asilo

  • Borsino delle immigrazioni: boom di richieste di asilo nella Ue da parte di venezuelani

    I richiedenti asilo registrati per la prima volta nella UE nel 2019 sono stati 612.700, in aumento del 12% rispetto al 2018. In termini assoluti, fa sapere Eurostat secondo quanto riporta l’Ismu, quasi 1 su 4 ha chiesto asilo in Germania, seguita da Francia (20% del totale) e Spagna (19%). L’Italia rappresenta il 6% del totale per numero di prime richieste di asilo nella UE.

    A fronte di un aumento generale, in alcuni paesi però si registrano importanti diminuzioni rispetto al 2018: in particolare proprio in Italia (-34%), Germania (-12%) e Austria (-7%).  Secondo i dati Eurostat, le persone in cerca di asilo nella UE provengono soprattutto dalla Siria (74mila), seguita dall’Afghanistan (53mila) e dal Venezuela (45mila). Dei 45mila venezuelani che nel 2019 hanno chiesto protezione d’asilo per la prima volta nella UE, la stragrande maggioranza (90%) ha fatto domanda di asilo in Spagna (40.300). E mentre il numero di richiedenti provenienti dalla Siria è diminuito rispetto al 2018 (-7%), il numero di afghani e di venezuelani è aumentato rispettivamente del 35% e del 102%.

    Per quanto riguarda l’Italia, sempre in base ai dati elaborati Ismu, questa volta su dati del ministero dell’Interno, emerge che a fronte della rilevante diminuzione del totale delle richieste di asilo registrata (nel

    2018 erano 54mila), nel 2019 in Italia il numero totale dei richiedenti asilo è stato di 39mila unità (mentre i dati Eurostat sopracitati si riferiscono solo al sottogruppo di coloro che hanno fatto domanda per la prima volta). Nel 2019 si è riscontata la crescita del collettivo proveniente dall’America Centrale e Meridionale: oltre 6.700 richiedenti asilo – il 17% del totale – provengono infatti da Paesi di quest’area geografica, le cui domande di asilo sono quadruplicate in tre anni. Inoltre questi Paesi sono tra quelli con un tasso di riconoscimento di protezione alto.

  • L’ONU afferma che il cambiamento climatico può essere causa di asilo

    Un comitato dei diritti umani delle Nazioni Unite ha stabilito che le persone in fuga per gli effetti dei cambiamenti climatici possono chiedere asilo.Il gruppo di lavoro ha emesso il parere dopo che un uomo di Kiribati è stato rimandato nel suo paese perché gli è stato negato l’asilo dalla Nuova Zelanda. Anche se gli esperti del comitato hanno concluso che l’espulsione era legale, hanno comunque affermato che casi simili potrebbero in futuro giustificare le richieste di asilo.”Il degrado ambientale, i cambiamenti climatici e lo sviluppo insostenibile costituiscono alcune delle minacce più urgenti e gravi per la possibilità delle generazioni presenti e future di godere del diritto alla vita”, ha spiegato il comitato, aggiungendo che le persone in cerca di asilo non sono tenute a dimostrare che subirebbero danni immediati, se rimandati nei loro paesi d’origine.Hanno anche spiegato che, in quanto eventi legati al clima, possono verificarsi all’improvviso, come nei casi di tempeste o alluvioni, o nel tempo, come l’innalzamento del livello del mare.

  • In Italia il calo maggiore di domande di asilo internazionale rivolte all’Europa nel 2018

    L’Italia è il Paese Ue che ha registrato il calo maggiore di domande di asilo nel 2018 rispetto all’anno precedente: -53%, in cifra assoluta 59.950 contro 128.850. E’ quanto risulta dal rapporto annuale dell’Ufficio europeo di sostegno all’asilo (Easo), che a livello europeo segnala un calo del 10% delle richieste di protezione internazionale. La Germania, che resta il Paese a cui perviene il maggior numero di richieste (184.180), ha fatto registrare un calo del 17%, mentre la Francia ha sostituito l’Italia al secondo posto dell’anno scorso (quest’anno siamo al quarto posto) con 120.425 richieste, pari a un incremento annuo del 21%. Al terzo posto si colloca la Grecia, con 66.965 richieste, pari a un +14% rispetto al 2017. La Spagna è quinta, dietro l’Italia, con 54.050 richieste  (+48%).

    Siriani (14%), afghani e iracheni (7%) i principali richiedenti asilo, Ue, Svizzera, Norvegia e Liechtenstein l’anno scorso anno ricevuto 664.480 domande, contro le 728.470 del 2017. Quasi i tre quarti delle richieste complessive sono state presentate in Germania, Francia, Grecia, Italia e Spagna. Nei primi cinque mesi del 2019 le domande di protezione internazionale registrate in Europa sono state oltre 290mila (in aumento dell’11% rispetto allo stesso periodo nel 2018). Oltre che da Siria, Afghanistan e Iraq, le domande quest’anno arrivano in gran numero dal Venezuela.

    L’Italia si conferma al secondo posto per domande d’asilo pendenti alla fine del 2018 (102.995), preceduta di gran lunga dalla Germania (384.815) e seguita dalla Spagna (78.705) e dalla Grecia (76.330).

  • L’Ue studia come dirottare i richiedenti asilo in Marocco e Tunisia

    Gli Stati della Ue stanno facendo pressioni affinché il Marocco e la Tunisia entrino in un elenco di cosiddetti “paesi terzi sicuri” sui quali scaricare le persone che chiedono asilo. La mossa sembra legata a piani in fase di stallo per la creazione di centri nei Paesi che circondano il Mediterraneo per accogliere in mare migranti salvati sbarcati.

    Il concetto di paese terzo sicuro implica che i dispacciatori di persone, indipendentemente dalla nazionalità, tornino ai luoghi in cui hanno inizialmente transitato. Significa, per esempio, che un africano sub-sahariano che ha viaggiato attraverso il Marocco per raggiungere l’Europa potrebbe essere rimandato in Marocco per far sì che il suo caso di asilo venga ascoltato.

    La Commissione europea ha incaricato l’agenzia di asilo di sostegno dell’Ue (Easo) di contribuire alla stesura di un elenco di paesi terzi sicuri per conto degli Stati dell’Unione. L’elenco comprende Montenegro, Serbia, ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Albania, Bosnia ed Erzegovina, Kosovo, Turchia, Tunisia, Marocco e Ucraina. Una lettera di inizio agosto scritta da Paraskevi Michou, che all’inizio di quest’anno ha assunto la direzione del ramo migratorio della Commissione, chiede al direttore esecutivo ad interim di Easo, Jamil Addou, di raccogliere informazioni “pertinenti per valutare se questi paesi possano essere designati come paesi terzi sicuri a livello dell’Unione”.

    L’iniziativa ha però suscitato anche irritazione, dato che l’agenzia con sede a Malta non ha il mandato legale di effettuare tali valutazioni. «Si tratta di una questione altamente politica e in base all’attuale regolamento non fa parte del mandato dell’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo», ha dichiarato Martina Anderson, eurodeputata irlandese con il gruppo Sinistra/Gue, in una riunione della commissione al Parlamento europeo.

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