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In attesa di Giustizia: la fortuna aiuta gli audaci

L’audacia spesso si confonde con la irresponsabilità ma ciò non esclude che anche quest’ultima possa essere premiata da quella fortuna che potrebbe baciare in fronte l’Associazione Nazionale Magistrati se, tra gli elettori che in primavera andranno a votare il referendum sulla separazione delle carriere, saranno in pochi ad avere l’occasione di ascoltare le ultime uscite delle truppe cammellate del Presidente Parodi: ideali per far considerare un eccellente risultato l’attuale livello di consenso nella popolazione (intorno ad un 30% scarso).

Nelle intenzioni dovrebbero ridare indirettamente un po’ di lustro alla più che appannata popolarità dell’Ordine Giudiziario richiamando l’attenzione sui presunti, ma inesistenti, pericoli frutto della riforma e contemporaneamente attaccare i nemici di sempre – gli avvocati penalisti, sostenitori della separazione delle carriere – cercando di intaccarne l’immagine.

Ultimamente, questa rubrica ha dovuto occuparsi con frequenza di questi spot, cosa che appare opportuna in quanto la preferenza dell’ANM è quella di fare affermazioni, talvolta apertamente menzognere, badando bene ad evitare il contraddittorio. Vediamo le ultime.

L’ANM ha di recente pubblicato sui propri social un video in cui affronta il tema ed il ricordo dell’omicidio del Procuratore della Repubblica di Palermo Gaetano Costa, risalente al 1980, sostenendo che quel delitto fosse conseguenza del mancato rispetto di un sotterraneo patto con gli avvocati dei mafiosi per eliminare i processi contro Cosa Nostra; si tratta di una ipotesi del tutto apodittica, frutto di estrapolazione da una intervista al giornalista Felice Cavallaro ed è impossibile risalire a chi sarebbero stati gli interlocutori che avrebbero stretto un simile accordo scellerato,  alle modalità di attuazione ed in quali processi avrebbe dovuto riflettere effetto. Dimenticando che tra questi interlocutori avrebbero dovuto esserci anche dei magistrati, si scaglia l’accusa come se ne fossero gli unici responsabili contro non meglio precisati “avvocati dei mafiosi” (quindi tutti, indistintamente) con ciò riproponendo alla opinione pubblica la odiosa identificazione complice tra il difensore ed il suo assistito. Basterebbe leggere il verbale dell’audizione sull’omicidio Costa di Rocco Chinnici, ideatore del Pool antimafia di Palermo, per trovare una clamorosa smentita a queste farneticanti insinuazioni: audizione che è stata fatta nel 1982 al C.S.M., non nella redazione de Il Patto Sociale (dove però ne esiste una copia).

Last but not least, per entrare più nel vivo della campagna referendaria, la cialtronata con cui viene raccontato ai cittadini che la separazione delle carriere era prevista nel programma della P2 insieme all’assoggettamento del P.M. al Governo. Nulla di più falso: trovare il progetto di Licio Gelli su internet non è complicato ed in esso si parla espressamente di unicità delle carriere tra giudicanti e P.M. e, sì, di sottoposizione all’Esecutivo che – però – nella riforma è espressamente esclusa.

Se questa è la cultura giuridica, il linguaggio ed il pensiero della rappresentanza politica della Magistratura italiana non ci si deve poi stupire di P.M. che taroccano le prove per vincere i processi o di Tribunali che li decidono dimenticando di ascoltare i difensori e delle tante altre vicende che sono illustrate ogni settimana su queste colonne lasciando intendere che l’attesa di Giustizia sia ancora molto di là da venire.

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