8 marzo

  • Parità di genere: la Commissione europea presenta la Dichiarazione comune in occasione della Giornata Internazionale della donna 2018

    “La parità tra donne e uomini è uno dei valori fondamentali dell’Unione europea sancito nei nostri trattati. La nostra Unione è pioniere nell’affrontare la discriminazione basata sul genere e possiamo essere orgogliosi dei progressi compiuti: l’Europa è uno dei luoghi più sicuri ed equi per le donne nel mondo”. Questo l’incipit della Dichiarazione comune in occasione della Giornata internazionale della donna 2018 sottoscritta da 14 commissari europei tra i quali il vicepresidente Frans Timmermans e Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza/Vicepresidente della Commissione.  Il percorso verso la parità però, come sottolineato nella Dichiarazione, non è stato ancora raggiunto e sebbene tanti passi in avanti siano stati fatti nel corso degli anni molto deve ancora essere realizzato per poter raggiungere l’obiettivo. Si sa infatti che in tante parti del mondo molte bambine non hanno ancora accesso all’istruzione, che – rimanendo nei continenti più sviluppati – a parità di ruolo il salario delle donne è più basso rispetto a quello degli uomini, che ci sono ancora dei posti apicali preclusi al sesso femminile e sebbene il numero delle laureate sia più alto rispetto a quello dei laureati il percorso per raggiungere una realizzazione professionale è ancora tortuoso per le prime, soprattutto nei settori tecnico-scientifico dove pure le donne hanno dato ampia dimostrazione di avere competenze e conoscenze per nulla secondarie a quelle degli uomini. Per una vera parità tutto dovrebbe partire da una adeguata educazione al riguardo sin dalle scuole, educazione che aiuterebbe ad evitare anche certi atti di violenza ai quali le cronache ci stanno tristemente abituando. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità una donna su tre nella sua vita ha subito una forma di violenza fisica o sessuale, in Italia, dove il fenomeno è diffuso ma ancora sommerso, dati ISTAT del 2015 (contenuti nel Report diffuso in questi giorni da WeWorld Onlus), dicono che 6 milioni e 788 mila donne hanno subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, le donne che hanno subito stupri sono 652 mila e nel 62,7% dei casi lo stupro è stato commesso dal partner o dall’ex. Nonostante la percentuale di donne che denunciano sia aumentata  rispetto alla precedente rilevazione Istat (2006), passando dal 6,7% all’11,8%, il dato non è confortante: 11,8% vuol dire che sono ancora troppo poche le donne che hanno il coraggio di denunciare. E non va meglio sul fronte lavorativo dove, sempre secondo lo stesso Rapporto, sono 1 milione 173mila le donne (7,5%) che sono state vittima di abusi per essere assunte, per mantenere il posto di lavoro o per ottenere progressioni nella carriera.

    Un aspetto, quest’ultimo, che indigna e che in una società civile e progredita dovrebbe essere superato o insistente o che, quantomeno, dovrebbe indurre tutte le donne a rivendicare in ogni luogo deputato alla comunicazione il diritto di accesso alla carriera e alla relativa crescita professionale solo ed esclusivamente per meriti conquistati sul campo e a pari condizioni di quelle degli uomini. L’Unione europea ha presentato nuove norme per migliorare l’equilibrio tra vita professionale e vita privata per i genitori e i prestatori di assistenza che lavorano e un piano d’azione per contrastare il divario retributivo di genere. A febbraio 2018 il numero delle donne che occupavano ruoli dirigenziali nella Commissione europea ha raggiunto il 36% rispetto all’11% al momento dell’insediamento della stessa, nel novembre 2014. Il presidente Juncker si è impegnato a raggiungere il 40% entro il 31 ottobre 2019, al termine del mandato.

    Quest’anno le Giornate europee dello sviluppo si concentreranno sul ruolo fondamentale delle donne e delle ragazze nello sviluppo sostenibile e sulla loro equa partecipazione e leadership in tutti gli aspetti della vita. Inoltre, sempre quest’anno, l’UE ha assunto la leadership dell’iniziativa “Call to Action for Protection Against Gender-Based Violence” (Appello ad agire per la protezione contro la violenza di genere), in cui oltre 60 paesi e organizzazioni sono impegnati a garantire che la violenza di genere sia affrontata nelle crisi umanitarie.

    L’Unione europea assiste in tutto il mondo le donne e le ragazze migranti o sfollate che sono vittime di violenza, ad esempio attraverso l’iniziativa Spotlight, o che sono escluse dall’istruzione, dall’accesso equo ai servizi di pianificazione sanitaria e familiare, dal mercato del lavoro e dalla vita politica più in generale. Nel mondo oltre 15 milioni di bambine in età scolare non vanno a scuola: l’UE contribuisce pertanto a migliorare l’accesso all’istruzione in Africa, America latina, Medio Oriente e Sud-Est asiatico. La parità di genere non rappresenta solo il raggiungimento di criteri di giustizia significa aiutare a garantire prosperità, pace, sicurezza, sviluppo in tante parti del mondo. Investire sul futuro di una bambina vuol dire investire sulla società e sul suo progresso.

    L’8 marzo la Commissione proclamerà le dodici finaliste del premio dell’UE per le donne innovatrici, nel suo genere il premio più importante al mondo che dal 2011 omaggia le donne che coniugano eccellenza scientifica e successo imprenditoriale. Il 5 e il 6 giugno, la Commissione organizzerà le Giornate europee dello sviluppo (#shEDDs), che saranno dedicate alle donne e alle ragazze in prima linea nello sviluppo sostenibile.

  • Quest’anno le mimose con un piccolo nastro nero

    Le mimose quest’anno regalatele con un piccolo nastrino nero per ricordare le tante, troppe donne massacrate, ferite, umiliate all’interno della famiglia e nella società.

    Bene gli eleganti abiti neri alle premiazioni del cinema o di altri spettacoli, ai party o alle cerimonie, bene perché, comunque, richiamano l’attenzione su un problema sempre più grave ma stiamo attenti a non essere indotti a pensare che denunciare, combattere le violenze e gli abusi sessuali nel mondo dello spettacolo o del lavoro sia sufficiente. Le violenze più gravi le commettono uomini che hanno rapporti stabili e consolidati con le loro compagne. La rabbia e la frustrazione di maschi deboli, che diventano pericolosi, succubi di una cultura maschilista che ancora predomina anche nell’evoluta società occidentale sono la causa di troppi delitti. La realtà è che leggi inadeguate, o comunque non applicate, lasciano la donna vittima di violenza, sola nel dolore fisico, nel dolore morale e nella disperazione, dovuta non soltanto alla vergogna, di quanto ha subito, ma alla impossibilità, nella maggior parte dei casi, di potersi affrancare per sempre dalla paura. Troppe le donne che non hanno i mezzi per poter mantenere se stesse ed i loro figli perché anche le case e le associazioni per le donne maltrattate non ricevono soldi a sufficienza, perché i presidi sociali e sanitari troppo spesso non riconoscono la gravità della situazione, perché le denunce rimangono lettera morta, perché nelle rare occasioni nelle quali l’uomo violento è stato arrestato quando esce dal carcere non vi è nulla che impedisca effettivamente il ritorno vicino ai luoghi dove abita la sua vittima.

    Se è da denunciare, condannare, chi utilizza il proprio potere fisico, economico, di autorità per costringere una donna ad un rapporto sessuale non voluto quanto ancora di più dovrebbe essere necessario intervenire quando la violenza, o le avance sessuali, non si consumano laddove qualche possibilità di dire no e di opporsi ci potrebbe essere, ma in una strada nella quale la donna è costretta a passare per tornare dal lavoro di sera? E quante difficoltà affrontano le donne sui treni dei pendolari piuttosto che nel doversi misurare con una società che sembra premiare, con un posto di lavoro, solo chi è giovane e bella? Che sembra suggerire che per farsi ‘una posizione’ si possano percorrere scorciatoie legate all’aspetto fisico.

    Al di là di tutti i dati, che ogni anno riconfermano i soprusi subiti dalle donne ed elencano le ferite e le uccise, manca un effettivo impegno per cambiare una cultura maschilista, partendo fin dall’asilo, ma anche per fare comprendere alle donne che se denunciare, ribellarsi è il primo passo il secondo, altrettanto importante, è quello di sapere affermare la propria dignità al di là dell’aspetto estetico. Non sono le trasmissioni tipo ‘L’isola dei Famosi’ o certi talk show gli esempi che potranno fare crescere una società nella quale il rispetto per i diversi sessi sia un dato di fatto e non il comma inapplicato della Costituzione. E nello stesso tempo se continueranno nei social ad essere veicolati giochi, dichiarazioni, video che inneggiano alla violenza dovremo cominciare a pensare magari ad azioni legali contro coloro che per profitto sono fomentatori di quelli che nella realtà diventano atti criminali.

  • L’Europa è per le donne

    Puntuale a marzo torna il ciclo di incontri “L’Europa è per le donne”,  promosso dall’Ufficio del Parlamento europeo a Milano. Il tema di quest’anno, scelto dalla Commissione Donne del PE per la Giornata Internazionale della Donna, è “Empowerment femminile nei media e TIC: la chiave per il futuro”, tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) per promuovere l’uguaglianza di genere. Si tratta di un tema che si declina in diverse possibili direzioni quali: sostenere l’uguaglianza di genere attraverso l’inclusione delle donne nei media, utilizzare le nuove tecnologie per difendere i diritti delle donne e per diffondere dibattiti di genere, comunicare idee e azioni dei movimenti femminili nel nuovo scenario digitale. Sfruttare appieno il potenziale della società dell’informazione, per promuovere l’emancipazione femminile; affrontare il grave divario di genere nel settore digitale e della comunicazione e promuovere la piena integrazione delle donne in tali settori; favorire l’istruzione e la formazione di donne e ragazze nel campo delle TIC e altre materie STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria, Matematica); individuare i pericoli di mobbing e violenza contro le donne nell’utilizzo di Internet e delle nuove tecnologie. E’ in questo contesto programmatico che si deve sviluppare l’azione dell’Unione europea. Il Parlamento europeo conferma il proprio impegno a favore dei diritti delle donne e dell’uguaglianza di genere, incoraggia politiche volte a favorire l’accesso paritario delle donne e delle ragazze all’istruzione e alla formazione professionale e a contrastare ogni forma di violenza contro le donne e le ragazze nella sfera pubblica e privata quale grave violazione della loro integrità fisica e psicologica. L’Ufficio del Parlamento europeo a Milano intende favorire il dibattito su questi temi e, al tempo stesso, diffondere la conoscenza presso il pubblico delle attività promosse dalle associazioni che si occupano della tutela delle donne e della promozione dell’uguaglianza di genere. Il Parlamento europeo promuove la parità tra donne e uomini nell’Unione europea e combatte la discriminazione di genere in tutto il mondo.

    Per tutti i dettagli, appuntamenti e iscrizioni cliccare sul seguente link:

    file:///C:/Users/Administrator/Downloads/Leaflet%20IWD2018%20(1).pdf

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