cittadini

  • Eurobarometro: per gli europei democrazia e potere economico sono i principali punti di forza dell’UE

    Secondo i risultati dell’ultimo sondaggio Flash Eurobarometro “Le sfide e le priorità dell’UE” il rispetto della democrazia, dei diritti umani e dello Stato di diritto (36%) e il potere economico, industriale e commerciale (31%) rimangono i principali punti di forza dell’UE, seguiti dalle buone relazioni e dalla solidarietà tra i suoi Stati membri (28%).

    Alla domanda sui valori, oltre la metà degli europei afferma che l’UE incarna meglio di altri paesi del mondo il rispetto dei diritti e dei valori fondamentali, la libertà di parola e di espressione (55% per entrambi) e l’uguaglianza e il benessere sociale (52%).

    La guerra in Ucraina, menzionata dal 47% degli europei partecipanti al sondaggio, rimane ancora la principale sfida che l’UE si trova ad affrontare.

    Alla domanda sulle sfide globali per il futuro dell’UE, i conflitti nel mondo sono la risposta più ricorrente (41%), seguita dalla migrazione irregolare (35%), dai cambiamenti climatici e dalle questioni ambientali (31%). La quarta sfida più menzionata è nuova e riguarda il rischio che l’UE perda il suo ruolo e la sua influenza nel mondo (30%).

  • L’ultimo sondaggio Eurobarometro rivela che i giovani europei sono tra i più forti sostenitori dell’allargamento dell’UE

    La Commissione europea ha pubblicato un nuovo sondaggio speciale Eurobarometro dal quale emerge che i giovani europei sostengono fortemente l’allargamento dell’UE: circa due terzi degli intervistati di età compresa tra i 15 e i 39 anni condividono l’opinione secondo cui i (potenziali) candidati dovrebbero aderire all’UE, una volta soddisfatte le condizioni necessarie, mentre il 56% è favorevole a un ulteriore allargamento dell’UE e lo ritiene vantaggioso per il proprio paese. Secondo gli intervistati, i principali vantaggi dell’ampliamento dell’adesione all’UE sono legati alla sicurezza e alla difesa, a un’economia e a una competitività più forti e all’influenza globale dell’UE nel mondo. Il 67% dei cittadini dichiara tuttavia di non sentirsi ben informato sul tema dell’allargamento.

    Sono state condotte indagini anche nei paesi candidati e potenziali candidati, che in genere mostrano un sostegno generale all’adesione all’UE. Nei Balcani occidentali il sostegno più elevato si registra in Albania (91%) e Macedonia del Nord (69%), mentre gli intervistati in Serbia mostrano il sostegno più basso nella regione con un 33%. Nel vicinato orientale, la Georgia e l’Ucraina mostrano rispettivamente un sostegno del 74% e del 68%.

    Gli albanesi hanno anche l’immagine più positiva dell’UE (82%), mentre in Serbia la percentuale è la più bassa (38%). In Moldova oltre la metà dei cittadini ha un’immagine positiva dell’UE (55%), mentre la cifra è inferiore in Ucraina (49%) e Georgia (43%).

    In Turchia un sondaggio analogo ha mostrato un sostegno all’adesione all’UE pari al 49,9%, mentre il 50,7% dei cittadini vede positivamente l’UE.

    I risultati dell’indagine contribuiranno a orientare gli sforzi della Commissione volti a coinvolgere il pubblico sia nell’UE sia nei paesi candidati e potenziali candidati in merito alla politica di allargamento dell’UE. Saranno utili inoltre a indirizzare i lavori della Commissione su come comunicare meglio i progressi compiuti, anche nell’ambito del ciclo annuale di relazioni sull’allargamento.

    L’Eurobarometro speciale e le indagini sulla percezione sono stati condotti mediante interviste dirette tra febbraio e giugno 2025.

  • Di nuovo proteste

    Giunge un momento in cui la protesta non è più sufficiente: dopo la filosofia è necessaria l’azione.
    Victor Hugo, I miserabili, 1862

    Erano le 11:52 del 1° novembre 2024 quando è crollata la tettoria della stazione ferroviaria di Novi Sad. Un crollo che, riferendosi ai dati ufficiali, ha causato 16 vittime, tra le quali un bambino di sei anni, nonché molti feriti. E subito dopo quel drammatico evento, il 3 novembre 2024, in diverse città della Serbia sono cominciate le proteste contro il governo, accusato, tra l’altro, di appalti truccati, di mancanza di trasparenza obbligatoria per legge e di corruzione.

    Da allora delle massicce proteste, organizzate dagli studenti universitari, alle quali hanno partecipato sempre anche decine di migliaia di cittadini, agricoltori con i loro trattori ed altri, si sono svolte a Belgrado ed in altre città della Serbia. “La corruzione uccide” è stato uno dei primi slogan usati durante queste proteste. Riferendosi a quanto è accaduto alla stazione ferroviaria di Novi Sad, i manifestanti sono convinti che quella della stazione sia “un crimine, non una tragedia”. E questa loro convinzione viene annunciata durante le proteste.

    Novi Sad, la seconda città più grande della Serbia, si trova nel nord del Paese, dove passa anche la ferrovia che collega Budapest con Belgrado. L’entrata in funzione della linea ferroviaria ad alta velocità che collega queste due capitali è prevista per non oltre i primi mesi del prossimo anno. E proprio nell’ambito di questo progetto, già dal 2021, sono stati previsti ed avviati anche i lavori di ristrutturazione della stazione ferroviaria di Novi Sad.

    Bisogna sottolineare che il progetto viene finanziato dalla Cina, nell’ambito di quella che è nota come la Belt and Road Initiative (Iniziativa Cintura e Strada, riconosciuta come la Nuova Via della Seta; n.d.a.). Si tratta di un programma strategico del governo cinese, reso pubblicamente noto nel 2013, che finanzia con più di 1000 miliardi di dollari statunitensi molti investimenti infrastrutturali in diverse parti del mondo, compresa anche l’Europa. Bisogna altresì sottolineare che il Ministero delle Costruzioni, Infrastrutture e Trasporti in Serbia ha affidato i lavori per la ricostruzione della ferrovia e della stazione di Novi Sad ad un consorzio di ditte cinesi.

    In seguito alle continue proteste in Serbia legate al tragico evento di Novi Sad, il primo ministro serbo ha presentato le sue dimissioni il 28 gennaio scorso. Lo stesso ha fatto anche il sindaco di Novi Sad. Mentre altri due ministri, quello delle Costruzioni, Infrastrutture e Trasporti ed il suo collega del Commercio, si sono dimessi rispettivamente il 4 ed il 20 novembre scorso. Ma nonostante ciò le proteste continuano sempre massicce a Belgrado ed in diverse città della Serbia. I manifestanti chiedono giustizia per le vittime, trasparenza nei contratti pubblici, la pubblicazione dei documenti relativi alla ricostruzione della stazione di Novi Sad, la fine della repressione contro gli studenti ed altri manifestanti, nonché l’aumento del 20% del budget per l’istruzione superiore. Il nostro lettore è stato informato di queste proteste a tempo debito (Proteste massicce che stanno mettendo in difficoltà un regime; 17 marzo 2025).

    Ma le proteste degli studenti e dei cittadini in Serbia contro il regime corrotto, come lo chiamano loro, non si sono placate neanche durante questi ultimi mesi estivi. Le ultime sono cominciate il 12 agosto scorso e sono continuate anche la scorsa settimana. Si tratta sempre di proteste massicce che adesso sono state affrontate duramente dalle forze dell’ordine, nonché da numerosi paramilitari ben armati e determinati, come riportano i media non controllati dal governo serbo, ma anche i molti media internazionali.

    Contro quelle proteste massicce il presidente serbo e i suoi stretti collaboratori ultimamente hanno concepito e stanno attuando una nuova strategia. Si tratta di contro-proteste alle quali partecipano i militanti del Partito Progressivo Serbo (in serbo Srpska napredna stranka – SNS; n.d.a.). Si tratta di un partito nazional-conservatore costituito nell’ottobre 2008 e che, dal 2012 fino al 2023, ha avuto come dirigente Aleksandar Vučić, l’attuale presidente della Repubblica di Serbia. Proprio colui che però ha cominciato la sua vera carriera politica nel 1998, quando diventò ministro dell’Informazione dell’allora Repubblica Federale di Jugoslavia (composta dalla Serbia e dal Montenegro; n.d.a.). Una Repubblica, quella, che aveva in quel tempo come presidente Slobodan Milošević. L’attuale presidente della Serbia, quando era ministro dell’Informazione è stato anche l’ideatore di una famigerata legge proprio sull’informazione. Una legge che violava apertamente la libertà d’espressione dei media oppositori del regime di Slobodan Milošević e prevedeva delle pesanti sanzioni a tutti i media critici. Ragion per cui l’allora ministro dell’Informazione, l’attuale presidente della Serbia, è stato inserito nella Black Lists (Lista nera; n.d.a.) di accesso nei Paesi dell’Unione europea.

    Ebbene, proprio nell’ambito della strategia dell’uso delle contro-proteste per sminuire le influenze delle proteste massicce degli studenti e dei cittadini serbi, cominciate il 3 novembre scorso dopo il crollo della tettoria della stazione ferroviaria di Novi Sad, sabato scorso, 23 agosto, è stata resa pubblica una notizia. Si annunciava che il Partito Progressista Serbo, realmente diretto dall’attuale presidente serbo, appoggiava i raduni dei cosiddetti “cittadini che si contrappongono ai blocchi”. E si fa riferimento ai blocchi causati dalle proteste massicce contro il governo ed il presidente serbo. Si annunciava che quei raduni cominciavano in più di 80 città serbe a partire dalle 18:30 di sabato scorso. La propaganda a servizio del presidente ha cercato di far apparire tutto come un’iniziativa spontanea dei cittadini. Lo stesso presidente serbo ha dichiarato che quei raduni “…non sono contro le proteste in sé, ma contro i blocchi”, cercando così di liberarsi da ogni responsabilità legata alla drammatica realtà causata dal malgoverno e dalla diffusa corruzione.

    Dopo quell’annuncio molti militanti e simpatizzanti del Partito Progressista Serbo sono scesi in piazza in diverse città della Serbia. E ai manifestanti, in una cittadina vicina a Belgrado, si è unito anche il presidente della Serbia. Lui ha dichiarato ai giornalisti presenti che i raduni dei “cittadini che si contrappongono ai blocchi” sono stati “…. regolarmente annunciati e autorizzati, a differenza di quelli del movimento degli studenti, e che si tengono in modo del tutto pacifico e senza alcun episodio di violenza”. E così ha voluto accusare di violenza gli studenti e i cittadini. Ma, fatti accaduti alla mano, sono stati proprio i reparti della polizia e i tanti paramilitari armati che hanno aggredito gli studenti e i cittadini, soprattutto durante le proteste cominciate il 12 agosto scorso in diverse citta della Serbia. Un fatto questo riportato anche dai media internazionali.

    E mentre il presidente serbo ha ottimi rapporti con il suo omologo russo e quello cinese, riesce a ricevere un comportamento “diplomaticamente corretto” anche da alcuni “grandi dell’Europa”, e si sa anche il perché. Ma giovedì scorso il presidente serbo ha personalmente annunciato che aveva avuto un “colloquio telefonico buono e sostanziale” con il presidente del Venezuela Nicolás Maduro, pubblicamente noto come un dittatore. Il presidente serbo ha affermato che Maduro è un “grande amico della Serbia (Sic!). Ma i saggi latini ci insegnano che similes cum similibus congregantur.

    Chi scrive queste righe sta seguendo sia le proteste massicce degli studenti e dei cittadini in Serbia, sia le contro-proteste dei militanti e i simpatizzanti del Partito Progressista Serbo. Egli pensa che gli studenti e i cittadini serbi devono far propria l’affermazione di Victor Hugo. E cioè che giunge un momento in cui la protesta non è più sufficiente; dopo la filosofia è necessaria l’azione.

  • Chi si dimostra in grado di interpretare le aspettative della società civile?

    Molto spesso si indica nella crisi della politica e di chi la rappresenta la sostanziale distanza tra le priorità espresse dalle istituzioni con quelle della società civile. Una tesi assolutamente corretta che trova una ulteriore conferma quando tali aspettative della società civile vengono espresse all’interno di un contesto internazionale così problematico come quello attuale.

    Dal dopoguerra ad oggi, andrebbe sempre ricordato, non si è mai vissuto un periodo così complicato sotto il profilo politico ed economico, in più con tre guerre in corso il cui esito, anche geopolitico, avrà sicuramente delle conseguenze: russo-ucraina, israelo-palestinese, tra Israele Iran e che ora sembra estendersi persino alla Siria.

    Questi conflitti rappresentano ormai la normale quotidianità, ai quali andrebbero comunque aggiunti la guerra sottotraccia tra lo Yemen e l’Arabia Saudita, che coinvolge anche gli Stati Uniti d’America, ed i vari focolai come quello rappresentato da India e Pakistan, anche in considerazione degli arsenali nucleari. Soprattutto andrebbe sempre tenuta nella dovuta considerazione la prospettiva futura più volte confermata dalla Cina di una possibile invasione di Taiwan.

    Inevitabilmente questa complessa situazione internazionale richiederebbe tanto dalla politica quanto dalla società civile una capacità “terza” di analisi (intesa come capacità non schierata politicamente) in modo da affrontare non solo nell’immediato gli effetti, ma soprattutto dimostrarsi in grado di esprimere delle strategie per porre rimedio alle cause scatenanti, magari adottando anche un minimo di autocritica relativamente alle scelte politiche del decennio passato (*).

    In questo processo sarebbe molto interessante poter coinvolgere anche una parte di quella società civile, la quale ormai difficilmente trova un proprio riferimento tanto nel corpo dei giornalisti quanto nello scenario nazionale delle diverse associazioni, anche di categoria o meno, le quali invece sembrano impegnate ad acquisire un ruolo politico e soprattutto si adoperano per mantenere la struttura.

    Anche le stesse fondazioni, in particolare quelle che si rifanno al pensiero dei padri fondatori della Repubblica Italiana, potrebbero avere un ruolo decisivo, qualora si dimostrassero in grado di esprimere competenze idonee alle problematiche dell’ultimo trentennio, dalla caduta del muro di Berlino in poi.

    Viceversa, ancora una volta, queste si rivelano come organi autoreferenziali e si dimostrano incapaci di affrontare la complessità economica e politica internazionale, tanto da non comprendere neppure l’opportunità della tempistiche relative a proprie iniziative di carattere espressamente politico. “Da Fondazione Einaudi proposta per reintrodurre immunità parlamentare. E’ stata presentata stamane in Cassazione, 15 luglio 2025” (fonte Ansa). Si può anche discutere dell’opportunità politica relativa ad una reintroduzione dell’immunità parlamentare, ma farlo ora, in un contesto internazionale così complesso, dimostra semplicemente la pochezza di chi l’ha presentata e della stessa fondazione che in modo improprio intenderebbe interpretare il pensiero di un padre fondatore della nostra Repubblica e società.

    Anche la società civile meriterebbe dei migliori interpreti delle sue priorità.

    (*) Una facoltà assolutamente sconosciuta alle maggiori istituzioni occidentali come la Nato e l’Unione Europea.

  • La Commissione avvia una consultazione sulla prossima legge sull’equità digitale

    La Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica e un invito a presentare contributi sulla prossima legge sull’equità digitale che rafforzerà la protezione e l’equità digitale per i consumatori, garantendo allo stesso tempo condizioni di parità e norme semplificate per le imprese dell’UE. Affronterà sfide specifiche e pratiche dannose che i consumatori devono affrontare online, come la progettazione di interfacce ingannevoli o manipolative, il marketing fuorviante da parte degli influencer dei social media, la progettazione di prodotti digitali che creano dipendenza e le pratiche di personalizzazione sleali, in particolare quando le vulnerabilità dei consumatori sono sfruttate a fini commerciali. I giovani costituiscono un importante segmento di consumatori con modelli di consumo specifici, e spesso sono i primi utilizzatori delle nuove tecnologie e dei prodotti digitali. La legge sull’equità digitale presterà particolare attenzione alla protezione dei minori online.

    La consultazione pubblica sarà aperta per 12 settimane. I cittadini, le autorità pubbliche e le parti interessate sono invitati a condividere le loro idee su come rafforzare ulteriormente la protezione dei consumatori dell’UE online.

    I risultati del controllo dell’adeguatezza dell’equità digitale, pubblicato l’anno scorso dalla Commissione, hanno confermato l’importanza delle leggi dell’UE in materia di tutela dei consumatori, ma hanno indicato alcune lacune ed evidenziato che i consumatori continuano a incontrare molteplici problemi online. La legge sull’equità digitale affronterà tali carenze.

  • Radici

    La foto in prima pagina sul Corriere della Sera del 7 luglio mostra un grande albero caduto a Milano, un grande albero con piccole radici che il vento ha potuto sradicare.

    Gli alberi hanno bisogno di un po’ di spazio, le loro radici devono poter entrare profondamente nella terra ma nelle città tutto ormai è asfalto e cemento, le radici non possono svilupparsi, con il clima cambiato gli alberi soffrono anche loro e poi cadono perché non hanno radici sufficienti.

    Senza alberi non abbiamo l’ossigeno che ci serve, gli alberi abbattono l’inquinamento, gli alberi abbassano un po’ la temperatura quando la canicola infuria e troppe persone non hanno la possibilità di lasciare la città o di permettersi un condizionatore, gli alberi sono più che mai necessari specie nei luoghi abitati, piccoli o grandi che siano.

    La stessa Unione Europea aveva stanziato cifre importanti, anche per l’Italia, anche per Milano, perché si desse vita ad una decisa nuova piantumazione, parchi e giardini sono necessari così come è necessario salvaguardare la vita delle piante esistenti, nella realtà questo invito non è stato recepito e i soldi li avranno utilizzati altre città, altre nazioni.

    Purtroppo la tutela del verde è l’ultimo problema di molti, troppi amministratori, a partire da Milano, piantumazioni, parchi e giardini non si realizzano, gli alberi non sono curati e asfalto e cemento contornano gli alberi dei viali eredità di un lontano passato quando i sindaci avevano a cuore la loro città e tutti i loro cittadini non soltanto le piste ciclabili.

    Proteggere le radici degli alberi è necessario per la loro vita e per la nostra e le radici, conservare le radici, è importante anche per noi umani che dovremmo ricordarci da dove veniamo e che, se continuiamo a distruggere l’ambiente, non andremo da nessuna parte.

  • Gli europei considerano la lotta ai cambiamenti climatici una priorità e sostengono l’indipendenza energetica

    Un’ampia maggioranza di europei ritiene che i cambiamenti climatici siano un problema grave (85%), secondo una nuova indagine Eurobarometro pubblicata oggi. Tra gli intervistati, 8 su 10 (81%) sostengono l’obiettivo europeo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Da un punto di vista economico, più di tre quarti (77%) degli europei concorda sul fatto che il costo dei danni causati dai cambiamenti climatici è molto più alto rispetto agli investimenti necessari per la transizione a zero emissioni nette.

    La maggior parte degli europei (85%) concorda sul fatto che la lotta ai cambiamenti climatici dovrebbe essere una priorità per migliorare la salute pubblica e la qualità della vita. Allo stesso modo, l’83% degli intervistati concorda sul fatto che una migliore preparazione agli effetti avversi dei cambiamenti climatici migliorerà la vita degli europei. Quasi 9 su 10 (88%) ritengono importante che l’UE agisca per aumentare le energie rinnovabili e migliorare l’efficienza energetica. Tre quarti (75%) ritengono che la riduzione delle importazioni di combustibili fossili aumenterà la sicurezza energetica e apporterà benefici all’UE dal punto di vista economico.

  • Cittadella, “Piacenza Mosaico”: «Distrutta una delle piazze più amate»

    Il Patto Sociale in considerazione delle tante ferite inferte a vari luoghi storici d’Italia, ai tanti abbattimenti inutili e dannosi di alberi propone la nota pubblicata da “il Piacenza” a firma del comitato  ‘Il mosaico’ al quale  va la solidarietà della nostra testata, sempre aspettando giustizia per i cittadini 

    L’intervento del gruppo “Piacenza Mosaico”, nato dal presidio di piazza Cittadella

    «Come gruppo di cittadini che si sono organizzati spontaneamente, a partire dal 24 agosto 2024, per opporsi all’abbattimento degli alberi presenti su Piazza Cittadella e alla costruzione del parcheggio interrato nella zona più antica della città, raccogliendo circa 34.000 firme con una petizione popolare, vogliamo dire la nostra sulla “storia” di questo cantiere. Pensiamo di averne il pieno diritto, in quanto sono i cittadini i veri proprietari della città e i veri protagonisti di una protesta senza precedenti. Perdonateci se in modo molto sommario ripercorriamo alcuni passaggi, ma dobbiamo formulare un quesito finale. Innanzitutto vogliamo ricordare che a partire dal 26 agosto e fino al 7 novembre 2024, ossia 74 giorni e notti di seguito, H24, decine di piacentini, sia semplici cittadini che appartenenti ad associazioni, si sono riuniti ed organizzati in turni “militari”, senza soluzione di continuità, per presidiare in via permanente giorno e notte, la piazza ed impedire l’abbattimento degli alberi. Abbiamo incontrato decine e decine di persone, di diversa estrazione politica, culturale e sociale, assolutamente contrarie allo scempio di una delle piazze più antiche di Piacenza. Al presidio abbiamo avviato una raccolta firme, sia cartacea che su Change.org, che ha ottenuto circa 34.000 firme. Una vera battaglia di civiltà e di tutela del patrimonio artistico ed arboreo, preoccupandoci per la salute di noi tutti, soprattutto per quella delle nuove generazioni. Era l’unico polmone verde in quella zona della città, 11 tigli e 4 cedri atlantici di più di 70 anni, in un contesto tutelato dai Beni Culturali (ex-conventi del 1300 e del 1500, scuderie ducali ottocentesche, Cittadella Viscontea, Palazzo Farnese del Vignola etc). L’opposizione a questa scellerata ed illogica opera è iniziata subito nel 2013 (la concessione a Piacenza Parcheggi è del 2012, inizio giunta Dosi) con il Comitato Piazza Cittadella e Piazza Casali, Legambiente, Italia Nostra, Archistorica, Laboratorio di cultura ed Arte popolare. Da allora, nessun percorso partecipativo, nessuna risposta dal Comune alle tante osservazioni inviate.

    Si arriva al 2024 con una serie di colpi di scena tra i quali una fideiussione falsa e l’assenza di garanzie bancarie (la cosiddetta bancabilità), malgrado ciò, il Comune, consegna comunque l’area alla società appaltatrice non facendosi mancare un miglioramento delle condizioni economiche a favore del Concessionario (dimezzamento del canone, aumento del costo orario delle soste e prolungamento della concessione) con il famigerato Addendum di fine 2023 Si passa poi attraverso l’ordinanza del Giudice Fazio, che impedisce il taglio dei 15 alberi, per la loro preziosa funzione ecosistemica di contrasto alla scadente qualità dell’aria, contro la trasformazione della piazza in una desolata isola di calore, per tutelare il diritto alla salute dei residenti e dei cittadini tutti. Infatti questa inqualificabile opera “pubblica” prevede la messa a dimora di soli 9 piccoli alberi, sistemati in vasi (ma chi ha fatto i calcoli della compensazione ecologica?), una chiusura in cemento sopra al “buco” e stalli per gli autobus. Viene riconosciuto giuridicamente il ruolo ecologico degli alberi per la nostra sopravvivenza, per il contrasto all’ aumento CO2, all’ inquinamento e alle isole di calore.

    Una pietra miliare del diritto alla tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini, con richiamo artt. 9 e 41 Cost., con il cambio della gerarchia dei valori, mettendo al primo posto l’ambiente rispetto all’iniziativa economica e all’azione amministrativa. In una città come Piacenza tra le più inquinate in Europa e nel mondo.

    Ma cosa decide di fare il Comune di Piacenza a questo punto? Prende una decisione storica senza precedenti, e scende in campo a fianco del concessionario privato, contro i suoi stessi cittadini, con un ricorso ad adiuvandum che si affianca al reclamo presentato da Piacenza Parcheggi. Il soggetto privato, che miete controversie lungo tutto lo stivale, viene supportato utilizzando soldi pubblici per avvalersi dei servigi di studi legali noti a livello nazionale, in quanto l’Avvocatura interna al Comune era momentaneamente ferma per l’allontanamento della dirigente avvocato Elena Vezzulli.

    Questo in disprezzo alla tutela del verde pubblico e del patrimonio archeologico antichissimo di Piacenza. In disprezzo delle norme di verifica di assoggettabilità al Via (Valutazione d’impatto ambientale). E soprattutto ad una chiara volontà dei cittadini, espressa da una valanga di firme raccolte con la petizione, di non procedere a realizzare un parcheggio in una piazza storica della città.

    Sappiamo tutti cosa è capitato dopo l’accoglimento del reclamo di Piacenza Parcheggi: l’abbattimento degli alberi in una sola giornata, una vera e propria esecuzione (la storica autostazione era stata smantellata nei giorni precedenti), l’effettuazione di lavorazioni di asporto del manto superficiale, qualche scavo intorno alle palizzate, la creazione di un vero e proprio deserto davanti al Palazzo Farnese, il silenzio istituzionale e il cantiere sempre più fermo…anzi fermissimo e l’applicazione di un procedimento di prevenzione collaborativa del Codice Antimafia. Da non dimenticare che a fronte della protesta dei cittadini esasperati, dopo aver subito la distruzione di una delle piazze più amate della città, si è parlato, sia da parte della maggioranza, che dell’opposizione di sinistra, di pericolosa deriva di “fascismo” e di reato di disturbo di comizio elettorale. A questo punto una domanda sorge spontanea: se il Comune ha sempre svolto diligentemente il suo ruolo di controllo nei confronti del concessionario privato, e quindi di soggetto controllore super partes, portatore di interessi pubblici, come mai ha agito in giudizio “ad adiuvandum” al reclamo del privato contro i propri cittadini?».

    Piacenza Mosaico

  • La Commissione accoglie con favore l’accordo volto a facilitare il voto alle elezioni europee e comunali dall’estero

    La Commissione accoglie con favore l’adozione delle nuove norme sul diritto di voto alle elezioni europee e comunali per gli europei che vivono in un altro Stato membro. Tali norme, proposte dalla Commissione nel novembre 2021, impongono agli Stati membri di fornire informazioni tempestive e chiare sulla registrazione degli elettori, sulla data delle elezioni e sulle procedure di voto, garantendo che tali informazioni siano fornite in una lingua ampiamente compresa dagli elettori. Per rafforzare ulteriormente i diritti dei cittadini mobili dell’UE, gli europei residenti in un altro Stato membro avranno ora lo stesso accesso al voto anticipato e, se disponibile, al voto per corrispondenza o online alle stesse condizioni dei cittadini dello Stato membro in questione. Nuovi modelli semplificheranno il processo di registrazione sia per gli elettori sia per i candidati, e un nuovo sistema sicuro, fornito dalla Commissione, aiuterà i paesi a condividere i dati per evitare il voto multiplo.

    Una recente relazione sulle elezioni del Parlamento europeo del 2024 ha rivelato che, sebbene vi siano circa 14 milioni di cosiddetti cittadini mobili, pochissimi votano effettivamente alle elezioni europee. Le nuove norme contribuiranno a garantire che il voto sia facile e accessibile a tutti. Gli Stati membri dispongono ora di due anni per recepire le norme, fino al giugno 2027.

  • Euro 5 e l’incertezza del diritto

    Nelle democrazie moderne e consolidate la certezza del diritto rappresenta la sicurezza di vedere garantiti i propri diritti fondamentali nel tempo.

    Viceversa all’interno di uno stato etico nel quale tutte le azioni devono essere finalizzate alla realizzazione del bene universale dello Stato Supremo, il diritto assume una componente etica e morale, di conseguenza soggetta al cambiamento che in questo caso risulta molto diversa dal concetto di evoluzione.

    Non va dimenticato, poi, come le nostre democrazie si considerino, e con piena ragione, secolarizzate, cioè separate da qualsiasi influenza religiosa. Tuttavia, contemporaneamente, le stesse istituzioni europee e nazionali hanno abbracciato ciecamente i postulati etici e morali del Green Deal per il cui conseguimento vengono sacrificati molti diritti precedentemente assicurati. Ad esempio, la vicenda della messa al bando dalla circolazione delle autovetture a gasolio euro 5 ne rappresenta la triste fotografia. Negli anni passati l’acquisto di queste automobili addirittura venne incentivato dallo Stato con l’obiettivo di rottamare auto con classi di emissioni più impattanti a favore di quelle tecnologicamente più avanzate come le euro 5. Inevitabilmente la tecnologia automobilistica da allora è riuscita ad evolversi verso automobili con emissioni ancora inferiori. All’interno di uno Stato di diritto tutte le automobili che hanno comunque ottenuto l’omologazione dovrebbero restare in circolazione e magari essere soggette ad un bollo inferiore in quanto articolato in una percentuale fissa ed in un’altra legato al valore decrescente dell’autovettura.

    Logica conseguenza vorrebbe che quindi le autovetture non più giovani pagassero anche un bollo inferiore rispetto a quelle più recenti in quanto queste ultime risultano espressione di una maggiore capacità contributiva (*).

    Nel passaggio, invece, da uno stato democratico in grado di tutelare i diritti nel tempo anche alla circolazione delle persone meno abbienti con autovetture comunque omologate dallo Stato, ad uno stato etico, ecco come per il perseguimento degli obiettivi si cambiano in continuazione le regole e soprattutto si penalizzano le classi di contribuenti meno abbienti come i possessori di automobili ormai superate.

    Solo in uno stato etico e religioso (**), quindi, si trasforma un fattore di evoluzione tecnologica del passato, come l’adozione dell’Euro 5, nella stessa motivazione allo stop alla circolazione con l’annullamento del principio della non retroattività delle norme (***).

    L’Europa da culla della cultura negli ultimi secoli con la nascita di una istituzione politica europea si dimostra incapace di proporre valori democratici ed ha iniziato una metamorfosi verso uno stato etico e religioso che rappresenta l’unica ragione di sopravvivenza del proprio ceto politico.

    Continuare a penalizzare le popolazioni con basse fasce di reddito, le quali utilizzano ovviamente autovetture più vecchie, in nome di un minimale vantaggio per l’ambiente ma a fronte del costo in credibilità per le istituzioni a causa della negazione dello stato di diritto, rappresenta la conferma di una volontà finalizzata al conseguimento di un bene supremo etico indipendentemente dai costi sopportati dalla popolazione. Contemporaneamente viene abrogata la certezza del diritto anche se solo in materia di circolazione.

    Mai come ora con questa vicenda che potremmo definire “Neuro 5”, il declino culturale di quella che una volta era il punto di riferimento della cultura mondiale risulta evidente e quanto mai drammatico.

    (*) fermo restando che la tassazione sulla mobilità privata ha raggiunto un livello inaccettabile ed insopportabile.

    (**) l’ideologia Green prevede l’adozione dei precetti che esprime esattamente come una qualsiasi religione.

    (***) Il principio di non retroattività delle norme, o irretroattività, stabilisce che una legge non può applicarsi a fatti, atti o situazioni che si sono verificati prima della sua entrata in vigore

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