L’Unione europea resta fortemente dipendente dalle importazioni energetiche, pari al 56,9 per cento dei consumi e l’Italia supera questa media, con un quadro che però è in miglioramento. E’ il dato emerso dalla settima edizione del “MED & Italian Energy Report”, dedicato alla sicurezza energetica nella transizione euro-mediterranea di SRM (Gruppo Intesa Sanpaolo) e ESL@EnergyCenter del Politecnico di Torino. La ricerca ha mostrato come la transizione verso la decarbonizzazione richieda un equilibrio tra sicurezza degli approvvigionamenti, sostenibilità ambientale e accessibilità economica, in un contesto segnato da forti dipendenze strategiche da combustibili fossili, materie prime critiche e tecnologie chiave. L’analisi individua tre dimensioni della sicurezza energetica: la dipendenza dall’importazione di risorse energetiche (combustibili fossili, energia elettrica e combustibile nucleare), la dipendenza tecnologica dalle materie prime critiche e dai semilavorati, e l’affidabilità delle infrastrutture energetiche. Nell’Unione Europea, la scarsità di risorse domestiche mantiene elevata la vulnerabilità delle catene di fornitura, esposte a una forte concentrazione geografica e alla volatilità dei prezzi. Entrando nello specifico, cresce in modo strutturale il peso delle rinnovabili, che oggi rappresentano il 47 per cento della generazione elettrica europea e il 49 per cento del mix italiano, rendendo centrale il rafforzamento del dialogo euro-mediterraneo e il ruolo del Nord Africa come potenziale “ponte verde”, nonostante una capacità rinnovabile ancora sottodimensionata. Ampio spazio è dedicato alle materie prime critiche, la cui domanda è destinata ad aumentare rapidamente con l’elettrificazione del sistema energetico.
Il Rapporto mette in luce l’elevata concentrazione di riserve, produzione e raffinazione, con la Cina in posizione dominante, e i conseguenti rischi geopolitici ed economici per i paesi del Mediterraneo, già oggi caratterizzati da un significativo deficit commerciale. In questo quadro si inserisce il Critical Raw Materials Act europeo, che mira a ridurre le dipendenze strategiche attraverso l’incremento di estrazione, lavorazione e riciclo domestici. Il Mediterraneo emerge come snodo strategico globale per il transito energetico: attraverso Suez, Gibilterra e Bosforo passa una quota rilevante dei flussi mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto. La sicurezza delle rotte marittime e delle infrastrutture è quindi centrale tanto quanto la diversificazione delle fonti. Parallelamente, lo shipping riveste un ruolo chiave anche nel trasporto delle materie prime critiche, i cui flussi marittimi mostrano una crescita strutturale di lungo periodo.
Lo studio analizza inoltre il ruolo del nucleare nel mix futuro, una fonte che copre una quota rilevante della generazione elettrica europea ma con una filiera del combustibile fortemente concentrata. In questo contesto, gli Small Modular Reactors emergono come possibile soluzione per una generazione più flessibile e decentralizzata. Attraverso indicatori quantitativi sul Trilemma Energetico – sicurezza, sostenibilità e accessibilità economica – il MED & Italian Energy Report conferma le vulnerabilità strutturali dell’Area Mediterranea e l’urgenza di una strategia comune di lungo periodo. Il Nuovo Patto per il Mediterraneo della Commissione Europea rappresenta un passaggio chiave per rafforzare cooperazione, interconnessioni energetiche, filiere industriali e sicurezza dell’intera regione.