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In attesa di Giustizia: senza vergogna

Negli ultimi giorni ha suscitato interesse un’indagine condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, denominata “Farmabusiness”,  con l’esecuzione degli arresti che hanno riguardato – tra gli altri nomi di spicco – Domenico Tallini, Presidente del Consiglio Regionale della Calabria raggiunto da una incolpazione preliminare di concorso esterno in associazione mafiosa: reato che – giova ricordarlo – non è neppure previsto dal codice penale ma è una elaborazione giurisprudenziale (sfortunatamente assecondata dalla Cassazione)frutto della vèrve manettara che da tempo caratterizza tanto la legislazione quanto l’amministrazione della giustizia.

A commentare questa  vicenda giudiziaria è intervenuto – perdendo l’ennesima buona occasione per tacere – il senatore Nicola Morra, Presidente pentastellato della Commissione Parlamentare Antimafia e primatista delle idiozie: di che pasta sia fatto, e con lui tutta la claque del capocomico, è infatti noto da tempo ma questa volta ha decisamente passato il segno affermando in un’intervista che, essendo stato il più votato nel collegio di Catanzaro, Domenico Tallini è la dimostrazione che ogni popolo ha la classe politica che si merita. Affermazioni tanto più gravi se si considera il ruolo istituzionale della persona da cui provengono.

Non pago di avere anticipato il giudizio di colpevolezza a poche ore da un arresto in attesa di giudizio e di aver, quantomeno, dato dei presunti ‘ndranghetisti a tutti i calabresi, costui – premettendo, in un raro anelito di onestà intellettuale, di riconoscersi politicamente scorretto – ha anche affermato, con argomento fuori contesto e dai sottintesi opachi, che era altresì noto a tutti che Jole Santelli fosse una grave malata oncologica e se ai calabresi (cioè i presunti malvissuti di cui sopra) tutto questo è andato bene, ognuno deve ritenersi responsabile delle proprie scelte.

Questa settimana la rubrica prende spunto da temi di giustizia sconfinando nella critica politica: ma di certi comportamenti non si può tacere, auspicando che il dibattito acceleri il momento di un giudizio irrevocabile non in merito ad imputati ed imputazioni ma sulla parabola, non solo politica, del cabarettista e dei suoi adepti.

L’infelicissima uscita di Morra descrive plasticamente cosa siano e siano sempre stati  i Cinque Stelle: il nulla mischiato con l’odio.

Consapevoli dell’irreversibile declino non può, quindi, sorprendere che alzino i toni alla loro maniera sgomentati dalla prospettiva che, al primo voto utile, torneranno alla disoccupazione dalla quale il pingue capopopolo li ha sottratti.

Ovviamente fin quando avranno un alito di vita politica continueranno a fomentare l’odio per distrarre l’opinione pubblica dalla propria carnevalesca incapacità (che proprio sulla vicenda della sanità calabrese ha dato tragica prova di sé). Lo sopporteremo, consci che peggio di quanto fatto finora non potranno fare. Come in ogni giudizio restano però le responsabilità, e non potranno esserci amnistie.

Berremo fino in fondo l’amaro calice che costoro ci hanno messo in tavola, comprensivo dei disastri cagionati con interventi scellerati ed omissioni gravi nel momento dell’emergenza, ma poi ne sarà chiesto conto.

A cominciare da chi a questi cialtroni tiene il sacco, terrorizzato, non meno di loro, dal doversi trovare un lavoro mentre a noi verrà serbato il compito di ricostruire sulle macerie fumanti, del sistema giustizia,  e non solo, che hanno lasciato.

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