Calcio

  • Alberto Zaccheroni Commissario Tecnico della Nazionale Italiana Non Profit

    Alberto Zaccheroni, per tutti Zac, è il commissario tecnico della Nazionale Italiana Non Profit.

    Romagnolo di nascita, Zaccheroni inizia la sua carriera da allenatore alla guida di alcune squadre della sua regione in Serie C2. Dopo alcuni anni di gavetta nel campionato cadetto, esordisce in Serie A con l’Udinese, alla cui guida ottiene risultati straordinari che gli consentono di approdare alla corte del Milan, con cui conquista un inatteso scudetto nel 1999, anno del centenario della squadra rossonera. Dopo altre esperienze alla guida dei maggiori club di Serie A, inizia la sua avventura con le Nazionali diventando prima commissario tecnico del Giappone, con il quale ha conquistato la Coppa d’Asia nel 2011, e poi degli Emirati Arabi Uniti.

    La figura di Alberto Zaccheroni nelle vesti di Commissario Tecnico della Nazionale Non Profit è sinonimo di esperienza, qualità e carisma. Si tratta di un profilo dagli importanti valori morali, oltre che prettamente sportivi.

    La rosa, per completarsi, attende gli ultimi uomini da schierare in campo. L’invito da parte della squadra è rivolto a tutti gli ex calciatori o atleti che, in rappresentanza di una Associazione Non Profit, vogliano scendere in campo per sostenere una causa comune.
    È ancora possibile candidarsi inviando una email a info@nazionalenonprofit.org.

    La prima sfida sarà il prossimo 23 giugno presso lo stadio “Cino e Lillo Del Duca” di Ascoli Piceno, poi Malta a settembre e Bari a dicembre. Il ricavato di questi eventi sarà utilizzato per sostenere la realizzazione del progetto “WeAut”, ideato dalla Nazionale Azzurri, per la creazione, in provincia di Roma, del primo centro

    I biglietti saranno prossimamente acquistabili sul sito di Vivaticket e in tutte le ricevitorie nazionali convenzionate.

    L’acquisto del biglietto verrà ricompensato al 100% in sconti per acquisti da utilizzare sulla piattaforma partner TrustMeUp.com, sponsor della nazionale.

  • La Commissione e la UEFA lanciano la campagna #EveryTrickCounts contro i cambiamenti climatici

    La Commissione europea ha lanciato con la UEFA una nuova campagna di sensibilizzazione incentrata sulle azioni individuali per fare fronte ai cambiamenti climatici. Grazie a questa collaborazione, durante le interruzioni pubblicitarie delle partite di Champions League UEFA e di altri importanti eventi sportivi, in 57 Paesi verrà diffuso un video in cui famosi calciatori mostrano alcuni trucchi per risparmiare energia e ridurre le emissioni. Il video, che verrà trasmesso anche negli stadi durante le partite, va in onda per la prima volta il 19 ottobre.

    Il Vicepresidente esecutivo per il Green Deal europeo, Frans Timmermans, ha dichiarato: “Il calcio unisce il nostro continente e il pianeta intero. Per poter continuare a goderci il nostro sport preferito, dobbiamo vincere la lotta contro i cambiamenti climatici come una squadra. Sono lieto che la UEFA e la Commissione europea diano il calcio d’inizio a questa campagna per sostenere i nostri obiettivi climatici. Con il Green Deal europeo stiamo sollecitando gli importanti cambiamenti strutturali necessari per preparare la nostra economia e la nostra società a un futuro a impatto climatico zero. Ma non ce la faremo se non parteciperanno tutti mediante piccole azioni individuali, come andare allo stadio con mezzi di trasporto sostenibili, riciclare i rifiuti dello spuntino dell’intervallo, o spegnere qualche luce in casa mentre siamo incollati al televisore durante la partita. Diamo un calcio alle nostre cattive abitudini, per il bene del pianeta.”

    Di seguito il link al video: https://audiovisual.ec.europa.eu/en/video/I-212473

    Fonte: Commissione europea

  • Il gesto libero dello sport

    Il gesto in quanto libero e spontaneo identifica il valore di chi lo propone, specialmente se coniugato ad una prestazione sportiva di altissimo livello. Lo sport rappresenta ormai l’ultimo palcoscenico espressione di valori formativi e propositivi rispetto allo sconfortante deserto proposto dagli ambienti politici. In ambito sportivo si possono esprimere liberamente ancora idee e valori tanto attraverso la pratica stessa quanto con gesti legati all’iniziativa individuale e quindi libera espressione di sensibilità e valori personali.

    Quando, invece, lo sport viene contaminato ed inquinato dalle aspettative che le varie compagini politiche hanno nei confronti di chi lo sport lo pratica viene meno lo stesso valore espresso dalla sport e dalla sua indipendenza confermata dai principi fondativi del Cio (Comitato Olimpico Internazionale).

    Una prestazione atletica vincente unita magari ad un gesto politico possono avere il massimo valore comunicativo in quanto si esprimono in un contesto agonistico vincente. In occasione degli Europei di calcio, viceversa, si intende costringere la Nazionale ad inginocchiarsi non tanto contro il razzismo, come qualcuno vorrebbe fare intendere dall’alto della propria visione ideologica e massimalista, quanto a favore di un singolo e ben definito movimento politico estremista. Quindi non a tutela di un diritto fondamentale ma semplicemente in appoggio ad una sua interpretazione politica.

    Viene dimostrato, ancora una volta, come le aspettative di alcuni personaggi politici nei confronti della Nazionale rappresentino la metastasi stessa della politica la quale, incapace di restare all’interno dei propri ambiti, pretende di utilizzare per la propria penosa propaganda lo sport e i suoi protagonisti.

    Questa evidente violazione della indipendenza dello sport trova la propria ragione non tanto nel tentativo di sensibilizzare il pubblico verso tematiche valoriali globali quanto di cercare di porre al centro dell’attenzione le proprie visioni ed interpretazioni ideologiche di parte attraverso l’uso inappropriato del contesto agonistico e sportivo.

    Lo sport rappresenta la sintesi di Potenza (1), Tecnica (2), Libertà (3) in un contesto di regole condivise (4). Termini evidentemente sconosciuti ad una parte della politica che intende appropriarsene senza avere le competenze minime che una qualsiasi pratica sportiva avrebbe loro insegnato.

  • In attesa di Giustizia: rigore è quando arbitro fischia

    Con un anno di ritardo dovuto alla pandemia, sono iniziati i campionati europei di calcio e la Nazionale – almeno fino ad ora – vince, diverte e convince: prendiamo spunto da queste vicende sportive e azzardiamo la parodia in chiave calcistica per rievocare con una telecronaca quelle che sono state di maggiore impatto negli ultimi tempi per l’Ordine Giudiziario.

    Immaginiamo, allora, che in campo vi siano la Nazionale Magistrati (che realmente esiste) ed una squadra dell’Unione delle Camere Penali in rappresentanza dei cittadini italiani: quelli che da sempre sono in attesa di Giustizia ed oggi assistono sgomenti alla caduta verticale di credibilità della Magistratura.

    Partita sonnolenta, senza grandi spunti né da una parte né dall’altra; ma ecco che all’improvviso vi è un intervento scomposto di Raffaele Cantone che impatta sul suo compagno di reparto  Luca Palamara il quale, a sua volta, cadendo finisce con il falciare come birilli, determinando un “effetto domino”, numerosi atleti del suo team, imponendo il fermo del gioco: entrano sul terreno i massaggiatori e il medico ma nonostante le cure prestate non tutti sono in grado di riprendere la partita; vengono fatte alzare dalla panchina le riserve che, tuttavia, non sono in numero sufficiente per ripristinare la formazione ad undici elementi.

    Gli atleti della compagine avversaria assistono stupefatti all’accaduto e si aspettano che l’arbitro assuma una qualche decisione perché la Nazionale Magistrati è stata decimata e, secondo le regole, una partita non può iniziare o proseguire senza il numero minimo di sette elementi.

    Il fischietto tace e l’incontro prosegue con una delle squadre in netta superiorità ma senza che riesca ad andare a rete per la strenua difesa allestita dai tecnici dell’ANM Poniz e Santalucia: tutti i giocatori vengono dislocati in area di rigore a presidio della propria porta.

    Fraseggio stretto tra gli incursori dell’Unione, Spigarelli e Caiazza, interrotto da Riccardo Fuzio con un brutto fallo da rosso diretto al limite dei sedici metri, ma l’arbitro non lo espelle né concede la punizione.

    Continua l’assedio al bunker allestito dai magistrati e la giovane speranza delle toghe Paolo Storari tenta di alleggerire la pressione duettando con Davigo, leader storico della squadra ed idolo assoluto dei tifosi e dei capi ultràs Travaglio e Grillo: nel palleggio, peraltro, entrambi si aiutano con le mani ma ancora una volta l’arbitro chiude un occhio e lascia proseguire.

    Dagli spalti il pubblico rumoreggia all’indirizzo di una direzione del gioco che lascia perplessi e la partita non offre spunti tecnici apprezzabili con un manipolo di uomini asserragliati a pochi metri dalla linea di porta dove le azioni fallose si susseguono incessanti: Bossi, Capristo, De Pasquale e Spadaro pestano come dei fabbri ma, alla fine, solo a De Benedictis viene finalmente mostrato il cartellino rosso per doppia ammonizione: tra l’altro il suo sarebbe un fallo da rigore ma l’arbitro si limita all’inevitabile espulsione senza indicare il dischetto degli undici metri.

    Rigore è quando arbitro fischia, ricordava Vujadin Boskov da allenatore della Sampdoria…ed allora, che abbia ragione l’arbitro Mattarella il cui fischietto, tranne qualche raro e sommesso sibilo, rimane rigorosamente muto durante questa interminabile partita che sembra destinata ai supplementari?

    Forse, di certo è un silenzio imbarazzato ed imbarazzante, o entrambe le cose, mentre il quarto uomo, Salvini, segnala il tempo di un interminabile recupero.

  • COSUA gives kudos to African football federation’s new president Patrice Motsepe

    The Coalition of Supporters Unions of Africa (COSUA), the pan-African organization operating as a partner to the African Union which uses sports to build African unity, has sent a message of congratulations to Africa’s mining magnate, Dr. Patrice Motsepe, on his assumption becoming the new president of the Confederation of African Football (CAF).

    Motsepe is a South African mining billionaire businessman of Tswana descent. He is the founder and executive chairman of African Rainbow Minerals, which has interests in gold, ferrous metals, base metals, and platinum. Motsepe sits on several company boards, including being the non-executive chairman of Harmony Gold, the world’s 12th largest gold mining company, and the deputy chairman of Sanlam.

    In 2012, he was named South Africa’s richest man, topping the Sunday Times’ annual Rich List. As a philanthropist, in 2013, he joined “The Giving Pledge”, the well-known club of world billionaires that are committing to give half of their wealth to charitable causes.

    Motsepe is also the owner of African football giant, Mamelodi Sundowns, and due to this connection, he is “expected to take African football to dizzying heights at global levels”, stated Advocate Sarfo Abebrese, the Founding President of COSUA, under whose hand the letter of congratulations was issued.

    Abebrese described Motsepe, who is the brother-in-law of South Africa’s current president, Cyril Ramaphosa, as “a true son of Africa who is motivated solely by a burning desire to make African football great again.” Abebrese pledged his organisation’s support to CAF under the leadership of Motsepe to ensure, “not only that Africa hosts the World Cup again, but also that Africa wins the trophy in the very near future.”

    “Under the able leadership of Your Excellency, the new President of CAF, COSUA has high hopes that the long-cherished dream of getting every African involved in supporting African football from the grassroots, will be realised.”

    The statement explained that COSUA seeks to ensure their goal by mobilizing over 5,000 fans from all 55 African countries to support the 5 African teams that qualified for the upcoming FIFA World Cup in Qatar next year. This would set the stage for massive African support in similar competitions around the globe in subsequent years.

    “African unity is crucial. We have always believed in the power of sports, and especially football, to achieve it. Now is the time to put this belief in practice, under the leadership of the venerable Patrice Motsepe, at whose touch, everything literally turns to gold,” Abebrese concluded.

  • Calcio economicamente imprescindibile per l’Italia: vale 5 miliardi di fatturato

    I numeri non mentono mai: 4,6 milioni di praticanti, 1,4 milioni di tesserati per la Figc, un fatturato stimabile intorno ai 5 miliardi di euro. Il calcio rappresenta il principale sport italiano, confermandosi un vero e proprio asset strategico in grado di accompagnare e favorire lo sviluppo dell’intero Sistema Paese. È quanto attesta la quinta edizione del Bilancio Integrato, sviluppato con la consulenza di PwC e pubblicato oggi sul sito della Figc, che analizzando i numeri del calcio italiano illustra i programmi di sviluppo della Federazione e i risultati raggiunti nel 2019, mettendo in luce l’efficienza organizzativa nell’ultimo anno alimentata anche dal processo di internalizzazione della strategia commerciale. Da sottolineare anche lo sviluppo delle squadre nazionali, il potenziamento dell’attività giovanile e la crescita del calcio femminile.

    “Questa edizione del Bilancio Integrato ha un valore determinante per la programmazione dell’era post-Covid perché fotografa la dimensione e l’impatto socio-economico del calcio nel nostro Paese prima della pandemia”, ha dichiarato il presidente della Figc Gabriele Gravina. Il calcio rappresenta sempre più la grande passione degli italiani: 32,4 milioni di italiani si dichiarano interessati a questo sport, un numero rappresentativo del 64% della popolazione italiana over 18, mentre a livello globale il calcio italiano registra un’audience pari a 2,3 miliardi di telespettatori. “I riscontri sono davvero impressionanti, sia per l’enorme coinvolgimento tra i nostri concittadini, sia per il rilevante indotto economico, sociale e sanitario generato”, ha sottolineato ancora Gravina. Numeri che si traducono in importanti riflessi dal punto di vista economico: il fatturato diretto generato dal settore calcio è stimabile intorno ai 5 miliardi di euro, ovvero il 12% del Pil del calcio mondiale viene prodotto nel nostro Paese. Un sistema che continua inoltre a rappresentare il principale contributore a livello fiscale e previdenziale del sistema sportivo, con quasi 1,3 miliardi di euro generati solo dal calcio professionistico (in crescita del 47% tra il 2006 e il 2017 per un aggregato nell’arco del periodo di 12,6 miliardi di euro) e un’incidenza del 71,5% rispetto al gettito fiscale complessivo generato dal comparto sportivo italiano. A ciò si aggiunge una raccolta derivante dalle scommesse nel 2019 pari a 10,4 miliardi di euro, un numero quasi 5 volte più elevato rispetto al 2006. La Figc negli ultimi 15 anni è stata sempre in grado di produrre un utile, per un valore economico complessivamente creato pari a 48,7 milioni di euro.

    Dati importanti soprattutto nell’ottica di quanto è accaduto successivamente con la pandemia di Covid che ha di fatto rischiato di mettere in ginocchio il sistema, soprattutto quello dei club. “Il calcio è sempre più la grande passione degli italiani, come Federazione abbiamo il dovere di sviluppare programmi adeguati, come già stiamo facendo, per impedire che il Covid la pregiudichi irrimediabilmente”, ha dichiarato ancora Gravina. Rilevante, infine, l’analisi dell’impatto socio-economico generato dal Sistema Calcio; il risultato di un programma di studio sviluppato in partnership con la UEFA (SROI – Social Return on Investment Model). L’analisi, nello specifico, ha definito il rilevante impatto socio-economico del calcio italiano, che risulta pari nel 2018-2019 a 3,1 miliardi di euro, dato che considera l’indotto economico, nonché quello sociale e sanitario. Nel modello di gestione dei principali asset infrastrutturali della Figc assume particolare importanza il Centro Tecnico Federale di Coverciano, su cui la Figc ha investito complessivamente 8,4 milioni di euro nel quadriennio 2016-2019 per la messa in sicurezza, l’ammodernamento e la crescita del livello dei servizi. Nel corso del 2019, la Federazione ha inoltre investito nel percorso della futura realizzazione di una nuova accademia federale presso il Salaria Sport Village di Roma. Diversi i programmi strategici impostati dalla Figc. A cominciare ovviamente dall’attività delle 19 rappresentative nazionali, con 262 partite disputate, oltre 600 calciatori e calciatrici convocati con ottimi risultati sportivi.

    Il bilancio, infine, analizza anche lo sviluppo del calcio femminile, ovvero lo sport che sta crescendo di più al mondo e che finalmente anche in Italia sta trovando un concreto sviluppo delle sue potenzialità: solo negli ultimi 10 anni le tesserate per la Figc sono cresciute del 46,6%.

  • New US Justice Department indictment says Russia and Qatar paid FIFA for World Cups

    New US Justice Department indictment says Russia and Qatar paid FIFA for World Cups

    The United States Department of Justice on Monday said that bribes were paid to members of FIFA’s top board to secure votes for the hosting rights to the 2022 World Cup in Qatar.

    According to the prosecutors, representatives working for Russia and Qatar bribed FIFA executive committee officials to swing votes in the crucial hosting decisions.

    Three media executives and a sports marketing company were charged with a number of crimes, including wire fraud and money laundering, in connection with bribes to secure television and marketing rights for international soccer tournaments. The indictment states that the three South American members of FIFA’s 2010 executive took bribes to vote for Qatar to host the 2022 tournament.

    The Department of Justice also alleges that then FIFA vice-president Jack Warner was paid $5 million through various shell companies to vote for Russia to host the 2018 World Cup.

    Qatar’s Supreme Committee for Delivery and Legacy rejected the charges: “Despite years of false claims, evidence has never been produced to demonstrate that Qatar won the rights to host the FIFA World Cup 2022 unethically or by means that contravened FIFA’s strict bidding rules”, it said.

    Kremlin spokesman Dmitry Peskov said: “Russia received the right to host the World Cup completely legally. It is in no way linked to any bribes. We reject this. And Russia hosted the best soccer World Cup in history, which we are proud of”.

    “The FIFA Ethics Committee has already imposed sanctions, including life bans, on football officials mentioned in this process”, a FIFA spokesman said.

     

     

  • L’agricoltura km 0 made in Italy sbarca negli stadi della Lega Pro

    I contadini italiani si esibiranno negli stadi per promuovere conoscenza e consumo del cibo Made in Italy. Coldiretti e Lega Pro hanno siglato un accordo per la valorizzazione fra tifosi e calciatori delle migliori produzioni agroalimentari del territorio a chilometri zero che vedrà impegnati oltre 11mila tra fattorie, mercati e agriturismi di Campagna Amica.

    L’accordo prevede presenze negli stadi, in occasione delle partite organizzate dalla Lega Pro, con oasi del gusto degli agricoltori di Coldiretti, partecipazione degli agrichef di Campagna Amica con i propri prodotti durante eventi o manifestazioni, coinvolgimento della Lega Pro in percorsi di approfondimento sui temi della legalità e nel progetto “Educazione alla Campagna Amica” nelle scuole italiane con la partecipazione a iniziative su tutto il territorio nazionale.

    Oltre a coinvolgere alunni delle scuole elementari e medie in tutta Italia con lezioni nelle aziende agricole e in classe la rete didattica di “Educazione alla Campagna Amica” si estende agli stadi con l’obiettivo di formare consumatori consapevoli sui principi della sana alimentazione e della stagionalità dei prodotti per fermare il consumo del cibo spazzatura e valorizzare i fondamenti della dieta mediterranea e il legame fra i prodotti dell’agricoltura ai cibi consumati ogni giorno. La dieta mediterranea è stata dichiarata la migliore dieta al mondo nel 2019 sulla base del best diet ranking 2019 elaborato dal media statunitense U.S. News & World Report, noto a livello globale per la redazione di classifiche e consigli per i consumatori.

    La dieta mediterranea ha vinto la sfida tra 41 diverse alternative grazie agli effetti positivi sulla longevità e ai benefici per la salute. La dieta mediterranea ha consentito all’Italia di conquistare una speranza di vita che è tra le più alte a livello mondiale con 80,8 anni per gli uomini e 85, per le donne. Si tratta della conferma della bontà di un regime alimentare che rispecchia il valore e la grande varietà enogastronomica italiana.

  • Due scarpe diverse: Ronaldo si è fermato a Pomigliano e a Melfi

    Una squadra di calcio compra un giocatore per 130 milioni di euro e lo paga 30 milioni netti a stagione.

    Un sindacalista di un’azienda dello stesso gruppo della società calcistica protesta e fa un calcolo: nonostante l’espansione della produzione fuori Italia, ci sono stati annunciati 1.640 esuberi. Esattamente – diavoli di numeri – quanti sono gli stipendi che si potrebbero pagare con il compenso del giocatore, che dunque guadagna non dieci o venti volte più di un metalmeccanico, ma proprio 1.640 volte di più…

    Talenti molto diversi, meriti diversi, scarpe diverse per sudori entrambi veri ma diversi: il mercato ha le sue logiche, si dice. E alcuni liberali ridicolizzano la protesta, sottolineando che l’acquisto e il contratto del giocatore sono basati a un’altra logica economica e che alla fine, tra maggiori incassi dovuti alla stella calcistica, i costi saranno coperti dall’investimento effettuato. E hanno qualche ragione.

    Ma io sto anche con gli operai. Perché il problema è più complesso di quello che appare, va bene oltre la logica dei numeri e dei mercati per compartimenti stagni, ciascuno con i suoi conti che alla fine devono tornare.

    Sperequazioni ci sono sempre estate, da che mondo è mondo, e il grande campione tiene  a bada milioni  e milioni di tifosi, nei cinque continenti. Tuttavia in questo caso c’è una saggezza del caso, quasi un segno del destino che si è raggiunto l’indecente, perché non potremmo considerare in modo diverso la straordinaria coincidenza tra i 1.640 esuberi – persone vive che perdono il lavoro – e il rapporto 1 a 1.640 tra gli stipendi di un  operaio e di un grande calciatore.

    Non sarà colpa del giocatore, non sarà colpa nemmeno dei tifosi che impazziscono per lui e ne giustificano il valore; nemmeno sarà colpa della società sportiva che fa le sue scelte con soldi privati; e non è colpa dell’azienda se ritiene più conveniente licenziare in Italia e investire altrove. Ma non è nemmeno colpa di nessuno.

    Certo non del sindacalista che espone il dramma di queste cose. E al quale va la mia simpatia, e certo non il biasimo – anche perché la costante delegittimazione dei sindacati, una moda di questi ultimi anni alla quale hanno contribuito non poco gli stessi sindacati con alcuni loro privilegi corporativi – è una causa diretta del disagio sociale accrescente, della paura, del senso di abbandono di cui soffre un’Italia ormai priva di mobilità sociale e di un senso di giustizia condiviso. Chi ha ha, e se lo tiene stretto.  A cominciare dalla stessa azienda, incapace di un gesto, di una cultura della comunicazione “verso la sua gente”, in occasione di un acquisto che ci fa apparire in tutta Europa per i nababbi che non possiamo permetterci di essere. Ma i tempi di Adriano Olivetti in Italia ce li siamo scordati.

    E se non si capisce il senso di frustrazione, di ribellione, di mortificazione, di rabbia, che episodi come questo suscitano, non si potrà nemmeno capire le storture di un sistema che così com’è non regge, in assenza di tetti salariali, di tassazioni, incentivi e penalizzazioni mirate a uno sviluppo collettivo della società. Tantomeno si potrà capire che alla fine è anche una questione di estetica: sono numeri e rapporti di forza, applicati all’uomo, orribili, è uno spettacolo schifoso. Uno di quelli dove, smarrendo la dignità della persona, l’estetica ed etica coincidono.

  • Is football the golden boot Iraq needs to rebuild its foreign policy?

    In March this year, following FIFA’s long-awaited decision to lift its decades long ban, competitive international club football returned to Iraq, with a friendly between the home nation’s Al-Zawraa and visitors, Al-Ahed from Lebanon, played to a capacity crowd in Karbala.

    While the game ended in a draw on the pitch, off it; the match was celebrated as a victory for the war-torn country which is slowly rebuilding itself following decades of war and sanctions. Iraqi’s took to the streets and celebrated as if they had won the World Cup; cafes stayed open until the early hours and fair-grounds were set-up to celebrate the festive atmosphere. Businesses reported an increase in sales and hotels were forced to turn guests away; such was the level of demand. For a country torn from its core, in which sectarian tensions erupted after decades of subversion, this was a significant moment.

    War has been the constant player throughout living history, and there are global initiatives a plenty in which sport is used to help ravaged countries. Changing the world through sport, is a phrase often banded around, especially during times when the world’s attention is focussed on a particular sporting event, be it the Olympics and Paralympics, or the FIFA World Cup. But, what is really needed, is to export these legacies to communities who otherwise would have no access. When countries are affected by war, it’s easy to forget, among the death and destruction, that while political intervention may be necessary to end the fighting, it is equally important to look to social, cultural and economic intervention to seek out ways to move forward.

    Football often unites friend and foe in a way like no other, and no other sport has the ability to demand the loyalty, passion and emotion of millions of fans around the world, whether it be for their home teams, or some of the sport’s biggest giants. I for one, live and breathe the sport, following my belloved 1860 Munich team, wherever I may be.

    There is a reason it is known as the beautiful game, and there are several examples where it has served a purpose far beyond mere sport or entertainment. The most famous perhaps being theChristmas Truce of WWI, when, on Christmas eve 1914, German and British troops marched into no-mans-land at the Somme and laid down their weapons to enjoy an impromptu festive kick around.

    This act of peace, fleeting as it was, between two warring factions is a testament to the power of hope and humanity that football can bring. This game, now the stuff of legend engrained into European folklore, has become a symbol of a very basic human desire for peace, even during one of the darkest hours in history.

    In more recent history, sport; and football in general, has become a tool for countries devastated by the scours of war to rebuild a sense of normality, however passing or slow it may be. Afghanistan, Rwanda, Sierra Leone, Yemen; the list goes on.

    In a recent interview with CNN, HRH Prince Ali of Jordan explained how the country is using the sport to help refugee children in the Za’atari camp overcome the trauma of war.  “Through things like football, you bring them a sense of normalcy where they actually participate.” He said, going on to explain the benefits of football compared to the traditional classroom, stating that children on the football field interact more efficiently together, which he believes presents a benefit to improve their confidence and social skills, long after war has ended.

    Hummel, the Danish sports brand may not have the same recognition as Nike or Adidas, but it’s certainly having more of an impact than almost any other brand with regard corporate social responsibility in war-torn countries. The brains behind Company Karma, they have been involved the successes of the Sierra Leone national team, as well as hosting the first ‘international’ game between Afghanistan’s national women’s team and NATO troops stationed in Kabul.

    The symbolism behind the return of these international games to Iraq should not be underestimated, especially in a World Cup year, FIFA’s decision to lift the ban signifies a changing global attitude towards Iraq.

    Football, as we all know, is one of the most lucrative businesses in the world. We have already seen the economic benefits these games have had in Basra, Karbala and Erbil, so now is the time to attract further investment, both from Baghdad and further afield.

    With a proposed unofficial football tournament with neighbouring countries scheduled, investment is needed to cater to the growing tourists visiting these cities. The national airline is already chartering extra flights and the railways put on extra trains to accommodate the growing crowds travelling from Baghdad. There are already calls for Iraq to host the 2024 Arabian Gulf Cup, and why not? It already has one of the more successful teams in the Middle East who have triumphed through diversity, and with investment into its transport infrastructure, stadiums and academies across the country, it can build a sporting legacy that can carry Iraq into its next peaceful chapter and with the fast-approaching elections in May, the new government must place significant importance on sports in its future agenda, to ensure it continues to become a unifying national component.

    Today, the country is facing major changes and I expect that the political environment is on its way to stability and that will provide a significant opportunity to think about commencing the economic reconstruction.

     

     

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