In attesa di Giustizia: le due facce della stessa medaglia
Nei giorni scorsi si sono spalancate le porte del carcere per Mario Moretti, per la verità ha bussato lui a quelle porte andando a costituirsi dopo che è diventata definitiva la sentenza di condanna per la strage di Viareggio: un capolavoro di giustizia negata, una condanna fondata su null’altro che la necessità di trovare un colpevole purchessia e, se possibile, un “potente” il che aumenta il giubilo delle italiche genti. Senza entrare nel complesso dettaglio delle prove, si domandi il lettore, facendo uso del buon senso comune, cosa mai avrebbe potuto fare Moretti dalla sua posizione di amministratore delegato delle Ferrovie per prevenire, impedire, quantomeno ridurre il rischio che un convoglio merci che trasportava materiali infiammabili ed esplodenti prendesse fuoco proprio mentre era di passaggio da una stazione. Per semplificare ancor di più il ragionamento e le valutazioni del caso si domandi, altresì, il lettore perché mai Moretti avrebbe dovuto rinunciare alla prescrizione – una rinuncia che ora gli costa il carcere – se non avesse avuto la granitica certezza di avare la coscienza pulita. Ma un colpevole ci vuole sempre, anche un colpevole innocente per placare la serpeggiante sete di vendetta sociale che non ha necessariamente l’espressione grifagna di Marco Travaglio o lo stolido ghigno di Fofò Bonafede e se si vuole misurare lo sprofondo giustizialista che ha inghiottito il Paese è sufficiente porre attenzione a cosa è accaduto domenica al Teatro Comunale di Vicenza allorquando l’onorevole Roberto Vannacci ed il giornalista Giuseppe Cruciani, sul palco, si sono tolti la maglietta per indossare una t-shirt bianca sopra la quale c’è scritto: “Siamo tutti Mario Roggero” facendo esplodere la sala in un tripudio di applausi.
Ma…Mario Roggero, chi è? E’ un gioielliere di Grinzane Cavour, nel cui negozio, il 28 aprile 2021, entrarono tre rapinatori: uno con un coltello, un altro impugnando una pistola giocattolo e la rapina si conclude rapidamente e senza violenze, i tre escono, per raggiungere la macchina e fuggire ma, a quel punto, Roggero prende la sua pistola vera, esce dal negozio e li insegue in strada sparando alle spalle di chi sta scappando e non costituisce più un rischio per la incolumità personale. Uccide Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli e ferisce Alessandro Modica alla gamba; mentre Spinelli, colpito a morte, riesce a trascinarsi per qualche secondo, agonizzante, sull’asfalto, Roggero lo raggiunge e lo prende a calci in faccia. La ricostruzione è della Corte d’Assise d’Appello di Torino che ha condannato Roggero a 14 anni e 9 mesi di reclusione per omicidio volontario e per un simile eroe Cruciani, al microfono, ha lanciato la proposta a Futuro Nazionale: “Candidate Mario Roggero”: ma sì, candidatelo e mandatelo in Parlamento a scrivere leggi su giustizia, sicurezza, legittima difesa, mandate a rappresentare l’Italia l’uomo che ha inseguito in strada chi fuggiva e gli ha sparato alle spalle e che ha preso a calci in faccia un moribondo sull’asfalto.
Esiste una differenza tra difendersi e giustiziare, tra proteggersi da una rapina, un crimine ovviamente odioso, e inseguire in strada chi scappa per finirlo a terra: “occhio per occhio” era la regola dettata dal Codice di Hammurabi ma nel 1750 avanti Cristo. Da allora l’umanità ha fatto qualche passo avanti: ha deciso che a punire non può essere la mano del singolo armato in mezzo alla strada, ma la legge. È la differenza tra la civiltà e la barbarie al cui ritorno, ha applaudito, a Vicenza, un teatro intero. E lo chiamano futuro nazionale…
Sono queste le due facce della stessa medaglia di quell’Italia forcaiola che gli istituti di diritto penale più equilibrati, come quello sulla legittima difesa, li ritrova ancora nel codice che porta ancora la firma del Re, Alfredo Rocco e Benito Mussolini.



