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  • Ducati cerca 200 addetti da assumere a termine

    Un picco di ordini ben superiore al budget preventivato, a cui si aggiunge la necessità di recuperare i ritardi accumulati negli ultimi mesi. E così a Bologna, lo stabilimento Ducati lavora a pieno regime. E questo comporta “un boom di assunzioni mai visto così in Ducati”, come lo definisce Mario Morgese, responsabile relazioni industriali della Rossa di Borgo Panigale.

    L’azienda bolognese è alla ricerca di circa 200 persone, da assumere entro fine aprile con contratti a termine con scadenza 31 maggio. E per questo ha incaricato tre agenzie per il lavoro – Randstad, Adecco e Synergie – di occuparsi del reclutamento, anche se poi i contratti vengono firmati direttamente con Ducati. Un meccanismo già rodato, se si considera che – al netto di questa situazione eccezionale – i picchi produttivi fanno comunque parte dell’ordinaria amministrazione della Rossa di Borgo Panigale nella prima parte dell’anno. In Ducati, generalmente, il fabbisogno viene soddisfatto assumendo lavoratori stagionali, che vengono poi inseriti in un meccanismo di staffetta generazionale: parte di loro, infatti, viene stabilizzata con un contratto part time ciclico verticale, per poi in futuro passare al tempo pieno prendendo il posto di un lavoratore prepensionato.

    Questa volta, di fronte a un eccesso di fabbisogno senza precedenti, buona parte dei lavoratori (al momento ne è già stato trovato un centinaio) viene cercata tra il personale di aziende in crisi o in cassa integrazione del territorio bolognese: un caso è quello della Fiac di Pontecchio Marconi, azienda di proprietà della multinazionale svedese Atlas Copco destinata a lasciare Bologna a partire da luglio.

    Per l’azienda-simbolo delle moto made in Italy, il ‘picco’ arriva a un anno di distanza dal momento più difficile, quando Ducati fu tra le prime imprese bolognesi a fermarsi a causa della pandemia del coronavirus. “Di fronte a un importante aumento degli ordinativi uniti ad alcuni ritardi nell’arrivo dei materiali che si sono verificati per via del Covid sulla catena distributiva e che hanno rallentato la produzione – spiega Morgese – abbiamo la necessità di recuperare ed evadere le richieste, mai così numerose, arrivate nella prima parte dell’anno”. Un allargamento che si porta con sé anche la ‘benedizione’ delle sigle sindacali: “Ben vengano i nuovi ingressi, ma questo picco produttivo va trasformato in un’opportunità per accelerare il percorso di crescita occupazionale anche per chi è già in organico con contratti precari”, commenta Simone Selmi (Fiom Cgil).

  • Per i mattoncini Lego fatturato in crescita a 5,15 miliardi. E al vertice arriva il nipote del fondatore

    Il Gruppo Lego ha visto crescere il fatturato 2019 del 6% a 38,5 miliardi di corone danesi (5,15 miliardi di euro). Le vendite sono salite del 5,6% e la quota di mercato globale è aumentata. L’utile operativo è stato di 10,8 miliardi di corone danesi, in marginale aumento (+1%) rispetto all’anno precedente mentre l’utile netto è salito del 3% a 8,3 miliardi di corone (1,1 miliardi di euro).

    “E’ stato un anno forte dove abbiamo sovraperformato l’industria del giocattolo e accresciuto le vendite al consumo e la quota di mercato in tutti i nostri maggiori mercati. Abbiamo inoltre aumentato la nostra presenza in mercati più nuovi”, ha commentato il ceo del gruppo dei mattoncini, Niels B. Christiansen. “Il nostro settore come molti altri viene ridisegnato dalla digitalizzazione e dai cambiamenti socio-economici. Stiamo facendo leva sulle nostre solide basi finanziarie per investire in iniziative che ci permetteranno di tener testa a questi trend e di crescere nel lungo termine”.

    L’azienda danese, la maggiore azienda europea di giocattoli, ha 570 store in tutto il mondo e prevede di aprirne altri 150 quest’anno dei quali 80 in 20 città cinesi dove non è ancora presente. In Cina, che rimane un mercato strategico per Lego dove nel 2019 ha avuto una crescita a 2 cifre, senza che il gruppo abbia fatto oggi accenni al coronavirus, il marchio dei mattoncini ha oggi 140 negozi retail in 35 città compresi i flagship store di Pechino e Shanghai e ha sviluppato l’e-commerce con accordi con diverse piattaforme. Nella presentazione dei conti il ceo ha indicato che nel 2032 il 90% dei nuovi nati saranno al di fuori dei mercati storici di Ue e Cina ed è in quella direzione che il gruppo guarda.

    La società con base a Billund ha inoltre rinnovato il proprio sito di commercio elettronico e ha visto i visitatori salire del 27% nel corso del 2019. Lego punta anche a un futuro sostenibile in prima battuta per ridurre l’impatto ambientale con l’idea di aumentare l’uso di mattoncini fatti con materie prime sostenibili o rinnovabili e di eliminare entro il 2025 la plastica dalle confezioni.

    Alla presidenza del gruppo, intanto, arriva Thomas Kirk Kristiansen, quarta generazione della famiglia proprietaria del gruppo mattoncini. Il 41enne Kirk è uno dei tre figli di Kjeld Kirk Kristiansen, nipote oggi 72enne del fondatore dell’azienda. Prende il posto di Jorgen Vig Knudstorp. Quest’ultimo, che della Lego è stato in passato anche il ceo, rimarrà nel board del gruppo e avrà un incarico per lo sviluppo del brand.

     

  • Nokia cambia guida dopo 25 anni

    Nel pieno della partita per il predominio sulle reti 5G, in casa Nokia arriva il cambio al vertice. Dopo venticinque anni lascia Rajeev Suri ed il consiglio d’amministrazione nomina come presidente e ceo Pekka Lundmark, attualmente al vertice di Fortum, una delle principali società energetiche con sede in Finlandia.

    Rajeev Suri lascerà il suo incarico a fine agosto e continuerà ad essere consulente del consiglio di amministrazione di Nokia fino a gennaio 2021. Il cambio al vertice del colosso finlandese, secondo quanto rileva Bloomberg, arriva nell’ambito delle difficoltà dell’azienda nella competizione per il mercato dei prodotti del 5G. Nokia farà “sempre parte di me”, afferma Suri. “Lascio l’azienda – aggiunge – con la convinzione che un ritorno a migliori risultati sia all’orizzonte, ma anche con l’orgoglio di ciò che abbiamo realizzato nel tempo.

    Nokia, per anni azienda leader nella telefonia ed ora concentrata sulle infrastrutture di rete, è tornato in utile dal 2015 con profitti per 18 milioni di euro contro un rosso di 549 milioni nel 2018. La società finlandese è ora in competizione con Ericsson e Huawei per le reti 5G. Il cambio al vertice non coglie di sorpresa gli analisti finanziari che vedono con “ottimismo la decisione”. La sostituzione dell’amministratore delegato sarà accolto in modo positivo dalla “maggior parte del mercato”, evidenziano gli analisti.

    Il vicepresidente del consiglio d’amministrazione e presidente di Nokia, Sari Baldauf, ritiene che Pekka Lundmark è la “persona giusta per guidare Nokia nei prossimi anni”. Ha poi esteso il suo “personale ringraziamento a Rajeev” per il lavoro svolto. “E’ stato – conclude – al centro della trasformazione di Nokia in uno dei principali attori nel settore delle infrastrutture di telecomunicazione. La sua permanenza in Nokia è stata caratterizzata da risultati significativi.

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