cittadini

  • La riforma elettorale che i partiti non vogliono

    Ancora una volta, mentre continuano le dichiarazioni ed i commenti sulle recenti elezioni amministrative nelle quali, come sempre, più o meno tutti hanno vinto, si riaccende il dibattito tra “non udenti” sulla riforma della  legge elettorale e, come dice un vecchio detto, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire e nessuna forza politica sembra voler ascoltare i sentimenti di disaffezione e sfiducia degli  elettori. Come  sempre per i capi partito il problema non è cercare una legge che garantisca al massimo livello la libertà di scelta degli elettori e, di conseguenza, sia garanzia di democrazia e partecipazione, ma  l’obiettivo è individuare il sistema più garantista per le loro forze politiche. Ciascuno propone quello che ritiene sia il sistema elettorale più confacente ai suoi interessi, a prescindere dall’interesse dei cittadini.

    La democrazia per vivere ha bisogno di regole certe e rispettate e di cittadini che abbiano garantito il diritto-dovere di manifestare il loro consenso in libertà e con la conoscenza effettiva dei programmi di governo e delle capacità e competenze dei parlamentari e senatori che devono eleggere. Siamo da sempre dell’avviso che solo un sistema proporzionale, con una soglia di sbarramento, un contenuto premio di maggioranza e la scelta preferenziale dei candidati, togliendo così ai capi partito il diritto di scegliere per noi chi ci deve rappresentare, farà ritornare gli elettori ad una maggior affezione al voto e gli eletti ad occuparsi del territorio e della gente invece che cercare di accattivarsi la benevolenza dei loro maggiorenti per garantirsi il posto sicuro in lista.

    Certo un sistema proporzionale preferenziale deve avere regole ferree che controllino le spese di partiti e candidati e regolamentino la presenza in lista di personaggi televisivi, infatti vi devono essere il più possibile pari opportunità per tutti coloro che sono in lista ed i cittadini dovrebbero poter valutare su curricula oggettivi e su programmi trasparenti ed avere la possibilità di controllare l’operato di coloro che hanno eletto. Inoltre nel dibattito sulla futura legge elettorale andrebbe anche affrontato il tema della personalità giuridica dei partiti, della loro democrazia interna, del rispetto degli statuti, dei diritti degli iscritti e del controllo dei bilanci da parte della Corte dei Conti. In sintesi dovremmo riformare tutto il sistema di rappresentanza  partitica ma nessuno né 5Stelle, Lega o Pd vogliono quella trasparenza della quale parlano per conquistare consensi.

     

  • Idee per dare forma alla conferenza sul futuro dell’Europa

    La Commissione europea ha presentato le sue idee per dare forma alla conferenza sul futuro dell’Europa, che dovrebbe essere avviata il 9 maggio 2020, festa dell’Europa (a 70 anni dalla firma della dichiarazione Schuman e 75 dalla fine della seconda guerra mondiale), e avere una durata di due anni. La comunicazione adottata costituisce il contributo della Commissione al già acceso dibattito sulla conferenza sul futuro dell’Europa – un progetto annunciato dalla Presidente Ursula von der Leyen nei suoi orientamenti politici per dare agli europei maggiore voce in capitolo su ciò che l’Unione fa e su cosa fa per loro.

    La conferenza attingerà a esperienze passate, come i dialoghi con i cittadini, ma introdurrà al contempo una serie di nuovi elementi per estenderne la portata e rafforzare le modalità con cui le persone contribuiscono a plasmare il futuro dell’Europa. La conferenza consentirà un dibattito aperto, inclusivo, trasparente e strutturato con cittadini aventi background diversi e di ogni estrazione sociale.

    La Commissione, che si è impegnata a dare seguito ai risultati della conferenza, propone di strutturare i dibattiti su due filoni paralleli. Il primo incentrato sulle priorità dell’UE e sugli obiettivi che l’Unione dovrebbe perseguire: tra essi figurano la lotta ai cambiamenti climatici e ai problemi ambientali, un’economia al servizio delle persone, l’equità sociale e l’uguaglianza, la trasformazione digitale dell’Europa, la promozione dei valori europei, il rafforzamento della voce dell’UE nel mondo e il consolidamento delle fondamenta democratiche dell’Unione. Il secondo filone dovrebbe riguardare tematiche più specificamente correlate al processo democratico e alle questioni istituzionali: in particolare il sistema dei candidati capilista e le liste transnazionali per l’elezione dei parlamentari europei.

    La Commissione considera la conferenza un forum che parte “dal basso”, accessibile alle persone di ogni parte dell’Unione e che non resta circoscritto alle capitali europee. Sono invitate a partecipare anche le altre istituzioni dell’UE, i parlamenti nazionali, le parti sociali, le autorità regionali e locali e la società civile. Una piattaforma online multilingue garantirà la trasparenza del dibattito e favorirà una più ampia partecipazione. La Commissione si è impegnata ad adottare le misure più efficaci, di concerto con le altre istituzioni dell’UE, per integrare le idee e il feedback dei cittadini nel processo decisionale dell’UE.

    Il Parlamento europeo e il Consiglio stanno attualmente definendo i rispettivi contributi alla conferenza sul futuro dell’Europa. La risoluzione del Parlamento europeo del 15 gennaio 2020 ha invitato ad adottare un approccio inclusivo, partecipativo ed equilibrato nei confronti dei cittadini e dei portatori di interessi. In precedenza le conclusioni del Consiglio europeo del 12 dicembre 2019 avevano invitato la presidenza croata ad avviare i lavori sulla posizione del Consiglio. La presidenza croata ha inserito, da parte sua, la conferenza tra le sue priorità.

    A questo punto è di fondamentale importanza che le tre istituzioni elaborino una dichiarazione comune per definire il concetto, la struttura, la portata e il calendario della conferenza sul futuro dell’Europa e che stabiliscano principi e obiettivi concordati.

    Fonte: Comunicato stampa della Commissione europea del 22 gennaio 2020

  • Il Paese reale e l’assenza di cultura politica

    Un’inchiesta pubblicata dal Corriere della Sera, il 20 gennaio, evidenzia come, a un anno e mezzo dal crollo del viadotto a Genova, in Italia vi sono ancora 3500 ponti fuori controllo, nel 2019 sono state eseguite solo il 28% delle ispezioni obbligatorie, 763 viadotti non sono stati controllati mentre il budget dell’Anas è salito a 29,9 miliardi.

    Il prof Rainero Fassati, in un’intervista sullo stesso giornale e lo stesso giorno, dichiara come gli alcolici siano la prima causa di morte dai 16 ai 22 anni, dato in continuo aumento mentre, quasi ormai  ogni giorno, ubriachi e drogati lasciano sull’asfalto morti e feriti.

    Sempre del 20 gennaio la notizia, per altro purtroppo nota, che la ricostruzione, dopo i terremoti nel centro Italia, è ferma così come il piano, autorizzato dall’Unione Europea come spesa eccezionale, per mettere in sicurezza il patrimonio edilizio ed architettonico è fallito. Sono stati spesi solo 15  milioni su un budget di 2 miliardi autorizzato dall’Europa, e ancora  nonostante i mille morti e gli ultimi tre terremoti, non esiste ancora una strategia per la prevenzione del rischio sismico né un piano di pronto intervento per la messa in sicurezza e la ricostruzione dopo il sisma. Lo stesso ovviamente vale anche per le catastrofi idrogeologiche.  Mentre queste notizie finiscono di togliere quel po’ di fiducia che ancora i cittadini avevano sulle istituzioni e rappresentanze politiche le stesse si accapigliano, giorno e notte, sui loro problemi interni e sulle rivalità elettorali come se non fosse, purtroppo, ormai chiaro che gli uni valgono gli altri per incapacità a risolvere i problemi, per ignoranza, spesso non sanno quali sono i problemi reali, per indifferenza verso la cosa pubblica e cioè verso il Paese, lo Stato, la Nazione, i cittadini che dovrebbero rappresentare.

    I mezzi di informazioni sono zeppi di notizie sconfortanti, di problemi che dovrebbero vedere tutta la classe politica e culturale tesa a cercare di risolverli, non parliamo delle crisi internazionali ma di quello che avviene qui in Italia, di quei problemi che richiedono decisioni idonee anche a costo di scontentare qualche elettore come quelle, ad esempio, di chiudere prima i locali notturni, di intensificare i controlli all’interno degli stessi, di prendere iniziative educative nelle scuole per contrastare alcolismo, bullismo e l’uso di stupefacenti e droghe, di imporre a province e regioni il controllo di quel territorio e di quelle strutture che amministrano e che spesso non controllano, come risulta evidente dai tanti ponti e scuole a rischio crollo. Ma la cultura politica, il bene comune, l’interesse generale sono lontani dalle ‘intelligenze’cosi discuteremo per giorni sulla ridicola proposta del sindaco Sala di non far fumare alle fermate dei mezzi pubblici come mezzo per contrastare l’inquinamento…o sulla necessità o meno che i 5 Stelle abbiano un tesoriere diverso da Di Maio, osanneremo le Sardine e faremo un eroe di Salvini che vuole, legittimamente, essere giudicato e così continueremo nell’inesorabile declino.

  • Una presidenza del tutto inappropriata

    Tutti commettono errori. È per questo che c’è una gomma per ogni matita.
    Proverbio giapponese

    Una delle più importanti istituzioni internazionali attualmente è anche l’OSCE (l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa). Come tale è stata costituita il 1o agosto 1975. All’inizio si chiamava CSCE (Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa). Tutto è stato sancito dall’“Atto finale di Helsinki”. Era un periodo difficile, quello della “Guerra fredda”. Il compito dell’allora CSCE non era per niente facile, nonostante si stesse verificando quello che viene riconosciuto come il “periodo della distensione” tra i due blocchi. La CSCE doveva, tra l’altro, facilitare quel processo, il dialogo e i negoziati, per prevenire i conflitti tra i paesi, nonché promuovere e sostenere, ovunque si presentasse il caso, i processi democratici. Perché in quel periodo e fino al crollo del muro di Berlino, il 9 novembre 1989, i cittadini dei Paesi del blocco comunista soffrivano sotto i regimi totalitari. L’Organizzazione prese ufficialmente il nome attuale il 1o gennaio 1995, dopo il vertice dei capi di Stato e di governo, tenuto a Budapest il 6 dicembre 1994. Il documento che sanciva il cambiamento era la Dichiarazione del Vertice di Budapest “Verso una vera partnership in una nuova era”. Attualmente l’Organizzazione comprende 57 Paesi dell’Europa, dell’America del Nord e dell’Asia.

    Lo scopo e gli obiettivi istituzionali dell’OSCE sono diversi. Nata per garantire la pace e la sicurezza in Europa, non solo per impedire conflitti armati ma anche per la difesa dei diritti dell’uomo, l’OSCE è presente e attiva con le sue strutture e/o rappresentanti affinché tutto ciò sia attuato realmente. L’Organizzazione interviene lì dove serve, per garantire il buon governo, lo “Stato di diritto” e i processi democratici in corso. Tramite le sue strutture e/o rappresentanti l’OSCE sostiene, assiste e certifica i processi elettorali in vari paesi e dietro richiesta ufficiale delle istituzioni responsabili degli stessi paesi. L’OSCE è attiva e interviene per garantire la libertà di informazione, in tutte le sue forme ovunque tale libertà venga minacciata, calpestata e, peggio ancora, negata. Questi sono alcuni degli obblighi istituzionali dell’OSCE. Per seguire al meglio e attuare tutti questi obblighi, l’OSCE dispone di diverse strutture e organi decisionali, come il Consiglio permanente, il Segretariato, l’Ufficio per i controlli elettorali ecc. Ogni anno si organizza un Consiglio ministeriale e si svolgono vertici dei capi di Stato e di governo dei Paesi membri per evidenziare e definire le priorità dell’attività. Una delle più importanti istituzioni dell’OSCE è la sua Presidenza, che viene esercitata ogni anno da uno Stato membro. Il ministro degli Esteri del Paese che ha la Presidenza del turno assume l’incarico di Presidente. Come tale collabora con la Presidenza precedente e quella successiva nell’ambito della cosiddetta Troika dell’Osce.

    Quest’anno, a partire dal 1o gennaio, l’Albania, diventato dal 19 giugno 1991 un Paese membro dell’Organizzazione, avrà l’incarico ufficiale di esercitare la Presidenza dell’OSCE. Il processo della presentazione della candidatura per un così importante incarico istituzionale è cominciato molti anni prima, agli inizi degli anni 2000. Nel 2006 ha ufficialmente presentato la candidatura ed in seguito è stato deciso che la presidenza dell’OSCE sarebbe andata all’Albania nel 2014. Nel 2013 però, anno elettorale per il Paese, su richiesta ufficiale dell’Albania, è stata decisa la posticipazione della data di quell’incarico. Ragion per cui la Presidenza dell’OSCE per l’Albania è stata negoziata e decisa per il 2020.

    Tenendo però presente la vissuta realtà albanese degli ultimi anni, un simile e così importante incarico istituzionale risulta essere veramente del tutto inappropriato. Perché la galoppante corruzione, ormai evidenziata e rapportata anche dalle istituzioni internazionali specializzate, sta generando danni enormi, materiali e morali. Perché da più di un anno il paese si trova ad affrontare una delle più gravi crisi istituzionali della sua storia, crisi che si sta aggravando ogni giorno che passa. Perché ormai in Albania, dati e fatti alla mano, la cosa pubblica viene gestita e depredata da una preoccupante e pericolosa “strana alleanza” tra i massimi rappresentanti della politica attiva con la criminalità organizzata e certi raggruppamenti occulti internazionali. Perché in Albania, ogni anno che passa, diventano sempre più numerose, serie e allarmanti le constatazioni sul controllo, condizionamento, brogli e manipolazioni dei risultati elettorali da parte delle strutture governative e statali. Constatazioni fatte e rapportate dai rappresentanti e/o osservatori dell’ODIHR (Office for Democratic Institutions and Human Right) che assiste tutti gli Stati membri dell’OSCE durante i processi elettorali. Da evidenziare soprattutto il Rapporto finale dell’ODIHR per le votazioni amministrative moniste del 30 giugno 2019! Votazioni alle quali i vertici del Congresso delle Autorità Locali e Regionali del Consiglio d’Europa non hanno voluto mandare una delegazione per assistere alle votazioni. La ragione era per causa “delle continue insicurezze legate all’organizzazione delle elezioni amministrative del 30 giugno in Albania e dei possibili rischi per la sicurezza in diverse zone”! Perché in Albania, durante l’ultima seduta del 2019, il Parlamento ha approvato una legge per censurare i media e la libera espressione, ideata e voluta dal primo ministro, forse anche ispirato da quello che sta accadendo in Turchia e in Russia con i media non controllati. Perché in Albania il sistema della giustizia è ormai controllato personalmente dal primo ministro e/o da chi per lui. Tutto ciò grazie anche alla “riforma del sistema” del primo ministro fortemente sostenuta dalla sua propaganda governativa e, purtroppo, anche da certi “rappresentanti internazionali”. I risultati e le prospettive sono ormai evidenti e allarmanti allo stesso tempo. Perché ormai in Albania è stata restaurata una nuova e pericolosa dittatura, che usa come facciata un ridicolo e fatiscente pluralismo politico. Perché in Albania i diritti dell’uomo si calpestano e si violano di continuo e non esiste più per i cittadini la garanzia legale delle istituzioni. Per queste e per tante altre evidenziate ragioni, la Presidenza albanese dell’OSCE per tutto il 2020 è del tutto inappropriata.

    Chi scrive queste righe, anche questa volta, avrebbe avuto bisogno di molto più spazio per  ribadire, analizzare e commentare tante altre cose e rendere meglio l’idea della situazione e per trasmettere, con la dovuta responsabilità, al nostro lettore quello che realmente sta accadendo in Albania. Ma anche quello appena scritto basta per rendersi conto. Chi scrive queste righe è convinto che il governo albanese e i suoi rappresentanti ufficiali non sono in grado e perciò, non possono garantire l’osservanza e l’adempimento di tutti gli obiettivi istituzionali dell’OSCE. Una simile situazione imbarazzante si poteva e si doveva evitare. Si poteva e si doveva negoziare e stabilire un’altra data per la Presidenza albanese dell’OSCE. E così facendo si poteva aiutare realmente e concretamente anche la stessa Albania. Perché no, si poteva e si doveva chiedere all’Albania l’adempimento di determinate richieste, come delle conditio sine qua non, con le quali si poteva garantire, finalmente, l’avvio dei processi veramente democratici. Bastava adottare le condizioni in vigore, poste dal Consiglio europeo, per l’avanzamento dei negoziati dell’adesione dell’Albania nell’Unione europea. O, almeno parte di quelle condizioni. Che poi rappresentano anche gli obiettivi e le ragioni di essere della stessa OSCE. Ma tutti possono commettere errori. Anche le istituzioni, compresa l’OSCE. È per questo che c’è una gomma per ogni matita.

  • Capolavoro a 5 Stelle: il reddito di cittadinanza spinge a divorzi fittizi

    L’Ocse torna a puntare il dito contro le criticità del Reddito di cittadinanza osservando che la bandiera politica del Movimento 5 Stelle rappresenta non solo un disincentivo a cercare lavoro ma produce anche seri effetti distorsivi: trattandosi di un provvedimento che non avvantaggia le famiglie numerose, induce addirittura a simulare divorzi.

    Carte alla mano, da un working paper di fine novembre, emerge come la misura risulti più generosa con le famiglie monoparentali e meno per i nuclei più numerosi e questo perché limitare la scala di equivalenza a 2.1 significa che i trasferimenti e le soglie di idoneità non aumentano per le famiglie più grandi di, ad esempio, due adulti e tre bambini o tre adulti e due bambini, che invece sono a maggior rischio di povertà rispetto alle piccole famiglie, alimentando il rischio di abusi con finte separazioni per accedere alla misura.

    All’origine del provvedimento vi è anche, nella migliore dell’ipotesi, una clamorosa ignoranza (se non un vero e proprio proposito di speculazione elettorale). Nel 2017, quindi prima che il M5s riuscisse a convincere un italiano su 3 ad affidargli il governo del Paese, la Grecia aveva introdotto uno schema simile e aveva riscontrato un aumento delle famiglie monoparentali 10 volte superiore rispetto alla popolazione, proprio in coincidenza con l’avvio della misura assistenziale. «L’esperienza della Grecia suggerisce innanzitutto che le domande di famiglie monoparentali necessitano di un’attenta verifica e, in secondo luogo, i parametri dovrebbero essere a vantaggio delle famiglie più numerose», si legge nel documento dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.

    Il reddito di cittadinanza ha inoltre il difetto congenito che la quota invitante di sussidio previsto e gli stringenti criteri di ammissibilità, creano «forti disincentivi per i membri delle famiglie a basso reddito ad entrare nel mondo del lavoro o ad accrescere il reddito lavorando più ore». E scoraggia anche la ricerca di lavoro da parte dell’altro coniuge. «Le attuali norme fiscali e previdenziali generano un livello elevato di aliquote fiscali effettive per il secondo lavoratore nel nucleo familiare che guadagna meno. Questo scoraggia ulteriormente i disoccupati e inattivi a cercare lavoro» viene rilevato. Di fatto, così come è il provvedimento favorisce il lavoro in nero nelle famiglie con due coniugi. E c’è anche il rischio che aggravi ulteriormente il gap Nord-Sud dell’Italia. Aumentando il reddito delle famiglie beneficiarie, specialmente nelle regioni meridionali, il reddito di cittadinanza può portare «nell’immediato» ad una «piccola caduta nel tasso di povertà» ma non incide «a lungo termine sugli incentivi e sulle capacità delle famiglie passare al lavoro formale», aumentando il divario tra regioni più vulnerabili e regioni più ricche.

    Nonostante i progressi fatti dall’Italia per il contrasto alla povertà, rileva l’Ocse, “queste politiche combinate con elevata tassazione e contributi che pesano sul reddito scoraggiano il lavoro, in particolare del secondo coniuge” e “contribuiscono ad ampie disparità sociali e regionali dell’Italia”.

    Da qui la ricetta in tre punti suggerita dall’organizzazione. Primo, migliorare la capacità dei centri per l’impiego. Secondo, ricalibrare la misura integrandola con incentivi per il lavoro a basso salario. Terzo, combinare il Rdc con un sistema di imposta sul reddito semplificato e progressivo che, a fronte di un costo iniziale modesto, nel lungo termine potrà “incoraggiare l’occupazione” e aiutare lo sviluppo delle Regioni povere, conclude l’organizzazione, generando “entrate pubbliche aggiuntive che ne compenseranno il suo costo”.

  • Speranze e buoni propositi

    I buoni propositi, dall’attuale rappresentanza partitica, non ce li attendiamo più, anche i migliori, o per meglio dire i meno peggio, sono troppo concentrati sulla conquista rapida del consenso e sulla demonizzazione dell’avversario per avere il tempo e la concentrazione necessari a presentate proposte per risolvere i tanti disastri nazionali, europei, internazionali: dal clima all’immigrazione, dalle nuove povertà all’espandersi sempre più forte della criminalità e della violenza.

    L’arrivo dell’anno nuovo, anche se bisestile, può però spingere tutti noi, cittadini con ruoli diversi nella società, a fare alcune cose che la politica, e parte dell’intellighenzia, non fanno. Possiamo tornare, come facevamo un tempo, a inondare di lettere i giornali e le segreterie dei rappresentati politici locali e nazionali per segnalare, denunciare tutto quello che non funziona ad ogni livello. Se la politica e la stampa spesso si estraniano dalla realtà possiamo ricordargliela noi segnalando, documentando, contestando le scelte proprio di chi abbiamo in buona fede votato o del giornale che abbiamo per anni continuato a comperare. Possiamo presentare esposti alla magistratura, collaborare di più con le forze dell’ordine e tornare a parlare con le persone che incontriamo. Possiamo riscoprire l’empatia verso i nostri simili, gli animali, la natura, senza buonismi ma essendo nel profondo e nelle azioni persone di “buona volontà”, persone che non si arrendono all’indifferenza ed al cinismo, persone che non “bevono” tutto quello che sentono o leggono ma che tornano ad essere capaci di studiare, valutare, capire. I mugugni nel bar o le manifestazioni di piazza, modello sardine, già colorate, dopo i primi giorni, di una netta collocazione politica, non risolveranno il problema ma solo sposteranno i voti da una parte all’altra e la politica rimarrà strumento di interessi di parte. Vi è l’urgente necessità di riportare le persone, le necessità ed i diritti ed i doveri collettivi ed individuali, al centro dell’interesse della società nelle sue diverse espressioni culturali, economiche, politiche. Dai ponti insicuri alle scuole pericolanti, dalle barriere architettoniche, nella maggior parte degli edifici pubblici, alle decine di migliaia di persone, bambini compresi, che vivono in situazioni disastrate, dal dissesto idrogeologico ai terremotati senza casa, dal dilagare del consumo di droga alla sempre più forte invasione della criminalità nei gangli vitali della società, dall’immigrazione alle responsabilità europee, comprese quelle del nostro governo che è parte integrante e decisiva sia nel Consiglio europeo che nella Commissione, dall’uso sconsiderato dei social al bullismo, dal comportamento criminale di quelle banche che dilapidano i soldi dei risparmiatori o che licenziano, per loro profitto, migliaia di lavoratori, dall’eccessiva tassazione che crea di fatto evasione ed ingiustizia, lasciando che certe grandi multinazionali trasferiscano altrove i loro guadagni, al consumo del suolo e all’eccessiva proliferazione di centri commerciali che non rispettano la corretta concorrenza ed uccidono i piccoli, dal bullismo all’indifferenza verso gli anziani, e…sono talmente tante le cose da fare che lascio a voi aggiungere tutto quello che non scrivo. Non abbiamo autorevolezza in politica estera ed europea ma non c’è più autorevolezza anche qui, in Italia, ci sono solo imposizioni ma non c è mai né confronto né conoscenza della realtà e capacità di progettare e realizzare. Non dobbiamo cominciare il nuovo anno senza fare noi, finalmente, il buon proposito di impedire che le cose, gli eventi, le ingiustizie ci scivolino addosso. Ciascuno di noi può fare qualcosa, non esiste nulla di grande se non ci sono tanti piccoli pezzi che combaciano, una casa si costruisce mattone su mattone, anche i pezzi prefabbricati hanno bisogno di fondamenta, ricostruiamo giorno per giorno la nostra casa, la nostra patria. Ognuno dia il suo contributo accorgendosi degli altri che gli sono intorno, non lasciando più che le scorrettezze, ingiustizie, negligenze che vediamo continuino, usiamo un po’ del nostro tempo per farci sentire dall’assessore, dal consigliere, dal deputato, dal giornalista. Non ci rispondono? Inondiamoli di lettere, esposti, telefonate, intasiamo le segreterie, facciamo presenza costante, riprendiamoci la nostra dignità e rispettiamo la dignità degli altri.

    Buon Natale e Buon Anno

  • L’antitrust multa Wind, 3 e Vodafone

    L’Antitrust ha irrogato multe per oltre 10 milioni di euro a Wind 3 (4,3 milioni la multa a suo carico) e Vodafone (6 milioni) per violazioni del Codice di Consumo. E’ L’Autorità, si legge in una nota che ha emanato, «ha rilevato, nello specifico, che Wind, Tre e Vodafone, violando l’art. 22 del Codice del Consumo, da giugno 2018 non hanno fornito informazioni chiare e immediate nella promozione di offerte ‘personalizzate’ di winback per i servizi di telefonia mobile rivolte ad ex clienti, contattati prevalentemente tramite sms, limitandosi ad indicare le sole condizioni del piano tariffario proposto in termini di prezzo e traffico incluso ed omettendo nel messaggio, viceversa, di dar conto di ulteriori costi o di vincoli di fruizione delle offerte». La condotta dei due operatori telefonici è stata ritenuta «idonea ad indurre in errore il consumatore medio in ordine al contenuto della proposta e a fargli assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso».

    L’Autorità ha inoltre accertato che, in violazione dell’art. 65 del Codice del Consumo, «nella fase di adesione dei consumatori a tutte le offerte di telefonia mobile, Wind, Tre e Vodafone hanno pre-attivato diversi servizi e/o opzioni aggiuntivi rispetto all’offerta principale, con aggravio di costi, senza il preventivo ed espresso consenso del consumatore».

    “Vodafone ritiene di aver implementato misure di trasparenza complete ed adeguate, che sono anche state proposte come impegni che l’Autorità non ha voluto accettare, e confida di poter dimostrare la correttezza del proprio operato nelle sedi opportune»,  ha commentato Vodafone. La compagnia, si legge in una sua nota, «ha posto in essere molteplici iniziative volte a rendere più consapevole il consumatore di tutte le componenti dell’offerta e dei relativi costi, sin dal primo sms ricevuto, oltre che al momento della sottoscrizione del contratto in negozio. In particolare, gli sms inviati ai clienti destinatari di offerte personalizzate contengono un link attraverso cui il cliente accede direttamente ai dettagli di tutte le componenti dell’offerta e dei costi».

  • Meno burocrazia per gli ecuadoriani in Italia grazie alla chat creata dalla Console generale a Milano

    Vita più facile per i cittadini ecuadoriani che vivono a Milano che da ora innanzi, per avere informazioni o accedere a pratiche burocratiche, non dovranno più sopportare tempi di attesa lungi e stressanti. Grazie infatti alla chat creata dalla Console Generale dell’Ecuador a Milano, Avv. Lorena Tapia N., per la prima volta, senza nessun tipo di appuntamento, i cittadini potranno comunicare con la Console e fissare appuntamenti, incontri ecc. L’iniziativa è stata accolta con grande entusiasmo da parte delle Associazione e dai cittadini i quali hanno da sempre lamentato la mancanza di un contatto concreto e rapido con le istituzioni diplomatiche che li rappresentano. In questo modo l’autorità consolare può essere contattata direttamente o mettersi lei stessa in contatto con i suoi connazionali a Milano, e non solo, in ogni momento della giornata, per conoscere meglio la loro situazione, i problemi e le attività sociali. L’iniziativa della Console Tapia è nata anche grazie alle tante associazioni di ecuadoriani a Milano e ha già permesso di organizzare alcune attività, come quelle legate alle festività natalizie, grazie alle numerose comunicazioni che di giorno in giorni si diffondono sempre più nella chat.

  • Nel 2018 disposti 56.140 sfratti per inquilini morosi

    Inquilini sempre meno affidabili in Italia, denuncia un’analisi di Solo Affitti, rete immobiliare specializzata nelle locazioni. L’anno scorso per ben 56.140 inquilini sono stati emessi sfratti. In media, ogni giorno dell’anno scorso sono stati disposti 153 sfratti, con i romani in prima fila come inquilini di cui liberarsi, con una media di 16 provvedimenti al giorno di allontanamento dalla casa in cui erano in affitto (per una totale di 6.113 sfratti nel corso dell’intero anno). Non sono state purtroppo da meno le altre grandi città. Gli inquilini meno affidabili dopo quelli di Roma si sono rivelati quelli di Napoli, dove si è registrata una media di 9,6 sfratti al giorno (3.502 in un anno). Al terzo posto Torino con 9,5 a (3.468). E’ andata un po’ meno peggio a Milano, con 7 nuovi sfratti al giorno (2.566), a Bari (4,6 al giorno -1.693) e a Palermo (4,1 – 1.510). Più di 3 provvedimenti al giorno sono stati emessi nelle province di Varese (1.207 in tutto il 2018) e Caserta (1.181) pur essendo meno popolate, prova di una maggiore frequenza del fenomeno. Il numero di nuovi sfratti emessi si riduce di intensità nelle province di Sondrio, Agrigento, Rimini, Venezia, Benevento, Caltanissetta, Catanzaro e Belluno, dove Solo Affitti ha riscontrato una media di un nuovo sfratto a settimana. Tra le Regioni dove sono più frequenti i casi di sfratti per morosità figurano anzitutto le regioni più “popolose” come Lombardia e Lazio.

    «I dati che abbiamo elaborato – spiega Isabella Tulipano dell’ufficio studi Solo Affitti – destano non poca preoccupazione. Guardando i numeri assoluti si evince che in Lombardia nel 2018 sono stati emessi 24 nuovi sfratti al giorno, quasi 20 nel Lazio e 16,5 in Campania (6.029). Numeri a doppia cifra abbiamo rilevato anche in Piemonte, dove i nuovi provvedimenti emessi quotidianamente sono stati 15,4 ma la situazione non è tranquilla neppure in Puglia (12,7), Emilia-Romagna (11,4) e Toscana (10,5)».

  • Bruxelles recepisce tre progetti di iniziativa popolare per la Ue

    La Commissione europea ha registrato tre nuove iniziative dei cittadini europei tramite le quali i proponenti hanno esortato la stessa Commissione a presentare atti legislativi sugli argomenti oggetto dell’iniziativa.

    Con la prima iniziativa,‘Combattere la corruzione in Europa alla radice, tagliando i fondi ai paesi con un sistema giudiziario inefficiente dopo il termine previsto’: i promotori propongono una decurtazione dei fondi destinati ai Paesi ammessi nella Ue che dopo 10 anni dall’adesione all’Unione non abbiano un sistema giudiziario in linea con le regole dello Stato di diritto proprie della stessa Ue (la decurtazione rimarrebbe applicabile finché il  sistema giudiziario in questione non sia messo a norma). La seconda iniziativa, ‘Azioni in materia di emergenza climatica’ propone di darsi l’obiettivo della riduzione dell’80% delle emissioni di gas serra entro il 2030 e  l’azzeramento delle emissioni nette entro il quinquennio successivo. La terza iniziativa, “Salviamo api e agricoltori! Verso un’agricoltura favorevole alle api per un ambiente sano”, sollecita l’adozione di provvedimenti interdittivi dell’uso di pesticidi sintetici idonee a ridurne l’utilizzo dell’80% entro il 2030, per giungere all’abolizione completa entro il successivo quinquennio. Parallelamente, sollecita l’adozione di misure di sostegno agli agricoltori nella transizione verso la coltivazione a pesticidi-zero, e iniziative volte al ripristino della biodiversità naturale.

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