
Toghe&Teglie: pesto alla trapanese
Buona settimana a tutti i lettori da Manuel Sarno, curatore di questa rubrica e fondatore del Gruppo Toghe & Teglie! Ogni tanto, quando mancano (raramente) suggerimenti da parte dei miei amici e colleghi, mi avventuro io a proporre qualche preparazione che esce dalla mia cucina: questa settimana tocca al pesto alla trapanese, facilissimo da realizzare e delizioso per condire ogni formato di pasta oltre alla trapanesissima e tradizionale busiata. In questo caso, ho usato dei paccheri…perché quelli avevo.
Prima di passare alla ricetta vera e propria vale la pena ricordare un briciolo di storia di questo condimento che origina nel porto di Trapani, dove attraccavano le navi genovesi provenienti da oriente e dirette nel Tigullio, e la popolazione locale ebbe modo di assaggiare il pesto ligure grazie ai marinai di quelle imbarcazioni reiventandolo con prodotti locali.
Per preparare il pesto alla trapanese servono delle mandorle già pelate da versare in un mixer frullandole finemente.
Unite quindi dei pomodorini tagliati a pezzi grossolani, basilico e un pizzico di sale, uno spicchio di aglio intero privato della camicia e procedete, frullate di nuovo qualche istante omogeneizzando bene gli ingredienti. Dosi “a muzzo” come al solito e come direbbero in Sicilia.
Non ci crederete ma il vostro pesto è praticamente già pronto: ora basta versare il composto in una ciotola, diluirlo con olio evo, aggiungere pecorino – meglio se siciliano – grattugiato non troppo sapido e mescolare: non deve essere cotto e, come il pesto ligure, versato a freddo sulla pasta da condire aggiungendo ancora un po’ di pecorino ed aiutandosi con un goccio di acqua di cottura per mantecare. Volendo si possono aggiungere tocchetti di melanzane, fritte naturalmente e pomodorini confit.
Chiedo venia per l’impiattamento da trattoria per camionisti ma quello non è per nulla il mio forte. D’altro canto, una volta, parlando con Gualtiero Marchesi della mia deludente esperienza nel celebratissimo ristorante stellato di un divo della cucina (o presunto tale) tranne che per la location e la presentazione dei piatti, il Maestro che lo conosceva bene mi disse “se uno non sa cucinare, che almeno sia capace di impiattare!”.
Alla prossima!




