In attesa di GiustiziaRubriche

In attesa di Giustizia: grazie

Questa settimana la rubrica avrà di mio solo queste poche righe di introduzione e una battuta in conclusione. Se c’è qualcosa di positivo nella epidemia è che sta facendo emergere il meglio della società civile, come questi magistrati, uno lo conosco molto bene ed è un gran galantuomo; mi riferisco al Presidente della III Sezione Penale del Tribunale di Milano, Ilio Mannucci, dalla cui pagina Facebook ho tratto questa nota:

“Copio e incollo il post del mio amico e collega Nicola Russo, che ha saputo esprimere in maniera efficace quello che tutti noi magistrati sentiamo in questo momento.

Parole che sottoscrivo in maniera incondizionata.

Per gli Avvocati:  in questo momento sono tante le categorie delle professioni e dei mestieri in difficoltà per la mancata produzione di redditi. Ciò che dico potrebbe valere per ciascuna di esse.

Io però voglio scegliere di parlare di quella che mi è più vicina, perché fatta di persone che incontro ogni giorno nel mio lavoro e di un lavoro che pure io ho sperimentato con modesti risultati dopo la laurea. VOGLIO PARLARE DEGLI AVVOCATI.

Parlo degli avvocati anche perché quando mi capita di promuovere iniziative di beneficenza me li trovo al mio fianco sempre, con passione e generosità. Mai per piaggeria. Nessuno mai mi ha ricordato il proprio impegno a sostegno di questa o quella iniziativa. Sono generosi, spesso più dei miei colleghi.

Ebbene, agli avvocati che questo mese e forse nei prossimi mesi non vedranno, a differenza mia, maturato un reddito vanno il mio pensiero e il mio rispetto. Perché continuano a difendere e promuovere giustizia. Certo, secondo una prospettiva di parte. Ma questa è l’essenza della Giustizia. Difendere e promuovere pretesi diritti affidandosi ad un giudizio. Non c’è arte professionale che di più incarni la Democrazia.

A queste donne e questi uomini che ogni giorno, soprattutto qui al sud, devono confrontarsi con chi, pur rivolgendosi alle loro competenze, spesso si siede di fronte a loro nutrendo sospetti, celando retropensieri, provando immotivate invidie, va il mio abbraccio di magistrato. Io so quanto la difficoltà della vostra professione faccia a gara con la sua bellezza. Talora la prima rischia di superare la seconda e chi non ce la fa può vedere in qualche momento la propria toga consumarsi o con gli orli nel fango.

Le mie sono solo parole di uno sconosciuto su un mezzo di comunicazione, ma vi giungano con tutta la sincerità con cui le sto pronunciando. In queste situazioni e su questi argomenti mi troverete sempre al vostro fianco in lotta.”

Grazie, sapere che l’amministrazione della Giustizia è nelle mani anche di persone come queste, con questa sensibilità – non tutti sono come Piercamillo Davigo che non sottoscriverebbe mai qualcosa di simile – è  rasserenante, fa riflettere sulla possibilità che non sempre l’attesa di Giustizia sia un’aspettativa vana.

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