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In attesa di giustizia

C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico…ed è la speranza che qualcosa cambi davvero nel desolante scenario del sistema giustizia nostrano perché se Giorgia Meloni riceverà l’incarico di formare il Governo, come sembra ormai altamente probabile, proporrà Carlo Nordio quale Ministro della Giustizia.

L’uomo – che per la verità, preferirebbe un posto nella Commissione Giustizia della Camera – è una garanzia assoluta: preparatissimo, colto, garantista, liberale. Posso dirlo perché lo conosco da una quarantina d’anni: con Carlo Nordio come magistrato ho avuto a che fare una volta sola, quando ci conoscemmo, poi abbiamo coltivato un rapporto crescente di stima ed amicizia attraverso esperienze condivise partecipando da relatori a numerosissimi convegni e seminari e lavorando fianco a fianco nella Commissione Ministeriale (2001-2006) da lui presieduta con il compito di proporre un progetto di riforma del Codice Penale; a Carlo Nordio devo anche la prefazione ad un mio manuale sulla legittima difesa ed in cambio io ho presentato un suo libro, o meglio un’intervista a due voci trasposta in un libro che si intitola “In attesa di Giustizia, dialogo sulle riforme possibili” e che – non a caso – ha dato il nome a questa rubrica e lo spunto per l’articolo di questa settimana.

“In attesa di Giustizia” raccoglie le opinioni, il pensiero, le idee di riforma del sistema penale di Carlo Nordio – appunto – Magistrato del Pubblico Ministero di impostazione tradizionalmente liberale e mai (fino ad ora, che però è in pensione da cinque anni) lasciatosi affascinare dalla politica e d Giuliano Pisapia, avvocato difensore molto vicino a Rifondazione Comunista, più volte parlamentare e Sindaco di Milano: i due sono molto legati e la lettura di quel libro, a carattere divulgativo e non squisitamente tecnico, consente di verificare come la Giustizia non debba avere e non abbia appartenenze ideologiche preconcette o colorazioni partitiche come dimostra il pensiero in grande misura sovrapponibile di due operatori del diritto di altissimo profilo, che nella vita professionale oltre che nel sentire politico sono agli antipodi.

Del resto, basta scorrere la nostra eccellente Costituzione per averne la prova verificando la impeccabile confluenza della ideologia cattolico-liberale con quella marxista che condividono con quella hegeliano-gentiliana il tratto comune della subalternità assiologica della persona rispetto ai valori superiori di Dio e dello Stato Sociale. E i Padri Costituenti erano giuristi di ineguagliabile spessore.

L’auspicio è, dunque, che una personalità di elevata statura come Carlo Nordio possa assurgere ad un ruolo che gli consenta di dare spunto e vita a quelle riforme che ha sempre caldeggiato, frutto di profonda riflessione ed esperienza quotidiana nelle aule di Tribunale.

La  prospettiva è ottima sebbene appaia motivo di ambascia per qualcuno: Fofò Bonafede – naturalmente intervistato da Travaglio – ha mostrato sconsolata preoccupazione che la maggioranza di centro destra abolisca le leggi promulgate durante la sua (incomprensibile in un paese civile) presenza in via Arenula; già che c’era ha criticato proprio Nordio per la posizione mostrata su alcuni argomenti di diritto penale e processuale, Nordio che, ovviamente, non si preso neppure la briga di rispondere a quello che è stato il peggior Ministro della Giustizia da quando la carta ha perso il posto del papiro.

Vedremo cosa succederà al Quirinale e dintorni nei prossimi giorni ma, per una volta, possiamo dire che siamo davvero in attesa di Giustizia.

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