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In attesa di Giustizia: gran finale

Siamo alle soglie delle ferie giudiziarie e – come alla conclusione di uno spettacolo – il sipario si alza e si abbassa perché sia offerto il giusto tributo ai protagonisti che riappaiono uno per volta, a coppie, tutti insieme, e qualcuno concede anche il bis.  Ecco…nel nostro caso mancano gli applausi perché c’è poco di cui compiacersi.

Lato Procura di Milano, la fuga di notizie riferisce che si sta inasprendo lo scontro con quella di Brescia che richiede atti utili per le indagini nei confronti del P.M. De Pasquale, sotto accusa per avere occultato prove a discarico di imputati nel processo c.d. “ENI – Nigeria”: ma il Procuratore Greco rifiuta di collaborare sostenendo che vi sia da tutelare il segreto istruttorio di un’inchiesta ancora in corso.

Quel segreto istruttorio milanese ad assetto variabile che ha condotto alla incriminazione di Piercamillo Davigo, di cui questa rubrica ha dato conto la settimana scorsa, e la cui difesa prende le mosse da un’intervista al Corsera con accurata selezione – così pare leggendola – dei soggetti di cui parlare e coinvolgere; nel frattempo, in sede disciplinare, della sua fonte Paolo Storari è stato richiesto il trasferimento immediato lontano da Milano, dalla Lombardia e dalle funzioni di Pubblico Ministero accompagnato dal tradizionale garrulo volo degli stracci e messaggi trasversali.  Come dire: un bel silenzio non fu mai scritto.

Scendendo, di poco la penisola, abbiamo la Procura di Pavia con una brutta gatta da pelare: quella dell’assessore alla sicurezza di Voghera che ha ucciso un ragazzo extracomunitario durante una colluttazione. Il politico locale è stato messo agli arresti domiciliari con provvedimento di fermo che può essere motivato solo con l’evidenza del pericolo di fuga. Che non c’è perché manca qualsiasi elemento con cui sostenere questa tesi: un po’ come accadde con gli indagati per i fatti della funivia del Mottarone. Ecco allora che, prima dell’udienza di convalida, dopo l’incolpazione (originariamente di omicidio volontario) vengono anche cambiati i presupposti della richiesta: pericolo di ripetizione del reato e di inquinamento delle prove…che però, per legge, non sono i presupposti del fermo a tacere del fatto che – essendo stato contestato l’eccesso in legittima difesa –  in ipotesi di reato colposo e soprattutto in un caso come questo, è ardito sostenere il rischio di commissione di altro fatto analogo. Quanto al pericolo di inquinamento delle prove, anche sotto tale profilo, non vi è traccia di una volontà in tal senso. L’assessore resta in carcere: qui si parla di libertà personale ad assetto variabile; il fatto è brutto ma l’andamento ondivago sussultorio dell’accusa non è poi tanto meglio.

Scendiamo ancora: a Perugia Luca Palamara è stato rinviato a giudizio per corruzione e l’ex Presidente dell’A.N.M. ha commentato affermando che l’udienza preliminare è un “passaggio stretto”: bene, se n’è accorto, altro che udienza filtro per scongiurare le imputazioni non sostenibili in giudizio! Palamara, tuttavia, si dice certissimo che varrà assolto. Può darsi, non conosciamo gli atti nella loro interezza e nessuna ipotesi deve essere azzardata anche se cotanto ottimismo pare un filo eccessivo.

Ed eccoci a Roma: il C.S.M. vota e boccia la riforma “Cartabia” sulla prescrizione. Ma perché, il Consiglio Superiore non sarà mica diventato una terza Camera? Già c’è chi sostiene che due siano troppe e va bene esprimere opinioni, è un diritto innegabile, ma un voto formale su questo tema prima di quello nella sede naturale sembra esorbitare dalle competenze costituzionalmente affidate al C.S.M.. Poi dicono che non condizionano la politica.

In Parlamento, invece, la riforma sulla giustizia finirà con l’essere affidata al voto di fiducia perché le truppe cammellate dell’ex avvocato degli italiani sono in rivolta e non si può perdere tempo ad ascoltare piagnistei pentastellati  a basso contenuto di garantismo  (e denaro: quello del Recovery Fund).

Intanto continua a  procedere di gran carriera la raccolta di firme per i referendum sulla Giustizia: non tutti i quesiti sono formulati in maniera impeccabile ma sono questioni per addetti ai lavori ed il successo, invece,  la dice lunga del sentiment dei cittadini a proposito di Giustizia.

Cittadini che, nonostante le proteste contro il green pass, stanno tornando in massa a prenotare la vaccinazione. Magari la scelta non è dettata da un ritrovato senso civico volto a contrastare la circolazione del virus ma dal timore di non poter andare al cinema o al ristorante. Però resta apprezzabile.

Insomma, va bene così in un Paese dove la libertà è alla mercè di un sistema allo sfascio in cui ormai sono tutti contro tutti, quella di vaccinarsi va – come concetto – capovolta: vaccinarsi è la libertà ed almeno quella non dipende dalle Procure.

Sipario.

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