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In attesa di Giustizia: No mercy

Nessuna pietà, questa è la traduzione dall’inglese del titolo dell’articolo di questa settimana: l’anglicismo è voluto perché quello che si andrà a raccontare si addice di più alle regole di ingaggio dettate al Team Six dei Navy Seals quando viene mandato in missione per stanare terroristi dell’ISIS che non alla amministrazione della Giustizia di un Paese che si definisce civilizzato e culla del diritto, quel diritto romano che la definiva ars boni et aequi e quella cultura che – invece – conosceva la pietas anche se con un’accezione un po’ diversa da compassione e misericordia.

Quindi, va bene dire no mercy se si vuole definire il comportamento recente di un paio di magistrati della Repubblica. Casi, quelli che verranno citati tra gli ultimi ma che non isolati ed eccezionali.

Non è importante sapere esattamente dove accadono questi misfatti e neppure i nomi dei protagonisti: sono semplicemente accadimenti del tutto inaccettabili.

Il primo riguarda un avvocato – tra l’altro procuratore speciale del proprio assistito, il che rende infungibile la sua partecipazione ad un’udienza essendo l’unico con la facoltà di operare determinate scelte – colpito da un grave lutto famigliare: la morte della madre le cui esequie si sarebbero dovute celebrare proprio il giorno in cui era fissato l’incombente processuale per cui era indispensabile la sua presenza con la relativa procura. Per di più, la funzione si sarebbe tenuta a ragguardevole distanza (almeno duecento chilometri) da Tribunale ove l’avvocato era impegnato.

Dunque, con un giorno di anticipo, l’avvocato trasmette una istanza di rinvio giustificandone la ragione. Risposta: “visto, si rigetta, non trattandosi di legittimo impedimento”. Vero, fino a un certo punto, perché il legittimo impedimento dovrebbe consistere nella impossibilità assoluta di partecipare ad un’udienza e, in teoria, un figlio potrebbe ben rinunciare al funerale della madre in favore di impegni professionali. Ma, senza chiamare in causa la pietas, già da anni la Cassazione ha affermato che nell’ipotesi di legittimo impedimento rientrano “gravi situazioni sotto il profilo umano e morale”.

Il giudice in questione, peraltro, ha poi deciso diversamente il giorno dell’udienza, rinviandola dopo aver letto i necrologi sulla stampa. Come a dire: degli avvocati non mi fido, pronti a tutto, anche a simulare un lutto pur di avere un rinvio ma forse – avidi come sono – non disposti a spendere dei soldi per un necrologio falso. Dunque, non è proprio tutto bene quello che finisce bene.

E passiamo al secondo caso: poco prima di un’udienza civile un avvocato ha avuto un malore ed è svenuto in aula. Sopraggiunti i soccorsi, l’uomo è stato trasportato al Pronto Soccorso per accertamenti. Rinvio? Ma neanche a parlarne: i colleghi presenti avevano nel frattempo chiamato un altro professionista dello studio per informarlo e quest’ultimo, accorso per sincerarsi delle condizioni dell’avvocato colpito da malore è stato fermamente sollecitato dal giudice a sostituirlo, visto che il fascicolo (tra l’altro, sporcatosi di sangue a causa di un trauma cranico con ferita riportato in occasione dello svenimento) era rimasto comunque sul posto. Alternative? Pare nessuna e la giustizia ha proseguito il suo corso.

Poi ci si lamenta dell’attesa di Giustizia: meno male che c’è chi ha ormai ben capito quanto callidi siano questi legulei, pronti a tutto, anche a rompersi la testa per ottenere un rinvio…no mercy.

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