In attesa di Giustizia: Minneapolis, Italia
Rocco Maruotti, chi era costui? Forse un leone da tastiera, un profilo fake creato ad arte sui social media, un hater in servizio permanente effettivo? Nossignori, è un magistrato, attualmente in forza come Sostituto alla Procura della Repubblica di Rieti ed è anche il Segretario Generale della sua Associazione di categoria ed è l’autore di un inquietante post su Facebook – rapidamente cancellato – in cui commenta la foto che documenta l’aggressione, avvenuta recentemente a Minneapolis, conclusasi con l’uccisione di Alex Pretti da parte di agenti della Immigration and Custom Enforcement.
E cosa scrive Rocco Maruotti che è stato Ricercatore di diritto penale in due Università? Forse la sua è una dotta dissertazione in diritto comparato sulle regole di ingaggio delle forze di polizia o discetta sull’esistenza dell’uso legittimo delle armi come causa di giustificazione? Nulla di tutto ciò: sostiene che “anche questo omicidio di Stato resterà impunito in quella ‘democrazia’ al cui sistema giudiziario si ispira la riforma Meloni – Nordio”. In sostanza ipotizza che scenari simili diventerebbero la quotidianità anche nel nostro Paese se la risposta referendaria fosse nel senso della approvazione della legge costituzionale nota come sulla separazione delle carriere…che di fatto già esiste essendo comprensibilmente possibile il cambio di funzioni da inquirenti a giudicanti e viceversa una sola volta e solo nei primi dieci anni dal superamento del concorso. La legge che sarà sottoposta a scrutinio confermativo è, peraltro, più complessa e tocca ben altri gangli sensibili per la magistratura come il sorteggio dei componenti del Consiglio Superiore, volto ad affievolire il sistema di potere correntizio descritto da Palamara e Sallusti in tre libri e la generosa gestione del disciplinare sottraendola ad una apposita sezione del CSM.
Le parole sono pietre e non è ammissibile che il Dottor Maruotti se la cavi – dopo aver rimosso il post – sostenendo che intendeva dire altro: dall’alto del suo ruolo e delle sue competenze la pezza è peggiore del buco poiché l’argomento non è la formazione della Nazionale, discussa al bar tra tifosi. Rocco Maruotti con quelle parole ha reso evidente ciò che buona parte della sua categoria si ostina a negare e cioè che il voto al referendum altro non è che un voto politico soprattutto contro il Governo e non solo contro una riforma che è falso che intacchi le garanzie sulla indipendenza ed autonomia dell’Ordine Giudiziario, rimaste del tutto inalterate: basta leggere la Costituzione nelle due versioni, prima e dopo la riforma, per rendersene conto. Il vero timore è rispetto ad una legge intesa a prevenire la capacità condizionamento dei raggruppamenti interni all’A.N.M. che hanno smarrito le finalità ideali da cui sono nati per divenire strumento di gestione amicale degli incarichi apicali e fuori ruolo più appetibili. Dopo questa boutade chi si sentirebbe sicuro ad essere indagato da uno come Rocco Maruotti? E come costui ce ne sono altri, non tutti grazie a Dio, ma non è certo un caso isolato.




