accise

  • Le accise e la progressività fiscale

    L’utilità marginale decrescente del denaro è il principio economico secondo il quale ogni unità aggiuntiva di reddito fornisce una soddisfazione (utilità) inferiore rispetto alla precedente, quindi aumentando la ricchezza il valore soggettivo di ogni euro extra diminuisce. Sulla base di questo principio economico si basa la progressività delle aliquote fiscali le quali rispetto al reddito crescono progressivamente e non proporzionalmente.

    Questo discorso, tuttavia, ha un valore anche nel senso opposto. Ogni diminuzione, anche minima, di una tassa sui consumi come potrebbero essere le accise, assicura una utilità marginale superiore per i redditi bassi rispetto a quelli maggiori. In altre parole, proprio perché anche una minima differenza di pochi euro nel pieno di carburante per recarsi al lavoro, per il contribuente con un reddito medio-basso questa comunque rappresenta una utilità superiore e quindi sostanziale.

    Le persone contrarie alle diminuzioni delle accise, introdotte per esempio dal governo Draghi, affermano che la maggior parte dei benefici vada alle persone ad alto reddito in quanto consumano di più. Una giustificazione infantile per il semplice motivo che il livello dei consumi delle fasce medio alte non varia in rapporto ad una minima variazione delle accise o delle tasse in generale, in quanto per sua stessa definizione il suo andamento si è sempre dimostrato inalterato, cioè sostanzialmente inelastico (*).

    Tornando quindi alla bufala riportata, ancora oggi, dalle principali testate economiche nelle quali si continua ad affermare che uno “sconto sulle accise” favorirebbe le fasce medio alte di reddito, basterebbe applicare il principio della progressività del prelievo fiscale, quindi dell’utilità marginale decrescente, al crescere delle fasce di reddito ma nel senso inverso.

    L’effetto delle accise, che qualcuno erroneamente paragona ad un flat tax, invece ha effetti notevolmente positivi per i redditi medio bassi che progressivamente diminuiscono per le fasce reddituali più elevate.
    In altre parole il valore percentuale della riduzione delle accise, assolutamente piatto, se calcolato in rapporto al reddito si conferma inversamente proporzionale alla fascia reddituale, quindi maggiore per i redditi bassi. Così rispettando perfettamente il principio sul quale si basa il prelievo fiscale, cioè la progressiva diminuzione dell’utilità marginale del denaro per redditi crescenti.

    Di conseguenza, se gli effetti di qualsiasi sconto fiscale, anche piatto, determinano una maggiore “utilità” per i redditi medio bassi, allora questa rappresenta la giustificazione economica e politica per la sua applicazione.

    (*) Inelastico: il reddito che ha una capacità di spesa elevata e la variazione di prezzo (Δp/p) inferiore all’1% o di entità media viene assorbita senza la necessità di ridurre il consumo (Δq/q).

  • Tutte le operazioni soggette ad accisa nell’UE diventano interamente elettroniche

    A seguito di un aggiornamento della direttiva relativa al regime generale delle accise, a partire dal 13 febbraio gli Stati membri inizieranno ad applicare nuove norme in materia di accise. Le norme renderanno completamente dematerializzata la tassazione dell’alcol, del tabacco e dei prodotti energetici in tutta l’UE. Il passaggio allo scambio digitale e immediato di informazioni sulla circolazione di tali prodotti nell’Unione aiuterà le autorità a combattere le frodi in materia di accise, un problema che ogni anno costa agli Stati membri milioni in contributi di bilancio.

    Al tempo stesso, il nuovo sistema elettronico standardizzato semplificherà la vita dei commercianti, in particolare dei fornitori di energia e dei piccoli produttori di alcol, e contribuirà ad accelerare gli scambi nei settori interessati. In precedenza le procedure digitali in materia di accise erano disponibili solo per chi operava nell’ambito della cosiddetta procedura di sospensione dall’accisa. Fino ad ora, le merci dovevano essere accompagnate da dichiarazioni fisiche cartacee al momento della contabilizzazione immediata delle accise a destinazione.

    In base alle nuove misure, che entrano in vigore lunedì, tutti gli operatori che trasportano prodotti sottoposti ad accisa da uno Stato membro dell’UE a un altro dovranno presentare solamente informazioni digitali sulle transazioni nel sistema d’informatizzazione del controllo dei movimenti dei prodotti soggetti ad accisa (EMCS). Il sistema consentirà la raccolta e il trattamento online delle informazioni sui movimenti, la convalida dei dati inseriti e la notifica in tempo reale della spedizione e del ricevimento dei prodotti soggetti ad accisa. Consentirà inoltre lo scambio immediato di messaggi online sicuri contenenti informazioni specifiche sulle spedizioni e sui movimenti tra Stati membri, sgravando così le imprese dei costi amministrativi, liberando tempo e risorse, e fornendo alle autorità le informazioni necessarie per combattere più efficacemente le frodi.

    Insieme a una serie di altre misure relative alle accise, la direttiva sosterrà un mercato unico più coeso digitalizzando le dichiarazioni, riducendo gli oneri amministrativi a carico degli operatori del settore e prevenendo ulteriormente la frode fiscale.

  • Quali accise stiamo pagando?

    Mentre i prezzi dei carburanti impazzano e si attendono i risultati delle indagini della Guardia di Finanza chiediamo, insieme a tanti altri italiani, se le accise che stiamo ancora pagando si riferiscono ad avvenimenti ormai antichi quali la Guerra d’Etiopia del 1935-36, la crisi di Suez del 1956 o la ricostruzione del Vajont del 1963 o se invece sono giustificate dalla necessità di reperire fondi per eventi più recenti e, in questo caso, quali sono questi eventi.

    In molti riteniamo che sia giusto non far mancare il contributo dei singoli cittadini per aiutare la ricostruzione di territori colpiti, in questi ultimi anni, dalle catastrofi naturali che, per altro, in molti casi avrebbero potuto essere evitate o rese meno tragiche.

    Gli italiani chiedono di sapere quali accise stanno pagando, se è da identificare qualsiasi speculazione e mettere in atto tutto quanto necessario per impedirla è altrettanto vero ed evidente che una richiesta urgente di pagamento di accise può essere accettata dai cittadini solo se sui riferisce ad eventi che risalgano agli ultimi anni.

  • Accise ed Iva

    La guerra seguita a due anni di pandemia sta mettendo a rischio il tessuto economico ed industriale italiano e la stessa sopravvivenza di interi ceti sociali.

    Dal dopoguerra ad oggi mai si erano create le condizioni per questa “tempesta perfetta” (conseguenze pandemiche-inflazione- evento bellico) con la conseguente impennata dei costi energetici la quale ha di fatto messo in crisi un sistema industriale basato sull’economia di scala rendendo antieconomiche le produzioni indipendentemente dal livello produttivo.

    Una situazione talmente insostenibile da obbligare, solo due settimane addietro, circa 360 aziende della Lombardia alla sospensione della propria attività produttiva e la messa in cassa integrazione dei dipendenti.

    La problematica energetica, peraltro, era già conosciuta nel 2021 e contemporaneamente sottostimata nelle sue drammatiche conseguenze dal governo in carica il quale si è mosso solo parzialmente e con forte ritardo, aggravando le conseguenze economiche amplificate dalla sottovalutazione governativa.

    Una tempistica infelice, molto più dolosa che colposa, e comunque viziata da un approccio ideologico, immutato anche in tempi di guerra, individuabile nella priorità dimostrata ancora oggi ad altri settori (*).

    Una scala di priorità che tuttavia non ha impedito l’approvazione immediata della direttiva europea votata in commissione e relativa alla eliminazione completa dell’Iva e delle accise applicate alla sola vendita delle armi.

    Mentre il 70% delle imprese manifatturiere è in difficoltà nel mantenimento dell’attività produttiva per l’esplosione dei costi energetici e quasi un terzo dell’utenza domestica ha chiesto la rateizzazione delle bollette elettriche, in quanto impossibilitata nel pagarle, ecco che l’Unione Europea ed il governo Draghi assieme alla maggioranza che lo appoggia, eccezion fatta per i 5 Stelle, dimostrano le proprie priorità approvando l’esenzione da accise ed IVA per il commercio d’armi.

    A nessun ministro del governo è mai venuto in mente di proporre anche solo una riduzione dell’IVA e delle accise permanente applicabile ai prezzi dei carburanti oppure per i generi di largo consumo che potesse, anche solo parzialmente, compensare l’aumento dei prezzi legati all’inflazione e agli effetti devastanti della guerra. Invece, ci si è affrettati all’approvazione parlamentare della totale esenzione da accise ed Iva per il solo commercio delle armi.

    Questa conversione di una Direttiva europea dimostra, ancora una volta, come l’Unione Europea rappresenti ormai un’istituzione burocratica in pieno stallo politico e valoriale privo di ogni collegamento con la realtà oggettiva dei cittadini europei. Contemporaneamente la maggioranza governativa parlamentare italiana a sostegno del governo Draghi che ha votato questa esenzione per le armi dimostra di essere semplicemente una mediocre rappresentanza umana in vendita per interessi personali o di lobby, ma comunque lontana dalle drammatiche aspettative dei cittadini.

    Mai come ora tutte le rappresentanze istituzionali e politiche sia nazionali che europee dimostrano la propria vergognosa disonestà e non soltanto intellettuale.

    (*) Transizione energetica, moto e monopattini elettrici, bonus terme, digitalizzazione, valutazione sismica di teatri e cinema, rigenerazione urbana

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