In attesa di Giustizia: BARD
Stasi è innocente ma deve restare in galera: non è solo uno caso giudiziario, è uno scandalo. Tutta la vicenda era dall’inizio piena di dubbi ragionevoli in presenza dei quali il codice dice che si deve assolvere. Ora però siamo molto oltre il ragionevole dubbio: c’’è addirittura una Procura della Repubblica che esclude la presenza di Alberto Stasi sulla scena del delitto, e sostiene questa sua tesi sulla base di elementi che solo in parte sono noti perché non sono state ancora concluse le indagini consentendo l’accesso a tutti gli atti di investigazione.
Sarebbe, tra l’altro, stato accertato che alcuni indizi ritenuti utili per condannare Stasi sono stati manipolati, e soprattutto che l’orario del delitto non è quello stabilito dalla sentenza di condanna ma è spostato di un paio d’ore e dunque coincide con un momento nel quale Stasi aveva l’alibi. Tutto questo è indipendente dal fatto che la Procura ipotizza che Andrea Sempio sia colpevole, che agì da solo: che sia colpevole o innocente, a questa stregua, non incide con il fatto che comunque Stasi possa essere, e sia, innocente. Con tutti questi elementi nuovi che sono emersi dalla indagine del P.M. Napoleone siamo molto oltre il ragionevole dubbio sulla sua colpevolezza, siamo molto vicini alla prova provata della sua innocenza, tuttavia Alberto Stasi resta in prigione dopo aver scontato dieci anni di pena, trascinato nel fango come assassino della sua fidanzata. Un più che presunto innocente rimane in carcere perché così vuole la burocrazia penale. Sarà necessario che arrivi la richiesta di rinvio a giudizio per Sempio, poi che questa richiesta sia accettata, poi dovrà essere avviato il processo a suo carico, e solo a questo punto sarà possibile chiedere la revisione di quello per Stasi e, se la richiesta sarà accolta, bisognerà aspettare il nuovo dibattimento, che sarà a carico di una persona che la stessa giustizia, prima di processare, ha ritenuto implicitamente innocente.
Il caso Garlasco è un simbolo, è un esempio…Negativo, un po’ come lo è stato il caso Tortora. Ci indica tutti i limiti della giustizia ed è ben vero che l’errore giudiziario è sempre possibile, non si può evitare, ma basterebbe attenersi scrupolosamente all’articolo 533 del codice di procedura penale contenente la regola che impone il proscioglimento o l’assoluzione se sussistono dei dubbi. Anche minimi dubbi: è la regola BARD, Beyond Any Reasonable Doubt, per dirla all’americana che fa più fine, peraltro sistematicamente ignorata in parte per superficialità dei giudici, in parte per la pressione giustizialista che esercita la stampa, talvolta per la pressione della politica. Nel caso di Stasi successe che nei giorni precedenti all’ultima sentenza di condanna un grande giornale mandò in edicola un libretto riassuntivo della vicenda in chiave colpevolista, che probabilmente influenzò i giudici, perlomeno i giudici popolari, frutto di una tendenza forcaiola, che pervade le istituzioni, la magistratura e i mezzi di informazione.
Insieme alla ripresa di interesse per il caso Garlasco, in questi giorni ha fatto scalpore quella della grazia concessa a Nicole Minetti e in proposito – anzi a sproposito – si è detto di tutto: è una mascalzonata colpa di Nordio (Ranucci che fa il saputello ignora il perché il Ministero non si chiama più di Grazia e Giustizia ma solo di Giustizia) o forse di Mattarella, magari – questo sì ma lo sussurra solo qualche avvocataccio che ha votato SI al referendum – della lentezza con cui (parliamo di anni) è stata trattata la richiesta della condannata di espiare la pena con affidamento in prova ai servizi sociali che sarebbero terminati prima della presentazione della domanda di grazia se solo si fosse fissata un’udienza. Tuttavia, un colpevole in questo caso si è trovato con certezza, basta leggere il parere favorevole formulato dalla Procura Generale di Milano: ove si parla di “presa di distanza dal passato deviante…dal contesto ambientale in cui sono stati commessi i reati della Minetti…nei quali protagonisti erano personalità di potere e di rilevanza pubblica come il Presidente del Consiglio dei Ministri…che indubbiamente crearono un clima idoneo a condizionare le scelte di una giovane donna ingenerando un senso di impunità e assenza di limiti al controllo sociale…”. Ecco, in questo caso un colpevole si è trovato oltre ogni ragionevole dubbio: Silvio Berlusconi, chi altri?



