In attesa di Giustizia: il terzo mondo è qui
Sarebbe, più che mai, il momento del silenzio in attesa che si parli in udienza: viceversa, come c’era da immaginarsi, alla chiusura delle indagini è riesploso l’affaire Garlasco con una virulenza conseguente alla discovery degli elementi raccolti – e sin qui non rivelati – a carico di Andrea Sempio. Silenzio, quanto mai opportuno a partire dai commenti (per non dire dalle anticipazioni di sentenza) sugli esiti degli accertamenti dei RIS sulla famigerata “impronta 33” con una relazione finale che, a voler usare un garbato eufemismo, sputtana senza mezzi termini il lavoro fatto sulla scena del crimine dal reparto in allora guidato da Luciano Garofano.
Ad ascoltare le trasmissioni televisive nuovamente e totalmente dedicate, non una esclusa, e spigolando qua e là si trova lo strapeggio di tutto: su Facebook, per quello che può valere, qualcuno ha persino opinato che le nuove indagini sarebbero esaltate da una stampa di regime o ne sono nientemeno che una promanazione ma non è da meno la stampa cosiddetta informata, che riporta ai negazionismi di più o meno recente memoria.
Per capire bisognerebbe leggere le carte, le vecchie carte prima di tutto, documentandosi sulle sentenze di assoluzione e di condanna di Alberto Stasi. Come in quasi tutte le motivazioni si trovano fisiologicamente inceppi, incongruenze, passi falsi, tipici dei processi indiziari. D’altronde le sentenze le redigono i giudici, e i giudici sono uomini: tuttavia non ci si può (o, almeno, non ci si potrebbe…) dire realmente convinti da una condanna costruita su di un claudicante costrutto indiziario, in cui mancano il movente e l’arma del delitto, ed è persino incardinata su errori, incongruenze e falsità ancorché dovute a negligenza o ignoranza. A tacere della esistenza di un’indagine per corruzione a carico del titolare delle vecchie inchieste, è normale alzare la testa da quelle letture con dubbi.
Ciò che turba maggiormente è, poi, il tristemente tradizionale circo equestre di presunti esperti, criminologi beceri e urlanti, che hanno tolto il palcoscenico ai virologi di pandemica memoria, ma non è da meno quello di giornalisti, che hanno dato vita a vere e proprie faide ed esposti alla magistratura, con insulti incrociati. Povero Sempio, responsabile o meno che sia, non avrà mai un giusto processo dopo che per mesi è stata inquinata la possibilità di serena valutazione di ogni possibile giudice popolare…e magari anche di qualche magistrato di carriera. L’unico obiettivo è dire: colpevole!…sulla base di una presunta competenza acquisita sul campo; ne deriva che persino cronisti regolarmente muniti di tesserino professionale si accodano ad altri personaggi improbabili, per non dire impresentabili, in uno Stato di diritto e in una società civile: dalle criminologhe bistrate ai periti di molta parte, a difensori di parte civile che difendono il nuovo indagato invece che stare, silenziosamente, lungo il fiume a vedere cosa porta la corrente.
Da che mondo è mondo, alcuni casi di cronaca nera hanno sconvolto e acceso l’attenzione dell’opinione pubblica. Ma in questo ci troviamo di fronte a un processo indiziario con due sentenze di assoluzione e una cassazione che va contro l’assoluzione (oggi non sarebbe più possibile neppure fare il ricorso grazie ad una riforma successiva alla condanna di Stasi), ad una condanna fondata su indagini sbagliate o deviate, inconsistenza degli indizi se non da una delirante valutazione degli elementi Se si pensa che una persona debba essere condannata perché nel luogo del delitto non risultano le sue impronte già questa è un’ assurdità giuridica…o l’ora della morte, che viene ristretta o allargata o addirittura non considerata quella indicata dal primo anatomopatologo che indicava una forbice molto molto più ampia in cui Stasi era coperto da alibi o, peggio, il fatto di non avere considerato l’alibi visto che a quell’ora Stasi stava lavorando alla tesi…
Se in questo contesto inquietante oltre alla morte di una giovanissima donna in maniera così atroce, ci mettiamo l’ipotesi di un giovane uomo che da più di un decennio è in galera ed a tutto ciò la gogna anticipata di un indagato che è assistito dalla presunzione di non colpevolezza ma avviato al tritacarne di una Corte d’Assise preventivamente ingravidata di pregiudizi, dobbiamo essere consapevoli che Garlasco è roba da terzo mondo e il terzo mondo è qui.



