caccia

  • Appello di Tamaro alle istituzioni: la biodiversità non si protegge favorendo la caccia

    Sul Corriere della Sera Susanna Tamaro contesta l’estensione della possibilità di cacciare, alla base del testo del disegno di legge 1552 per modificare la legge 157 del 1992 (legge che proclama la fauna selvatica patrimonio dello Stato), osservando che «ormai la caccia è un’attività di nicchia che riguarda 500 mila persone in un Paese di 60 milioni di abitanti, dei quali il 90% è contrario alla caccia». Alla luce di questi dati, nota che cercare di accaparrarsi le simpatie elettorali dei cacciatori non ha molto senso: «Il vantaggio politico sembra essere abbastanza fragile» mentre «l’idea di far passare la caccia ‘un’attività utile alla conservazione e alla tutela della biodiversità e degli ecosistemi’ è quantomeno imbarazzante ed esautora il lavoro dell’Ispra, delle università e dei carabinieri forestali» perché «ci sono problemi di invasività, cinghiali in primis — problema peraltro sorto per l’importazione dei cacciatori negli anni Sessanta di cinghiali extra europei che hanno trasformato il nostro piccolo cinghiale in un palestrato ad alto tasso riproduttivo — ma ogni paese in Italia ha ormai la sua squadra di cinghiali che compie continue battute per tenerne il numero sotto controllo. Da qualche anno sono arrivati anche a casa mia i lupi, attirati dai succulenti bocconcini che sono i cinghialetti. Dunque, l’ordine preda-predatore viene ripristinato. Purtroppo, attaccano anche le pecore, ma tutti i pastori si sono forniti di cani dell’Asia centrale specializzati proprio nella difesa del gregge da parte dei lupi».

    Quarant’anni di vita in campagna portano Tamaro a osservare ancora che «il cambiamento climatico è stato molto rapido e ha provocato già squilibri e alterazioni nel mondo vivente, particolarmente negli uccelli migratori che arrivano generalmente tra l’inizio e la metà di marzo — tranne il rigogolo che giunge più tardi — e si trovano ad affrontare, nel periodo nuziale a riproduttivo, una grave scarsità di cibo. I mesi invernali infatti sono slittati in avanti, ormai abbiamo dicembri tiepidi e marzi gelidi e il freddo paralizza gli insetti. Senza insetti, le nidiate sono destinate ad essere deboli e a «pigolare sempre più piano» come ci ricorda il grande Pascoli. Che razza di tutela sarebbe uccidere queste creature sfinite dalla migrazione? Oltre al cambiamento climatico, gli stessi uccelli devono affrontare i grandi mutamenti nell’agricoltura: assenza di siepi, coltivazioni intensive, uso massiccio di pesticidi; ancora una volta sono gli insetti ad esserne vittime e gli insetti sono la base alimentare di grande parte del vivente. Secondo i dati del 2025 ricavati dal Farmland Bird Index, cioè l’indicatore che descrive l’andamento della popolazione degli uccelli nelle aree agricole — finanziato tra l’altro dal ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste — ci parla di un calo drastico — dal 33% al 50% — di molte specie. Le allodole, ad esempio, per citare un uccello spero noto a tutti, sono calate del 70%. Non solo quelli delle pianure, anche gli uccelli delle colline e delle montagne stati decimati dalla scomparsa di prati, pascoli e cespugli che erano il loro habitat di elezione. Grazie a questo drammatico calo, la Comunità Europea ha costituito la Nature Restoration Act, cioè un organismo dedicato alla salvaguardia della natura che richiede a ogni nazione membro l’adozione di un piano nazionale di ripristino della natura, fissando anche un tempo, il 2030, come termine per invertire la tendenza». Conclude quindi Tamaro che «le modifiche proposte dal disegno di legge 1552 vanno nella direzione opposta. Prolungare il periodo caccia fino alla stagione migratoria, colpendo volatili transahariani in un momento di fragilità, poter sparare ovunque senza limiti a ogni cosa che si muove è un crimine per cui la Comunità Europea ci ha dato e ci continuerà a dare pesanti sanzioni. Sanzioni che pagheranno i cittadini e che invece sarebbe giusto che si accollassero le associazioni venatorie. Si potrà sparare di notte, azionando i visori notturni, si potranno usare i richiami vivi, cioè degli uccellini tenuti in gabbiette minuscole — una volta venivano anche accecati — per attirare con il loro canto disperato i loro consimili in una trappola mortale. Si può immaginare qualcosa di più crudele? Ogni cacciatore potrà possedere fino a quaranta uccellini da richiamo: a parte l’abominevole escamotage, è un inutile e gratuito sadismo dato che ormai si possono tranquillamente scaricare delle app per ottenere lo stesso risultato, senza seviziare le creature innocenti.  Tutto questo è barbaro, inutile, antistorico, e cancella venticinque anni di battaglie di educazione ambientale del Paese. Gli esseri viventi non umani presenti nel nostro pianeta, insieme alle piante, sono patrimonio indisponibile, come sancisce anche l’articolo 9 della Costituzione definisce la natura «uno dei valori più nobili della Repubblica».

    Rilevando che «la caccia è un retaggio antistorico che riguarda ormai una minoranza di persone per lo più della mia età, 70 anni, destinate inevitabilmente ad assottigliarsi sempre più» e ricordando che «lo stesso papa Leone XIV, scrivendo alla Lipu che chiedeva un suo intervento sul disegno di legge, ha assicurato che non mancherà di promuovere ‘il rispetto e la tutela del creato’», Tamaro promuove «un appello alle alte cariche dello Stato, al presidente Mattarella, sempre sensibile e attento nei riguardi delle nuove generazioni, sicuramente turbate da queste inutili crudeltà, e alla premier Giorgia Meloni che ha ripristinato a livello istituzionale la figura di San Francesco come fondamento dell’identità nazionale, indicandolo come modello di vita e di rispetto per tutto il vivente. Che grande tristezza e che pericolo diventare la maglia nera dell’Europa! Siamo il Paese di San Francesco, siamo il Paese del Cantico delle Creature. Approvare una legge così lontana dalle disposizioni europee e fuori dalla sensibilità dei tempi non sarebbe molto diverso che vendere la nostra primogenitura per un piatto di lenticchie.

  • Abbattere i lupi per cercare consenso

    Il 26 novembre 2025 si è tenuto a Piozzano, in provincia di Piacenza, un incontro con diversi esponenti politici e non, il tema era la presenza dei lupi alle porte dei centri abitati.
    Molte delle cose dette durante l’incontro contrastano con gli studi e le ricerche di Ispra, l’organo deputato, sia a livello nazionale che europeo, a monitorare il lupo nei suoi spostamenti, nei decessi e nelle eventuali problematiche inerenti la sua presenza sul territorio.

    Come sempre, almeno da parte di quei politici che, a tutto campo, sono dalla parte dei cacciatori, ai quali il lupo può sottrarre alcune prede, si è enfatizzato il problema che invece in Africa, con realtà ben diverse e pericolose, è stato risolto trovando il modo per il quale i grandi carnivori, o gli erbivori particolarmente numerosi, possano convivere con gli agricoltori e gli allevatori con reciproco beneficio.

    Sinceramente, leggendo ogni giorno la Libertà, il quotidiano locale, pensavamo che l’emergenza che avrebbe dovuto richiamare l’attenzione e la decisione del personale politico fosse la violenza che a Piacenza, e nel piacentino, aumenta  di giorno in giorno.
    Se l’attenzione politica è sempre alla ricerca di un nemico da abbattere, specie se non si può difendere, ed a catturare qualche voto, si finisce che si creano sul territorio situazioni ancora più complesse e si capisce perché, ad ogni elezione, diminuisce la partecipazione al voto dei cittadini, così come hanno dimostrato anche le ultime elezioni  regionali.

    L’abbiamo scritto più volte e l’hanno rimarcato scienziati ed esperti:
    1) abbattere uno o due lupi in un branco crea uno sconquasso all’interno della loro organizzazione sociale, rende i lupi incontrollabili perchè perdono la catena gerarchica, i loro riferimenti

    2) i lupi seguono le loro prede preferite, tra questi i cinghiali che scendono sempre più nell’abitato attirati dai bidoni dell’immondizia che per loro rappresentano un pranzo succulento, ancora non si è capito che in campagna, e nelle zone limitrofe alla città, i cassonetti dovrebbero essere ermetici e la raccolta, specie dell’umido, quasi giornaliera. I cittadini pagano molto per lo smaltimento rifiuti e sono costretti a differenziazioni che costano tempo ed occupano spazio ma il servizio resta colpevolmente carente

    3) troppi allevatori lasciano nelle letamaie parti organiche, quali ad esempio la placenta, o addirittura animali nati morti. Per legge gli animali morti, le placenta e quant’altro dev’essere consegnato all’incenerimento ma per risparmiare pochi euro o per pigrizia o menefreghismo alcuni allevatori non lo fanno ed i lupi, comprensibilmente, si dedicano loro allo smaltimento, quello per loro è cibo per il quale risparmiano la fatica ed i rischi della caccia, così si avvicinano sempre più alle aziende agricole. Se voi foste una lupa, magari anche con dei cuccioli non trovereste più facile mangiare quello che trovate gettato sulle letamaie, cibo facilmente raggiungibile? Se siete un cucciolo cresciuto vicino ad un allevamento non imparereste a restare in zona senza aver più di tanto paura? Se agricoltori o allevatori non recepiscono la legge che vieta di tenere i loro cani legati alla catena e di notte non li ricoverano in luoghi sicuri, perché stupirsi se i lupi aggrediscono i cani che segnano la loro presenza, rappresentano per loro un pericolo ed essendo legati non si possono difendere?

    4) Se nonostante siano regalati, a chi li richiede, pastori abruzzesi e maremmani, i cani da secoli utilizzati per la guardia degli armamenti dalla predazione dei lupi o anche di eventuali bipedi, questi cani non si richiedono, se non si mettono le recinzioni elettriche, per le quali esistono sovvenzioni, se le stalle di notte sono lasciate aperte, se di fatto, si vuole sempre vivere come fossimo gli unici proprietari del mondo e dell’ecosistema allora ogni ragionamento è inutile.

    Piaccia o non piaccia ad alcuni, fortunatamente pochi ma influenti, dirigenti della Lega e di Fratelli d’Italia, i lupi sono in gran parte, ogni anno, già massacrati da macchine, camion, treni e bracconieri e l’Italia è spaventosamente indietro nella costruzione di vie protette per la fauna come esistono in altri paesi europei. Con buona pace di tutti, l’ecosistema ha nel lupo un punto fondamentale ed è il lupo ad essere perseguitato.

    Alle porte delle città il pericolo è l’aumento della violenza, fisica e verbale, dell’ignoranza e del pressapochismo, del continuo cercare di inculcare paure e creare problemi per poi porsi come possibili risolutori e cercare così quel consenso che è sempre più rarefatto, infatti anche se si ha la maggioranza dei voti ma vota solo una minoranza chi comanderà sarà sempre la minoranza del popolo italiano.

  • Petizione al parlamento per bloccare la legge che estende la caccia

    Il 94% degli italiani vorrebbe l’abolizione della caccia o almeno una sua severa limitazione, il 78% la considera eticamente inaccettabile, l’85% trova che provochi rischi per la sicurezza. E’quanto risulta da ricerche commissionate da Fondazione Capellino, proprietaria del marchio di petfood Almo Nature, dopo che la Lega ha presentato in Senato il disegno di legge 1552 per estendere periodi e aree in cui la caccia è consentita, nonché le specie a cui si può dare la caccia.

    I dati delle ricerche, svolte da Ipsos e Istituto Piepoli, sono stati trasmessi a tutti i parlamentari, e in simultanea la Fondazione ha lanciato una petizione, cui ha aderito anche l’Enpa, per bloccare la revisione della normativa attualmente in vigore e ampliare le possibilità di caccia. La petizione è pubblicata online sul sito della Fondazione e può essere firmata sul medesimo sito (https://fondazionecapellino.org/it/nientegiustificalacaccia)

    «Non vogliamo abolire la caccia ma impedire l’introduzione di nuove disposizioni che amplierebbero i diritti dei cacciatori contro il volere della maggioranza dei cittadini» ha dichiarato Giovanni Capellino, presidente della Fondazione, sintetizzando quanto si legge nella petizione.

    Federcaccia in replica all’iniziativa della Fondazione dichiara che la caccia è un’attività che conserva e valorizza il patrimonio faunistico naturale, la cui tutela passa non dalle leggi sul benessere animale, ma da una normativa speciale (si pensi al silenzio venatorio, ma anche ai protocolli Ispra sulla beccaccia in caso di ondate di gelo), che durante le fasi di maggior fragilità (migrazione prenuziale, periodo di dipendenza dei piccoli) salvaguarda non solo le specie, ma anche i singoli individui.

    Almo Nature non è peraltro l’unico marchio sceso in campo contro l’ipotesi di una caccia più estesa. Lush, l’azienda inglese di cosmetici naturali e cruelty free che ha fatto delle battaglie animaliste la propria cifra sociale (a partire dal no ai test sugli animali, scelta attuata fin dalle origini che ha fatto scuola e ora è diventata legge per tutti nella Ue), ha realizzato un’edizione speciale di un suo sapone solido, Paw, che riproduce l’impronta di un animale selvatico, i cui proventi vengono per tre quarti destinati alla Lega per l’abolizione della caccia che con Enpa, Lav, Lndc e Animalisti Italiani è tra i promotori di una proposta di legge di iniziativa popolare per vietare del tutto l’attività venatoria. «Se la legge sparattutto verrà approvata – scrive Lush, che nei suoi negozi ha collocato sagome di animali che rilanciano il messaggio anti-doppiette – le conseguenze per le persone e la biodiversità saranno gravissime. I fucili potrebbero sparare ovunque e saremmo noi nel loro mirino».

  • Caro ministro Lollobrigida, cosa penseresti se ti trovassi a mezzanotte uomini con il fucile vicino alla tua casa in campagna?

    Nel 1980 in Italia, secondo dati Istat e Federcaccia, il numero di cacciatori era 1.701.853, numero che rappresentava circa il 3% della popolazione italiana di 45 anni fa.

    Dopo 20 anni, nel 2000, il numero di cacciatori era più che dimezzato: sempre secondo i dati di Istat e Federcaccia, infatti, in Italia vi erano 801.156 cacciatori.

    Nel 2020 il numero dei cacciatori è stato stimato in 470.000 unità, il che rappresenta una vertiginosa diminuzione (meno di un terzo) rispetto a 40 anni prima.

    Va inoltre sempre tenuto conto che molti rinnovano la licenza solo per poter rimanere in possesso di un’arma in casa e non per utilizzarla per la caccia.

    Nel 2025 si stima, secondo dati riscontrabili anche sul web, che l’età media dei cacciatori sia tra i 65 e i 78 anni.

    Andare a caccia per nutrirsi delle eventuali prede catturate o per partecipare a battute controllate e autorizzate per l’eliminazione di ungulati in sovrannumero è un conto; un altro conto è che qualcuno per ingraziarsi eventuali elettori, che ormai sono in un numero risibile, pensi di autorizzare la caccia, come sembra abbia proposto il ministro Lollobrigida, fino a mezzanotte.

    I veri cacciatori, quelli che hanno anche a cuore, magari anche per propri interessi, la sopravvivenza della selvaggina e il rispetto dell’ambiente, non potranno mai essere dell’avviso di dare il via a battute di caccia nelle ore notturne che notoriamente sono quelle nelle quali gli animali selvatici cercano il cibo anche per la propria prole.

    Difendere una categoria non può significare colpire gli interessi della maggior parte degli italiani. Se vicino a casa mia, mentre passeggio in giardino o sul viale di campagna, mi trovassi un cacciatore a mezzanotte che rischia di sparare a me o al mio cane, cosa dovrei pensare della proposta del ministro? Forse dovrei augurarmi di avere anche io uno strumento per fare fuoco? E come distinguere, a mezzanotte, degli uomini col fucile che vanno a caccia da degli intrusi che cercano di entrare in una cascina o in un’abitazione?

    Invitiamo le vere associazioni di cacciatori a contestare decisioni che non danno a loro maggiore libertà di caccia ma rendono sempre più insicuro e pericoloso il territorio e minano l’equilibrio, già molto precario, dell’ecosistema.

    Invitiamo anche il ministro Lollobrigida a guardare i dati e a comprendere che chi di spada ferisce prima o poi di spada perisce.

  • Notizie e spunti di riflessione per chi ha voglia di riflettere

    Aymane muore a 16 anni dopo aver aiutato due bagnanti in difficoltà al lido degli Estensi, i due bagnanti se ne vanno senza occuparsi delle sue condizioni.

    La giornalista Lauren Sanchez, durante i festeggiamenti a Venezia per il suo matrimonio con Jeff Bezos cambierà, dicono, 27 vestiti per la gioia di alcuni stilisti prescelti.

    Putin, che continua a massacrare il popolo ucraino, si propone come mediatore fra Israele e l’Iran e Trump non trova l’ipotesi assurda, anzi per lui è normale che chi ha scatenato una guerra diventi mediatore di pace in altra area di conflitti cercando di ridarsi un ruolo internazionale mentre molti pensano che sia un assassino.

    Nel 2022, non ho trovato dati più aggiornati, le licenze di caccia in Italia erano 609.000, molte di queste non rinnovate per esercitare la caccia ma per avere l’autorizzazione a tenere un’arma di difesa in casa.

    Secondo una ricerca Eurispes quasi una persona su due, nel 2025, si dichiara favorevole alla tutela dell’ambiente, la maggioranza degli italiani è contro l’uccisione di animali selvatici ed il 68,3% è espressamente contro la caccia mentre il ministro Lollobrigida, e alcune Amministrazioni regionali, specie leghiste, parlano di caccia aperta fino a mezzanotte e di prolungare sempre di più il calendario venatorio.

    Notizie in apparenza diverse tra di loro ma che denotano tutte lo scollamento all’interno di una società che ha perso valori e nella quale l’interesse personale, o di categoria, prevale sulla logica e il buon senso e chi è miliardario, e muove la finanza, ritiene di potersi comperare per qualche giorno la storia e la vita di una città.

    I due bagnati che Aymane ha soccorso se la sono filata via senza occuparsi delle condizioni del giovane il quale non aveva pensato un attimo a se stesso e si era lanciato in loro aiuto, poi si accerteranno anche le misure di controllo su quel tratto ma intanto Aymane è morto e tra due giorni nessuno si ricorderà di lui e di altri giovani che negli anni hanno soccorso il loro prossimo. Di fronte a tanti ragazzi che girano con i coltelli non diciamo una novità sostenendo che la famiglia ha responsabilità e doveri ai quali non sempre ottempera in questi anni di violenza sempre più diffusa mentre vi sono, per fortuna, ancora famiglie che hanno educato i loro figli a vivere accorgendosi dei bisogni degli altri, se poi sono extracomunitari dobbiamo riflettere su tanti aspetti.

    Siamo contenti che Bezos venga a sposarsi in Italia, a Venezia, ma c’è un limite al potere del denaro che non può affittarsi un intera città, cittadini compresi, c’è un limite allo sfoggio di potere e argento, oro, o diamanti. Siamo contenti che si riconosca all’Italia di avere luoghi di cultura, arte, storia, bellezza che altri non hanno ma un po’ di discrezione e di educazione non guasterebbe anche agli amministratori di Venezia, un vecchio detto dice “I buoni conti fan buoni gli amici”, non credo che dire sì a tutto ciò che i potenti ci chiedono sia utile per farci rispettare.

    Abbiate pazienza se non commento né Putin né Trump sulla proposta, non respinta subito al mittente, che il presidente russo ha fatto al presidente degli Stati Uniti, non commento perché penserei di far torto all’intelligenza dei nostri lettori.

    Per quanto riguarda invece le proposte del ministro Lollobrigida, e di alcune amministrazioni regionali, ricordo che molti personaggi non hanno dovuto confrontarsi seriamente col proporzionale, con il vero pensiero e le reali esigenze dei cittadini, costoro pensano di essere al di sopra anche della logica della scienza e dell’interessa collettivo. Alcuni, purtroppo, si occupano solo dell’interesse di parte, di categoria. Sono persone che non conoscono, e perciò sono ignoranti in quanto ignorano, le necessità dell’ecosistema che sopravvive, nonostante gli errori umani ed i conseguenti cambiamenti climatici, perché, fino ad ora, si erano rispettate un minimo di regole quali vietare la caccia durante le stagioni della riproduzione e nelle ore notturne, ma Lollobrigida non lo sa o non vuole saperlo, cosa è più grave?

  • Il lupo non un pericolo ma è in pericolo

    Spesso in questi ultimi tempi sono aumentate le richieste di aprire la caccia al lupo, di togliere il lupo dalle specie protette perché il loro numero è in aumento.

    Sommessamente ma a ragion veduta e con caparbia costanza continuiamo a sostenere che l’aumento del numero dei lupi è gran parte dovuto alla fantasia, alla voglia dei cacciatori di sparare a qualcosa di più impegnativo della lepre e di meno pericoloso del cinghiale, e che se si vede qualche lupo sceso più a valle questo è dovuto a ben note ragioni.

    Sappiamo infatti che i lupi inseguono caprioli e cinghiali e che questi animali sono ormai arrivati ai bordi dei paesi e delle città a cause delle molte immondizie abbandonate o dei cassonetti non chiusi ermeticamente, così come sappiamo che molti allevatori invece di smaltire correttamente le carcasse di animali morti e le placente attraverso i canali che la legge prevede per evitare anche un piccolo esborso di denaro le buttano sui letamai attirando così i lupi vicino agli allevamenti.

    Qualunque, anche superficiale, studioso della nature sa bene che delle nuove cucciolate della coppia alfa, l’unica che può riprodursi, pochi arrivano all’anno di età perché molti soccombono per tutti i pericoli e le malattie che esistono in natura, non ultima la rogna che corrodendo il pelo dei cuccioli li condanna a morte per ipotermia.

    Se a tutto questo aggiungiamo i lupi uccisi sulle strade, quelli vittima del bracconaggio, delle trappole e delle sevizie di alcuni sciagurati è facile capire che il problema lupi è un problema minimale anche per gli allevatori, se hanno l’intelligenza e la volontà di dotarsi di quei presidi di sicurezza che per altro sono loro offerti gratuitamente come i cani da guardiania.

  • I giudici sospendono la caccia al cervo autorizzata dalla Regione Abruzzo

    Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso degli animalisti e sospeso la caccia ai 469 cervi in Abruzzo fino al 7 novembre 2024, riservandosi di prendere quel giorno una decisione definitiva, in Camera di consiglio, sulla possibilità della Regione Abruzzo di autorizzare abbattimenti selettivi in due comprensori regionali nell’Aquilano.

    In attesa della decisione dei magistrati amministrativi sul fatto che la Regione possa decidere l’abbattimento degli animali (con tanto di tariffario che i cacciatori devono pagare, da 50 a 250 euro a seconda di età, sesso e dimensioni del cervo abbattuto), il comune di Rosello (Chieti) l’11 ottobre ha presentato una richiesta ufficiale all’Assessorato regionale Agricoltura e Foreste per ospitare e liberare nel proprio territorio quaranta dei 469 esemplari destinati all’abbattimento, attraverso  il sindaco e capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra della Regione, Alessio Monaco. Una richiesta basata su diversi fattori: la presenza della Riserva Naturale “Abetina di Rosello”, istituita nel 1997 e parte del sito protetto Natura 2000, dove già in passato sono stati ospitati caprioli e cervi; la bassa densità di cervi nella zona del Medio Sangro, con soli 15-20 esemplari su un’area di 200 chilometri quadrati; l’espansione del bosco dovuta all’abbandono delle aree coltivate, che ha danneggiato le specie avifaunistiche legate agli spazi aperti. «Ho presentato la richiesta per responsabilizzare i colleghi commissari e rendere evidente a tutti gli abruzzesi la posizione delle forze politiche: invito gli altri Comuni che possono a seguire questo esempio per limitare una sciagurata strage di animali indifesi», ha spiegato Monaco.

    La sospensione decretata dai magistrati è stata accolta con viva soddisfazione da tutto il mondo ambientalista. «La caccia ai cervi rappresenta una soluzione di comodo che ignora le possibili alternative non violente, a favore della lobby venatoria», hanno dichiarato Lav, Lndc Animal protection e Wwf Italia, autori del ricorso alla giustizia amministrativa contro la delibera regionale abruzzese. «Il Consiglio di Stato ha riconosciuto il carattere di urgenza ed estrema gravità della vicenda. Sono molto soddisfatta di questo primo risultato: stiamo seguendo questa vicenda dall’inizio di agosto, con il sostegno di decine di migliaia di cittadini che hanno inviato mail di protesta, e confidiamo che il Consiglio di Stato faccia la cosa giusta e fermi questa mattanza insensata», ha dichiarato al Corriere della Sera Piera Rosati, presidente nazionale di Lndc Animal protection.

  • Caccia al cervo

    Si è riaperta, in alcune aree, la stagione della caccia e dall’8 agosto l’Abruzzo, regione che abbiamo spesso citato ad esempio per la convivenza tra orsi ed umani e per la gestione dei parchi e della fauna selvatica, ha emanato una delibera  autorizzando il prelievo, e cioè l’uccisione, di quasi 500 cervi.

    La cosa che più sconcerta è che nella delibera è predisposto un tariffario, i cacciatori cioè per uccidere i cervi dovranno pagare, a seconda dell’animale abbattuto, un tanto alla regione. Secondo quanto riportato, anche da organi nazionali d’informazione, cinquanta euro per un cucciolo, 100 per le femmine giovani, 150 per i maschi giovani e 250 per i maschi con più di cinque anni, non è ancora chiaro quanto costeranno i trofei dei maschi adulti, cioè i palchi, e quanto sarà la differenza di costi  tra i cacciatori abruzzesi e quelli che proverranno da altre regioni.
    Due cose particolarmente stupiscono e diciamo pure ci indignano, la prima, ovviamente, è che si autorizza, addirittura si invita, a sparare ai cuccioli, bersagli fin troppo facili, l’altra è che risulta che la densità di cervi nelle aree individuate per gli abbattimenti è solo di poco superiore alla soglia che, per legge, permette la caccia di selezione fissata quando vi sono più di due capi per chilometro quadrato. Ovviamente e giustamente le associazioni a protezione degli animali stanno protestando e una petizione del WWF ha già raccolto circa 80.000 firme contro gli abbattimenti.
    Che sia un errore di valutazione  da parte della regione od una marchetta ai cacciatori il provvedimento, specie per l’abbattimento dei cuccioli, sarebbe da ritirare subito con tanto di scuse alla popolazione civile.

    Visto che la caccia sta riprendendo in più parti vogliamo ricordare alcuni dati ai nostri lettori e a quei politici che pensano ai voti che i cacciatori possono dare, le armi ad uso venatorio in Italia sono solo 571.000 e considerando che spesso un cacciatore ha più armi rimane evidente come il numero degli amanti della caccia sia ormai poco rilevante ai fini elettorali rispetto al numero di coloro che credono nel rispetto di una convivenza pacifica con gli animali, fonte di equilibrio per l’ecosistema e per gli interessi turistici.

    Siamo consapevoli che un numero eccessivo di ungulati e di cinghiali sono un danno ma siamo anche certi che vi sono sistemi più corretti per eliminare i problemi connessi al sovrannumero, problemi che non si vogliono affrontare con decisione e competenza tant’è che non si è riusciti ad arginare neppure la peste suina e che perciò continuano a dover essere eliminati centinaia di maiali d’allevamento con un grave danno economico per tutti

    Troppa improvvisazione, troppa superficialità anche in questi campi.

  • Brevemente, intensamente

    L’orso M90 è stato giustiziato dalle guardie forestali per ordine del Presidente della Provincia di Trento.

    Non sappiamo se M90 avrebbe potuto diventare pericoloso, di fatto non aveva mai minacciato nessuno nei suoi pochi anni di vita, era certamente un orso confidente, che cioè si fidava e che da cinque mesi aveva il radiocollare per poter essere sempre monitorato e dare così informazioni utili.

    Forse se fosse nato in Abruzzo avrebbe vissuto tranquillamente come Juan Carrrito, salvo poi magari morire travolto da una macchina, proprio come il povero Juan, in effetti anche M90 era stato vittima di un incidente ma era sopravvissuto per essere poi ucciso per ordine di chi ancora macina la frustrazione di non aver potuto uccidere anche gli altri orsi che in questi anni aveva più volte condannato a morte.

    Sappiamo invece per certo che la sua morte si ascrive alle decisioni di Fugatti, da tempo noto per il suo irrefrenabile desiderio di abbattere orsi, lupi e a quanto altro aspirino le assatanate carabine di coloro che nella caccia, a differenza di altri, hanno bisogno di sfogare i loro istinti violenti.

    Gli uomini non vanno d’accordo tra di loro, le violenze, di ogni genere, sono notizia di tutti i giorni, i social ci abituano ancor di più a queste manifestazioni e non ci si stupisce, più di tanto, di fronte ad una tredicenne violentata, ad un ragazzo sparato, ad un insegnate accoltellato, ad un femminicidio od alla solita denuncia di quartieri invivibili per la droga o di appalti truccati e strade e case lesionate grazie all’uso di materiale scadente.

    Perché allora dovremmo stupirci se un orso in più o in meno è stato ucciso?

    Infatti non ci stupiamo, dice un vecchio detto “ogni botte dà il vino che ha” e il vino di Fugatti e dei suoi amici è acido, molto acido.

    Comunque se oltre alla guerra tra umani vogliamo continuare la guerra contro la natura, senza cercare regole di convivenza che garantiscono la sopravvivenza del pianeta e cioè di tutti, le conseguenze saranno serie anche per i “buoni” che non reagiscono.

  • In memoria di Bambotto e non solo

    Bambotto era un bellissimo cervo di cinque anni che, come sua madre, amava, ricambiato, gli umani, mangiava dalle loro mani quando andava a trovarli facendo sorridere grandi e piccoli in quella che non era una favola ma la realtà.

    Bambotto è stato ucciso da un giovane cacciatore, la madre di Bambotto era da tempo, misteriosamente, scomparsa, forse aveva fatto la sua stessa fine.

    Perché occuparci di un cervo mentre i miliziani di Hamas hanno decapitato, bruciato tanti bambini israeliani e tanti bambini palestinesi muoiono sotto le bombe necessarie per tentare di distruggere il terrore e la perfidia che gli jihadisti rappresentano non solo per Israele?

    Perché parlare di un cervo assassinato mentre Putin da quasi due anni sta facendo assassinare tanti ucraini?

    Perché un assassinio è sempre un assassinio e quando la morte è procurata da una persona giovane, come il cacciatore che ha ucciso Bambotto, non possiamo che chiederci da cosa nasce tanta voglia di uccidere, tanta crudeltà e mancanza di rispetto verso il miracolo della natura, tanta indifferenza per le molte persone che amavano Bambotto e dividevano con lui momenti di vita e serenità.

    Siamo convinti che le atrocità alle quali assistiamo, in questi tempi di guerre sempre più efferate, nascano propria dalla cultura della violenza, dalla mancanza di rispetto per la vita, dall’ incapacità di provare empatia, da una povertà d’animo che ci porta, ancora una volta, a dire che l’essere più feroce sulla terra è l’essere umano perciò non chiamiamo lupi solitari gli assassini terroristi, chiamiamoli con il loro nome: mostri umani.

    Mettiamo giù, qualche volta, i nostri strumenti informatici e proviamo a guardare quello che ci circonda, persone, animali, natura, proviamo a risvegliare quei sentimenti che abbiamo perduto e forse anche questo nostro nuovo modo di essere darà una mano a sconfiggere l’odio e il terrorismo.

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