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In attesa di Giustizia: immunità di gregge o del pastore?

In epoca di pandemia l’immunità di gregge sembra essere un obiettivo primario da raggiungere ma, a quanto pare, ci sono forme di immunità – in qualche modo collegate all’emergenza sanitaria – che sono state conseguite addirittura in anticipo: argomento che vale la pena essere affrontato non prima di avere richiamato gli sviluppi di una indagine clamoroso, in realtà non l’unica ma solo l’ultima in ordine di tempo, che ha come sfondo l’acquisto ed il commercio di dispositivi di protezione individuale.

Il riferimento è all’inchiesta romana, coordinata da quell’eccellente magistrato del Pubblico Ministero che è Paolo Ielo, in cui insieme ad altri risulta coinvolto Mario Benotti (patron del consorzio Optel e di Microproducts) per la fornitura di milioni di mascherine da produttori cinesi, mascherine che – tra l’altro – dovrebbero avere un costo industriale incoerente con il prezzo poi praticato in rivendita, garantendosi così marginalità fuori dall’ordinario.

Nulla che debba sorprendere più di tanto poiché in questo sventurato Paese le disgrazie e le calamità naturali sembrano costituire un richiamo formidabile per gli sciacalli: qualcosa era già successo, per esempio, in occasione della ricostruzione successiva al terremoto in Abruzzo ed anche ora, dagli ascolti telefonici, sembrerebbe che il proseguimento della pandemia e delle restrizioni precauzionali conseguenti sia stato tra gli auspici di imprenditori di modesto livello etico.

Siamo solo in una fase di indagine, gli sviluppi potranno confermare o smentire le iniziali ipotesi di accusa e la presunzione di non colpevolezza deve essere riconosciuta a tutti ma, non c’è dubbio, il portato delle conversazioni e le ulteriori evidenze sin qui acquisite in merito al rapporto costi/ricavi propongono un quadro inquietante.

Nel decreto di perquisizione della Autorità Giudiziaria romana destinato ai soggetti inquisiti ed alle rispettive aziende si legge che allo stato non vi è prova che gli atti della struttura commissariale siano stati compiuti dietro elargizione di corrispettivo il che, tradotto, significa che comunque si indaga per verificare se si siano realizzati fatti di corruzione per indurre all’acquisto mediante pubbliche commesse Il Commissariato per l’attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contrasto dell’emergenza epidemiologica: tutto ciò anche perché risultano centinaia di intercettazioni tra gli indagati e Domenico Arcuri il quale – come lamentano due di essi al telefono – si sarebbe improvvisamente sottratto alla interlocuzione, circostanza ritenuta sintomatica della imminenza di qualche problema in arrivo. A pensar male si fa peccato ma non si sbaglia avrebbe detto Giulio Andreotti ma tale repentina interruzione dei rapporti senza che vi sia, corrispettivamente, una qualche segnalazione di possibili anomalie nelle relazioni commerciali da parte dell’autorità commissariale è vagamente sospetta, come traspare dalla porzione del decreto di sequestro che è stata richiamata.

Arcuri, intanto, già gode di una forma di immunità che non è quella di gregge ma del pastore: intrufolata – alla maniera dell’ormai ex avvocato degli Italiani – in un decreto Cura Italia c’è una norma che si cura, invece, di munire il Commissario Arcuri di poteri di spesa assai vasti e di un vero e proprio scudo rispetto a sgradite curiosità della Corte dei Conti. Nel frattempo, pure spendendo denaro pubblico per acquisti sovrapprezzati, vi è da pensare che al Commissario Arcuri sia in astratto riconoscibile il benefit di 50.000 € all’anno per obiettivi raggiunti che il suo incarico prevede…sempre che, prima dell’incasso un Commissario di altro genere non vada a bussare alla sua porta.

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