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In attesa di Giustizia: il volo degli stracci

Questa settimana Verbania ha faticato per mantenere il primato nella hit parade degli orrori (sì, con la “o) giudiziari ma alla fine l’ha spuntata nonostante la serrata concorrenza di Taranto e Milano.

Giusto per mantenere elevata l’ansia di chi – vittima o presunto autore di un reato – è in attesa di Giustizia, ecco finire nuovamente sotto processo l’ex Procuratore di Taranto, Carlo Capristo, noto come tutore del cosiddetto “Sistema Trani” fin quando è stato a Capo di quella Procura dove – secondo le ipotesi di accusa che lo avevano già portato ad una privazione della libertà personale – forniva una subdola copertura alle attività illegali intraprese dagli ex P.M. Scimè e Savasta con il contributo, ovviamente prezzolato, del GIP Nardi. Tutte personcine che sono già state condannate, almeno in primo grado, a pene assai pesanti: quasi diciassette anni di reclusione per Nardi, una decina per Savasta e quattro per Scimè.

Passato a dirigere l’Ufficio Inquirente del capoluogo ionico, secondo quanto emerge dalla nuova indagine, Capristo avrebbe gestito la sua funzione con altrettanto e durevole asservimento della funzione giudiziaria: il che, tradotto, significa con modalità tipicamente corruttive-collusive. Tanto per non perdere le buone abitudini e, magari, arrotondare un pochino il miserevole stipendio di circa 10.000€ netti al mese (oltre indennità varie) per tredici mensilità grazie anche agli spunti offerti dalle grandi vicende giudiziarie che interessavano la ex ILVA…questo è quanto si ipotizza a suo carico: il caso vuole che del collegio difensivo che proprio in quel contesto investigativo si andava allestendo fosse entrato a far parte anche l’avvocato Amara: e, come recita l’epitaffio del monumento a Niccolò Machiavelli, tanto nomini nullum par elogium.

Eh, sì! Ricompare anche Piero Amara, destinatario di un nuovo provvedimento di arresto mentre Capristo questa volta se l’è cavata con una misura molto più blanda, l’obbligo di dimora, in quanto è ormai in pensione e – quindi – in condizioni di non nuocere. Forse.

Per chi non lo ricordasse, Amara è quello dei verbali della Procura di Milano secretati e destinati incomprensibilmente a Davigo invece che sortire, come sarebbe stato logico attendersi, l’avvio di un’indagine e l’iscrizione delle persone citate durante gli interrogatori nel registro degli indagati.

E Milano, già nella bufera per questa brutta storia si vede inquisire altri due P.M. dai Colleghi di Brescia competenti per le indagini sui magistrati meneghini: Sergio Spadaro, da poco transitato alla Procura Europea e il più noto Fabio De Pasquale che – si sospetta – abbiano celato elementi di prova a discarico degli imputati nel processo per le presunte tangenti ENI per corruzione internazionale in Nigeria. Il condizionale è d’obbligo (lo si è usato anche per Capristo), perché la presunzione di non colpevolezza vale anche per coloro che praticano questo canone costituzionale con grande parsimonia.

Fatto sta che, come si suol dire, non c’è pace tra gli ulivi anche – e soprattutto – grazie agli Uffici Giudiziari di Verbania dove, per mantenere la vetta della poco commendevole classifica, alla Dottoressa Banci Buonamici, che non ha convalidato i fermi per la strage della funivia e disposto una sola misura di arresti domiciliari, è stata tolta la titolarità sul fascicolo dal Presidente del Tribunale ricorrendo ad una fumosa giustificazione circa le assegnazioni del carico su base tabellare: parole incomprensibili ai più che non si tenterà neppure di spiegare perché il provvedimento è troppo tempestivo rispetto alle lagnanze del Procuratore (quella che non vuole più bere il caffè con la Collega Giudice) per non suscitare almeno qualche perplessità.

Il retro pensiero è che, ormai, si sembra giunti al punto in cui il P.M si sceglie il Giudice più gradito… tanto è vero che la Camera Penale di Verbania ha protestato dichiarando lo stato di agitazione e proclamando un giorno di astensione, subito seguita dalla Giunta dell’Unione che di giornate di astensione dalle udienze ne ha indette due, stigmatizzando come quanto avvenuto, e tutt’ora in via di evoluzione a Verbania, sia tanto inaccettabile quanto indicativo di una improcrastinabile separazione delle carriere tra inquirenti e giudicanti.

Questa primavera è maturata tardi, solo alle soglie dell’estate, sarà forse per questo che – invece del volo delle rondini che l’annuncia – assistiamo a quello degli stracci all’interno stesso di quell’Ordine Giudiziario che, come dice Carlo Nordio, è già tanto se gode ancora della fiducia del trenta per cento dei cittadini.

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