In attesa di Giustizia: i creativi
Sono indimenticabili gli alti lamenti delle Procure per la riforma in materia di intercettazioni: a sentire le Signorie Loro Illustrissime la novella avrebbe messo il bavaglio ai paladini della legalità e messo le ali ai piedi al malaffare ed ai malfattori, soprattutto alla criminalità economica mortificando il contrasto ai reati contro la Pubblica Amministrazione per i quali il colpo di grazia sarebbe consistito nella abrogazione del reato di abuso di ufficio che, per la verità, dopo infiniti tentativi di modifica della formula continuava ad essere una fattispecie evanescente produttiva più che altro di discredito professionale e personale per gli indagati e numeri irrisori di procedimenti conclusi con una condanna; in compenso, con la sua fumosità, costituiva un eccellente strumento per fare “pesca a strascico”: non sapendo cosa contestare si indagava qualcuno per abuso di ufficio, si iniziava a scavare nella sua vita finchè qualcosa non saltava fuori…spesso nulla e così si ripiegava su quella ipotesi iniziale di reato non prima di aver rovinato l’esistenza a chi poi, il più delle volte, veniva assolto.
L’indagine milanese sull’edilizia privata, tra tante altre meno note, è quella che ha smentito i timori degli inquirenti grazie anche alla tradizionale creatività della locale Procura che, contrariamente ai timori, ha potuto intercettare chiunque senza problemi, né soffrire la mancanza del compianto abuso d’ufficio magicamente trasformato in corruzione così da dare più fiato agli ascolti telefonici e consentendo più facilmente di richiedere misure di arresto: c’è persino chi è stato fatto scendere da un aereo a bordo del quale stava accompagnando il figlio a Londra (perdendo il volo, anche il figlio che non c’entrava nulla ma è stato fatto scendere anche lui) per notificare l’avviso con l’invito a presentarsi per essere interrogato dal GIP…invito che avrebbe potuto cortesemente declinare, come suo diritto, il tutto con buona pace delle mani legate nell’eroica e diuturna battaglia del bene contro il male…e se l’abuso d’ufficio non c’è più, peccato, state però tranquilli tutti: basta inventarsi di sana pianta una corruzione, che nella Capitale di Tangentopoli non si nega a nessuno.
Corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio che, udite udite, consisterebbe nel non aver risolto rimuovendoli presunti conflitti di interesse dei professionisti incaricati dalla pubblica amministrazione nei piani edilizi pubblici e, come scrive sul Corriere una delle penne più fidate ed ossequiose della Procura, il profitto sembra che sia stato calcolato sui guadagni di attività in sé e per sé lecite ma viziate da conflitto di interessi.
Ammettendo senza concederlo che tutto ciò sia dimostrabile (e la “pistola fumante” non sembra emergere dalle intercettazioni telefoniche prontamente squadernate a quattro colonne sui quotidiani prima ancora che gli avvocati ricevessero l’avviso di deposito degli atti in cancelleria) si tratterebbe, sì, di illeciti ma per i quali la competenza a valutare è tutt’al più del Tribunale Amministrativo Regionale. La galera è un’altra cosa, la giustizia è un’altra cosa e – forse – con un’affermazione forte, questa sì che va ben oltre l’auspicio che in Costituzione vi sia la separazione delle carriere: i Padri Costituenti, se un errore hanno commesso, hanno sbagliato a mettere nella Carta Fondamentale i P.M. dall’inizio insieme ai giudicanti.




