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In attesa di Giustizia: la Costituzione tradita

I lettori diversamente giovani sicuramente ricordano la figura del Generale Alfredo Stroessner, dal 1954 al 1989 dittatore del Paraguay, Paese caratterizzato – nel ventesimo secolo – da condizioni di arretratezza socio economica e da un elevato tasso di povertà nonostante la crescita intervenuta verso la fine del millennio e proseguita in modo altalenante sino ai giorni nostri.

Stroessner, uno dei più longevi golpisti della storia, riuscì a creare un regime dall’apparenza democratica: teneva, per esempio, elezioni presidenziali ogni cinque anni vincendole sistematicamente con risultati superiori al 90%: forse perché le urne erano all’aperto e sotto controllo della polizia, con l’impossibilità di garantire la segretezza del voto.

Stroessner  poi, appena assunto il potere, dichiarò lo stato di emergenza che la Costituzione consentiva solo per novanta giorni e, rispettandola, gli bastò rinnovarlo ogni tre mesi per una trentina d’anni.

Nel piccolo Paraguay, destinazione prediletta di gerarchi nazisti in fuga, torture, sparizioni degli oppositori del regime e omicidi politici appartenevano al quotidiano e la brutalità si poteva sfogare, assistita dalla formale discrezione,  anche negli oltre venti campi di concentramento del Paese.

Ma quello era il Paraguay e tutti – per primi i suoi cittadini – avevano ben chiaro quale fosse il vero volto dell’Amministrazione.

Il paragone può sembrare eccessivo ma le esagerazioni aiutano a comprendere: in questo caso è con la gravità di quanto accaduto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere e di cui si è avuta ampia e desolante cronaca negli ultimi giorni in seguito all’arresto di numerosi agenti in servizio ed alla diffusione di intercettazioni telefoniche e filmati delle telecamere di sorveglianza che documentano violenze di ogni genere nei confronti dei detenuti che avevano osato ribellarsi alle condizioni della struttura che non garantivano la benchè minima prevenzione dal diffondersi del Covid-19. I fatti risalgono all’anno scorso, qualcosa era subito trapelato anche all’esterno, ma solo la svolta nelle indagini della Procura hanno definito i contorni di una vicenda riferendosi alla quale il Ministro della Giustizia ha parlato di Costituzione tradita.

Sì, perché la nostra Carta Fondamentale, ispirata al pensiero di Cesare Beccaria, assegna alla pena una funzione rieducativa: il carcere dovrebbe essere luogo di recupero, paradossalmente di speranza, chi ne esce dopo avere pagato il suo debito dovrebbe essere un uomo migliore, un pericolo neutralizzato o quantomeno ridotto per la società. Vigilando Redimere, questo era l’emblematico motto del Corpo degli Agenti di Custodia che dal 1990 è diventato Polizia Penitenziaria e che dovrebbe avere competenze specifiche anche allo scopo di perseguire le finalità della Costituzione: per ottenere questo risultato i mezzi e le risorse non possono certamente essere squadracce di picchiatori in odore di impunità garantita loro da qualcuno; tutto troppo grave e palese perché il sospetto non sia più che fondato.

Già, perché l’orrore da dittatura sudamericana di altri tempi di cui oggi abbiamo contezza sembra che fosse noto in ogni dettaglio già al tempo in cui ebbe a verificarsi; ma dal ministero della Giustizia tutto fu minimizzato, non fu neppure ritenuta necessaria una ispezione: eppure, si dice, il Ministro sapeva.

Trattandosi, in allora, del ridente Alfonso Bonafede che – tra l’altro – amava paludarsi proprio con i giubbini della Polizia Penitenziaria vi è, tuttavia, da domandarsi non tanto se sapeva ma se aveva capito.

Certamente, come con la Magistratura affetta da costante perdita di prestigio, credibilità ed autorevolezza, non si deve generalizzare la critica nei confronti di tutti gli appartenenti alla Amministrazione Penitenziaria la gran parte dei quali opera con scrupolo, sacrificio e professionalità.

Resta il fatto che tra indagini insabbiate, mercato degli incarichi giudiziari ed ora – e, tristemente non è il primo caso – violenze gratuite delle Forze dell’Ordine l’immagine della Giustizia ne esce devastata ogni giorno di più.

Benvenuti in Paraguay.

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