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In attesa di Giustizia: sbatti il mostro in prima pagina

Un cane che morde un uomo non è una notizia: lo è il contrario e così nulla vi è di più ghiotto – per chi si occupa di cronaca giudiziaria – di un operatore del settore del diritto che finisce sotto processo.

Accadde così un paio di anni fa, e ne trattò anche questa rubrica, che l’avvocato romano Francesco Tagliaferri venisse indagato per rapporti suppostamente illeciti con esponenti della criminalità organizzata; autentico galantuomo, penalista di grande esperienza e notorietà del Foro di Roma, Tagliaferri fu messo immediatamente alla gogna da parte dei media che – come da consuetudine – più che riferire una notizia trattavano l’argomento con ampio risalto in termini che, sostanzialmente erano l’anticipazione di una sentenza di condanna. Comunque sia, Tagliaferri fu pubblicamente crocifisso per colpe tutt’altro che dimostrate.

Per fortuna in questo Paese l’attesa di Giustizia non è sempre caratterizzata da tempi biblici e neppure le sentenze sono frutto del “modello Venezia” di cui abbiamo parlato proprio la settimana scorsa: già decise, con tanto di motivazione, prima ancora che si celebri il processo: il percorso giudiziario di Francesco Tagliaferri è stato abbastanza celere e si è di recente concluso con un’assoluzione. Assoluzione di cui nessuno ha parlato, non una riga neppure sui quotidiani della Capitale, qualcosa – tutt’al più – si trova sulla free press o setacciando Google sebbene il suo difensore abbia inviato un brevissimo comunicato stampa alle agenzie ed alle testate giornalistiche (soprattutto quelle che si erano avventate sulla notizia di un avvocato che “si vende l’anima per soldi” diventando favoreggiatore di una banda di narcotrafficanti).

Gli avvocati, del resto, si sa che non sono esattamente dei beniamini dell’opinione pubblica e meno di tutti lo sono i penalisti che vengono sovente dipinti come complici dei loro assistiti, dunque il silenzio è il minimo che ci si debba aspettare quando viene ristabilita la verità e restituito l’onore a chi si è tentato di toglierlo con accuse azzardate e ingiustificato clamore mediatico.

Nel frattempo a Piacenza un magistrato di grande valore ed esperienza, il Procuratore Grazia Pradella, al termine di un’indagine delicatissima condotta con largo impiego di tecnologie audio – video ne ha illustrato i contenuti e commentato gli arresti di tutti i Carabinieri, compreso il sottufficiale in comando, appartenenti ad una stazione dell’Arma che è stata messa – caso unico nella storia – sotto sequestro. I militari sono accusati di reati molto gravi, talune evidenze appaiono piuttosto solide (filmati e intercettazioni ambientali) e, comunque, vale anche per loro la presunzione di non colpevolezza.

Il seguito delle investigazioni ed il processo accerteranno le responsabilità di ognuno, se vi sono; nel frattempo, tuttavia, c’è qualcuno che non ha perso l’occasione di parlare a sproposito dimenticandosi di collegare la bocca al cervello, ammesso che in quest’ultimo abiti almeno uno sperduto neurone.

Non facciamo nomi, sebbene il soggetto in questione sia stato in proposito anche intervistato in un programma radiofonico molto seguito: basti dire che si tratta di un ex deputato M5S privo di qualsiasi competenza in materie giuridiche in ragione del suo differente percorso di studi, anche questo verosimilmente seguito alle scuole serali ma al buio.

Ebbene, trattando dell’arresto di questi Carabinieri il sociologo dell’ultim’ora ha messo in evidenza come si tratti di sei meridionali su sei ed ha annotato che – sebbene essere meridionale non significhi essere delinquente – vi è sicuramente una predisposizione genetica a fare del male in chi è nato in un Sud arretrato dal quale proviene la maggior parte dei delinquenti: come esempio ha citato la mancanza di valtellinesi dediti a sciogliere i bambini nell’acido.

Sociologia criminale di infimo livello alimentata da una notizia che, anche questa volta, si assimila a quella dell’uomo che morde il cane e non viceversa: chi è estraneo alla vicenda, non conoscendo gli atti, dovrebbe astenersi da ogni commento e meno che mai da analisi di impronta vagamente lombrosiana. Ma tant’è: a margine vi è solo da rallegrarsi che il nostro già disastrato sistema giustizia non disponga del processo con giuria se il rischio è che ci finiscano personaggi simili.

In ogni caso e per trarne le dovute conclusioni, sappiano i lettori de Il Patto Sociale che io sono meridionale. Ma ho anche tanti difetti.

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