Controlli

  • La Commissione europea apre a controlli nell’area Schengen: “ma sia un’eccezione”

    Ripristinare i controlli ai confini all’interno dell’area Schengen in caso di “massicci” flussi migratori. La Commissione europea si accinge ad aprire il vaso di Pandora del dossier flussi con una prima proposta di intervento che sembra strizzare l’occhio a quei Paesi membri da anni allarmati dai cosiddetti movimenti secondari. Nella proposta di modifica del codice Schengen l’esecutivo europeo, in casi di estrema eccezionalità e dietro adeguata motivazione, permetterà a Stati come Germania, Olanda o Francia, di istituire controlli alle frontiere per impedire l’accesso di migranti dai Paesi di primo ingresso. Si tratta, al momento, di una proposta che plausibilmente potrebbe ricadere nel ben più ampio Patto sulla Migrazione e l’Asilo. L’Italia, però, già ha drizzato le antenne e, sebbene il tema non sia formalmente in agenda, potrebbe anche dire la sua al Consiglio europeo di giovedì 16 dicembre.

    Sul tavolo del summit dei leader, si parlerà innanzitutto della dimensione esterna del dossier migranti, ovvero della parte dove il consenso tra i Paesi membri è pressoché unanime. Ma l’ombra dei movimenti secondari è dietro l’angolo e la proposta della Commissione Ue potrebbe aprire una breccia nel dibattito. Il testo dell’esecutivo europeo prende spunto da una duplice emergenza: la crisi pandemica, che nel 2020 portò i Paesi membri a muoversi in ordine sparso sulla chiusura dei confini; e l’attacco ibrido della Bielorussia, che due settimane fa ha indotto Bruxelles a sospendere alcune fattispecie delle procedure d’asilo per Polonia, Lituania e Lettonia. L’obiettivo della proposta è quello di un maggior coordinamento tanto che, nel caso un Paese reintroduca i controlli ai confini, sarà il Consiglio Ue ad essere coinvolto sugli aspetti legati all’iniziativa. Si tratterebbe, in ogni caso, di una extrema ratio, lasciata ad un Paese che, in mancanza di soluzioni alternative, si trova ad affrontare un massiccio flusso di persone alle sue porte.

    L’esecutivo Ue inviterà poi gli Stati membri a pattugliamenti congiunti delle frontiere e ad accordi bilaterali ad hoc, sul modello di quelli conclusi dall’Italia con i Paesi confinanti, proprio per evitare un uso indiscriminato di eccezionalità nell’area Schengen.

    Eppure per Roma già nelle scorse ore è scattato l’allarme: la posizione del governo è sempre stata quella di analizzare i movimenti secondari e quelli primari in un approccio organico. Evitando di restare soli nel salvataggio dei migranti in mare trovandosi, allo stesso tempo, con altri richiedenti asilo respinti ai confini Nord della Penisola. Non a caso, fonti europee spiegano come già la proposta della Commissione sia frutto di una mediazione. Il risultato, tuttavia, resta quello di “facilitare” il respingimento di migranti alla frontiera per i Paesi dell’Europa del Centro-Nord. Sul dossier tornerà quasi certamente la presidenza francese dell’Ue, che da gennaio lavorerà ad una profonda revisione dei regolamenti di Dublino. “Responsabilità accompagnata alla solidarietà” resta la linea rossa tracciata dall’Italia. I fari sui migranti restano accesi. A margine del Consiglio Affari Esteri Ue, Luigi Di Maio ha avuto un bilaterale con suo omologo del Qatar Al-Thani tutto incentrato sul dossier afghano e su quello libico. “La sicurezza e il controllo dei flussi migratori continuano a essere tra le nostre priorità”, ha sottolineato il titolare della Farnesina.

  • Dogane: un sistema di gestione dei rischi moderno aiuta le autorità doganali a scambiarsi informazioni in tempo reale

    La Commissione europea ha varato un nuovo sistema doganale di gestione dei rischi (CRMS2) per rafforzare i controlli doganali dell’UE e proteggere i cittadini e le imprese dell’Unione, nonché gli interessi finanziari di quest’ultima. Il nuovo sistema, che entrerà ufficialmente in funzione il 1º gennaio 2022, facilita lo scambio in tempo reale di informazioni sui rischi tra le amministrazioni doganali.

    Il ventaglio dei possibili rischi oggetto del sistema è ampio e comprende ad esempio i rischi per la sicurezza connessi agli esplosivi, i rischi per la sicurezza relativi a salute e ambiente, la sicurezza dei prodotti, i rischi finanziari e commerciali, inclusi i diritti di proprietà intellettuale e i controlli sul denaro contante. Lo scambio di informazioni si è rivelato particolarmente utile durante la pandemia di COVID-19, che ha richiesto che grandi quantità di prodotti medicali venissero rapidamente controllate e sdoganate per l’uso.

    Questo nuovo sistema apporterà enormi vantaggi alle autorità doganali europee” – ha dichiarato Paolo Gentiloni, Commissario per l’Economia. “Quando merci pericolose verranno fermate in un punto della frontiera esterna dell’UE, l’informazione sarà immediatamente condivisa tra gli uffici doganali di tutta l’Unione. Il nuovo sistema doganale di gestione dei rischi darà un enorme impulso alla lotta contro le frodi e agli sforzi per garantire la sicurezza dei cittadini“.

    Il sistema doganale di gestione dei rischi mette in collegamento le autorità doganali dei 27 Stati membri dell’UE e, ad esempio, della Norvegia. Sono compresi tutti i porti internazionali, gli aeroporti, i principali valichi di frontiera terrestri e tutti i centri nazionali di analisi dei rischi. In totale, circa 900 uffici doganali e centri nazionali e 6 500 funzionari doganali ed esperti in materia di rischi sono collegati al sistema, che riguarda la frontiera esterna dell’UE nella sua interezza.

    Fonte: Commissione europea

  • Regole e controlli per non chiedersi dopo il perché

    Mentre finalmente calano i morti per covid e si riaccende con la speranza la voglia di vita, di aria, di sole, di tornare a stare in mezzo agli altri, di normalità, una nuova tragedia spezza vite innocenti nel crollo della funivia del Mottarone. Forse anche questa tragedia è la terribile normalità della nostra epoca, controlli non eseguiti o eseguiti male con ponti o funivie che crollano, atti terroristici senza confini, violenze private e pubbliche. Forse è questa la normalità, chiedersi dopo il perché, chiedersi come si potevano evitare tante morti e tanto dolore, dedicare pagine e fiumi di parole al ricordo continuando poi nella solita poca attenzione alle prevenzione globale, al senso di responsabilità che ciascuno deve avere. Nella vita di tutti c’è l’imponderabile, uscire la mattina e non poter mai più tornare a casa la sera, un imponderabile che può aspettare chiunque. Per questo ricordando, con profondo dolore, le vite spezzate al Mottarone cerchiamo di rendere loro omaggio con nuove, immediate regole per la prevenzione ed i controlli e con la consapevolezza che ogni minuto di vita deve essere apprezzato e condiviso.

    Così un’altra volta l’avidità, l’incuria, il pressappochismo, l’indifferenza hanno colpito ancora uccidendo 14 persone. Ci sono responsabilità di coloro che, a vario titolo, avevano la gestione e la manutenzione dell’impianto, di chi sapeva il rischio e non è intervenuto e anche di coloro che, nella pubblica amministrazione, non hanno vigilato.

  • Imprese sempre più al setaccio dell’amministrazione fiscale

    Le imprese italiane sono viste con sempre maggior sospetto da parte delle autorità pubblica, secondo quanto denuncia la Cgia di Mestre.

    Nel 2017 le aziende hanno subito 1,595 milioni di controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza. Tra accertamenti analitici o parziali, controlli incrociati o eseguiti per strada, accessi in azienda, verifiche sulla corretta emissione di scontrini e ricevute o comunicazioni spedite via Pec su anomalie riscontrate negli studi di settore, quasi un’azienda italiana su 3 è stata oggetto dell’attenzione del fisco.

    L’anno scorso le ispezioni sono più che raddoppiate rispetto al 2016, in particolare in seguito all’attività di “compliance”, ovvero alle comunicazioni preventive con le quali l’amministrazione finanziaria ha chiesto agli imprenditori informazioni su presunte incongruenze emerse dall’analisi della propria posizione fiscale. A queste ispezioni vanno poi aggiunte quale legate all’azione di controllo realizzata dall’Inps, dall’Inail e dalle Asl.

    Gli accertamenti sono stati 157.917, di cui 144.877 nei confronti di imprese e lavoratori autonomi con volume d’affari al di sotto dei 5,164 milioni di euro, i controlli 34.479, i controlli strumentali 522.522. Si tratta di atti con i quali viene contestato un maggior reddito e possono essere compiuti sotto forma di accertamento analitico o parziale. Le attività di controllo si concretizzano in accessi in azienda per verificare la corrispondenza dei documenti contabili a effettivi fatti di gestione, ovvero la corrispondente archiviazione nei registri aziendali. Possono essere anche controlli incrociati con la documentazione di altre imprese Quando si tratta di controlli strumentali sono eseguiti principalmente dalla Guardia di Finanza e sono diretti a verificare la corretta emissione di scontrini e ricevute fiscali, comprendono anche i controlli su strada relativi al trasporto merci e all’individuazione di indici di capacità contributiva.

    Le comunicazioni per la compliance sono state 880.425, le comunicazioni di anomalie relative agli studi di settore 147mila.

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