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In attesa di Giustizia: vergogniamoci per loro

“Vergogniamoci per loro: servizio di pubblica utilità per chi non è capace di vergognarsi da solo”. Così si intitolava una rubrica di “Cuore”, settimanale satirico diretto da Michele Serra; questo articolo ne mutua il titolo ma, francamente, per quello che si andrà a illustrare, c’è poco da ridere.

Cominciamo dall’ineffabile legislatore la cui mente confusa ha partorito la bestialità del giudizio di appello a fasce, un po’ come le regioni colorate. Senza addentrarsi in dettagli, che al lettore atecnico risulterebbero meno interessanti e che all’operatore del diritto provocano emicranie ed altri malori assortiti allo stomaco, basti dire che – modificando il testo di un decreto legge “ristori” –  ha dettato nuove regole che prevedono  modalità differenziate di celebrazione dei processi a seconda che essi si celebrino (od, ormai, si siano celebrati) dal 9 al 23 novembre 2020, dal 25 novembre al 9 dicembre 2020 e – infine – dal 10 dicembre 2020 al 31 gennaio 2021. E dal primo febbraio? Chi lo sa? In Italia, del resto, come ricordava Giuseppe Prezzolini, non c’è nulla di più definitivo del provvisorio e nulla di più provvisorio del definitivo. E, soprattutto, c’è il nulla, il vuoto torricelliano al Ministero della Giustizia. Vergogna.

Continuiamo con un altro accadimento degli ultimi giorni che fa quasi rimpiangere di non avere Kim Jong – un al potere: se non altro si saprebbe con certezza ed in anticipo di essere spiati in ogni momento della vita senza paludare il sistema di norme garantiste che vengono sistematicamente eluse e la cui elusione trova sempre qualcuno pronto a giustificarla.

Dunque, un avvocato (non è l’unico caso, solo il più recente noto) ha ritrovato tra gli atti di un processo la trascrizione di alcune sue conversazioni telefoniche con un cliente. La legge vieta di intercettare le comunicazioni con il difensore, e se ciò accade per un caso fortuito il contenuto è inutilizzabile.

Ebbene, in questo ultimo caso – però – l’assistito era detenuto e telefonava al suo difensore dal carcere il che non avviene mediante comode cabine telefoniche o apparecchi installati nelle confortevoli camere di detenzione (così si chiamano tecnicamente le celle) bensì attraverso un centralino che contatta il numero desiderato ed è ben noto chi sia il destinatario della chiamata perché l’autorizzazione alle telefonate viene concessa dalla Autorità Giudiziaria con rigorosa individuazione delle utenze raggiungibili. Dunque si sapeva benissimo in anticipo con chi sarebbe intervenuto il colloquio ma si è origliato lo stesso.

Vergogniamoci per chi eventualmente abbia autorizzato questa violazione gravissima delle regole, oppure per chi si è disinteressato di un divieto espresso, per chi è rimasto curiosamente in ascolto invece che disinserire subito la intercettazione, per chi ha trascritto il tutto. Insomma c’è l’imbarazzo della scelta.

Gran finale con Piercamillo Davigo il quale, dopo essersi visto rifiutare la permanenza al C.S.M. sebbene pensionato ed esposto ad una miserevole figura facendosi dichiarare inammissibile il ricorso contro tale decisione per aver sbagliato a quale Autorità Giudiziaria rivolgersi, invece che godersi il meritato riposo dopo una vita laboriosamente spesa ad inchiavardare manette si è trovato una occupazione diversa rispetto a fare le parole crociate al parco.

Infatti, prontamente, la Direzione de Il Fatto Quotidiano gli ha offerto un ruolo di opinionista: e delle sue opinioni non ha esitato a fare mistero con un primo editoriale nel quale illustra che quanto sostenuto circa il sovraffollamento carcerario siano fake news volte a giustificare incomprensibili scarcerazioni determinate dalla emergenza sanitaria.

Sostiene, tra l’altro, l’ineffabile “Dottor Sottile” che in Italia ad ogni detenuto sono garantiti spazi vitali pari a nove metri quadri che si abbassano a cinque nel caso che in cella – pardon, camera di detenzione – gli ospiti siano due: “lo stesso spazio per cui viene concessa l’abitabilità” tuona indignato l’ex P.M. Non è vero niente, ma che importa?

Vergogniamoci, dunque, anche per lui, per Marco Travaglio, per chi legge Il Fatto Quotidiano credendo a qualcosa di quello che c’è scritto e che vada oltre la sede della redazione.

Vergogniamoci anche per chi vede in personaggi come questi esempi da emulare, figure immortali nella storia patria ed a questo punto, parafrasando un po’ Brecht, sfortunata è la terra se ha bisogno di simili eroi.

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