attacchi

  • Ci risiamo: Conte prepara autostrade per gli uomini di Putin

    Mentre aumenta la bagarre all’interno del cosiddetto campo largo, in vista delle elezioni, e i leader si affrontano per decidere chi sarà il candidato premier della coalizione di centro sinistra, mentre ci si domanda come ci potrà essere una coalizione con così diverse idee e vedute rispetto a problemi vitali quali il sostegno all’Ucraina, il riassetto militare e politico dell’Europa, lo scontro diventa kafkiano per quanto riguarda le modalità con le quali dovrebbe essere scelto il presidente del consiglio in pectore.

    Primarie in piazza? Conte è favorevole una elezione via internet.

    Sappiamo tutti che dal lontano 2015, anno del confronto elettorale tra Donald Trump e Hilary Clinton per la Casa Bianca con i diversi sospetti di ingerenze da parte dei russi per pilotare il risultato, le vie telematiche non sono più ritenute completamente sicure, inoltre gravi sospetti vi sono oggi per l’utilizzo improprio dell’intelligenza artificiale e le manipolazioni che ne possono derivare.

    Sono passati gli anni e tragicamente, nel 2022, Putin ha invaso l’Ucraina continuando, fino ai giorni nostri, una guerra sempre più crudele e devastante. Contestualmente è cominciata anche una guerra ibrida contro l’Occidente, contro i Paesi dell’Unione europea, colpevoli, secondo Putin, di difendere la sovranità dell’Ucraina e il diritto internazionale.

    Questa guerra ibrida ha portato una serie continua di attacchi hacker a siti sensibili degli Stati dell’Unione, Italia compresa, sia pubblici che privati.

    In una recente intervista al Corriere della Sera il Generale di corpo d’armata Carmine Masiello, capo di stato maggiore dell’Esercito, ha affermato che gli attacchi cibernetici gravi sono cresciuti di quasi il 50% a livello globale e di oltre il 40% in Italia.

    Senza approfondire ulteriormente rimane abbastanza evidente, anche ai più distratti, che affidare la scelta del possibile leader del cosiddetto campo largo ad un’elezione telematica può portare, con ragionevole certezza, ad una manipolazione di quelle stesse elezioni e del loro risultato da parte sia dei russi che di altri hacker, compresi quelli legati al terrorismo

    Se poi, senza accusare nessuno ma parlando solo di dati di fatto, ci ricordiamo quanto Conte, che indica le elezioni via internet, si sia battuto e continui a battersi per non inviare armi e sistemi di difesa all’Ucraina, si comprende bene come sarebbe tutto nell’interesse di Putin fare in modo che fosse proprio Conte a risultare vincitore nella sfida con Elly Schlein.

    In sintesi la mano lunga del Cremlino può ormai arrivare ovunque, sta a tutti noi, che difendiamo libertà e democrazia, impedire sabotaggi alla vita democratica del nostro Paese anche respingendo qualunque tipo di elezione che possa essere suscettibile di manipolazioni.

  • Big Tech Usa lancia un appello per preparare difese dagli attacchi dell’intelligenza artificiale

    OpenAI, Anthropic, Amazon Web Services, Microsoft e oltre 100 altre aziende hanno lanciato a fine agosto un allarme sulla necessità di rafforzare rapidamente le difese informatiche contro gli attacchi potenziati dall’intelligenza artificiale. In una lettera aperta, le organizzazioni avvertono che infrastrutture critiche come ospedali, impianti per il trattamento delle acque e centrali elettriche dovranno affrontare un aumento delle minacce informatiche, favorito dalla crescente accessibilità di strumenti di IA in grado di rendere più economici e sofisticati gli attacchi.

    “Abbiamo una finestra temporale limitata per rafforzare le difese informatiche”, si legge nella lettera, che invita aziende e governi ad adottare un’azione collettiva per mettere in sicurezza le infrastrutture critiche e rendere più difficile e costoso per gli hacker sfruttare strumenti di Ia per penetrare nei sistemi. Tra i firmatari figurano aziende del settore del cloud computing, della cybersicurezza e dell’intelligenza artificiale, operatori delle telecomunicazioni e dei servizi finanziari, oltre a diversi think tank. Le organizzazioni chiedono a tutte le aziende di innalzare gli standard interni di sicurezza, intervenendo sulle vulnerabilità più rischiose, e di rafforzare i controlli sui sistemi acquistati, sviluppati e utilizzati, compreso il codice generato dall’Ia. Le società tecnologiche e di cybersicurezza dovrebbero inoltre sviluppare rapidamente strumenti basati sull’Ia per rendere più accessibile la difesa informatica delle infrastrutture critiche e condividere maggiormente le informazioni sulle minacce. Ai governi viene chiesto di rafforzare i meccanismi di condivisione delle informazioni, coordinare le attività di difesa a livello locale, nazionale e internazionale e aumentare i finanziamenti destinati alla cybersicurezza. Le aziende che sviluppano i modelli di Ia più avanzati, infine, dovrebbero garantire ai responsabili della sicurezza informatica l’accesso ai propri modelli più potenti durante i principali incidenti, fornendo anche finanziamenti, formazione e supporto operativo, in particolare agli operatori delle infrastrutture critiche.

  • Sempre più forti le preoccupazioni per attacchi cibernetici a energia, trasporti e forniture

    Le tensioni geopolitiche stanno riportando l’attenzione su quanto siano fragili e al contempo imprescindibili per la nostra quotidianità le infrastrutture globali. Energia, trasporti e supply chain non sono esposti solo a possibili interruzioni legate alla disponibilità di materie prime, ma anche a minacce digitali sempre più mirate. Oggi le infrastrutture critiche si trovano su una linea di doppio rischio: possono essere messe sotto pressione da crisi geopolitiche oppure colpite direttamente da attacchi cyber, sempre più utilizzati in chiave di cyberwarfare, cioè operazioni informatiche mirate a interrompere servizi essenziali e generare effetti concreti su economia e sicurezza.

    Un esempio recente arriva dall’Italia. L’attacco al sistema di pompe che protegge Piazza San Marco dall’acqua alta, avvenuto a Venezia, mostra chiaramente come un’infrastruttura critica possa essere bloccata anche senza danni fisici, con conseguenze immediate sulla sicurezza e sulla continuità operativa della città.

    In questo contesto, la cyberwarfare sta diventando uno strumento sempre più utilizzato. Secondo il report Armis Labs “The State of Cyberwarfare”, il 68% dei decision-maker IT ritiene che la crescente “weaponization” dell’intelligenza artificiale renderà il conflitto cyber una componente stabile della geopolitica globale, mentre il 67% teme che l’uso improprio delle tecnologie emergenti possa aumentare il rischio di danni collaterali alle infrastrutture civili. Allo stesso tempo, l’adozione di modelli avanzati ha ridotto il tempo medio di compromissione da ore a pochi secondi, rendendo gli attacchi più rapidi e difficili da contenere, soprattutto in ambienti complessi e interconnessi.

    La pressione sulle infrastrutture critiche emerge chiaramente anche guardando ai settori che le sostengono ogni giorno. Nel comparto Oil, Gas e Mining, il 68% delle organizzazioni ha registrato un aumento delle minacce negli ultimi sei mesi, mentre il costo dei ransomware supera spesso l’intero budget annuale di cybersecurity. Non si tratta più solo di proteggere sistemi IT: negli ambienti industriali, dove IT e OT sono sempre più interconnessi, un attacco può tradursi rapidamente in un’interruzione operativa reale, con impatti diretti su produzione, servizi e sicurezza.

    In Italia, questo scenario è già tangibile. Il 66% dei responsabili IT teme che attacchi di matrice statale possano compromettere la continuità dei servizi essenziali, mentre il costo medio di un ransomware ha raggiunto gli 8,29 milioni di euro nel 2025, superando il budget di sicurezza per oltre la metà delle aziende. Non è solo una questione di difesa: il rischio cyber sta iniziando a influenzare le decisioni industriali, tanto che più di un’azienda manifatturiera su quattro ha rallentato o sospeso progetti di trasformazione digitale.

    La cyberwarfare è ormai una realtà operativa, accelerata dall’uso dell’intelligenza artificiale.L’AI è oggi un fattore chiave su entrambi i fronti: consente agli attaccanti di aumentare velocità e scala delle operazioni, ma è anche uno strumento fondamentale per rafforzare le difese. In un contesto di crescente instabilità geopolitica, diventa essenziale sviluppare visibilità completa della superficie di attacco e adottare un approccio proattivo alla gestione dell’esposizione, per proteggere le infrastrutture critiche prima che il rischio si traduca in un impatto operativo.

    In uno scenario in cui le infrastrutture critiche sono sempre più esposte e interconnesse, la resilienza passa dalla capacità di anticipare il rischio. Attraverso Armis Centrix™, piattaforma di Cyber Exposure Management basata su AI, le organizzazioni possono ottenere una visibilità completa degli ambienti IT, OT e IoT, comprendere come gli asset sono collegati tra loro e intervenire prima che una vulnerabilità si trasformi in un problema operativo. Un approccio che aiuta a ridurre l’esposizione, rafforzare la governance e garantire continuità anche nei contesti più complessi.

  • Mosca sta già attaccando tutta l’Europa, colpendo le sue infrastrutture

    Tra il 2023 e il 2024 il numero di attacchi contro obiettivi in Europa, dalle infrastrutture ai trasporti, è quasi triplicato, ed è arrivato a 34 episodi riconducibili direttamente all’intelligence russa o a gruppi affiliati a Mosca. L’analista politico Seth G. Jones, ex funzionario del Dipartimento di Stato americano e oggi presidente del dipartimento Difesa e sicurezza del Centro per gli studi strategici e internazionali (Csis),ha redatto un rapporto alla fine dell’anno scorso nel quale segnala che Mosca “è impegnata in un’aggressiva campagna di sovversione e sabotaggio contro obiettivi europei e americani”, in una serie di attività “che completano la brutale guerra convenzionale della Russia in Ucraina”,  ed è riuscita anche nel suo obiettivo principale, e cioè quello di nascondere sempre di più all’opinione pubblica questa guerra “ombra”, definita ibrida perché si serve di armi non convenzionali (come la propaganda e la disinformazione per manipolare le masse) per obiettivi non convenzionali.

    Jones scrive che i bersagli più frequenti in questa accelerazione contro l’Europa sono stati “nel settore dei trasporti (27%), come treni e aerei (anche attraverso il disturbo del segnale Gps), e contro obiettivi governativi (27%), come funzionari governativi, basi militari e valichi di frontiera. La Russia ha condotto attacchi anche contro infrastrutture critiche (21%), come oleodotti e cavi in fibra ottica sottomarini, e contro l’industria (21%), come le aziende di Difesa”.

    Gli eventi di danneggiamento di cavi sottomarini di recente sono aumentati, come dimostra l’indagine della Finlandia sulla Newnew Polar Bear, una nave registrata in Cina ma con equipaggio russo, e i casi della petroliera Eagle S, che avrebbe trascinato la propria ancora danneggiando un cavo nel Golfo di Finlandia, e quello della Vezhen, nave maltese che ha reciso un cavo in fibra ottica sottomarino che collegava la Lettonia alla Svezia. Infine l’incidente con la nave cinese Yi Peng 3, con capitano russo, che ha tagliato un altro cavo sottomarino durante il suo passaggio nel Mar Baltico. Soltanto questi episodi sono stati ricondotti direttamente alla cosiddetta “flotta ombra” russa, ma ci sono stati altri casi controversi ancora sotto indagine delle autorità.

    Una delle armi più innovative usate negli attacchi russi è quella “di massaggiatori elettrici impiantati con una sostanza infiammabile a base di magnesio che sono esplosi negli hub logistici Dhl di Lipsia, in Germania, Birmingham, in Inghilterra, e Jablonow, in Polonia”. Questo genere di attacchi, secondo il Csis, “potrebbero essere stati un test per capire come far salire questi dispositivi incendiari a bordo degli aerei”.

    Kaja Kallas, già quando era primo ministro dell’Estonia, parlava di “una guerra ombra in corso contro le nostre società. L’obiettivo delle operazioni della Russia è quello di influenzare il nostro processo decisionale democratico”. Sul finire dell’anno scorso a lanciare l’allarme è stato anche Richard Moore, capo dell’MI6, l’agenzia d’intelligence esterna britannica, che ha parlato di “una campagna di sabotaggio russo in Europa incredibilmente sconsiderata”, e così il suo collega a capo dell’MI5, l’agenzia interna britannica, Ken McCallum, che più o meno nelle stesse settimane diceva: “Il Gru, in particolare, è in missione continua per creare scompiglio nelle strade britanniche ed europee: abbiamo assistito a incendi dolosi, sabotaggi e altro ancora. Azioni pericolose condotte con crescente spregiudicatezza”.

    Secondo il Csis, serve più coordinamento, più difesa tra gli alleati, pattugliamenti congiunti e più condivisione d’intelligence.

  • La Commissione europea testa con “Cyber Europe” la resilienza del settore energetico

    La Commissione europea ha partecipato all’esercitazione “Cyber Europe”, volta a testare la risposta agli attacchi informatici su vasta scala nel settore energetico europeo. L’esercitazione ha testato le capacità di coordinamento, cooperazione e gestione delle crisi al fine di valutare la resilienza del settore.

    L’esercitazione paneuropea ha riunito 30 agenzie nazionali per la cibersicurezza, una serie di agenzie, organi e reti dell’UE e oltre 1 000 esperti provenienti da diversi settori, i cui campi d’azione spaziano dalla risposta agli incidenti al processo decisionale.

    Thierry Breton, Commissario per il Mercato interno, ha dichiarato: “La cibersicurezza è una priorità comune. Solo nel 2023 più di 200 incidenti informatici segnalati riguardavano il settore dell’energia, e più della metà di questi erano specificamente diretti contro l’Europa. Le minacce alla cibersicurezza in settori critici possono avere ricadute sulla vita quotidiana dei cittadini, ma anche sulle imprese e sui servizi pubblici in tutta l’UE. Se vogliamo proteggere i cittadini dell’Unione, questo tipo di esercitazione è fondamentale per testare la resilienza in materia di cibersicurezza con tutti i principali partner.”

    Kadri Simson, Commissaria per l’Energia, ha dichiarato: “Data la continua evoluzione delle minacce informatiche, è necessario dare priorità alle esercitazioni in materia di cibersicurezza. Queste misure proattive non solo rafforzano la volontà di difendersi da possibili attacchi informatici, ma sottolineano anche l’impegno a salvaguardia dei nostri sistemi. Con la crescente sofisticatezza delle reti intelligenti, anche la posta in gioco aumenta, in quanto i sistemi interconnessi diventano più sensibili alle minacce informatiche.”

    A seguito dell’esercitazione, una relazione d’analisi fornirà orientamenti volti a rafforzare la resilienza del settore energetico dell’UE. Insieme agli Stati membri e alle istituzioni, agli organi e alle agenzie competenti dell’UE, la Commissione si adopera per aumentare la preparazione e rispondere al meglio a potenziali incidenti informatici su vasta scala.

  • Per il capo della Polizia la narrazione sul web si sta facendo sempre più preoccupante

    “Attenti ai gruppi che cercano disordine”. E’ questo il monito che qualche giorno fa, dal Salone della Giustizia durante il dibattito “Pandemia in sicurezza”, ha lanciato il Capo della Polizia Lamberto Giannini. “Il cittadino che vuole manifestare il proprio dissenso – continua Giannini – lo può fare nelle regole perché altrimenti diventa portatore d’acqua di gruppi che cercano il disordine o la confusione. E poi purtroppo non è semplice andare a vagliare e discernere. Abbiamo assistito in questo periodo a una serie di minacce, come blocchiamo le stazioni, blocchiamo i caselli autostradali o le varie attività, e questo ha comportato problemi”. Giannini invita a tenere alta la guardia rispetto al web poiché è preoccupante la narrazione della realtà che ne scaturisce, soprattutto a causa dei sempre più frequenti lupi solitari. “Il web sta tenendo viva una fiamma. A fronte di una serie di sconfitte sul territorio e del restringimento degli spazi – sottolinea il capo della Polizia – c’è un rilancio continuo della propaganda, che invita nei Paesi dove c’è un problema di controllo del territorio a riproporre l’esperienza come il Califfato per noi c’è la necessità di attivarsi sui lupi solitari”. “La situazione e il periodo sono piuttosto delicati con una narrativa sul web preoccupante – dice Giannini – tante persone traducono la preoccupazione in sentimenti di rabbia e anti-sistema e si uniscono spesso estremismi opposti con il pericolo di soggetti che sono professionisti delle iniziative non legali cerchino di cavalcare la protesta. Tanta messaggistica è sul web, che non ti dà la percezione dei reali numeri di quello che può accadere. Stiamo passando da una fase in cui i promotori delle iniziative venivano in questura e davano un’idea dei numeri e degli umori, mentre oggi abbiamo qualcosa di veramente insidioso: gruppi anonimi nel web, su siti che rimbalzano in varie parti del mondo che magari lanciano delle iniziative spesso illegali nel web”.

    Chiaro il monito a non sottovalutare la ancora attiva minaccia che arriva dal terrorismo fondamentalista.

  • Dietro l’attacco informatico al parlamento norvegese ci sarebbe la Russia

    La Russia dietro l’attacco informatico contro il parlamento norvegese? Il ministro degli esteri del Paese non avrebbe dubbi, lo scorso agosto, quando gli account di posta elettronica di diversi deputati e dipendenti erano stati violati, si sarebbe trattato di una manovra di Mosca che invece respinge le accuse parlando di “una provocazione deliberata”. Sottolineando la necessità di un approccio pragmatico con la Russia il ministro degli Esteri, Ine Eriksen Soereide, ha ribadito anche che il governo “non può accettare che il parlamento sia oggetto di tali attacchi”.

    Mosca si difende dicendo che non ci sono prove e definendo inaccettabili le accuse, l’Ambasciata russa a Oslo parla addirittura di provocazione seria e deliberata, dannosa per le relazioni bilaterali.

    Lo scorso maggio, il cancelliere tedesco Angela Merkel aveva accusato che ci fossero prove concrete per affermare che dietro il cyber attacco al Bundestag del 2015 ci fosse la Russia. E in quell’occasione fu preso di mira anche il suo account di posta elettronica parlamentare.

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