoca del fatto. Durante il quale, pur conservandosi sufficientemente la consapevolezza dell’agire, restò invece completamente sconvolta la ‘coscienza riflettente’, cioè la rappresentazione preliminare degli aspetti etico-giuridici della condotta da tenere e delle sue conseguenze. Il che ha reso inerte la volontà di inibire quelle spinte pulsionali si cui il soggetto non riusciva più a esprimere un giudizio di valore”. Tutta colpa, dunque, della “coscienza riflettente”, che era andata in tilt. Ma come mai? Per la craniata, no?!  “Su tutta questa complessa situazione il trauma riportato nel 1970 ha svolto un ruolo – secondo i clinici – di graduale incentivazione delle dinamiche conflittuali latenti nella personalità, fino all’organizzazione della sindrome esplosa nell’episodio de quo”. In sostanza, Vostro Onore, dopo la zuccata è diventato scemo? Neanche per sogno, lo hanno anche promosso! Lo è stato, ma solo per un po’.

“D’altra parte, poi, proprio l’alta drammaticità delle conseguenze scatenatesi a seguito del fatto, unita alle ulteriori cure e al lungo distacco da fattori contingenti e condizionamenti, hanno favorito il completo recupero della personalità all’ambito della norma, come è testimoniato dai successivi otto anni di rinnovata irreprensibilità”. Adesso insomma l’Eccellenza è guarita e può senz’altro rimettersi la toga, “il che comporta essersi trattato di un episodio morboso transitorio che ha compromesso per breve periodo la capacità di volere, senza tuttavia lasciare tracce ulteriori sul complesso della personalità”.
Conclusione, in nome del popolo italiano:” La sezione assolve il dottor V. perché non punibile avendo agito in istato di temporanea incapacità di volere al momento del fatto”.

Sono esenti da satira le cose già di per sé ridicole.

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