In attesa di Giustizia: salvate il soldato Davigo
C’era una volta magistrato in servizio al Tribunale di Gela, Lirio Conti (ora all’ufficio Gip di Palermo, non per scelta come vedremo più avanti) che, mostrando una moderata attenzione alla dottrina green, viaggiava su una Porsche Cayenne graziosamente concessa in uso gratuito da tali Rocco e Salvatore Luca, due fratelli titolari di una concessionaria di auto di lusso proprio a Gela: non sarebbe granchè come notizia soprattutto se il Signor Giudice invece che fruirne gratis avesse rotto il salvadanaio per comperare quella Porsche o se i concessionari fossero stati suoi affezionati cugini (anche di terzo o quarto grado…): lo scenario, però, si intorbidisce annotando che il magistrato, proprio quando era al tribunale di Gela, giudicò e assolse Salvatore Luca dall’accusa di favoreggiamento alla latitanza di un killer del clan Emmanuello con una sentenza poi riformata in appello e condanna divenuta definitiva.
Il Consiglio Superiore della Magistratura, bontà sua, in sede disciplinare ha definito quei rapporti quantomeno inopportuni a inflitto a Conti, che per i medesimi fatti nel 2019 era già stato trasferito in via provvisoria e cautelare al Tribunale di Palermo, la sanzione del blocco dello stipendio e della carriera per due anni…e adesso chi pagherà il pieno del Cayenne con quello che costa la benzina e tutto aumenta tranne il salario?
Peraltro quello legato alla Porsche non sarebbe neppure un fatto episodico: tra il 2007 e il 2019 sono più di una le vicende giudiziarie di cui si è occupato che riguardavano i fratelli Luca con cui intratteneva rapporti economici pur essendo “parti offese o indagati in numerosi processi al Tribunale Gela, tra i quali alcuni a lui assegnati. Conti avrebbe ottenuto numerose agevolazioni economiche: auto a prezzi scontati; vendeva o permutava le proprie auto alle stesse concessionarie dei fratelli Luca a prezzi vantaggiosi; riceveva dalle stesse in comodato gratuito, anche per lunghi periodi, autovetture di grossa cilindrata; fruiva del pagamento della polizza assicurativa con riferimento alle vetture cedute in comodato gratuito”. Così scrive il C.S.M., complimenti vivissimi anche per i soli sei anni impiegati per arrivare ad una decisione, ma l’onore è almeno in parte salvo perché l’indagine per corruzione avviata a Catania a carico di Conti è stata archiviata su richiesta del P.M.
“Da buon magistrato (ottimo, esemplare, diremmo noi…) – dice Conti al Giornale di Sicilia – non commento il merito del provvedimento. Si tratta di una decisione non condivisibile che non mi è stata ancora notificata. Attendo di conoscere le motivazioni. Impugneremo il provvedimento”.
Non è chiaro se è da questa vicenda o da qualcun’altra analoga di cui Il Patto Sociale si è interessato che Piercamillo Davigo, prendendo la parola alla festa de Il Fatto Quotidiano, ha esposto una delirante teoria per contrastare la ormai imminente separazione delle carriere tra giudicanti e pubblici ministeri. Dice il noto pregiudicato: “Se si separano le carriere di fronte ad un giudice che in più occasione assolve gli imputati da lui accusati, il P.M. si sentirà finalmente libero di andare dal suo collega competente per esercitare l’azione penale e gli dirà che quel giudice o è un cretino o un corrotto, sollecitando una indagine patrimoniale” Aggiunge l’inconsapevole Davigo che “in quarant’anni di carriera ho ben potuto vedere quanto un giudice sia terrorizzato da una indagine patrimoniale”.
A prescindere dalla circostanza che – se mai Davigo avesse ragione – non si comprende perché tutto questo non dovrebbe accadere già adesso, siamo al cospetto dei classici due piccioni presi con una fava essendo riuscito a gettare un’ombra inquietante sul tasso di corruttela della magistratura giudicante e sull’inerzia complice dei Pubblici Ministeri se non per miserabili interessi di bottega.
Qualcuno lo dica a Davigo: così non ha reso per nulla un buon servizio alla causa dell’ANM, al prestigio dell’Ordine Giudiziario, alla futura campagna referendaria, nemmeno ai suoi compagni di merende della redazione de il Fatto Quotidiano, lacchè a tempo pieno delle Procure.
Qualcuno salvi il soldato Davigo, gli si faccia notare che il suo pusher gli sta vendendo robaccia che fa male alla salute, compresa quella mentale: che lo cambi e forse avremo l’opportunità di ascoltare da lui un minor numero di idiozie.




