Bulgaria

  • Il Parlamento europeo sollecita l’ammissione di Bulgaria e Romania nell’area Schengen

    La Bulgaria e la Romania devono entrare a far parte dell’area Schengen “il prima possibile” e “in modo pieno”, con una decisione univoca che riguardi tutte le frontiere, terrestri, aeree e marittime. E’ quanto chiede il Parlamento europeo in una risoluzione approvata alla plenaria di Strasburgo a larga maggioranza (514 voti a favore, 107 contrari e 38 astenuti), esortando gli stati Ue a rompere gli indugi. Sofia e Bucarest “soddisfano tutti i requisiti tecnici necessari” all’ingresso in Schengen “già dal 2011, ma il loro ingresso è bloccato dal Consiglio europeo per ragioni politiche”, scrivono gli eurodeputati, rammaricandosi che “a distanza di sette anni, il Consiglio non abbia adottato una decisione sulla piena applicazione dell’ ‘acquis’ di Schengen” nei due Paesi “nonostante i ripetuti inviti da parte della Commissione e del Parlamento Ue”.

    La plenaria chiede inoltre un accesso “pieno” dei due Paesi, ritenendo inadeguata la proposta di suddividere l’abolizione dei controlli alle frontiere interne in due atti giuridici, con scadenze diverse per le frontiere terrestri, marittime e aeree. “Abbiamo categoricamente respinto l’adesione parziale” perché “non solo manca di giustificazioni giuridicamente valide, ma comporta anche una serie di aspetti negativi economici, sociali e politici per l’intera Ue”, ha spiegato l’eurodeputato Sergei Stanishev (S&D), autore del rapporto.

  • Mostra “La Forza della Società Civile”, a Milano dal 1 al 14 giugno

    Da 1° al 14 giugno 2018, presso Palazzo Moriggia – Museo del Risorgimento (Via Borgonuovo 23, Milano),  è aperta la Mostra “La Forza della Società Civile – La sorte degli Ebrei in Bulgaria, 1940-1944”, ideata, realizzata e promossa dal Ministero degli Affari Esteri della Repubblica di Bulgaria, in collaborazione con il Centro di Studi Ebraici presso l’Università di Sofia “San Clemente d’Ocrida”.

    La Mostra è stata già presentata in diversi Paesi, tra cui Stati Uniti, Israele, Giappone, Messico, Polonia, Spagna, Germania e presso il Parlamento europeo a Bruxelles.

    L’ingresso è libero.

  • La corruzione percepita? In Italia non è così alta come in Ungheria e Bulgaria

    Gli ungheresi percepiscono che il loro Paese è diventato sempre più corrotto negli ultimi anni, secondo l’edizione di quest’anno del Corruption Perceptions Index di Transparency International, classifica basata sulla corruzione percepita e non su quella effettiva (sia chiaro). Nel complesso, però, l’Europa appare (non necessariamente è, sia chiaro) messa bene, con 7 paesi europei tra i primi 10 e 13 tra i primi 20.

    La Nuova Zelanda è stata percepita come la meno corrotta nel 2017, seguita dalla Danimarca. La Finlandia condivide il terzo posto con paesi non Ue Norvegia e Svizzera. Il paese dell’Ue di livello più basso – quindi con il più alto livello percepito di corruzione – era la Bulgaria, per il terzo anno consecutivo. La Bulgaria, che attualmente detiene la presidenza del Consiglio dell’UE, è stata classificata al 71esimo posto tra i 180 più corrotti. La Bulgaria ha segnato 43 punti, solo leggermente peggiori di Ungheria (45), Romania (48), Grecia (48) e Croazia (49).

    «Mentre la corruzione rimane una questione seria in Italia, sono state create strutture istituzionali e legali per combatterlo», ha affermato Transparency International (TI). «Di recente sono state approvate quattro leggi rilevanti in materia di denuncia, trasparenza, influenza indebita e riciclaggio di denaro sporco: sebbene ci vorrà del tempo prima che una qualsiasi di queste leggi porti a un cambiamento reale, queste fasi rappresentano dei progressi», ha aggiunto.

    Altri paesi dell’Ue che estinguono costantemente la corruzione – o almeno la percezione di ciò – sono la Repubblica ceca (da 49 nel 2012 a 57 nel 2017) e la Lettonia (da 49 a 58 nello stesso periodo). Il Regno Unito è migliorato da un punteggio di 74 nel 2012 a 82 nel 2017.

  • Sicurezza e investimenti per la ricerca: parte da qui il semestre di Presidenza bulgara dell’UE

    I cittadini e le loro richieste, politiche di sicurezza e di difesa, garanzie per i giovani, attenzione particolareggiata alla realtà dei Balcani, ridisegnare il rapporto con il Regno Unito dopo la Brexit, sviluppare intelligenze artificiali ed estendere il processo di digitalizzazione. Questi gli obiettivi principali che la Bulgaria si propone di realizzare durante il suo primo semestre di presidenza del Consiglio dell’Unione europea. In un incontro che si è svolto a Milano, organizzato dalle Rappresentanze del Parlamento europeo e della Commissione europea, Console ed Ambasciatore bulgari hanno presentato l’agenda che Sofia intende sviluppare durante questi sei importantissimi mesi in cui è chiamata ad avere un ruolo da protagonista. Come più volte è stato sottolineato durante l’incontro bisogna affrontare delle vere e proprie sfide cruciali per l’intero progetto europeo, a partire dall’emergenza immigrazione, sicurezza, controllo dei confini. La Bulgaria, geograficamente, ha un’importanza strategica perché da più di 1300 anni è un ponte tra l’Europa e l’Oriente e da millenni è la culla dell’incrocio tra culture (non a caso è la patria dell’alfabeto cirillico). Questa posizione eccezionale diventa perciò di vitale importanza anche per le nuove sfide che l’Europa, di cui la Bulgaria è Stato membro dal 2007, si appresta ad affrontare, in primis rivestire un ruolo chiave negli scenari mondiali. Fondamentale è perciò la cooperazione tra i Paesi dell’UE che garantirebbe la stabilità e la realizzazione di una adeguata politica di difesa che, stando a quanto espresso dai due rappresentanti, garantirebbe quella sicurezza chiesta a gran voce dai cittadini. Una politica di difesa, intesa anche come ‘rapporti di buon vicinato’, che significherebbe anche affrontare in maniera più concreta e immediata le questioni legate all’immigrazione grazie ad un sistema di gestione e di efficace politica di rimpatrio intensificando il dialogo con i Paesi Terzi.

    Non solo sicurezza però. Di vitale importanza è infatti il futuro dell’Europa e della sua stabilità garantita dall’adeguato uso dei Fondi strutturali, da ripensare anche dopo i programmi 2020, che devono essere sfruttati sempre più per investire in ricerca e cultura. I due ambiti, infatti, oltre a creare opportunità di lavoro per tanti giovani, garantiscono il miglior processo di integrazione. Non è un caso che il governo bulgaro proporrà a Bruxelles l’aumento del  numero dei partecipanti al progetto Erasmus+.

    Revisione della PAC e maggiore attenzione ai cambiamenti ambientali le altre due priorità. La prima va sicuramente rivista (e l’Italia da anni chiede delle migliorie!) e aggiornata anche con un alleggerimento delle pratiche di accesso, meno burocratiche e fruibili per tutti i cittadini. Strettamente connessa alla politica agricola è l’attenzione all’ambiente, anche in seguito ai cambiamenti climatici che non hanno risparmiato l’Europa negli ultimi anni, con adeguati progetti che possano garantire il mantenimento degli standard richiesti dalla Conferenza di Parigi e dai cittadini di tutta l’Unione.

    A margine dell’incontro, per sottolineare l’importanza di un’Europa che punta sempre più al rispetto dei diritti umani e della pace, è stata inaugurata la mostra fotografica sui 30 anni del Premio Sacharov intitolata ‘I difensori delle nostre libertà’, organizzata dal Parlamento europeo in collaborazione con l’agenzia fotografica Magnum. Visitabile fino al 23 febbraio (C.so Magenta, 59), l’esposizione è un viaggio a 360 gradi nella vita quotidiana di due uomini e due donne che si battono per i diritti umani in Cambogia, Tunisia, Etiopia e Bosnia-Erzegovina.

  • La Bulgaria bussa alla porta del club dell’euro

    La Bulgaria farà i primi passi verso l’adesione all’euro prima dell’estate, secondo quanto ha detto il ministro delle Finanze Vladislav Goranov. La Bulgaria, che in questo semestre ha la presidenza di turno della Ue, ha “tenuto intense discussioni” con la Banca centrale europea, ha proseguito Goranov,  e aspetterà un “segnale” da parte della Bce e di altri attori dell’Ue per dare corso a quanto occorre per entrare nella moneta unica (il lev è già ancorato all’euro dal 1997, 109 anni prima che Sofia fosse ammessa nell’Unione). La Bulgaria, la quarta economia europea a più rapida crescita, registra un disavanzo e un debito pubblico inferiori al 30%, contro una media Ue di quasi il 90%.

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