In attesa di Giustizia: stalkerizzat*
La duplice esperienza come professionista e vittima (sì, anche vittima) di atti persecutori hanno suggerito qualche riflessione a proposito della violenza di genere al termine di un mese di ottobre grondante sangue, nella speranza che il ragionamento non sia il pretesto per aprire in dibattito in modalità “Curva Sud”.
La premessa è che leggi, politiche di tutela ed interpretazioni giurisprudenziali sulla “violenza di genere”, la intendono come espressione di diseguaglianze storiche tra i sessi contribuendo a mettere il focus sulla vittima donna sebbene l’uomo – con minore frequenza, è vero – possa essere altrettanto perseguitato.
Una recente indagine di un Centro di Ascolto segnala che nel 2024 sono stati 140 gli uomini assistiti come vittime di violenza domestica da partner donne, il 68% di questi ha subito anche violenza fisica ed un articolo pubblicato nel 2023 afferma che gli uomini costituivano in allora circa il 19% delle vittime di maltrattamenti contro familiari e conviventi: una percentuale, comunque, non irrisoria.
Alcuni fattori contribuiscono, tuttavia, ad individuare l’uomo come vittima marginale: principalmente gli stereotipi di genere che lo vedono come carnefice piuttosto che come vittima, fors’anche per una comunicazione diversamente orientata verso quella che sembra – e, verosimilmente è – l’emergenza sociale detta “femminicidio” anche quando, per fortuna, non vi sono eventi fatali a completamento di atti violenti o persecutori.
Un altro aspetto è legato alla carenza di risorse come i centri di ascolto dedicati agli uomini ed una maggiore difficoltà nel dimostrare la soggezione psicologica quando vittima è un uomo; tutto ciò esprime un assetto mediatico-culturale che concentra l’attenzione sulla violenza contro le donne, con il rischio che gli uomini vengano trascurati in quanto non sono “vittime tipiche”. Un orientamento che la Cassazione ha ribaltato affermando che un uomo può essere vittima di maltrattamenti da parte della moglie perché la legge tutela ugualmente tale situazione essendo neutra rispetto al genere della vittima/autore. Non ci voleva molto: basti pensare alla quotidianità di casi di separazione coniugale o divorzio in cui le aspettative (soprattutto economiche) del coniuge donna vengono supportate con modalità specifiche come minacciare di togliere i figli o chiedere una verifica della Guardia di Finanza, talvolta persino di registrare video per costruire le accuse, e Dio ci salvi dalla AI generativa… La violenza femminile – pur con modalità e contesti diversi – dunque esiste e produce danni.
Fermo resta che l’intervento legislativo e politico – talvolta con “leggi manifesto” comprese e campagne di sensibilizzazione – si è centrato sulle donne-vittime della violenza di genere, il che è, comunque, perfettamente giustificato vista la loro maggiore vulnerabilità. Al tempo stesso, le donne che commettono violenza possono essere meno frequentemente denunciate, oppure la violenza da parte delle donne viene percepita come meno grave, o “meno tipica”, e quindi può essere meno perseguita il che alimenta la percezione di un doppio standard. Una riforma utile potrebbe essere quella di adottare politiche di tutela e prevenzione che prescindano dal genere della vittima, pur mantenendo al centro la realtà delle disuguaglianze esistenti.
Sin qui il ragionamento del tecnico del diritto che in almeno due casi è stato vittima di atti persecutori: una volta da parte di una donna e l’altra da parte di un uomo ingiustificatamente geloso; effettivamente nel primo caso la scelta è stata quella di non denunciare ma, d’altro canto, nulla era successo che fosse più di qualche fastidiosa molestia. Nel secondo caso, dopo aver registrato un certo numero di appostamenti dello stalker, in auto, sotto casa (forse per controllare ingressi o uscite della donna “contesa”) è stato sufficiente avvicinarsi al veicolo e con un coltello da parmigiano in tasca e far saltare tutte e quattro le costose gomme della sua station wagon con lui a bordo. Non è sceso a lamentarsi né si è più visto o sentito. Qualcuno penserà che tutto ciò possa essere diseducativo ma garantisco che è stato rapidamente molto efficace.




