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In attesa di Giustizia: tetti di vetro

Ci risiamo, c’è chi del parlare a sproposito sembra che ne faccia una ragione di vita: mentre è in corso il procedimento disciplinare suo a carico, il P.M. (o ex tale…) Luca Palamara preannuncia – o, forse, minaccia – di fare nuove rivelazioni a proposito delle scelte retrostanti agli attacchi giudiziari nei confronti di Matteo Salvini: e già dalle chat a suo tempo intercettate emergeva che il PD aveva chiesto ai magistrati di incastrarlo.

Per altro verso si sono sopite ma riecheggiano ancora le voci circa un “aggiustamento” sfavorevole e pilotato della sentenza della Cassazione volta a creare un precedente nei confronti di Silvio Berlusconi che ne avrebbe determinato la decadenza da senatore ed un lungo fermo dalla vita politica attiva.

Gli atti del procedimento penale riguardante sempre Luca Palamara, per conto loro, si sono rivelati una specie di vaso di Pandora da cui sono fluiti miasmi e liquami che hanno fortemente delegittimato la magistratura essendosi alzato il velo sul diffuso e squallido mercimonio degli incarichi sull’uso strumentale dell’azione giudiziaria, sui mezzucci con i quali – anche a costo di ricorrere alla calunnia – si interveniva per stroncare la carriera di questo o di quel magistrato a seconda di clientele, amicizie, schieramenti, convenienze.

La realtà si è proposta come molto peggiore di quello che si immaginava e temeva: ora, tuttavia, il Procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, bontà sua, rivela di chi è la colpa della deriva morale della magistratura (m, rigorosamente, sempre minuscola): questo unto del Signore è costretto ad ammettere che c’è un problema di corruzione ma la responsabilità è degli avvocati che dovrebbero vigilare sul comportamento dei propri colleghi che inducono in tentazione i poveri giudici solleticandone l’ingordigia.

Ecco, si va sempre a parare lì: la colpa è degli avvocati che sono disposti a tutto pur di vincere una causa. Nicola Gratteri prima di dare aria alla bocca dovrebbe, per esempio e non è l’unico di questi tempi, dare uno sguardo agli atti del processo a carico di un Pubblico Ministero che esercitava in Puglia (ora arrestato e con il giudizio in corso) che, a tacer di peggio, durante i colloqui con i difensori faceva allusioni del tipo “bell’orologio, avvocato” lasciando intendere che uno analogo come cadeau sarebbe stato gradito e che avrebbe garantito riconoscenza: uno che si era assicurato la copertura dell’allora capo del suo ufficio – attualmente ospite anche lui del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria – e le cui continue e diffuse malefatte sono state svelate solo grazie al coraggio e all’onestà di una giovane sostituta.

Sì, perché una Magistratura ancora immune da condizionamenti, pulita e coerente con la sua funzione esiste ancora, dei Magistrati che sono leali servitori dello Stato ci sono, ma non sembra proprio che sia il momento migliore per provare a difenderne l’onorabilità gettando fango sull’avvocatura con illazioni completamente fuori luogo perché è la notte del Potere Giudiziario, nella cui oscurità si sono svelati a muoversi veri e propri zombie fuoriusciti  da antri massonici e pronti a succhiare il sangue di una morente democrazia, famelici anche della propria specie che non esitano a cannibalizzare.

Illustre Dottor Gratteri, un bel tacer non fu mai scritto o, come si dice da qualche parte: chi ha tetti di vetro non tiri sassi al vicino.

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