cittadini

  • Cittadini e innovazione al centro del programma Horizon Europe

    Si ispira alle missioni Apollo che portarono l’uomo sulla Luna l’atteggiamo con il quale la Commissione europea ha impostato il programma Horizon Europe, il programma per la ricerca e l’innovazione per il periodo 2021-2027. Cinque le missioni sulle quali l’Ue lavorerà nei prossimi anni: contrasto ai cambiamenti climatici, lotta contro il cancro, costruzione di città verdi, protezione degli oceani e quella dei suoli. Un’evidente attenzione alla protezione del pianeta e al benessere dei cittadini. Per ciascuna area di intervento sono infatti definiti target entro il 2030 per quel che riguarda le vite salvate, il mantenimento di ecosistemi, l’aumento della sostenibilità del nostro stile di vita.
    Il successo delle missioni vedrà come primo punto il coinvolgimento dei cittadini che deve avvenire non solo nella fase di identificazione delle questioni fondamentali per i prossimi decenni, ma anche in quella di implementazione e di valutazione.
    Un secondo elemento riguarda le modalità di finanziamento.
    Una delle novità introdotte da Horizon Europe consiste nella creazione dello European Innovation Council (EIC), con un budget di 10 miliardi di euro per l’intera programmazione. L’EIC si pone l’obiettivo di identificare, sviluppare e implementare innovazioni ad alto rischio, di carattere pioneristico, con un alto impatto sulla società e potenzialmente creatrici di nuovi mercati.
    Un ultimo fattore chiave consiste nel ruolo del settore pubblico. Oltre ad avere una funzione normativa rivolta a creare le condizioni del mercato, all’azione pubblica sarà richiesto di portare avanti investimenti pubblici di dimensioni significative,

    Le missioni europee dovranno essere uno strumento per trovare soluzioni innovative ad alcune delle sfide più difficili che il mondo sta affrontando. Compito che richiederà per molti anni una mobilitazione di risorse, capacità e partecipazione molto ampia per raggiungere un grande obiettivo: il nostro stesso benessere, se non addirittura la nostra sopravvivenza.

  • I dati che non sappiamo su sul reddito di cittadinanza

    Il Messaggero ed altri quotidiani hanno riportato nei giorni scorsi la notizia di diverse persone indagate, nel casertano, per aver intascato ingiustamente il reddito di cittadinanza. Si parla di 500.000 euro dei quali hanno beneficiato persone abbienti che per reddito non avevano diritto e anche pregiudicati e condannati per vari reati. Questa notizia è solo l’ultima delle diverse segnalazioni che arrivano periodicamente denunciando i troppi abusi che sono stati fatti, e che ancora ci sono, nonostante l’indefesso lavoro della Guardia di Finanza. Ancora una volta la volontà politica di non fare lavorare insieme, comparando le notizie, i vari cervelloni che raccolgono i dati di tutti gli italiani ha procurato e procura danni ingenti. Quante sono ad oggi le persone che hanno preso ingiustamente il reddito di cittadinanza? Come pensa lo Stato di poter riprendere questi soldi? Quali sanzioni sono previste? A quanto aumenta in euro e in dispendio di energia e di pratiche il danno che lo Stato, e cioè noi, ha subito? Quando saranno messi in connessione i vari dati per evitare nuove truffe?

  • Luce e gas più cari, un ulteriore peso per famiglie e attività chiuse

    Giustamente, mentre continua la pandemia, il governo ha invitato, tutti coloro che possono, a lavorare da remoto, come avviene ormai da più di un anno. E da remoto si svolge anche la didattica con la conseguenza che le famiglie italiane, secondo stime al ribasso, hanno consumato il 30 per cento in più di energia elettrica e da riscaldamento. Si continuerà così ancora per un certo tempo, non sappiamo quanto, quello che invece sappiamo è che dal secondo trimestre 2021 aumenteranno le tariffe, del 3,8 l’elettricità e del 3,9 il gas! Un nuovo colpo per i cittadini già pesantemente provati, emotivamente ed economicamente, dal blocco di molte attività, blocco che dura dal marzo dell’anno scorso, quasi ininterrottamente, e dalla mancanza di prospettive immediate. Si calcola che più del 30 per cento delle famiglie abbiano subito una diminuzione del loro reddito di circa un terzo e per molti ci sono state solo spese senza entrate tanto è vero che il 40 per cento ha problemi per pagare l’affitto, il mutuo o altri debiti contratti. Tra i più colpiti coloro che hanno attività chiuse ma con costi fissi come ad esempio le attività legate al turismo che in Italia non possono lavorare mentre i loro omologhi di altre nazioni europee godranno, per le festività pasquali ad esempio, dell’arrivo di turisti italiani.

    Bene ha fatto il Regno Unito a tenere ancora chiuse le frontiere, anche se la campagna di vaccinazione è stata molto più capillare di quella effettuata fino ad ora dai paesi europei e sta già dando importanti risultati. I rincari delle tariffe graverà anche sugli uffici degli enti pubblici, che ormai funzionano molto poco in presenza ma che continuano ad avere costi fissi. Ci sembrerebbe giusto che il governo intervenisse per rinviare l’aumento delle tariffe a quando finalmente l’Italia potrà riaprire e che cogliesse l’occasione per affrontare anche il problema dell’iva che sulle bollette è conteggiata ogni volta non solo sul consumo ma anche sul trasporto dell’energia e sui contatori, in uso ovviamente obbligatorio. L’iva è cioè complessiva mentre dovrebbe più giustamente essere calcolata solo sul consumo effettivo, conteggiando l’iva su tutto i cittadini anche se non riscaldano o non utilizzano la luce nell’abitazione o nei locali adibiti ad attività, se non consumano energia, continuano a pagare bollette molto alte.

  • Pensieri

    Diversi cittadini lamentano come, a distanza di più di un anno, si debba di nuovo stare chiusi e assistere impotenti a tanti contagi e a tanti decessi, e qualche politico sottolinea la situazione con particolare enfasi. Sembra però che in molti dimentichino alcuni aspetti fondamentali: la pandemia è globale, i vaccini, trovati a tempo di record, hanno tempi necessari per essere prodotti, distribuiti ed iniettati, vi sono stati in tutto il mondo, e particolarmente in Italia, errori di gestione nei primi mesi, errori da parte dell’Oms, della Cina, dei governi e non trascuriamo che troppe persone hanno disatteso le regole di comportamento procurando nuovi contagi. La pandemia mondiale è dovuta anche ad errori umani protrattisi per decenni, la distruzione del pianeta è stata sistematica e migliaia di virus si potranno, anche nel futuro, liberare da un momento all’altro perciò, dicono gli scienziati, bisogna abituarsi alle pandemie e a nuove regole di vita, di conseguenza i sistemi sanitari e di controllo, l’organizzazione di scorte per le emergenze e quant’altro necessario, andranno realizzati nell’immediato futuro ma andrà anche realizzata una nuova coscienza collettiva, una nuova responsabilità politica ed amministrativa, sia che si sia in maggioranza che all’opposizione. Hanno veramente stancato coloro che tutti i giorni in televisione ripetono le stesse cose, le stesse proposte, le stesse critiche, con una limitatezza di vedute che dimostra pochezza culturale ed incapacità di mettersi in sintonia con la realtà.

    Sapendo di scontentare alcuni plaudo, una volta di più, a Draghi quando sottolinea la necessità di parlare italiano in Italia, di non usare inutilmente e malamente parole inglesi che risultano incomprensibili ai più ma servono, a chi le usa, per sembrare più importanti. Plauso anche perché sta lontano da Twitter e social, non perde tempo a ingannare, tramite qualche addetto stampa, i maniaci degli pseudo dialoghi a distanza che tanto hanno avvelenata la vita politica e avvelenano il quotidiano con falsità riprodotte, incitazioni alla violenza, trasmissione di pensieri inutili. Draghi parla poco e dice quel che serve, qualcosa è già stato fatto, aspettiamo di vedere il resto che, siamo fiduciosi, arriverà.

    Augurando a Enrico Letta di potere svolgere il suo nuovo ruolo senza condizionamenti ed agguati e rispettando le molte parti del suo intervento che possono essere condivise, anche da chi non appartiene al suo percorso politico, dobbiamo però evidenziare come sia assolutamente non aderente alle necessità ed alle realtà del momento la sua proposta di dare il voto anche ai sedicenni, proposta già avanzata tempo fa dalla Meloni. Il voto presuppone non solo la conoscenza delle proposte dei partiti, e perciò attenzione alle notizie riportate non solo dai social, ma prima di tutto un grado di cultura generale e di capacità di approfondimento e di giudizio che appartengono ad una età diversa. Da tempo sociologi e studiosi avvertono di come, nella nostra epoca, si sia molto allungato il tempo dell’adolescenza, alcuni sostengono che arrivi molto dopo i 20 anni. I ragazzi sono molto influenzati dai contatti che si creano sulle reti informatiche e, ancor più degli adulti, dalle mode. Troppi adolescenti non sono abituati a prendersi responsabilità e decidono in base al gruppo, alle pseudo amicizie virtuali, ai sentito dire, non hanno ancora gli strumenti per decodificare i messaggi che arrivano a raffica da più parti. I recenti avvenimenti su Tik Tok, solo per fare un esempio, dimostrano come la consapevolezza arrivi solo in un’età più matura, anche i comportamenti di questi ultimi mesi, le feste in epoca di covid, le risse in strada, le movida che hanno portato ad un esponenziale aumento di contagi nella popolazione più giovane dimostrano come l’età della consapevolezza e dell’assunzione di responsabilità si sia spostata molto in avanti. Dobbiamo avere fiducia nei nostri giovani e proprio per questo dobbiamo aiutarli a crescere senza gravarli di responsabilità prima del tempo, la ricerca di voti non può giustificare e ventilare un voto a 16 anni, piuttosto la politica si occupi di come fare crescere meglio, in maggiore sicurezza, i nostri giovani offrendo ideali e opportunità di ruolo nella società.

  • Conferenza sul futuro dell’Europa: coinvolgere i cittadini per costruire un’Europa più resiliente

    Il Presidente del Parlamento europeo David Sassoli, il Primo ministro portoghese António Costa a nome della presidenza del Consiglio e la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen hanno firmato la dichiarazione comune sulla conferenza sul futuro dell’Europa. Si tratta di un passo preliminare all’avvio di una serie di dibattiti e discussioni che consentiranno ai cittadini di ogni angolo d’Europa di condividere le loro idee per contribuire a plasmare il futuro dell’Europa.

    La conferenza sul futuro dell’Europa si prefigge come obiettivo conferire ai cittadini un ruolo più incisivo nella definizione delle politiche e delle ambizioni dell’UE, migliorando la resilienza dell’Unione alle crisi, sia economiche che sanitarie. Costituirà un nuovo spazio d’incontro pubblico per un dibattito aperto, inclusivo, trasparente e strutturato con i cittadini europei sulle questioni che li riguardano e che incidono sulla loro vita quotidiana.

    La dichiarazione comune presenta un elenco non esaustivo di possibili argomenti per la conferenza: la salute, i cambiamenti climatici, l’equità sociale, la trasformazione digitale, il ruolo dell’UE nel mondo e il rafforzamento dei processi democratici che governano l’UE. Questi temi coincidono con le priorità generali dell’UE e con le questioni sollevate dai cittadini nei sondaggi d’opinione. In ultima analisi, saranno i partecipanti a decidere quali argomenti trattare nell’ambito della conferenza.

    La conferenza fa capo alle tre istituzioni che guidano l’iniziativa, rappresentate dai rispettivi presidenti che fungono da presidenza congiunta. Presto sarà istituito un comitato esecutivo che rappresenterà le tre istituzioni in modo equilibrato, con i parlamenti nazionali nel ruolo di osservatori. Il comitato esecutivo supervisionerà i lavori e preparerà le riunioni plenarie della conferenza, compresi i contributi dei cittadini e il loro follow-up.

    La dichiarazione comune definisce la portata, la struttura, gli obiettivi e i principi della conferenza. Getta le basi per eventi avviati dai cittadini, da organizzare in collaborazione con la società civile e i portatori d’interessi a tutti i livelli, i parlamenti nazionali e regionali, il Comitato delle regioni, il Comitato economico e sociale, le parti sociali e il mondo accademico. La loro partecipazione al processo è essenziale per garantire il massimo coinvolgimento e la massima diffusione.

    La conferenza si articolerà in vari spazi, virtuali e, possibilmente, fisici, nel rispetto delle norme anti COVID. Una piattaforma digitale multilingue interattiva consentirà ai cittadini e ai portatori d’interessi di presentare idee online e li aiuterà a partecipare o a organizzare eventi.

    La piattaforma e tutti gli eventi organizzati sotto l’egida della conferenza dovranno basarsi sui principi di inclusività, apertura e trasparenza, nel rispetto della privacy e delle norme dell’UE in materia di protezione dei dati. Le attività dei gruppi di cittadini europei organizzati a livello europeo saranno trasmesse e tutti i contributi online dovranno essere resi pubblici.

    La conferenza è invitata a elaborare le proprie conclusioni per orientare la futura direzione dell’Europa.

    Fonte: Commissione europea

  • Dal 5 marzo la Commissione europea si racconta su UÈ! che Podcast

    Il nuovo podcast delle 12 stelle darà voce alle donne e agli uomini che ogni giorno lavorano dentro e fuori la casa comune degli europei. A partire da venerdì 5 marzo UÈ! Che podcast farà ogni settimana un’immersione di quindici minuti per ascoltare tutte le novità europee su lavoro, salute, impresa, sostenibilità e diritto allo studio.

    Un mezzo moderno per richiamare l’attenzione dei giovani, e non solo, avvicinandoli alle istituzioni e ai temi che scandiscono la quotidianità dei cittadini europei. Agenda digitale, parità di genere, Green Deal e la risposta dell’Unione europea alla pandemia saranno alcuni dei contenuti di attualità europea su cui gli ospiti faranno chiarezza nel corso delle 14 puntate, invitando gli ascoltatori a partecipare direttamente in rete. Sarà infatti possibile inviare un messaggio vocale con domande e spunti sui canali Facebook e Instagram della Rappresentanza della Commissione europea in Italia. Chiunque può promuovere UÈ! che Podcast attraverso l’#UEchePodcast.

    Per ascoltare il podcast https://www.spreaker.com/show/ue-che-podcast

    Per restare aggiornati https://ec.europa.eu/italy/news/UEchepodcast_it

  • Il coronavirus è stato una tassa sui redditi di 1.650 euro a famiglia

    Incubo Covid per le tasche degli italiani. Mentre gli effetti sanitari continuano ad essere pesantissimi in tutto lo Stivale, arriva un dato preoccupante: la pandemia ci ha fortemente impoverito. Secondo Confesercenti, quasi un anno dopo lo scoppio della crisi pandemica, alle famiglie italiane sono venuti a mancare in media, e nonostante i numerosi ristori, 1.650 euro di redditi. E le prospettive di recupero sono lente e dipendono dagli esiti della campagna vaccinale, attualmente in ritardo sugli obiettivi fissati: continuando così, a fine 2021, il reddito medio delle famiglie sarà ancora 512 euro inferiore ai livelli pre-crisi.

    A livello territoriale, alla fine del 2021 la distanza maggiore dalle condizioni pre-Covid si registrerebbe in Emilia Romagna (-897 euro), seguita dalle Marche (-807 euro). Resterebbe invece al di sotto dei 200 euro la perdita delle famiglie pugliesi. Per quanto riguarda le altre Regioni, la contrazione dei redditi 2021 rispetto al 2019 sarebbe compresa fra 600 e 700 euro in Piemonte, Valle d’Aosta, Veneto, Toscana e Umbria. Superiori ai 500 euro sarebbero le perdite delle famiglie di Lombardia, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. La compressione dei redditi supererebbe i 400 euro nel Lazio, in Abruzzo, in Molise e in Sardegna.

    Chi soffre di più? Sicuramente i lavoratori autonomi, per i quali la perdita di reddito a fine 2020 avrebbe avvicinato i 44 miliardi e risulterebbe ancora pari a -27 miliardi nel 2021, e i lavoratori dipendenti del settore privato, che registrano una caduta di 43 miliardi, cui si è contrapposto un aumento di 2,5 miliardi per i dipendenti pubblici, trainato dalle assunzioni nel comparto sanitario. Il mancato recupero dei redditi nel corso del 2021 sarà fortemente asimmetrico anche a livello settoriale, perché prevalentemente concentrata in 2 soli comparti: quelli del ‘commercio, ristorazione e pubblici esercizi’ e quello delle ‘attività artistiche e di intrattenimento’ oltre che, ovviamente, del turismo.

    “La crisi da pandemia non ha colpito dunque tutti allo stesso modo: l’impatto, come i dati sui redditi dimostrano, si è concentrato quasi completamente sui lavoratori autonomi e sui loro dipendenti, con perdite decisamente superiori ai ristori diretti elargiti fino ad ora. Anche perché l’ultima tranche dei sostegni, quella che avrebbe dovuto arrivare con il Ristori V forte di 32 miliardi di risorse, ancora non si è materializzata, ad oltre 60 giorni dall’annuncio. Una situazione incredibile ed inaccettabile, che crea sconcerto e sfiducia negli imprenditori e nei loro dipendenti e che blocca qualsiasi prospettiva di ripresa”, ha commentato la presidente di Confesercenti Patrizia De Luise. Che ha lanciato un appello a Mario Draghi: “Chiediamo con forza al governo di accelerare sui sostegni promessi: le imprese sono al limite e non possono aspettare un altro mese”.

  • “Minority SafePack”: la Commissione risponde all’iniziativa dei cittadini europei

    La Commissione europea ha risposto all’iniziativa dei cittadini europei “Minority SafePack – un milione di firme per la diversità in Europa”, la quinta iniziativa dei cittadini andata a buon fine che ha ottenuto il sostegno di oltre un milione di persone in tutta l’UE.

    L’iniziativa mira a migliorare la protezione delle persone appartenenti a minoranze nazionali e linguistiche. La risposta della Commissione valuta attentamente le proposte avanzate dagli organizzatori, illustrando in che modo la legislazione dell’UE vigente e recentemente adottata sostiene i diversi aspetti di questa iniziativa. La risposta delinea ulteriori azioni di follow-up.

    L’inclusione e il rispetto dell’ampia diversità culturale dell’Europa sono una delle priorità e degli obiettivi della Commissione europea. Negli ultimi anni, da quando l’iniziativa è stata inizialmente presentata nel 2013, è stata adottata un’ampia gamma di misure riguardanti diversi aspetti delle proposte in essa contenute. La comunicazione valuta ciascuna delle nove proposte sulla base dei suoi meriti, tenendo conto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità. Non vengono proposti altri atti giuridici, ma la piena attuazione della legislazione e delle politiche già in vigore costituisce un potente arsenale per sostenere gli obiettivi dell’iniziativa.

    L’iniziativa dei cittadini europei Minority SafePack chiede l’adozione di una serie di atti giuridici per migliorare la protezione delle persone appartenenti a minoranze nazionali e linguistiche e rafforzare la diversità culturale e linguistica nell’Unione.

    Gli organizzatori, il 10 gennaio 2020, hanno ufficialmente presentato alla Commissione la loro iniziativa che è riuscita a raccogliere 1 128 422 dichiarazioni di sostegno valide e ha raggiunto le soglie necessarie in 11 Stati membri. Il 5 febbraio 2020 la Commissione ha incontrato gli organizzatori.

    Il 15 ottobre 2020 gli organizzatori hanno presentato la loro iniziativa e le relative proposte nel corso di un’audizione pubblica organizzata presso il Parlamento europeo. La Commissione disponeva quindi di 3 mesi per adottare una comunicazione in cui esporre le sue conclusioni giuridiche e politiche sull’iniziativa.

    L’iniziativa Minority SafePack è stata discussa nella sessione plenaria del Parlamento europeo del 14 dicembre 2020. Nella risoluzione adottata il 17 dicembre 2020, il Parlamento europeo ha espresso il proprio sostegno all’iniziativa.

  • Il Terrorismo mediatico

    Sicuramente questo concetto viene abusato in diversi ambiti, e molto spesso a sproposito, ignorandone persino le conseguenze più immediate. Molto spesso questo tipo di comunicazione nasconde l’incapacità personale o condivisa ma addirittura talvolta può essere espressione della più assoluta ipocrisia che tende a coprire la propria inadeguatezza.

    Anche una persona dotata di un’intelligenza normale conosce benissimo i tempi necessari per verificare gli effetti dei Dpcm con le norme tendenti a ridurre la curva dei contagi. In questo senso si ricorda come siano due le  settimane necessarie, o 15 i giorni  nel caso non fosse chiaro.

    Al di là delle legittime proteste il più delle volte assolutamente democratiche delle categorie che pagano in prima persona gli effetti di questi decreti i cittadini italiani hanno dimostrato, ancora una volta, di adattarsi alle nuove disposizioni con sacrifici in termini economici ed umani non indifferenti. Perché sarebbe vergognoso non riconoscere il senso di lealtà che la stragrande maggioranza dei cittadini italiani sta dimostrando con i propri comportamenti virtuosi.

    La consapevolezza di questa prova di civiltà della buona parte del popolo italiano meriterebbe una maggiore considerazione da parte di questo governo di incapaci ed in particolare del  Presidente del Consiglio Conte e del ministro Speranza (da dover scrivere rigorosamente in minuscolo in considerazione loro spessore culturale, umano e professionale).

    Arrivati ormai, però, alla seconda settimana del mese di novembre 2020 risulta assolutamente inaccettabile, offensivo e persino destabilizzante questo continuo richiamo ad un ulteriore inasprimento del Dpcm quando ancora non risultano chiari gli esiti di quelli precedenti in quanto dal loro varo ad oggi non sono passate ancora due settimane.

    La tenuta di una democrazia come la capacità di rappresentarla nascono dal reciproco riconoscimento dei propri ruoli e dei limiti a questi imposti dalla legge. L’azione del governo Conte come del presidente del consiglio e del ministro della Salute Speranza con questo giornaliero rilancio di un possibile inasprimento dei Dpcm, e quindi con essi delle libertà individuali, rappresentano la vera forma istituzionalizzata di TERRORISMO MEDIATICO. Il quale, come qualsiasi forma di terrorismo, porta ad una subdola ma inevitabile destabilizzazione delle strutture democratiche.

     

  • Un atto di disprezzo verso i propri cittadini

    Chiunque goda di un minimo di mobilità ha già avuto la possibilità di osservare come le città dalle 19 risultino vuote, con pochissima gente se non nelle immediate vicinanze di un supermercato, dimostrando in questo modo come la cittadinanza abbia già adottato il massimo livello del disciplinare di sicurezza

    Se, come sembra, confermato, il nuovo Dpcm prevedrà un coprifuoco alle 21 o alle 22 per l’intero territorio italiano senza specificità in rapporto al livello di pandemia la democrazia in un attimo assumerà i connotati di uno Stato etico. In altre parole, è sufficiente osservare le nostre città negli ultimi giorni per capire come le persone abbiano già adottato delle misure preventive per evitare il contagio ed in particolar modo quelle più anziane terrorizzate da questa pandemia anche mediatica.

    Imporre ora un coprifuoco (termine bellico che ricorda regimi totalitari) rappresenta semplicemente Il sigillo governativo ad una realtà già evidente ed espressione della libera scelta dei cittadini. La sua introduzione invece determina contemporaneamente l’uscita dalla democrazia nella quale il popolo è centrale e sovrano attraverso le proprie scelte. In pochi anni siamo passati da una democrazia rappresentativa e delegata alla supremazia dell’apparato statale in ogni sua forma rappresentativa sui propri cittadini.

    Non comprendere e soprattutto non premiare i comportamenti già di per sé virtuosi della cittadinanza italiana (ovviamente parlo per le realtà che più conosco e per le fasce di età che frequento) rappresenta la fine di una civiltà e l’ingresso di fatto in uno stato Socialista il quale limita la libertà di ognuno in quanto incapace di gestire anche solo il concetto di diritto individuale alla scelta.

    Mai come ora la sofferenza della cittadinanza dovrebbe venire premiata con un’apertura di fiducia assolutamente giustificata dai comportamenti già in atto e casomai impedire a quelle fasce di età che ancora oggi non osservano il minimo sindacale di prevenzione la possibilità di uscire la sera.

    Il governo preferisce utilizzare un termine di guerra per dimostrare come non sia più al servizio ma contro la sua stessa cittadinanza. La democrazia non è un concetto astratto ma un principio che presenta determinati costi e responsabilità che vanno attribuite a chi ha ricevuto la delega tramite democratiche elezioni.

    Solo nella democrazia diretta le responsabilità come gli effetti delle decisioni prese dai cittadini procurano vantaggi e svantaggi che ricadono sugli stessi elettori (come avviene nella più democratica Svizzera). In Italia, viceversa, in una democrazia a corrente alternata le responsabilità di una inefficienza governativa ricade interamente sulle spalle dei deleganti, cioè gli elettori cittadini (https://www.ilpattosociale.it/politica/i-costi-emergenziali-e-le-economie conservative/).

    Il coprifuoco, come detto all’inizio, è un termine del lessico bellico. All’interno di questa guerra contro il covid-19 il primo nemico che non sa riconoscere neppure le virtù del proprio popolo è rappresentato dal governo in carica e da questa classe politica. Imporre un coprifuoco rappresenta il segno del disprezzo di un governo per i cittadini e per i loro comportamenti.

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