colonizzazione

  • E’ scontro tra Parigi e Algeri dopo le parole di Macron sull’esistenza della nazione magrebina prima della colonizzazione francese

    Scuse ufficiali dell’Eliseo all’Algeria dopo che il Presidente francese Emmanuel Macron, come riportato dal quotidiano Le Monde lo scorso 2 ottobre, avrebbe detto che l’Algeria come nazione non esisteva prima della colonizzazione francese. Se nel comunicato ufficiale della Presidenza ci si rammarica per l’equivoco, dalle parti di Algeri il commento è invece stato definito un “grave errore” e “inaccettabile” tanto che l’ambasciatore algerino a Parigi è stato richiamato in patria e il paese magrebino ha vietato i voli militari francesi dal suo spazio aereo.

    Nel comunicato si fa sapere anche che la Presidenza francese ha invitato il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune ad una conferenza a Parigi per discutere su come sostenere la Libia in vista delle elezioni del 24 novembre. Ma Tebboune ha avvertito che non avrebbe “fatto il primo passo” per allentare la tensione con la sua controparte francese perché il commento ha suscitato una diffusa rabbia in Algeria.

  • Il Messico si scusa con i Maya

    A 500 anni dalla Conquista spagnola e a 200 dalla dichiarazione d’indipendenza dalla Spagna, il Messico ha ufficialmente presentato le sue scuse al popolo indigeno Maya per i “terribili abusi” commessi contro di loro durante i secoli successivi alla colonizzazione iberica. A chiedere perdono è stato il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador, “per i torti commessi nel corso della storia e per la discriminazione di cui sono ancora vittime oggi”.

    “Offriamo le più sincere scuse al popolo Maya per i terribili abusi commessi da individui e autorità nazionali e straniere nella conquista, durante i tre secoli di dominazione coloniale e in due secoli di Messico indipendente”, ha detto il leader messicano lunedì durante una cerimonia nello stato sudorientale di Quintana Roo, alla quale ha partecipato il suo omologo guatemalteco Alejandro Giammattei.

    Nel suo discorso, il presidente ha ricordato in particolare la Guerra delle Caste del 1847-1901, una ribellione indigena in cui si ritiene siano morte circa 250.000 persone. Ha inoltre riconosciuto che il razzismo e la discriminazione continuano ad affliggere la minoranza etnica. “La verità è che tutti i popoli originari del Messico, fino al periodo attuale, hanno subito sfruttamento, espropriazioni, repressione, razzismo, esclusione e massacri, ma gli Yaqui e i Maya sono stati, per la vergogna di tutti, quelli trattati in modo peggiore, le vittime delle più grandi crudeltà”, ha sottolineato il capo di Stato all’evento, parte delle commemorazioni per i 500 anni della conquista europea e i 200 anni dell’indipendenza nazionale.

    Quello degli indigeni è un tema significativo nella storia di Lopez Obrador, che ha iniziato la sua carriera come attivista per queste popolazioni. “Sebbene ci sia ancora molta povertà, non si può dire che il presente sia come il passato opprimente”, perché “c’è una nuova volontà di rendere giustizia per il bene del popolo” e “per questo stiamo qui a chiedere perdono e a dire che non dimenticheremo mai i popoli del Messico profondo”, ha dichiarato il presidente.

    Durante la cerimonia, le parole di Lopez Obrador hanno attirato fischi da parte di residenti che si oppongono al Treno Maya, un progetto turistico del governo che prevede 1.500 chilometri di ferrovia per collegare località caraibiche con gli antichi siti archeologici rappresentativi della cultura Maya. I critici dell’iniziativa ritengono che il Treno Maya danneggerà l’ambiente e le comunità indigene, ma l’esecutivo è deciso ad andare avanti. Lunedì, il presidente ha realizzato un sopralluogo per supervisionare l’andamento dei lavori a Calakmul (stato di Campeche) e ha sottolineato che la ferrovia consentirà a milioni di turisti stranieri di visitare il sud-est del Paese, escludendo che possa danneggiare l’ambiente e i luoghi storici.

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