In attesa di Giustizia: oggi le comiche
Sarebbe interessante commentare – ma nulla esclude che lo si possa fare in futuro – la posizione della sinistra rispetto alla istituzione della giornata della memoria per le vittime dalla giustizia ma il caso Ranucci-Lavitola sta assumendo una curiosa forma narrativa che merita tuta l’attenzione. Al G.I.P. sono servite quasi duecento pagine per dare coerenza a gravi indizi di colpevolezza per reati molto gravi commessi però non in danno di qualcuno bensì per favorire la presunta vittima. Siamo a cavallo tra il paradosso ed un ossimoro fattuale. Già all’inizio quando si è scoperto che Lavitola era indagato per l’attentato, Ranucci disse che era un amico vero e non credeva che avrebbe mai voluto fare del male a lui ed alla sua famiglia, liquidando come fantasiose le ipotesi investigative secondo le quali la bomba possa essere servita ad aumentare la popolarità del giornalista in vista di una possibile discesa in politica.
Poi si scopre che Lavitola un progetto politico ce l’aveva davvero. E che aveva persino commissionato un sondaggio sulla possibile candidatura di Ranucci il quale ne era a conoscenza, ma sostiene che Lavitola sapeva benissimo che non si sarebbe mai candidato. Passano poche settimane ed arriviamo all’arresto di Lavitola, ritenendo il Giudice della cattura che il movente dell’attentato sia proprio quello che Ranucci aveva giudicato assurdo: aumentarne la popolarità per favorirne l’ingresso in politica e – ciliegina sulla torta – Lavitola confessa di essere il mandante della bomba ma offre una variante sul tema: lo scopo era far aumentare la scorta di Ranucci: ma mi faccia il piacere come direbbe il principe De Curtis!
Insomma, abbiamo un uomo che, secondo l’accusa, mette una bomba sotto casa di un amico per aiutarlo forse a diventare più popolare, forse a entrare in politica, forse ad avere una scorta maggiore, e già qui diventa difficile seguire il ragionamento che esprime un concetto dell’amicizia un po’ impegnativo: con amici così, per il compleanno è prudente non organizzare feste a sorpresa.
Una cosa, però, va detta con chiarezza: allo stato degli atti non vi è prova che Ranucci sapesse dell’attentato o abbia partecipato alla organizzazione. Il GIP, anzi, esclude elementi di un accordo tra lui e Lavitola…allo stato degli atti, appunto, perché suona molto strano che Ranucci potesse non sapere e suona come ingiustizia grave che rimanga a casa mentre l’amicone finisce a Rebibbia; è qualcosa che lascia aperta una domanda diversa, politicamente, giornalisticamente e giudiziariamente assai interessante: quanto davvero sapeva Ranucci dei progetti che Lavitola coltivava? Perché conoscere la commissione di un sondaggio sulla propria candidatura non significa certamente sapere della programmazione di un attentato con una bomba. L’assurdo, però, è sostenere che qualcuno stava lavorando seriamente alla trasformazione da giornalista a politico a sua insaputa come avrebbe detto Claudio Scajola.
Conclusione provvisoria: così come costruita, anche dal punto di vista investigativo, questa vicenda merita di trovare un posto d’onore nel palinsesto di “Oggi le comiche” anche se una bomba non fa mai ridere e non prova nulla contro Ranucci. Le chat e il sondaggio, invece, meritano qualche domanda.
E fare domande in questo caso dovrebbe essere precisamente il mestiere del giornalista prima ancora che del P.M. e magari dedicare qualche puntata di Report alle storie e le vite parallele di un pasticcione di talento che per mestiere traffica influenze da anni e di un autobiografo spericolato e narciso.



