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In attesa di Giustizia: emblematico

Hanno guidato la vittoriosa tenzone referendaria giurando di voler solo difendere la Costituzione e l’ indipendenza della magistratura dall’esecutivo, reclamando la estraneità del potere giudiziario a qualsiasi interesse che non sia l’amministrazione della giustizia, e presa di distanza dalla politica eppure…eppure ci sono poltrone e poltroncine, abitualmente occupate proprio da magistrati, che fanno molta gola (non solo per il prestigio) che costituiscono nient’altro che affidamenti da parte del Governo o del Parlamento per ottenere i quali si deve essere messi fuori ruolo con una delibera del C.S.M.: tradotto, si viene sollevati dalla noia di andare in udienza, di scrivere sentenze, di fare indagini, per assumere le vesti del boiardo di Stato con trattamenti economici tutt’altro che disprezzabili allineati con quello del Primo Presidente della Cassazione. In soldoni, nel senso vero della parola, sui 240.000 euro all’anno con qualche eccezione migliorativa: il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, per esempio, supera i 300.000.

Attualmente sono circa duecento i magistrati che si impegnano alacremente per quel datore di lavoro che sostengono di aborrire ma non possono restare fuori ruolo per oltre dieci anni…alla fine dei quali si saranno – comunque – dimenticati come si fa anche una banale udienza di rinvio. Meglio, quindi, il fuori ruolo con tutti i suoi benefits aggiuntivi che l’horror vacui di uffici disadorni che non brulicano di premurosi assistenti, la mancanza di prestigiose auto di servizio e delle frequentazioni del jet set della politica, della imprenditoria, dell’accademia.

Come rimediare dopo essersi sudati la poltrona dei sogni evitando di perdere quelle future? Emblematica è la mossa che ha fatto il Dott. Roberto Rustichelli, alla vigilia della fine del mandato come Presidente dell’Antitrust. Proveniente dal Tribunale delle Imprese di Napoli, questo magistrato ha già ampiamente superato il limite massimo di dieci anni fuori ruolo avendo assunto l’incarico a maggio 2019,  nominato dagli allora presidenti delle Camere  Roberto Fico ed Elisabetta Casellati: il suo mandato di sette anni quindi scadrà il mese prossimo, precisamente il 6 maggio, stessa data a partire dalla quale ha comunicato di voler lasciare la toga. Il Consiglio Superiore della magistratura voterà l’accettazione delle dimissioni nella seduta di mercoledì 8 aprile.

Per Rustichelli uscire dall’ordine giudiziario è una strada obbligata per ottenere nuovi incarichi pubblici di rilievo che, sicuramente, gli sono stati proposti se non garantiti: altrimenti non si spiegherebbe la scelta. Prima di guidare l’Antitrust, aveva già lavorato per l’esecutivo per quasi 12 anni (dal 2001 al 2013) come consigliere giuridico della Presidenza del Consiglio e come vice capo di gabinetto del ministro delle Attività produttive Claudio Scajola nel governo Berlusconi III. Al momento della nomina a presidente dell’Autorità, quindi, aveva già superato il limite massimo di dieci anni.  Il C.S.M. aveva comunque autorizzato l’incarico, sostenendo che quel limite non valesse per i membri delle autorità indipendenti. Ora che il mandato è scaduto, però, il tetto si applicherebbe a qualsiasi altra poltrona, obbligando Rustichelli a tornare in magistratura. Che orrore la politica: viva la Toga, la Costituzione e l’indipendenza.

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