In attesa di Giustizia

In attesa di Giustizia: dovere di verità

Prendiamoci una pausa dai commenti sulla campagna referendaria che nulla offre di nuovo con l’Associazione Nazionale Magistrati che sforna senza soluzione di continuo fake news, bufale del diametro di una zizzona di Battipaglia da tre chili ed interpretazioni stravaganti della Costituzione: la notizia del giorno, o meglio della settimana, è l’esito positivo per Chiara Ferragni in relazione alla presunta truffa connessa ai panettoni Balocco e la destinazione del ricavato in beneficenza.

Cominciamo subito a dire, per dovere di verità, che Chiara Ferragni non è colpevole ma neppure è stata assolta: la sentenza – di cui si leggeranno le motivazioni più avanti – non è di assoluzione come viene sbandierato bensì di non doversi procedere per mancanza di querela.

Cerchiamo di spiegare: a stretto rigore non è stata neppure giudicata, in quanto il vaglio del Giudice dell’Udienza Preliminare si è arrestato alla esclusione della aggravante dalla minorata difesa in danno dei consumatori elemento in origine contestato che rendeva il reato perseguibile d’ufficio ma si è accertato insussistente e, di conseguenza, la verificata mancanza una valida querela ha impedito di giudicare l’influencer per una eventuale truffa semplice.

L’ente rappresentativo dei consumatori, che l’aveva presentato querela, tra l’altro non è neppure detto che fosse legittimato a farla ed – in ogni caso – l’ha ritirata dopo il versamento di una somma consistente a titolo di risarcimento ad enti assistenziali.  I veri (teorici) danneggiati sarebbero stati più verosimilmente le migliaia di singoli acquirenti dei panettoni, ma nessuno di costoro ne ha mai proposta una. In buona sostanza e per i non addetti ai lavori per questo motivo il Giudice ha correttamente deciso che non si poteva andare oltre valutando se vi fosse responsabilità penale oppure no, se vi fosse un reato o altro tipo di illecito, magari di natura civile.
Chiara Ferragni, per il giurista e per chi rispetta la Costituzione è innocente, perché l’imputato lo è fino a prova contraria e sentenza definitiva ma, non essendosi proceduto in assenza di querela è stato precluso l’accertamento della esistenza di prove per una eventuale truffa non aggravata. Il Giudice si è necessariamente dovuto fermare nelle sue valutazioni a quella della inesistenza della denuncia per una truffa che, ammesso senza concederlo che fosse stata commessa, non era sicuramente aggravata. La speranza è di essere stati chiari nella esposizione di tecnicismi giuridici.

Certo, si potrebbe discutere a lungo sul fatto che se ha pagato tre milioni un motivo dovrebbe esserci, ma diventa un sofismo: fermiamoci, per dovere di verità al fatto che se è stata esclusa l’aggravante il reato nella forma “basica” potrebbe anche sussistere, ma nessuno lo ha accertato né avrebbe potuto farlo, ripetiamo, per mancanza di una valida querela. Restano le ipotesi, le supposizioni, i sospetti che lasciano il tempo che trovano ma nessuna verità storica e nemmeno processuale. L’unica certezza è non è neppure escluso che Chiara Ferragni, non assolta ma prosciolta (che è concetto diverso), avrebbe potuto essere assolta, a prescindere dalla qualificazione della sua condotta e proprio in questa rubrica, all’inizio della vicenda, il parere di chi oggi ne scrive era che il fatto fosse sgradevole ma non costituisse reato.

La speranza, ora, è che questa pronuncia del Giudice, al di là della reale comprensione da parte di tutti gli odiatori seriali, imponga un rispettoso silenzio poiché, per quanto l’imputata possa essere antipatica a taluno è e continuerà ad essere presunta innocente.

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