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In attesa di Giustizia: testimonial perfetto

Si è già scritto su queste colonne che è bene lasciare riposare in pace Falcone e Borsellino evitando di tirarli a forza per la giacchetta nella campagna referendaria sulla separazione delle carriere, non di rado travisandone il pensiero. Peraltro, chi volesse avvantaggiarsi della figura di un magistrato per sostenere le ragioni del “Sì” potrebbe ben ricorrere a quella del P.M. (ex Procuratore Aggiunto, non riconfermato nel ruolo) di Milano Fabio De Pasquale: perfetto per smentire chiunque, ANM in testa, sbandiera la cosiddetta “cultura della giurisdizione” che i pubblici ministeri perderebbero se la riforma entrasse in vigore. Ecco, basta ricordare le gesta del magistrato milanese, condannato sia in primo grado che in appello per aver occultato prove favorevoli agli imputati nel caso Eni-Nigeria, costato allo Stato tre inutili processi – portati avanti anche dopo essere stato lui stesso incriminato, reiterando il medesimo comportamento, contro imputati tutti giudicati non colpevoli per assoluta mancanza di prove.

Che sia stata proprio quella “cultura della giurisdizione” che andrebbe perduta in caso di entrata in vigore della riforma Nordio, ad indurre De Pasquale ad accusare 15 persone di corruzione internazionale da circa un miliardo di euro per l’acquisto di un giacimento petrolifero in Nigeria, senza mai produrre uno straccio di prova del presunto accordo corruttivo né del pagamento di tangenti? E’ stato, allora, il tribunale di Milano a ricordare l’ovvio a De Pasquale ed al collega Spadaro (imputato e condannato anch’egli) richiamando il “doveroso principio che colloca l’onere della prova a carico dell’accusa”. Il tutto senza che neppure fosse necessario il disvelamento delle prove a discarico occultate, avvenuto dopo, ma che avrebbe portato all’assoluzione degli imputati già all’udienza preliminare, come scrivono i giudici di Brescia nella sentenza di appello. Bocciato dal CSM nella riconferma come Procuratore Aggiunto per assenza di imparzialità ed equilibrio (però è ancora al suo posto sia pure come semplice Sostituto), sempre in ossequio alla cultura della giurisdizione, dopo due sentenze di assoluzione diventate definitive e l’apertura del processo a suo carico, De Pasquale ne ha aperto un  altro relativo alla tranche di una mazzetta che si era ormai stabilito non essere mai esistita e nemmeno in questo ha depositato le prove a favore degli imputati: altra assoluzione e non è da escludere che il nostro faccia ricorso in appello…sempre nel rispetto della cultura della giurisdizione.

Non è bene generalizzare: non tutti i P.M. sono come De Pasquale e Spadaro, ve ne sono una moltitudine che svolgono il loro compito con onestà intellettuale e sacrificio ma più di qualcuno della medesima stoffa non manca, così come non è insolito incontrare giudici che si appiattiscono acriticamente sulle tesi dell’accusa.

Non sarà una legge, ancorchè costituzionale, a disperdere valori che dovrebbero essere diffusi, da tutti condivisi e fondanti del giusto processo né ad accrescerne la pratica con una nuova organizzazione dell’Ordine Giudiziario allineata con quelle di tutte le democrazie occidentali così come non sarà necessario dibattere su quale possa essere l’argomento o la figura migliore da spendere nella campagna per il “Sì”: De Pasquale è il testimonial perfetto.

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