In attesa di GiustiziaRubriche

In attesa di Giustizia: lo spettacolo del cuore

Manuel Sarno con Valentina Varano

Sul numero della scorsa settimana era stato “minacciato” un articolo su aspetti per nulla conosciuti ed emersi nel corso della attuale indagine sull’omicidio di Chiara Poggi: qualcosa di diverso che potrebbe valere non tanto ad indizio nei confronti di Andrea Sempio, di cui saranno altri ad occuparsi e non certo questa rubrica,  quanto ad alibi postumo ad elevato valore scientifico aggiunto per Alberto Stasi, utile nell’auspicato processo di revisione…e, invece, no: forse un’altra volta, forse mai perché è molto più confortante dedicarsi più che alla spettacolarizzazione del processo allo spettacolo del cuore offerto da uno scritto ritrovato di una valentissima Collega del Foro di Napoli, Valentina Varano, che ha i “quarti di nobilità” essendo figlia e sorella di due grandi penalisti partenopei…una famiglia di Avvocati con la A maiuscola. E passo la parola a Valentina.

“La prima volta che ho varcato le porte del Tribunale di Napoli ero minorenne, entrai con un permesso speciale richiesto da papà per farmi partecipare a un processo per duplice omicidio, Corte di Assise. Gli imputati erano nella gabbia, uno dei tre aveva gli occhi più brutali che avessi mai visto, e, forse è ancora così.

Erano morti due fidanzatini, lei era minorenne e lui, ricordo avesse 20 anni.
Si erano appartati per un po’ di intimità sulla spiaggia del Granatello, ed in un tentativo di furto del vecchio motorino del ragazzo ne nacque una sparatoria. I due innamorati restarono nella sabbia con un colpo in testa. Una brutalità senza fine, ed inutile: forse lui aveva cercato di proteggere la fidanzatina, aveva estratto l’arma che deteneva in qualità di guardia giurata e di lì la tragedia. Aveva cercato di proteggere la sua fidanzatina mentre oggi le ragazze si devono proteggere da chi le tiene per mano.

Racconto questa storia perché sono passati 30 anni forse, ma io ho stampata nella mente un’immagine che non sfuma nei contorni, nonostante il passaggio del tempo.
La mamma della ragazza era in aula, ad ogni udienza: una statua di sale, un viso senza tempo, guardava nel vuoto, e aveva gli occhi che mi ricordavano la descrizione di quello dello squalo, proprio come nel film: vuoti, fissi, una pallina nera.

Ricordo che nonostante papà fosse impegnato nella durissima difesa di uno degli imputati, non potei che avvicinarmi a quella donna, perché sapevo di non poter capire del tutto il suo dolore.

Ero una ragazzina, ma volevo che sapesse che io la rispettavo per quel suo dolore e per la dignità con cui partecipava a ogni udienza, per chiedere giustizia per la sua bambina.
Oggi dopo trent’anni vedo mamme a cui ammazzano le figlie andare in tv, registrare i video su tik tok, partecipare a desolanti trasmissioni pubblicitarie con la foto della figlia morta sulla maglietta.

Io non mi riconosco in questa epoca dal sapore pacchiano, volgare, dove il dolore non ha più dignità, in cui tutto è spettacolo, uno spettacolo deplorevole e dai toni sempre più bassi.

Abbiate rispetto dei morti, del dolore, facciamo silenzio. Non mi riconosco in questa epoca, rimpiango di non essere nata decenni fa e che i miei dolcissimi figli vivano un mondo così tracotante di vuoto”.

Questa struggente riflessione è lo spettacolo del cuore, il cuore che batte nel petto dei difensori, quelli che esercitano il loro ministero ogni giorno, con impegno, in silenzio, lontano dai riflettori ma vicini a chi – imputato o vittima di un crimine – si ritrova, in attesa di giustizia, solo al cospetto del Potere dello Stato.

Mostra altro

La redazione

Essere sempre sul pezzo è una necessità fondamentale per chi fa informazione sul web nel terzo millennio. Noi del Patto Sociale abbiamo tentato di fare di questa necessità una virtù, lanciando un progetto ambizioso per una realtà in continua crescita come la nostra.

Articoli Correlati

Vedi anche
Chiudi
Pulsante per tornare all'inizio