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In attesa di Giustizia: libertà di insulto

I pazienti lettori di questa rubrica, forse, si aspettavano una nota dedicata al contenuto delle ultime intercettazioni emerse nell’affaire “Palamara” da cui si ricavano inquietanti – sebbene non inaspettati – retroscena alla nomina del Procuratore Capo di Roma: ma, ormai, è acqua (quasi) passata, lasciamo stare nell’ossequio di quel detto popolare secondo il quale una certa sostanza organica più la si rimesta e più puzza. O, più probabilmente, si sarà immaginato un commento a margine del feroce scontro in atto tra il cosiddetto Guardasigilli e il Magistrato Di Matteo – ora al CSM – a proposito di altri poco edificanti retroscena alla nomina a dirigente in importanti Dipartimenti del Ministero della Giustizia: uno dei due con certezza mente (perché è impossibile che due antagonisti, dialetticamente agli antipodi uno dell’altro, dicano entrambi la verità), magari mentono entrambi ed il riserbo in argomenti delicatissimi sembra essere un optional; così i contorni della vicenda rimangono opachi, racchiusi tra atti di indagine resi noti parzialmente, mere ipotesi e suggestioni; il tutto “a scoppio ritardato”, due anni dopo i fatti…chissà perché? Trascuriamo anche questo tema: troppo nebuloso il contesto.

Questa settimana, invece, l’argomento è strettamente allineato alla denominazione della rubrica: si parla di una Giustizia la cui attesa non si è fatta attendere ed il messaggio è che – dunque – volendo si può. Sembrerebbe una buona cosa…

Accade a Caltanissetta, Sede competente per i reati di cui risultano vittime o accusati i Magistrati di Palermo, e tutto molto ma molto velocemente: notizia di reato di novembre e, ad oggi (in tempi, oltretutto di lock down rigoroso anche per gli Uffici Giudiziari) non solo si sono già concluse le indagini, ma abbiamo già una richiesta di archiviazione.

Questi i fatti: siamo a Palermo, come detto, uffici della Procura Distrettuale Antimafia – forse la più blindata d’Italia – e un uomo tenta di accedervi senza qualificarsi in alcun modo. Un sottufficiale dei Carabinieri del Servizio Scorte chiede allora, ad una persona a lui sconosciuta, i documenti ottenendo un implicito rifiuto da colui che avrebbe potuto essere chiunque. Il soggetto, infatti, volta le spalle al militare e tira dritto, provocando la reiterazione della domanda. Chiedere è lecito, rispondere è cortesia, rispondere “ma va affa…”  e proseguire oltre in una zona delimitata e presidiata non è proprio in linea con il galateo, certamente lo è con il codice penale che prevede il reato di oltraggio a Pubblico Ufficiale.

Il fatto è avvenuto in presenza di altri Carabinieri, tutti in divisa e tutti in servizio, in un territorio dove la mafia fa brillare le autostrade, a rischiare la vita per tutelare quella degli altri: anche del Pubblico Ministero che si è rifiutato di mostrare un documento. Si trattava, infatti, di uno dei Sostituti Procuratori: si è difeso ammettendo i fatti e lamentando, stizzito, la circostanza di non essere stato riconosciuto e – pertanto – ha sostenuto di essere lui vittima di un atto arbitrario cui si è  giustamente ribellato.

Per i Colleghi di Caltanissetta va bene così: il sottufficiale avrebbe dovuto capire chi aveva di fronte anche se non lo conosceva, il “vaffa” se lo è andato a cercare. E da ora in avanti l’Arma dovrà istituire corsi di arte divinatoria per impedire che si ripetano episodi di lesa maestà.

Esemplare, tornando alle considerazioni iniziali,  la velocità con cui il procedimento è stato trattato e per di più da un Ufficio situato in un territorio ad alta densità criminale, oberato dai fascicoli, dalle necessarie priorità da  offrire ai processi con detenuti, a quelli per reati gravi, per fatti di criminalità organizzata.

Ma anche il prestigio di un Magistrato costituisce una priorità non trascurabile: con un carico pendente potrebbe persino subire dei rallentamenti nell’avanzamento di carriera, una condanna potrebbe essere fatale in un successivo disciplinare e lo stipendio ne risentirebbe. Per fortuna la Giustizia non sempre ha tempi biblici, magari è un po’ ad assetto variabile ma prendiamo quello che c’è di positivo (se c’è…) da questa vicenda in attesa che sia il Giudice delle Indagini Preliminari a valutare la richiesta di archiviazione. Intanto, a voi i commenti.

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