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  • Utilizzare il telefonino per accedere ai servizi resta faticoso

    Dall’home banking agli acquisti online, dalla prenotazione di visite mediche ai servizi della Pubblica Amministrazione, oggi una quota sempre crescente di attività quotidiane viene svolta direttamente dal cellulare. Eppure, nonostante l’entrata in vigore dell’European Accessibility Act (EAA) il 28 giugno 2025 abbia rappresentato un passaggio fondamentale verso un digitale più inclusivo, persistono ancora numerose barriere che complicano l’esperienza degli utenti, lasciando emarginate persone con difficoltà visive, motorie e cognitive. A evidenziarlo è una ricerca condotta da YouGov per Accessiway, leader europeo in accessibilità digitale e parte del gruppo europeo team.blue su oltre 1.000 italiani.

    Secondo l’indagine, il principale ostacolo riscontrato nell’utilizzo dello smartphone è rappresentato da pubblicità invasive, richieste di consenso ai cookie e pop-up difficili da chiudere, indicati dal 50% degli intervistati. Seguono poi i contenuti che si caricano troppo lentamente (27%) e le procedure di inserimento dati considerate eccessivamente complesse, come la compilazione di moduli, la gestione delle password o l’inserimento di informazioni personali (23%).

    Per rendersi conto del numero di persone che ogni giorno navigano online tramite smartphone, per svolgere le più comuni ricerche in rete, è utile consultare i dati dell’ultimo report Audiweb, secondo cui gli utenti mensili che hanno navigato in media da mobile e computer nel 2025 sono stati 44,1 milioni, 40,5 milioni dei quali da mobile (il 95% della popolazione di 18-74 anni, +0,7% rispetto al 2024).

    «La ricerca condotta insieme a YouGov evidenzia chiaramente la necessità di continuare a investire nella progettazione di servizi digitali realmente semplici, intuitivi e inclusivi. Quando un sito web o un’app risultano complessi da utilizzare, il rischio è quello di generare forme di esclusione digitale che colpiscono soprattutto le persone più vulnerabili, come gli anziani, le persone con disabilità e chi possiede competenze digitali limitate. Tuttavia, l’accessibilità non riguarda solo queste categorie ma rappresenta un elemento determinante per la qualità dell’esperienza digitale di tutti gli utenti». afferma Edoardo Arnello, Executive Vice President di Accessiway, che prosegue «L’accessibilità digitale non si esaurisce nel rispetto degli obblighi normativi, ma costituisce uno strumento concreto per garantire pari opportunità di accesso a informazioni, servizi e risorse essenziali. In un mondo in cui sempre più attività si svolgono online e tramite dispositivi mobili, progettare esperienze digitali accessibili nell’intero processo significa favorire una partecipazione piena ed equa alla vita economica e sociale».

    Un dato particolarmente significativo riguarda i più giovani. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, infatti, sono gli utenti della Generazione Z a dichiarare più frequentemente problemi di accessibilità digitale, segno di aspettative sempre più elevate rispetto alla qualità e alla semplicità dell’esperienza online. In Italia, il 90% degli under 35 (contro il 75% degli over 56) afferma di incontrare difficoltà nella navigazione da mobile. La situazione è simile anche in Francia (88%), Austria (87%) e Regno Unito (81%). La Germania, invece, rappresenta un’eccezione: il 60% della Generazione Z tedesca, infatti, dichiara di incontrare difficoltà online, contro il 68% degli over 56.

    Per quanto riguarda le barriere di navigazione da smartphone, pubblicità invasive, pop-up e richieste di consenso ai cookie si confermano essere i principali ostacoli anche a livello europeo, confermando la necessità per aziende e organizzazioni di progettare servizi digitali realmente accessibili, intuitivi e inclusivi per tutti.

  • Facilità e sicurezza dei pagamenti e dei rimborsi decisivi nella scelta della polizza assicurativa online

    Una ricerca di Adyen, piattaforma tecnologico finanziaria, evidenzia come la gestione dei pagamenti stia diventando un elemento centrale dell’esperienza assicurativa digitale in Italia. Il 98% degli intervistati per la ricerca dichiara di acquistare polizze tramite app o sito evidenziando che i consumatori chiedono sempre più semplicità e autonomia, oltre che sicurezza e affidabilità.

    Nel caso di transazioni ricorrenti, le preferenze si distribuiscono su più soluzioni: l’addebito diretto su conto bancario è l’opzione più diffusa (51%), seguito dal bonifico ricorrente (33%), da app di pagamento o digital wallet (30%) e dall’addebito diretto su carta (25%). La propensione per la comodità dell’automazione è particolarmente evidente per quanto riguarda i rinnovi delle polizze: 62% degli italiani propenso a utilizzarli, con un percentuale che sale al 72% sotto i 45 anni. Il rinnovo si conferma un touchpoint delicato. Per il 73% degli italiani dover reinserire tutti i dettagli di pagamento per rinnovare una polizza rappresenta un disagio che può tradursi direttamente in rallentamenti o rinvii della copertura.

    In un mercato assicurativo fortemente price-sensitive e comparativo, il prezzo resta spesso il primo fattore di scelta: tra le motivazioni per non sottoscrivere o non rinnovare una polizza, il 42% dichiara di aver trovato un’offerta migliore altrove e il 37% di aver ritenuto la polizza troppo cara. Superato però questo primo filtro, l’esperienza può diventare determinante: l’8% afferma di aver rinunciato perché il processo di pagamento era troppo complicato o richiedeva troppe informazioni. Inoltre, il 10% ha affermato di aver già avuto esperienza di un pagamento assicurativo non andato a buon fine per carta scaduta o fondi insufficienti.

    Quando si parla di rinnovo, le aspettative dei clienti sono pratiche e ruotano attorno a tre scenari preferiti. Quasi la metà (46%) ritiene che la soluzione ideale sia ricevere una notifica per completare il pagamento manualmente; il 36% preferisce invece che il pagamento venga ritentato automaticamente, senza dover intervenire; e il 28% si aspetta un supporto diretto tramite call center.

    Per il 98% degli italiani è importante che i sistemi di pagamento assicurativi siano sicuri. Di conseguenza, il 90% si sente più rassicurato sapendo che il provider utilizza un sistema “intelligente” di prevenzione delle frodi. Per il 96% degli italiani è importante ottenere rapidamente rimborsi o pagamenti dei sinistri. I pagamenti rapidi non solo migliorano notevolmente l’esperienza del cliente, ma aumentano anche l’efficienza operativa dell’assicuratore, riducendo gli attriti e i costi indiretti come i reclami e quelli dovuto all’assistenza clienti.

  • Le Ue contesta a Meta di non impedire l’accesso ai social agli under 13 e lancia l’app per identificare l’età di chi naviga in rete

    La Commissione rileva preliminarmente che Meta viola il regolamento sui servizi digitali (Dsa) per non aver impedito ai minori di 13 anni l’accesso su Instagram e Facebook.

    Nonostante i termini e le condizioni di Meta stabiliscano che l’età minima per utilizzare in sicurezza Instagram e Facebook sia di 13 anni, le misure adottate dall’azienda per far rispettare tali restrizioni non sembrano efficaci. In particolare, non impediscono adeguatamente l’accesso ai minori sotto i 13 anni né consentono di identificarli e rimuoverli tempestivamente qualora abbiano già ottenuto l’accesso.

    Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, ha dichiarato: «Le stesse condizioni generali di Meta indicano che i loro servizi non sono destinati ai minori di 13 anni. Tuttavia, i nostri risultati preliminari mostrano che Instagram e Facebook fanno molto poco per impedire ai bambini al di sotto di questa età di accedere ai loro servizi. Il DSA richiede alle piattaforme di applicare le proprie regole: i termini e le condizioni non devono essere semplici dichiarazioni scritte, ma la base per azioni concrete volte a proteggere gli utenti, compresi i minori».

    La Commissione ha inoltre adottato una raccomandazione che esorta gli Stati membri ad accelerare il lancio dell’app di verifica dell’età dell’Ue e a renderla disponibile entro la fine dell’anno. L’app, sicura, affidabile e rispettosa della privacy, rappresenta un passo fondamentale per proteggere i minori da contenuti online dannosi e inappropriati. Gli Stati membri possono distribuire l’app di verifica dell’età come applicazione autonoma oppure integrarla in un portafoglio europeo di identità digitale. La raccomandazione specifica inoltre le azioni che gli Stati membri dovrebbero intraprendere per garantire una rapida disponibilità e l’interoperabilità della soluzione di verifica dell’età dell’Ue. L’esecutivo comunitario ha sviluppato un modello (blueprint) dell’app, che consente agli utenti di dimostrare di raggiungere una determinata soglia di età senza rivelare l’età esatta, l’identità o altri dati personali. Spetta ora agli Stati membri adattare e realizzare l’app per i propri cittadini.

    La protezione dei minori online è una priorità per la Commissione. In base al regolamento dell’UE sui servizi digitali, le piattaforme online devono garantire un elevato livello di privacy, sicurezza e protezione per i minori. Sempre Virkkunen, ha dichiarato: «Una verifica dell’età efficace e rispettosa della privacy è il prossimo tassello del puzzle che ci avvicina alla creazione di uno spazio online in cui i nostri bambini siano al sicuro e messi nelle condizioni di utilizzare Internet in modo positivo e responsabile, senza limitare i diritti degli adulti».

  • A breve l’app Ue per accedere ai social

    Arriva l’app europea per verificare l’età online. Ad annunciarlo è la Presidente della Commissione europea Ursula von der Lyen durante una conferenza stampa a Bruxelles con la vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen.

    Il funzionamento è semplice: basta scaricare l’applicazione sul proprio dispositivo, si configura tramite documento d’identità o passaporto, si utilizza per dimostrare la maggiore età quando si accede a piattaforme online. Secondo von der Leyen, l’app permetterà di verificare l’età senza condividere altri dati sensibili garantendo l’anonimato completo dell’utente e l’impossibilità di tracciamento. Il sistema sarà open source, il codice sarà quindi accessibile e verificabile da chiunque e compatibile con tutti i dispositivi (smartphone, tablet e computer).

    “Questa app – ha spiegato von der Leyen – offre a genitori, insegnanti e tutori un potente strumento per proteggere i bambini, perché non tollereremo in alcun modo le aziende che non rispettano i diritti dei nostri bambini: i diritti dei bambini nell’Unione europea vengono prima degli interessi commerciali, e faremo in modo che sia così. La situazione – continua la Presidente – è estremamente preoccupante: un bambino su sei è vittima di bullismo online e un bambino su otto è un bullo online”.  Un modo per affrontare le modalità con le quali i siti, grazie a design sempre più accattivanti, catturano l’attenzione e la dipendenza dallo schermo. “Più è il tempo che i nostri figli trascorrono online, più è probabile che siano esposti a contenuti dannosi e illegali, nonché al rischio di adescamento da parte di predatori online. Spetta ai genitori educare i propri figli, non alle piattaforme”, ha concluso von der Leyen.

  • Le App smartphone dei taxi si uniscono per coprire l’ltalia con ltalian Taxi Network

    Chiamare un taxi in tutta Italia o quasi, senza dover installare una nuova applicazione in ogni città. Adesso è possibile grazie a un ambizioso progetto dei tassisti italiani attraverso le loro app nazionali, appTaxi, BTaxi e Taxi Move, e altre app locali.

    ltalian Taxi Network è una sinergia tra applicazioni, rigorosamente dei lavoratori del settore, progetto tutto sotto la bandiera italiana, che conta già un totale di oltre 2 milioni di download complessivi da smartphone e che darà vita a un Network di quasi 6500 tassisti, in 51 città italiane e con altre già previste in futuro. Già oggi conta 3 milioni e 600 mila corse all’anno, per una movimentazione di circa 40 milioni di euro. “Numeri reali!” tengono a precisare i protagonisti del progetto.

    «Per noi di appTaxi, già attivi dal 2012 e presenti oggi in 35 tra piccoli e grandi comuni, anche con i Taxi acquei a Venezia, questa partnership è quasi un processo naturale ma importantissimo. In una realtà come quella Taxi è sicuramente una bella prova di collaborazione che dimostra la sempre più forte convinzione con la quale si sta lavorando per offrire servizi sempre più innovativi e migliori» è il commento del presidente di appTaxi Stefano Salzani.

    Con questa unione di forze la nostra applicazione BTaxi permetterà a coloro che la usano di chiamare, prenotare e pagare il proprio taxi in buona parte d’ItaIia e con la massima semplicità di sempre”, spiega Riccardo Carboni, presidente di CO.TA.BO. E aggiunge:I nostri utenti, come quelli delle altre due applicazioni, avranno presto un ventaglio di tante nuove città dove poterla usare. Senza la necessità di ulteriori download e registrazioni».

    Per Claudio Giudici, presidente di Taxi Move «con questa partnership segniamo il futuro del settore taxi in Italia, offrendo a cittadini, turisti e tassisti una prospettiva non solo di semplicità, ma anche di sicurezza, che solo il servizio pubblico taxi può offrire. Aperti a tutte le app dei tassisti italiani, non ci rassegneremo mai a far fagocitare dalle multinazionali anche questo settore, che incarna ancora oggi, più di ogni altro, il sogno costituzionale ex artt. 43, 45 e 46 Cost. dove lavoratore artigiano e cooperazione sono i protagonisti di un settore come quello del trasporto pubblico locale non di linea».

  • L’accessibilità possibile per tutti grazie a WeGlad, l’app che consente di mappare le barriere architettoniche e fare rete

    Pochi click per mappare qualsiasi barriera architettonica, locali inclusi, taggarla e geolocalizzarla. E’ la mission di WeGlad, app nata per semplificare la mobilità di chi ha difficoltà motorie e non ha dati per potersi muovere in autonomia. Ad idearla Petru Capatina che, partendo dalla sua esperienza personale e dai numerosi disagi affrontati, ha deciso di sfruttare tutto il potenziale delle nuove tecnologie per creare una startup in grado di migliorare la vita di chi ha una disabilità fisica, e dei tanti caregiver, in un’epoca in cui il tema dell’inclusività sta diventando sempre più importante. 

    Come è nata l’idea di WeGlad e come funziona?

    WeGlad è un’app che semplifica la mobilità delle persone con difficoltà e disabilità motorie. Nasce da tre esperienze che hanno catalizzato in me l’esigenza di dare origine a questo progetto. In primis, 15 anni fa ho avuto un incidente che mi ha bloccato a letto dopo essere stato colpito da una macchina, ho dovuto imparare nuovamente a camminare, questo mi ha segnato. Successivamente ho lavorato girando l’Europa con il mondo del circo e dei live show: un amico, acrobata, a seguito di un incidente ha subito danni pesanti ai piedi e facendogli da caregiver ho compreso ulteriormente quanto fosse difficile trovare informazioni su strade e locali accessibili. Era un tormento, città nuova ogni 10 giorni, mai il tempo di adattarsi. Appena studiavamo il tragitto più funzionale e i 2-3 locali accessibili, cambiavamo zona. L’epifania è arrivata quando ho iniziato a lavorare nel mondo delle tecnologie esponenziali, capaci di risolvere problemi grandi, gravi e complessi in tempi record. Lì ho capito che avrei dedicato la mia vita all’utilizzo di quella forza esponenziale per risolvere problemi sociali con una potenza che non avevamo mai avuto possibilità di esercitare prima. E’ stato immediato scegliere il tema della mobilità accessibile, non c’era niente sul mercato, conoscevo il problema, così come i miei soci, la tecnologia era matura, ci abbiamo scommesso tutto. E’ il nostro purpose.

    Con WeGlad si può mappare l’accessibilità fisica delle strade e locali aperti al pubblico. Ovvero per chi ha difficoltà motorie e oggi non ha dati per potersi muovere in autonomia. In pochi click possiamo mappare qualsiasi barriera architettonica, taggarla e geolocalizzarla. Stessa cosa con i locali. I dati sono condivisi gratuitamente con tutto il mondo. Il risultato è generare una mappa intelligente che possa, in base alle esigenze del singolo, navigarlo da punto A verso punto B nel modo più accessibile e sicuro, garantendo inoltre che il punto B possa accoglierlo. Sembra banale, ma è una tortura senza la tecnologia.

    Come è stata accolta, che riscontro state avendo e in che modo state cercando di diffonderla?

    Ora molto bene, ma è stato complesso inizialmente, di aziende simili ne erano nate una decina in giro per il mondo ma fallivano entro l’anno. Abbiamo cercato e trovato gran parte dei fondatori per intervistarli e capire cosa fosse andato storto per non ripetere gli stessi errori. Abbiamo investito centinaia di ore con le persone che vivevano quelle difficoltà per approfondire. Una volta pronti per lanciare l’app arriva il covid. Mobilità in stallo. Lì abbiamo deciso di creare la community, oltre le barriere architettoniche, ci sono quelle sociali, abbiamo creato il primo gruppo di persone in Italia che mettesse insieme persone normotipo, con disabilità e caregiver. Niente ghettizzazione. Ripartita l’economia quelle persone sono state chiave per ampliare il bacino e testare velocemente più di 5 prototipi e capire come consolidarsi. A 5 mesi dalla costituzione della società vinciamo il Premio Nazionale per l’Economia Civile, poi l’ESG 2022 delle Nazioni Unite, parliamo con corporate, governi e policy maker globali, stiamo facendo la cosa giusta. Abbiamo capito che la risoluzione del problema non coinvolge solo gli stakeholder ma è un tema di tutti. Abbiamo così creato il Mappathon, un gioco sociale, una maratona di mappatura, ottimo strumento di diffusione. Coinvolgiamo dipendenti delle Corporate, partendo dalle ERG interne (Employee Resource Group), chi mappa genera punti, sale di classifica, vince premi. Si condivide il budget con Terzo Settore per ampliare l’impatto e mappature, si sensibilizzano i cittadini, si condividono i dati coinvolgendo le PA per monitoraggio e risoluzione. Abbiamo così tutti gli strati della società, insieme, per un obiettivo che riguarda tutti: la dignità naturale dell’essere umano. A Milano abbiamo coinvolto 6 corporate competitor e il Comune, in 3 mesi 5.500 mappature, numero impressionante considerando quasi quattro decenni dalla legge che rende il monitoraggio un obbligo.

    Perché il riferimento al gladiatore?

    WeGlad è la contrazione di ‘Welcome Gladiators’, ovvero benvenuti gladiatori. Quella del Gladiatore è una metafora riferita a tutte le persone che combattono nell’arena della vita, contro difficoltà che non hanno scelto. Che hanno il ritorno sul tempo investito storpiato da un contesto urbano che non li accoglie. Perché la disabilità non è loro, è del contesto. Persone che, come direbbe Pasolini, parlando del ‘sentimento primo’, da quando sono nate, hanno notato di non essere ‘previste’. Noi le cerchiamo e sono benvenute, accolte. Poi, il gladiatore più forte era l’essedarius, che guidava il carro, l’esseda. Aveva appunto due ruote, come la sedia rotelle e combatteva per la libertà. Era perfetto.

    Chi sono i principali fruitori dell’App?

    Siamo partiti dalle difficoltà motorie. Secondo l’ISTAT circa il 4% delle persone ha disabilità motoria, il 13,9% di anziani che rappresentano il 31% della popolazione italiana, ha difficoltà motoria, 11% persone sono severamente obese e il 4% sono genitori di bambini 0-4 anni che usano un passeggino. Oggi, stiamo puntando a integrare dati su tematiche di neurodivergenza e alimentari, e successivamente trasformare i dati della mobilità in dati utili per persone ipovedenti.

    Quante segnalazioni avete avuto da quando è nata WeGlad e a chi veicolate le informazioni?

    Ad oggi abbiamo più di 10.000 barriere architettoniche segnalate e oltre 5.000 locali, di ogni genere, in ogni parte dell’Italia. Nascono anche le mappature all’estero.

    Pensate, in un secondo momento, di creare delle partnership con scuole e/o università?

    Assolutamente sì, interagiamo spesso con scuole e università, le abbiamo già coinvolte in 4 mappathon. I giovani sono molto sensibili e vogliono contribuire, partecipare. Infatti sono proprio loro che ci hanno chiamato il “Pokemon GO” dell’accessibilità, ed è grazie a loro che stiamo investendo molto nella gamification, proprio per renderlo sempre di più un social game, dove le persone possono contribuire e imparare di più sull’inclusione venendo premiati e stimolati. Puntiamo sulle nuove generazioni.

    Negli ultimi anni si parla molto di inclusività in tutti i settori della vita quotidiana. Avete programmi anche nel lato retail?

    Si, decisamente. Il retail sarà proprio il nostro focus per i prossimi anni. Lanceremo a breve il nostro modello REACT (Retail Accessibile e Trasparente) che abbiamo sviluppato nel corso dell’estate per coinvolgere tutti i retailer di banche, assicurazioni, food, telco, franchising ecc che hanno punti vendita e implementare i loro ‘store locator’. Ad oggi, meno di 1 su 100 ha dei dati sull’accessibilità. Il nostro modello serve per abilitarli a rilevare l’accessibilità fisica, sensoriale e alimentare dei punti vendita/filiali e poterli integrare con un’interfaccia, direttamente nei propri siti web e app, dove i loro utenti possano consultare in modo intuitivo la tipologia di servizio di interesse. Il retail non è sempre accessibile a tutti, ma questo è noto alle persone, e spesso è questione di edifici storici, di locali in affitto su cui c’è poca possibilità di manovra e accordi di franchising complessi. Dobbiamo però capire che la trasparenza batte l’imperfezione. Oggi il consumatore vuole sapere se un locale è ok per le sue esigenze, senza investire tempo per sposarsi e scoprire poi di non essere accolto. La trasparenza serve per permettere all’utente anche di scegliere la destinazione migliore tra i locali offerti dall’azienda, altrimenti si perde la fiducia del cliente e si crea disagio. Noi risolviamo questo, dando nuove possibilità di monetizzazione e posizionamento, creando impatto sociale misurabile. Inoltre, nel 2025 ci sarà l’European Accessibility Act, siamo al centro del ciclone di un grande cambiamento, ora è il momento di agire. Il mercato è maturo e lo esige, le aziende intelligenti, come sempre, sapranno cogliere l’opportunità al posto di subire la policy. Noi le affiancheremo per farlo al meglio.

  • Parte la sfida delle banche digitali e l’Italia è seconda solo al Regno Unito

    Le banche digitali, con servizi esclusivamente da app e smartphone, sfidano il sistema bancario tradizionale in tutta Europa favoriti dal progresso tecnologico e dalla pandemia. A fronte di un calo strutturale di ricavi e margini, che nell’ultimo decennio ha portato gli istituti di credito a ridurre sportelli e personale, le challenger banks spingono sull’acceleratore, crescendo e raccogliendo capitali.

    Ad analizzare gli scenari del mondo Fintech è l’area studi di Mediobanca che ha dedicato un report alle 96 challenger banks del Vecchio Continente, dove l’Italia si piazza sul podio, al secondo posto, con 12 operatori dopo il Regno Unito (37) e insieme alla Francia (12). A seguire, Germania (8) e Spagna (7). Nel paniere considerato, circa il 65% è nato dopo il 2013 mentre solo 9 società sono quotate in Borsa, di cui una italiana (illimity Bank).

    Caratterizzate da una forte connotazione tecnologica, assenza di filiali fisiche e costi inferiori per i clienti, queste banche nel 2021 hanno più che raddoppiato la raccolta di fondi in venture capital, arrivata a 3,5 miliardi di euro (+129,5%), con ulteriori 1,8 miliardi nel primo semestre 2022. I ricavi 2020 sono cresciuti del 3,9%, a 7,9 miliardi, con un picco di +24,8% per le neobanks (costituite dopo il 2010) e un +19,9% segnato da realtà appartenenti a grandi gruppi bancari. Il risultato netto aggregato nel 2020 è peggiorato del 12,7%, in linea con le performance delle banche dell’eurosistema. In questo contesto, le 12 realtà italiane segnano una crescita dei ricavi 2021 del 22,8%, a 513 milioni, con un miglioramento del risultato netto (+63%) e del risultato operativo (+75,2%), dopo aver superato “brillantemente il primo anno pandemico” con un balzo del margine di intermediazione del 42,2% nel 2020.

    In aumento anche la forza lavoro: +18% nel 2020 sul 2019 e +5,7% nel 2021. Gli operatori italiani – secondo il report – appaiono tuttavia di dimensioni minori e presentano valori inferiori alla media per ricavi e totale attivo. Il Paese si posiziona inoltre nelle retrovie per utilizzo dei servizi bancari online: 45% degli italiani contro una media Ue del 58% e punte del 90% nei Paesi del Nord, che spiccano anche per una bassa densità di filiali rispetto alla popolazione. Più in generale, la profonda ristrutturazione dei modelli distributivi tra il 2010 e il 2020 ha portato a una riduzione del personale bancario del 14,8% in Italia (-34,4% in Spagna, -26,4% nel Regno Unito e -13,9% in Germania) e del 30% degli sportelli (-48,3% nel Regno Unito, -48,1% in Spagna, -36,8% in Germania).

  • Coldiretti lancia l’app Demetra per il controllo dei terreni

    Coldiretti rende noto che “con l’app satellitare Demetra per controllare i terreni e prevenire gli effetti dei cambiamenti climatici salgono a 70mila gli agricoltori iscritti al Portale del Socio Coldiretti. Lo strumento consente di accedere a: mappe degli appezzamenti delle singole colture; previsioni meteo dettagliate sempre aggiornate; sistema di supporto alle decisioni con indici elaborati su singolo appezzamento; immagini satellitari con vari indici di vigoria per monitorare lo stato di ogni singola coltura. La App avvisa inoltre se le colture possono andare in stress idrico o se c’è un rischio gelata. Un aiuto importante in una situazione gli eventi estremi si sono moltiplicati, esponendo le aziende agricole al rischio di subire gravissimi danni alle colture”.

    La stessa associazione sottolinea anche che “il Portale del Socio Coldiretti rappresenta un vero e proprio ‘cruscotto’ aziendale con molteplici funzioni e possibilità”. E spiega:

    “Quaderno di campagna Grazie alla perfetta integrazione con il fascicolo aziendale il Quaderno di Campagna digitale consente di gestire i cicli colturali, il magazzino degli agrofarmaci, i trattamenti, i diserbi, le fertilizzazioni (con controlli automatici e completi in tempo reale rispetto alle etichette e ai disciplinari) e tutte le lavorazioni, l’irrigazione, le macchine e molto altro.  Ma il Quaderno di Campagna digitale rende più semplice anche la domanda Pac e riduce il rischio di sanzioni e tagli ai premi comunitari. Perfettamente adattabile alle esigenze aziendali mette a disposizione strumenti in grado di gestire la produzione bio, i piani di fertilizzazione, la cartografia, le etichette e tutto ciò che è legato, in generale, alla produzione e alla normativa vigente.

    Fatturazione digitale – Digit – Offre la gestione digitalizzata delle fatture e dell’intero ciclo attivo della contabilità d’impresa grazie a un programma avanzato che consente di monitorare prodotti, listini e clienti, direttamente collegato con le Imprese Verdi.

    Servizio presenze L’applicazione permette di gestire le presenze e giustificare le eventuali assenze di ogni lavoratore presenze ma anche di conoscere il costo di un Operaio Agricolo a tempo Determinato (OTD) e calcolare l’importo della retribuzione lorda partendo dal netto e viceversa.

    Fascicolo aziendale – I soci, grazie alla collaborazione con Agea, possono monitorare lo stato di avanzamento delle domande Pac e Psr presentate, consultare tutti i dati relativi alla propria azienda così come conosciuti dalla Pubblica Amministrazione (piano colturale, portafoglio titoli, ecc.) e tenere traccia di tutti i pagamenti ricevuti, rendendo più semplici e sicuri i rapporti con gli enti che erogano i fondi comunitari.

    Sportello pratiche Caa – E’ uno sportello web dove comunicare direttamente con gli operatori del Caa Coldiretti per presentare o completare le pratiche, risolvere i problemi e sbrigare i vari adempimenti in tutta sicurezza senza doversi recare in ufficio, usando il telefonino o il tablet.

    Archivio fatture E’ un archivio elettronico e gratuito consultabile dal pc dove gestire e avere sempre disponibili tutte le fatture elettroniche attive e passive della propria azienda. Il sistema consente la consultazione, la visualizzazione ed il download delle fatture attive e passive (con l’esportazione in excel) e una facile gestione delle scadenze dei pagamenti nonché degli incassi delle stesse fatture elettroniche.

    Oltre a ciò il Portale del Socio Coldiretti offre anche l’agenda on line gratuita e personalizzabile che avvisa delle scadenze d’impresa, le notizie in anteprima e le informazioni sui nuovi bandi del Psr, il meteo, convenzioni riservate ai soci e molto altro.

    Registrarsi al Portale del Socio Coldiretti è facile e gratuito. Basta andare su internet e digitare l’indirizzo https://socio.coldiretti.it. Cliccando su “registrati” dovrai inserire il tuo numero di Socio Coldiretti che si trova sulla tessera (il numero di socio e non quello di tessera, ndr), la partita Iva o il codice fiscale e un indirizzo mail. Sulla tua posta elettronica riceverai subito una mail che ti permetterà di completare la registrazione e accedere ai servizi del portale”.

  • Una domanda facile facile ai partiti del secondo governo Conte

    Che fine ha fatto l’app Immuni della quale non si parla più da mesi? Quanti cittadini l’hanno attivata e che risultati ha dato? Ad oggi quanto è costata? Ci sarà qualcuno dei partiti dell’attuale governo che vorrà informarsi o, come sempre, tutto cadrà nel dimenticatoio?

  • Facebook testa in Brasile i pagamenti via Whatsapp

    WhatsApp ha lanciato ufficialmente il suo sistema di pagamenti tramite app. Si comincia dal Brasile ma presto il sistema verrà esteso ad altri Paesi, ha annunciato Mark Zuckerberg. Dal 15 giugno il servizio di messaggistica di proprietà di Facebook mette a disposizione degli utenti brasiliani un servizio di pagamenti e scambio di denaro. Saranno loro quindi i primi tester della nuova tecnologia. “Stiamo rendendo l’invio e la ricezione di denaro facile come la condivisione delle foto”, ha scritto il fondatore di Facebook sul suo profilo ufficiale. “Stiamo anche consentendo alle piccole imprese di effettuare le vendite direttamente all’interno di Whatsapp”, ha aggiunto.

    Lo scambio di denaro su Whatsapp, che attualmente conta circa 2 miliardi di utenti nel mondo, userà la tecnologia già sviluppata da Facebook Pay, in uso dallo scorso novembre in alcuni Paesi tra cui Stati Uniti e Gran Bretagna. “Voglio ringraziare tutti i nostri partner per aver reso possibile tutto questo”, ha aggiunto Zuckerberg. “Stiamo lavorando con le banche locali, tra cui Banco do Brasil, Nubank, Sicredi e Cielo, il principale processore di pagamenti per i commercianti in Brasile. Il Brasile è il primo Paese in cui stiamo estendendo ampiamente i pagamenti in WhatsApp. Ne arriveranno presto altri”, ha annunciato nel post.

    In un blogpost sul proprio sito ufficiale, Whatsapp precisa inoltre che il servizio di pagamento sarà gratuito per i consumatori (non richiederà quindi commissioni), ma le aziende pagheranno una tassa pari al 3,99 percento di ogni pagamento ricevuto. Prima di lanciare ufficialmente in Brasile, Facebook ha provato a testare Whatsapp pay in India, ricevendo però diversi freni dalle autorità locali.

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