accoglienza

  • Flussi migratori e soluzioni politiche

    La migrazione è una costante della storia dell’uomo. Le prove archeologiche e genetiche mostrano che il genere Homo è nato in Africa e da lì ha iniziato a diffondersi fino a popolare tutti i continenti. In quella fase questi spostamenti avvenivano verso terre prive di altri esseri umani, ma a un certo punto gruppi diversi iniziarono a incontrarsi. Non sappiamo quanto tali incontri avvenissero in modo conflittuale o pacifico, ma ciò che sappiamo con certezza è che le specie Homo erano originariamente più di una ma solo noi Sapiens siamo sopravvissuti. Un caso emblematico è quello europeo: i Sapiens incontrarono i Neanderthal altrettanto evoluti con i quali probabilmente entrarono in competizione, ma ebbero anche scambi e incroci biologici. Ancora oggi nel nostro DNA restano tracce di un periodo di convivenza. Più tardi, con l’espansione di Roma, popoli diversi furono conquistati e assimilati, generando nuove culture ibride dopo aver causato la fine delle altre. Questi esempi dimostrano che la migrazione, a lungo termine, produce trasformazioni e nuovi equilibri. Ma il percorso è raramente pacifico: l’arrivo dei popoli germanici contribuì non solo al crollo dell’Impero romano d’Occidente ma anche al disfacimento della società romana. Un caso ancora più emblematico di incontri non sereni tra culture molto diverse è stato l’arrivo degli europei nelle Americhe che portò al declino drammatico delle società indigene e alla sparizione delle loro culture.

    L’arrivo di gruppi numerosi, portatori di tradizioni differenti, può essere percepito come una minaccia alla coesione sociale, generando fenomeni di disorientamento, insofferenza e conflittualità. In questo senso, il compito delle istituzioni è quello di salvaguardare l’armonia interna e prevenire dinamiche di instabilità.

    La lezione storica è chiara: nel lungo periodo, le mescolanze culturali arricchiscono. Ma nel breve termine la convivenza non è mai semplice. L’analisi politologica sottolinea che il compito dei governi non è quello di riflettere sui processi di lungo periodo, quanto di gestire le implicazioni immediate delle migrazioni. Una società, infatti, possiede una propria identità collettiva fondata su valori, norme e pratiche condivise e l’arrivo improvviso di numerose persone portatrici di tradizioni differenti costituisce una minaccia alla coesione sociale. È in questi momenti che nascono tensioni, conflitti e comunque precarietà.

    Per questo il compito della politica non è quello di ricordare che “l’uomo è sempre migrato”, ma di affrontare le conseguenze concrete dei movimenti attuali. Regolare gli ingressi non significa negare la realtà storica della migrazione, ma garantire che essa non diventi fonte di instabilità.

    Le soluzioni politiche: esempi dal mondo

    Negli ultimi decenni, diversi Paesi hanno sperimentato strumenti di controllo più o meno severi. Eccone alcuni.

    • Stati Uniti: Chi oggi critica le misure decise da Trump nei confronti dei migranti irregolari, dimentica che le prime leggi per cercare di controllare le immigrazioni illegali furono emanate negli Stati Uniti negli anni 30. Così come non ricordano che già all’inizio degli anni ’90 la guardia costiera degli Stati Uniti iniziò ad intercettare in mare i possibili richiedenti asilo per portarli alla base navale statunitense di Guantanamo, a Cuba, dove avrebbero potuto godere di meno diritti di quelli disponibili sulla terraferma degli Stati Uniti, incluso l’accesso a informazioni sul loro possibile diritto di chiedere asilo, di essere rappresentati da un avvocato o di presentare un eventuale ricorso. Nel 1994 la base ospitava già più di 30.000 richiedenti asilo e, poiché già al completo, l’amministrazione del Democratico Clinton inviò 8.000 richiedenti asilo alla Howard Air Force Base nella zona del Canale di Panama e sulle navi ancorate nel porto di Kingston in Giamaica. Alcuni di loro, in seguito, furono reinsediati come rifugiati in altri paesi tra cui Australia, Nicaragua, Panama, Spagna e Venezuela in cambio di favori diplomatici verso i governi che li accettavano.
    • Australia: Imitando il modello di Guantanamo, con la Pacific Solution (dal 2001) ha trasferito i migranti intercettati in mare nei centri di detenzione offshore di Paesi terzi quali Nauru e Manus Island. Una misura costosa, ma ritenuta necessaria per disincentivare i viaggi irregolari.
    • Israele: Nel 2013 ha offerto a migliaia di eritrei e sudanesi un’alternativa: 3.500 dollari e trasferimento in Ruanda (grazie a un accordo segreto con quel Governo), il ritorno in patria o la detenzione a tempo indeterminato. Il Ministro degli esteri ruandese, nel maggio 2025, ha comunque affermato essere in corso una negoziazione anche con l’amministrazione Trump per accogliere i migranti espulsi dagli Stati Uniti.
    • Danimarca e Regno Unito: hanno tentato accordi simili con il Ruanda; Londra ha dovuto sospendere il progetto a seguito della bocciatura della Corte Suprema, che temeva per la sicurezza dei richiedenti asilo. La Danimarca ha dovuto sospenderlo due volte dietro insistenze dell’allora Commissione Europea (2011 e 2022).
    • Unione Europea: Su pressione tedesca, nel 2016 ha firmato con la Turchia un’intesa che prevedeva 6 miliardi di euro e l’esenzione dei visti per i cittadini turchi in cambio dell’ospitalità forzata per i siriani e altri medio orientali che cercavano di raggiungere i confini europei. Più recentemente, l’Italia ha siglato un accordo con l’Albania per localizzare in quel Paese potenziali richiedenti asilo provenienti da Paesi considerati non a rischio. Ciò fino a che non si fosse deciso o per la concessione dell’asilo o per il loro definitivo respingimento. Purtroppo, l’approccio italiano è stato contestato da alcuni magistrati che hanno dimenticato, probabilmente, come funziona la divisione dei poteri. Tuttavia, la soluzione è stata accolta positivamente sia dalla Commissione Europea sia da molti Stati membri che la vedono come un modello da applicare per la funzione deterrente che può esercitare sulle nuove possibili partenze.

    La storia ci mostra, dunque, che le migrazioni sono inevitabili e che, sul lungo periodo, contribuiscono a plasmare nuove culture. Ma ci insegna anche che i momenti di transizione sono delicati, segnati da conflitti e squilibri. Per questo, regolare i flussi non è un atto di chiusura ma di responsabilità. Significa garantire che l’accoglienza avvenga in modo sostenibile, senza compromettere la stabilità sociale e l’identità collettiva di chi accoglie.

    La politica, a differenza di chi si limita a studiare il fenomeno migratorio, ha il dovere proteggere l’armonia interna delle comunità. È un compito spesso criticato, ma necessario. Perché solo regole chiare e rispettate possono trasformare un fenomeno inevitabile in un’opportunità di crescita, evitando che diventi una fonte di divisione.

  • Il cancelliere austriaco Stocke chiede di rivedere le norme dell’Ue sull’asilo

    Le attuali norme dell’Unione europea in materia di asilo “non corrispondono più alle loro intenzioni originali” e devono essere profondamente riformate. Lo ha affermato il cancelliere austriaco Christian Stocker in un’intervista al quotidiano britannico “Financial Times”, sottolineando che tali regole contribuiscono ad alimentare la crescita delle destre radicali e non garantiscono più “stabilità e soddisfazione” ai cittadini. Leader del Partito popolare austriaco (Ovp), Stocker guida la prima coalizione tripartita della storia in Austria e si è detto deciso a rispondere alle inquietudini della popolazione, aggravate dalla storica affermazione del Partito della Libertà (Fpo) alle elezioni del 2024. Tra le prime misure adottate dal suo esecutivo figurano nuove restrizioni sul ricongiungimento familiare per i richiedenti asilo, accusato di incidere negativamente sull’integrazione scolastica e sulla sicurezza urbana. Il cancelliere ha ribadito che le modifiche adottate “portano la firma” dell’Ovp e non sono una semplice adozione delle posizioni dell’estrema destra. “Dobbiamo tornare alle radici del significato della legge sull’asilo, per garantire che venga applicata solo a chi ne ha realmente bisogno”, ha affermato.

    Sulla stessa linea, la ministra degli Esteri Beate Meinl-Reisinger ha invocato un nuovo quadro giuridico europeo e la stipula di accordi con i paesi d’origine. “I partner dell’Ue devono svegliarsi e capire qual è la situazione”, ha dichiarato. Sul piano politico, Stocker ha giustificato il tentativo iniziale di dialogo con l’Fpo affermando di aver sperato in un’evoluzione del suo leader Herbert Kickl, che invece si è mostrato “più interessato alla distruzione che al miglioramento”. Il cancelliere ha respinto l’idea di un “muro di fuoco” contro i partiti di destra radicale, sottolineando che l’FPÖ governa già in cinque dei nove Laender austriaci. “Non serve costruire muri, ma spegnere l’incendio”, ha detto. Il governo è inoltre alle prese con una recessione prolungata e un deficit pari al 4,7 per cento del Pil. Il piano di risanamento varato quest’anno prevede un aggiustamento di bilancio da 6 miliardi di euro, principalmente tramite tagli alla spesa. “La sfida – ha concluso Stocker – è riaccendere la fiducia, solo così ripartiranno consumi e investimenti”.

  • La Commissione propone di accelerare l’applicazione di alcuni aspetti del patto sulla migrazione e l’asilo

    La Commissione propone di accelerare l’applicazione di alcuni aspetti del patto sulla migrazione e l’asilo adottato lo scorso anno e che dovrebbe entrare in vigore a giugno 2026. Nella fase iniziale, la Commissione propone di anticipare due elementi chiave del regolamento sulle procedure di asilo, con l’obiettivo di aiutare gli Stati membri a esaminare le richieste di asilo in modo più rapido ed efficiente nel caso dei richiedenti le cui domande sono probabilmente infondate.

    Inoltre, con lo stesso obiettivo, la Commissione propone di avvalersi di una delle novità del patto e di istituire un elenco europeo dei paesi di origine sicuri, per esaminare con procedura accelerata o di frontiera le domande dei rispettivi cittadini. La Commissione quindi propone di istituire un primo elenco europeo di paesi di origine sicuri.

  • La Commissione vara un’alleanza mondiale per contrastare il traffico di migranti

    Domani la Presidente Ursula von der Leyen, la Commissaria per gli Affari interni, Ylva Johansson, il Commissario per la Giustizia, Didier Reynders, il Commissario per il Vicinato e l’allargamento, Olivier Várhelyi, e la Commissaria per i Partenariati internazionali, Jutta Urpilainen, parteciperanno a Bruxelles alla conferenza internazionale su un’alleanza mondiale per contrastare il traffico di migranti.

    La conferenza internazionale fa seguito all’annuncio che la Commissione rafforzerà gli strumenti per contrastare efficacemente il traffico di migranti, dato della Presidente von der Leyen durante il discorso sullo stato dell’Unione 2023.

    La conferenza riunisce rappresentanti degli Stati membri, dei principali paesi partner e delle organizzazioni internazionali. Le discussioni si concentreranno sulla prevenzione e sulla risposta al traffico di migranti, nonché sulle alternative alla migrazione irregolare come deterrente fondamentale al traffico. La conferenza sarà un’occasione per lanciare un invito ad agire per un’alleanza mondiale per contrastare il traffico di migranti.

    La Commissione presenterà una nuova legislazione in materia. Si tratta di una direttiva che stabilisce norme minime in materia di favoreggiamento dell’ingresso, del transito e del soggiorno illegali nell’UE e di un regolamento volto a rafforzare il ruolo di Europol e la cooperazione interagenzie nella lotta al traffico di migranti e alla tratta di esseri umani. Insieme, queste iniziative definiscono il nuovo quadro di cooperazione giuridica, operativa e internazionale contro il traffico di migranti per gli anni a venire.

  • L’UE presenta le buone prassi per migliorare la cooperazione tra gli Stati membri sulle procedure di asilo

    La Commissione ha presentato una serie di buone prassi per garantire l’efficacia del regolamento Dublino III, come annunciato dalla Presidente von der Leyen all’inizio di giugno nell’ambito dell’attuazione della tabella di marcia di Dublino.

    Nella lettera inviata agli Stati membri in vista del Consiglio europeo del febbraio 2023 la Presidente von der Leyen si è impegnata ad assicurare la piena attuazione della tabella di marcia di Dublino, elaborata dalla Commissione e approvata dagli Stati membri nel novembre 2022. La tabella di marcia di Dublino stabilisce azioni pratiche per ridurre gli incentivi ai movimenti secondari grazie a una migliore cooperazione tra gli Stati membri.

    Nella “Tabella di marcia di Dublino in azione – aumentare l’efficacia del regolamento Dublino III: individuare le buone prassi negli Stati membri“, la Commissione ha individuato una serie di buone prassi che hanno un impatto positivo sul funzionamento della procedura Dublino, tra cui:

    • la comunicazione ai richiedenti di informazioni dettagliate sul trasferimento mediante colloqui prima della partenza od opuscoli mirati per spiegare i motivi della decisione di trasferimento e le aspettative derivanti dal trasferimento;
    • la garanzia di un controllo più rigoroso di ciascun trasferimento, ad esempio introducendo un sistema di registrazione di chi entra ed esce dai centri di accoglienza, che permette di monitorare la presenza nei centri di accoglienza e può anche contribuire a limitare la fuga;
    • il ricorso a misure alternative al trattenimento, quali il sequestro dei documenti di viaggio o la designazione di funzionari speciali nei centri di accoglienza per controllare regolarmente la presenza fisica delle persone oggetto di trasferimento;
    • il miglioramento della comunicazione tra lo Stato membro che provvede al trasferimento e lo Stato membro competente, concludendo accordi bilaterali, designando funzionari di collegamento, organizzando riunioni bilaterali periodiche e missioni di accertamento dei fatti;
    • il potenziamento dei sistemi informatici esistenti e lo sviluppo di nuove soluzioni digitali per monitorare tutte le fasi della procedura Dublino.

    Nell’ultimo anno gli Stati membri, sulla base della tabella di marcia di Dublino, hanno avviato varie iniziative con il sostegno della Commissione per aumentare l’efficienza delle procedure Dublino.

    Le buone prassi individuate in questo documento saranno discusse nella prossima riunione del comitato di contatto Dublino che si terrà il 4 dicembre. La Commissione continuerà a sostenere gli Stati membri nel conseguimento di tutti gli obiettivi fissati nella tabella di marcia di Dublino. Il nuovo patto sulla migrazione e l’asilo proposto dalla Commissione nel settembre 2020 comprende una serie di strumenti per rendere più efficace il sistema di Dublino, in particolare nell’ambito della proposta di regolamento sulla gestione dell’asilo e della migrazione, attualmente in fase di negoziazione da parte dei colegislatori. La Commissione è pronta a continuare a collaborare con il Parlamento europeo e il Consiglio per garantire un accordo sul patto entro la fine del presente mandato legislativo, in linea con la tabella di marcia comune.

  • La Commissione concede finanziamenti per nuovi progetti a sostegno dei sistemi di accoglienza, asilo e rimpatrio a Cipro, in Spagna, in Grecia, in Italia e in Polonia

    La Commissione europea ha concesso 171 milioni di € di finanziamenti per progetti a sostegno dei sistemi di accoglienza, asilo e rimpatrio a Cipro, in Spagna, in Grecia, in Italia e in Polonia. Questo è il risultato di un bando di gara lanciato all’inizio del 2022 nell’ambito del Fondo Asilo, migrazione e integrazione per finanziare progetti negli Stati membri sotto pressione.  Il sostegno a Cipro sarà destinato alla costruzione di un alloggio e di centri di pre-partenza nella zona di Menoyia, a Larnaka. In Spagna il sostegno andrà a rafforzare la capacità del sistema di accoglienza a Ceuta e nelle isole Canarie, contribuendo così ad attenuare il sovraccarico della capacità di accoglienza derivante dall’aumento della pressione migratoria. Il progetto dell’Italia si concentrerà sul rafforzamento della capacità del sistema di accoglienza dall’arrivo a tutte le fasi dell’accoglienza, al fine di proteggere e assistere i minori e le donne rifugiati più vulnerabili. Il sostegno finanziario alle organizzazioni internazionali in Grecia contribuirà a migliorare la qualità della protezione nei confronti dei richiedenti asilo ospitati nel sistema di accoglienza. Questo sostegno andrà in particolare alla gestione personalizzata dei rifugiati in situazione di vulnerabilità e al supporto all’istruzione per i bambini in età scolare rifugiati in Grecia. Infine, il finanziamento attribuito all’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) in Polonia sarà destinato prevalentemente a rafforzare un approccio all’assistenza diretta basato sui diritti e sensibile alla protezione e a migliorare le procedure di rimpatrio. Nuovi bandi potrebbero essere programmati nell’ambito del bilancio  2023 del Fondo Asilo, migrazione e integrazione (AMIF).

    Fonte: Commissione europea

  • Oltre 2,5 milioni di profughi dall’Ucraina, più di 35mila raggiungono il Belpaese

    Non si ferma l’esodo di donne, bambini e uomini dall’Ucraina: oltre 2,5 milioni di rifugiati hanno varcato le frontiere per sfuggire ai missili e alla violenza del conflitto. “Stimiamo che almeno due milioni, ma sono certo molti di più, hanno lasciato le proprie case all’interno dell’Ucraina. E’ una delle crisi umanitarie più gravi che l’Europa abbia conosciuto dalla Seconda Guerra Mondiale. In circostanze così tragiche, così drammatiche, è importantissima la solidarietà”, ha detto Filippo Grandi, Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati. “Le persone in fuga – ha aggiunto – stimiamo siano oltre 12 milioni: hanno bisogno di tutto: di generi di prima necessità, di coperte per ripararsi dal freddo, di cibo, di medicine; lo stesso dicasi i rifugiati che si trovano nei paesi vicini. Ci sarà poi bisogno di molta accoglienza soprattutto se la crisi durerà parecchio tempo, come temiamo”.

    Numeri confermati anche dal rappresentante Ue per la Politica Estera, Josep Borrell, che con l’Alto Commissario Grandi ha tenuto un faccia a faccia ad Antalya, in Turchia, sottolineando la necessità urgente di corridoi umanitari. «Le persone in Ucraina non hanno accesso al cibo, all’acqua, al riscaldamento, con temperatura gelide, a causa della pioggia di bombardamenti russi”, ha evidenziato.

    In Italia sono 34.851 i profughi entrati dall’inizio del conflitto fino a oggi: 17.685 donne, 3.040 uomini e 14.126 minori. Regioni e governo hanno avviato discussioni per il trasferimento di risorse economiche destinate all’accoglienza “ne parleremo anche con il ministro Franco, però è chiaro che, come per l’emergenza Covid, si cercherà di andare incontro alle esigenze delle Regioni”, aveva anticipato il ministro degli Affari Regionali, Mariastella Gelmini. “C’è uno straordinario spontaneismo nel nostro Paese, come sempre quando c’è un’emergenza, noi stiamo cercando di dare ordine a questo spontaneismo”, ha concluso.

    Intanto gli enti locali si organizzano, da nord a sud della Penisola. In Veneto sono stati messi a disposizione tre hub accoglienza e già alcune decine di persone, soprattutto donne e bambini, vengono ospitati negli ex ospedali di Noale (Venezia), Valdobbiadene (Treviso) e Isola della Scala (Verona). Sono 26 gli hub sanitari distribuiti nel territorio per tamponi, vaccini ed eventuale assistenza sanitaria. Nelle Marche nei primi 10 giorni di marzo erano già arrivati 1200 profughi; 2038 erano giunti invece a Napoli; 44 in Salento, 41 a Bari dove, dopo 40 anni di chiusura, torna a splendere il teatro comunale di Acquaviva delle Fonti e in anteprima rispetto all’inaugurazione in programma per il 30 marzo, il teatro ha aperto per raccogliere fondi per le esigenze dei primi profughi ucraini arrivati. In Friuli Venezia Giulia invece i medici di medicina generale, compresi quelli in pensione, sono pronti a dare la propria totale disponibilità per offrire assistenza sanitaria ai profughi. Una piattaforma on line per raccogliere e mappare i servizi e le disponibilità per l’accoglienza dei cittadini ucraini, “Sicilia per l’Ucraina”, è stata realizzata dal governo Musumeci.

    Il presidente della Camera Roberto Fico condivide la richiesta di un censimento dei profughi ucraini in arrivo in Italia, sostenuta anche dal sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, e chiede che gli ucraini siano sottoposti a screening sanitari in appositi hub. “Ci troviamo a fronteggiare la più grande ondata di rifugiati nella storia europea dalla Seconda Guerra mondiale ed è per questo che dobbiamo aiutare i rifugiati e dobbiamo costruire un sistema per cercare di affrontare il problema. È esattamente quello che stiamo facendo qui, a Varsavia. So che tutta l’Unione europea è unita”, ha detto Rafał Trzaskowski, sindaco di Varsavia.

  • Per la Corte dei Conti Ue dal 2008 rimpatriato meno di 1 immigrato irregolare su 5

    “Dal 2008, ogni anno circa mezzo milione di cittadini non-Ue ha ricevuto un’ingiunzione a lasciare l’Unione perché vi era entrato o soggiornava senza autorizzazione. Tuttavia, meno di uno su cinque è effettivamente ritornato nel proprio paese al di fuori dell’Europa”, è quanto rileva la Corte dei Conti Ue in un rapporto sulle riammissioni. “Le inefficienze del sistema di rimpatrio dell’Ue” – continua l’analisi – “costituiscono un incentivo alla migrazione irregolare”. Secondo lo studio, i negoziati tra la Ue e i paesi terzi da cui proviene la maggior parte dei migranti irregolari hanno ottenuto risultati “modesti” dal 2015-2020. L’attuale sistema Ue per i rimpatri “presenta gravi inefficienze che sortiscono un effetto contrario a quello auspicato: incoraggiano, anziché scoraggiare, l’immigrazione illegale”, ha detto il responsabile del rapporto, Leo Brincat.

    Tra le principali cause del basso numero di rimpatri di migranti irregolari vi è la difficoltà a cooperare con i loro Paesi di origine. Nel periodo 2015-2020, “l’Ue ha compiuto scarsi progressi nel concludere i negoziati per gli accordi di riammissione, che si sono incagliati prevalentemente in annosi problemi, primo fra tutti la clausola sui cittadini di paesi terzi”, cioè la norma che consente il rimpatrio di persone in un Paese terzo nel quale erano transitate prima di entrare nell’Ue. I Paesi terzi spesso si oppongono a questa clausola poiché non radicata nel diritto internazionale e viene perciò applicata sporadicamente per motivi giuridici, operativi e connessi ai diritti umani. A rallentare i rimpatri, secondo la Corte, anche le scarse sinergie all’interno dell’Ue stessa, che non parla sempre ‘con una sola voce’ ai Paesi non-UE, e la Commissione europea che non sempre si associa agli Stati membri chiave per facilitare il processo negoziale. Di conseguenza, alcuni Paesi terzi, non ravvisando alcun valore aggiunto nell’accordo di rimpatri, continuano a preferire accordi bilaterali con alcuni Stai membri soprattutto se garantiscono benefici di tipo economico.

    Secondo il report l’Italia e la Grecia hanno un “basso numero di rimpatri” di immigrati irregolari a causa della durata della procedura di asilo, dei collegamenti mancanti tra le procedure di asilo e di rimpatrio che ostacolano il coordinamento e la condivisione delle informazioni, dell’assenza di un sistema di gestione dei casi di rimpatrio valido e integrato. Per la Corte anche non c’è “nessun riconoscimento reciproco e nessuna registrazione sistematica delle decisioni di rimpatrio nell’Ue”, è difficile localizzare i migranti rimpatriabili e monitorare le partenze volontarie. Ci sono inoltre “insufficiente capienza dei centri di trattenimento pre-allontanamento” e difficile cooperazione con i Paesi terzi di origine dei migranti”, i quali, seppure non si dichiarino contrari a riaccogliere i propri cittadini, di fatto ostacolano il processo con procedure burocratiche.

  • Swedish Democrats go after dual citizenship

    The nationalist and Eurosceptic Swedish Democrats (SD) are still on course for a strong result on the forthcoming legislative elections of Sunday, September 9.

    Opposition to migration is still at the heart of their political message.

    State of Play

    In 2014 the SD secured just under 13%. All polls suggest they are now well into double digits; a poll by Sentio published on August 30 suggests they were, in fact, leading with 24%, ahead of the ruling Social Democrats. However, that poll stands alone.

    In a poll of polls published by the public broadcaster Sveriges Radio on Wednesday, the Sweden Democrats appear to be losing some ground, mainly to the benefit of smaller parties. They poll an average of 17,7%, which would bring them at third place, below the centre-right Moderates and the incumbent Social Democrats.

    The Christian Democrats and the Liberals are reaping some of the benefits. Political analysts suggest that this may be a tactical turn of conservative voters who want to ensure that an ideologically cohesive centre-right alliance – rather than a German-style Red-Blue coalition – can be formed.

    Centre-right parties currently poll at a combined 38,9%, that is, an 8 points lead from the ruling coalition and a whisker below the majority required to form a government.

    But the Sweden Democrats, who had been polling as high as 25 per cent in some reports, have shrunk for four months in a row and are on 17.7 per cent, a whisker below the centre-right Moderate Party.

    Dual Citizenship

    The SD has traditionally raised the flag of anti-immigration rhetoric, as polarisation tends to hurt smaller parties and boost their electoral results.

    This campaign has been no different, with SD calling for an end to dual citizenship. Although there is no database detailing how many Swedes are dual nationals, there have been 750,000 naturalisations since 2000.

    Sweden’s population is 9,9 million people.

    SD stand alone on this matter, which is a problem that goes beyond immigration and is causing friction with the indigenous Finnish national minority. The ruling Social Democrats have endorsed the debate with gusto, launching the “Don’t Touch My Citizenship” campaign.

    Pressed on the matter, the Sweden Democrats are now talking about the possibility of “exceptions” for people who have citizenship in another Nordic country.

    Blurred clarity of message

    SD has been eager to take off the neo-Nazi stain off their political brand. Their 39-year-old leader, Jimmie Akesson,” chants slogans like “no racists on our streets,” according to a DW report.

    The incumbent Social Democrats frequently recall the party’s neo-Nazi past, referring to SD as “a neo-fascist single-issue party,” although the party’s leadership often suggests that being anti-immigration should not be equated to Nazism. They are vehement in their opposition to multiculturalism but insist their opposition is not racially motivated and proclaim their affinity to other conservative parties in Europe.

    However, the party does trace its roots in the Keep Sweden Swedish movement disbanded in 1986 and refounded as SD in 1988. Many of the party’s historical leaders were members of the Waffen SS.

    Akesson claims that the party has been reformed since he took over in 2005 and proclaimed himself in opposition to racism and xenophobia. Still, the Expressen newspaper and the Expo magazine have published features on at least eight SD candidates that have been members of the Neo-Nazi Nordic Resistance movement until as recently as 2016.

     

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