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In attesa di Giustizia: quousque tandem abutere, Palamara, patientia nostra?

Così si rivolgeva Cicerone a Catilina, non certo a Palamara, all’inizio della prima delle sue orazioni pronunciate  – dette, appunto, Catilinarie – denunciando la congiura che stava ordendo per rovesciare la Repubblica e che avrebbe dovuto avere inizio proprio con l’assassinio di Cicerone il quale, avvisato per tempo, sfuggì all’agguato e  denunciò subito il complotto in Senato.

Tradotto, significa. “fino a quando abuserai della nostra pazienza?”: ed è quello che, forse, è stato detto e chiesto a Luca Palamara, riconvocato di urgenza nei giorni scorsi per un’audizione alla Prima Commissione del C.S.M..

Tutte le ipotesi circa il contenuto di questa audizione (come si vedrà, inopportunamente secretata) sono buone e le fughe di notizie, le ipotesi, i possibili retroscena  fluiscono già copiosi.

La Prima Commissione del C.S.M., è bene chiarirlo, è quella che si occupa delle inchieste riguardanti i Magistrati e siccome Palamara è già stato sottoposto ad un procedimento disciplinare davanti al Consiglio vi è da pensare che sia stato convocato come testimone riguardo ad altre posizioni, probabilmente a causa delle rivelazioni fatte nel libro intervista pubblicato con Alessandro Sallusti.

In quel testo, chi lo ha letto sopportando il voltastomaco che procura lo avrà intuito, molto si dice dell’autentico malaffare che ha governato il sistema della nomine a capo degli Uffici Giudiziari e le opzioni giudiziarie condivise per condizionare la politica ma molto anche si allude senza approfondire scenari più ampi che potrebbero riguardare tanto Magistrati e nomine, quanto lo stesso Quirinale: è dunque probabile, questo sì, che il C.S.M. abbia inteso sollecitare Palamara a “vuotare il sacco” del tutto.

Tutto ciò va bene, benissimo, in nome della indispensabile opera di “pulizia” di un Ordine Giudiziario che ha raggiunto i minimi assoluti della credibilità e della autorevolezza; ma è proprio in nome di ciò che sarebbe risultata preferibile una scelta di maggiore trasparenza invece che far trafilare la notizia della audizione senza poi illustrarne – almeno in termini generici e senza scendere nella indicazione specifica di nomi, fatti e circostanze – l’oggetto.

Secretazione, quindi, accettabile ma fino a un certo punto e non per sempre: si doveva offrire un servizio di informazione assai più corretto ad un Paese il cui rapporto con la Giustizia e chi la amministra è in forte crisi, evitando lo scatenarsi di dietrologi e spacciatori di “veline”:  in due parole era ed è indispensabile dare il segnale di una Magistratura che vuole uscire dal guado lasciando che l’opinione pubblica possa valutare fatti e persone sulla base di una informazione puntuale.

Tutto ciò, tra l’altro, avrebbe reso effettivo il canone costituzionale secondo il quale la Giustizia è amministrata in nome del Popolo Italiano…ammesso e non concesso che sia messo in condizione di esprimere opinioni ragionate.

Un’occasione persa, l’ultima tra tante e che questo permanente mistero tra i vari retropensieri che genera vi è quello circa la effettiva latitudine delle malefatte di cui Palamara è responsabile testimone. Cose taciute o solo accennate e perché? Paura, intenzioni estorsive, minore o indiretta conoscenza, pudore?

Resta il fatto che così il nostro non è un Paese in attesa di Giustizia ma decisamente senza.

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