agricoltori

  • Animali ancora senza stalle! Gli allevatori lanciano l’allarme a tre anni dal terremoto in Centro Italia

    Siamo di nuovo alle porte dell’inverno e a tre anni dal terremoto sono ancora sfollate le persone ed anche gli animali con le evidenti conseguenze economiche. Infatti nessuna stalla è stata ricostruite e pecore, capre, cavalli e mucche sono tutt’ora ricoverate in strutture provvisorie e per la maggior parte inadatte a garantire benessere e produttività. La produzione di latte è calata del 20% come ricorda Coldiretti e nei paesi terremotati vi è stato un crollo della spesa del 70%! L’economia locale è al collasso ed allevatori e produttori sempre più soli.

    Ancora oggi, come hanno denunciato gli agricoltori e allevatori durante un mercato allestito a Roma per ricordare la tragedia del 26 ottobre del 2016, gli animali sono ricoverati sotto tendoni allestiti nel 2017, i gravi ritardi nell’allestimento erano costati la vita a migliaia di animali uccisi dalla neve e dal freddo. La situazione ancora adesso è ad altissimo rischio perché queste strutture non sono in grado di proteggere a sufficienza gli animali nei mesi del grande freddo.

    Non bastano le testimonianze di solidarietà che sono arrivate sia da privati che da associazioni di categoria, testimonianze che dimostrano come sia sempre lo Stato a muoversi troppo lentamente ed in modo non efficace, perché la solidarietà non può essere strutturale e sono le istituzioni che devono smettere di parlare e devono cominciare ad agire concretamente, l’inverno non aspetta che i vari esponenti politici trovino un accordo, l’inverno arriva comunque per uomini ed animali e sarà il quarto inverno senza risposte adeguate.

  • Falsificavano la qualità del latte per ottenere i fondi europei, 38 persone rinviate a giudizio

    “Procedura anomala” per ottenere fondi europei. Questa l’accusa con la quale a maggio sono finite nel registro degli indagati 38 persone per le quali il sostituto procuratore di Brescia Ambrogio Cassiani ha chiesto il rinvio a giudizio. Il processo si terrà davanti al GUP di Brescia il prossimo 27 novembre. Al centro dell’inchiesta sono finiti il direttore del laboratorio di produzione primaria dell’istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia (Centro di referenza nazionale per la qualità del latte bovino) e 37 allevatori lombardi. Secondo l’accusa avrebbero “indebitamente” percepito il premio qualità del latte, “con l’aggravante di aver commesso il fatto per ottenere da Regione Lombardia i contributi finanziati dall’Unione Europea” e “in violazione dei doveri inerenti la qualità di dipendente di un ente sanitario di diritto pubblico”.
    All’origine dell’inchiesta vi è una segnalazione degli ispettori regionali che, due anni fa, riscontrarono una serie di “anomalie nella refertazione” durante un sopralluogo all’Istituto. Si calcola che tra il 2015 e il 2016 siano stati erogati 180mila euro, ottenuti attraverso rapporti di prova, conferiti senza rispettare le procedure e riportanti  come “inizio” e“fine” analisi non la data reale, ma quella indicata dal caseificio conferente. I prelievi da controllare non provenivano da addetti esterni, come prevede la legge, ma dagli stessi allevatori. A seguito della conformità delle analisi “in autocontrollo” (e non da almeno due prelievi mensili casuali condotti da terzi) i produttori avrebbero chiesto e ottenuto “la conversione di questi risultati in analisi di routine, utili a conseguire i contributi, “attestando falsamente uno scopo diverso del campionamento e certificando il conferimento come avvenuto in modalità differente” da quella reale, “in palese contrasto con le normative”.

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