In attesa di Giustizia: quanto pesa la pagella
Se qualcuno avesse ancora dei dubbi che il vero timore dell’A.N.M., in vista del referendum, non sia la separazione delle carriere bensì il funzionamento correntizio del C.S.M. è sufficiente dare una scorsa ai dati resi pubblici i quali indicano che, dal 2021 al 2025, ben 9.718 magistrati su 9.797 (il 99,2 per cento) hanno ottenuto una valutazione positiva di professionalità dal Consiglio Superiore, cioè a dire che sono stati promossi a livelli superiori di carriera (e di trattamento economico).
Esaminando tutte le deliberazioni dal C.S.M., insediatosi nel gennaio 2023, emergono casi che si stenta a credere possano avere generato giudizi positivi e siano sfuggiti all’azione disciplinare: dal P.M. che ha rivelato ad un amico avvocato, difensore di ’ndranghetisti, la notizia che una procura stava per effettuare un sequestro di cocaina e chiedere l’arresto dei suoi assistiti; c’è quello che ha suggerito a una persona da lui stesso indagata di non utilizzare il telefono e distruggere la sim ed anche chi ha intrattenuto rapporti cordiali con un soggetto da lui indagato per mafia, ricevendone pure munifici doni natalizi. Ci sono, naturalmente, alcuni dei tanti magistrati coinvolti con Palamara sul mercanteggiamento delle nomine: per molti di questi non si è mai neppure avviata l’azione disciplinare perché il Procuratore Generale dell’epoca, titolare del potere di incolpazione, aveva emanato una circolare in cui sosteneva che si trattava di fatti di lieve entità, trascurabili sotto il profilo delle violazioni deontologiche, Ci sono, poi, non solo P.M. “disinvolti” ma anche giudici che hanno depositato sentenze con ritardi enormi di due o tre anni: tutti promossi, con soddisfazione anche ai genitori che hanno fatto tanti sacrifici per educarli e farli studiare.
E, che dire, risalendo nel tempo, di quella pattuglia di raffinati giuristi che indagò e condannò Enzo Tortora, tanto per citare un caso noto a tutti? Il P.M. Felice Di Persia, è diventato procuratore capo a Nocera inferiore e nel 2014 membro del C.S.M. per la corrente di Magistratura indipendente, Lucio Di Pietro – che lo affiancò – è diventato Procuratore Generale a Salerno e poi Procuratore Aggiunto della Direzione Nazionale Antimafia.
Il magistrato Luigi Sansone è andato a presiedere la Sesta Sezione penale della Cassazione mentre Il P.M. Diego Marmo, che aveva definito Tortora «cinico mercante di morte», e che l’aveva accusato di essere «stato eletto al Parlamento europeo con i voti della camorra», è diventato Procuratore Capo al tribunale di Torre Annunziata e, nel 2014, assessore alla legalità al comune di Pompei. Se non altro, in quello stesso anno – meglio tardi che mai – ha chiesto scusa alla famiglia Tortora.
Un altro dei giudici, Orazio Dente è diventato Presidente di sezione a Torre Annunziata mentre un’ultima lanterna juris, Angelo Spirito, già nel 1998 risultava in servizio alla Corte di Cassazione.
E a proposito del C.S.M.: il plenum, nell’aprile 1989, votò a maggioranza l’archiviazione di ogni accusa nei confronti di questi magistrati: tra i pochi a ribellarsi, ci fu Giancarlo Caselli, che parlò di «sciatteria» e di «gravi omissioni» dei colleghi napoletani che avevano arrestato gente per omonimia tenendola in galera per due anni e mezzo. Inoltre: anche le ispezioni ministeriali promosse dal Ministro Vassalli non hanno condotto a nulla così come ogni causa al tribunale civile ed alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo si è insabbiata in un mare di cavilli e comunque non ha portato a nessuna responsabilità. In sostanza, nessuno ha ufficialmente sbagliato nel caso Tortora.
Nel mondo della malagiustizia italiana, succede ed è già successo di tutto. E quindi: dove eravamo rimasti? Come disse proprio Enzo Tortora quando tornò da uomo libero a condurre Portobello. Siamo immobili, fermi ad allora. Ma c’è un referendum.




