Controlli

  • Il Parlamento europeo approva nuove misure per proteggere gli agricoltori

    Il Parlamento europeo ha adottato nuove misure per proteggere gli agricoltori europei dalle pratiche commerciali sleali degli acquirenti di prodotti agricoli. Con un voto unanime (555 voti favorevoli, nessun voto contrario e 26 astensioni), i deputati hanno dato il via libera definitivo a nuove norme che obbligano le autorità nazionali a cooperare in materia di pratiche commerciali sleali, con l’obiettivo di garantire che gli agricoltori ricevano un’equa remunerazione per il proprio lavoro. I casi di pratiche commerciali sleali transfrontaliere che danneggiano gli agricoltori e i piccoli imprenditori agricoli saranno quindi prevenuti, indagati e puniti. Per rafforzare la tutela degli agricoltori, la nuova legislazione consentirà agli Stati membri di intervenire automaticamente e porre fine alle pratiche commerciali sleali transfrontaliere di propria iniziativa, senza bisogno di un reclamo da parte di un produttore. Questo nuovo sistema replicherà il regime di protezione delle indicazioni geografiche nel mercato unico.

    Per impedire agli operatori di eludere la legge trasferendosi al di fuori dell’Ue, le nuove norme mirano anche a proteggere i produttori dalle pratiche commerciali sleali degli acquirenti (ad esempio, grandi distributori, catene di supermercati, grossisti e intermediari commerciali) extra-Ue. Gli acquirenti registrati al di fuori dell’Ue dovranno designare una persona di contatto responsabile per l’Ue nel caso in cui venga aperta un’indagine nei loro confronti. Questa persona sarà il punto di contatto principale per le autorità di controllo e sarà tenuta a facilitare le indagini sulle pratiche commerciali sleali. Il regolamento consente alle autorità nazionali di controllo di informarsi reciprocamente sulle pratiche commerciali sleali o sul rischio che si verifichino, attraverso il sistema di informazione del mercato interno, un sistema informatico dell’UE già esistente finalizzato allo scambio di informazioni tra le pubbliche amministrazioni di diversi Stati membri. Questo scambio ha lo scopo di avere un effetto deterrente e garantirà risposte rapide e coordinate per contrastare le pratiche commerciali sleali.

    “Abbiamo trasformato quello che avrebbe potuto essere un semplice documento amministrativo in un potente atto di giustizia economica e sociale – afferma il relatore Stefano Bonaccini -. Stiamo quindi inviando un messaggio chiaro: gli agricoltori non saranno più costretti a sottomettersi alle richieste e ai comportamenti ingiusti dei grandi acquirenti e commercianti. Oggi l’Europa sta dimostrando di saper ascoltare e agire. Siamo al fianco di chi ha più bisogno di sostegno, rafforzando le tutele per i piccoli produttori e garantendo una filiera agroalimentare equa, trasparente e libera dallo sfruttamento”. Le nuove norme devono ora essere adottate dal Consiglio dell’Ue. Si applicheranno 18 mesi dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Ue.

  • La Commissione avvia un’indagine su Shein a norma del regolamento sui servizi digitali

    La Commissione europea ha avviato un procedimento formale nei confronti di Shein, a norma del regolamento sui servizi digitali, in relazione alla sua progettazione che crea dipendenza, alla mancanza di trasparenza dei sistemi di raccomandazione e alla vendita di prodotti illegali, compreso materiale pedopornografico.

    La Commissione procederà ora, in via prioritaria, a un’indagine approfondita. L’avvio del procedimento formale non pregiudica l’esito.

  • Metal detector all’ingresso delle scuole ma di tutte

    Dopo l’ennesimo violenza a scuola, questa volta finita in tragedia con la morte di Abanoud Youssef, la proposta di mettere i metal detector agli ingressi degli istituti più a rischio fa riprendere la sterile polemica politica delle forze garantiste.

    La vera garanzia che le istituzioni devono dare ai cittadini è che non vi siano delitti, che i violenti siano controllati e che, con la prevenzione, si impediscano tragedie o comunque atti che portano a gravi conseguenze per coloro che li subiscono, garanzia è anche avere processi giusti e celeri e magistratura solerte ed imparziale.

    L’uso ormai comune di girare armati di coltello, la presenza sempre più frequente di bande di bulli se da un lato possono essere in parte frenati da una nuova legge che identifica nuovi reati e nuove pene dall’altro esige prima la deterrenza, la prevenzione.

    Impossibile per gli insegnanti accorgersi della presenza di coltelli o altri oggetti nocivi sotto i larghi vestiti che oggi usano i giovani così come impossibile per le forze di sicurezza negli aeroporti individuare un’arma sotto i vestiti dei passeggeri, proprio per questo esistono strumenti, come i metal detector, che individuano la presenza di quanto non può essere portato in aereo e perciò per analogia la loro installazione davanti alle scuole verrebbe incontro alla urgente necessità di prevenire eventuali reati.

    Anche le stazioni, visto i molti casi di violenze sui treni, dovrebbero essere dotate di strumenti idonei ad azzerare o almeno contenere le azioni violente alle quali assistiamo con troppa frequenza.

    Prevenzione, più forze di sicurezza per le strade, riforme che portino a processi immediati, controllo che chi è espulso si allontani effettivamente dall’Italia e non sparisca nel nulla, maggiore collaborazione della magistratura con le Forze dell’Ordine sono alcuni punti prioritari che però devono essere accompagnati da altri interventi.

    Gli insegnanti devono essere maggiormente supportati ed indirizzati per come affrontare le problematiche della realtà adolescenziale ed i genitori responsabilizzati ed aiutati, nei casi difficili nei quali rischiano di diventare impotenti o addirittura vittime.

    Il rispetto degli altri, la Costituzione italiana, la coscienza di sé e dell’altro dovrebbero essere insegnati fin dalle scuole elementari e un invito a tutta la società, organi di stampa compresi, ad una maggior consapevolezza di quanto anche i singoli possano essere, magari inconsapevolmente, portatori di disvalori stando in silenzio di fronte ad episodi gravi e violenti dovrebbe essere fatto da tutte le forze politiche.

    Un passo alla volta, ma con decisione ed in fretta, dobbiamo cambiare e per farlo ben vengano intanto i metal detector agli ingressi delle scuole ma di tutte le scuole perchè farlo in alcune e non in altre sarebbe un fatto discriminatorio che porterebbe a nuove emarginazioni e violenze.

  • Coldiretti: non ci sono controlli sul 97% dei prodotti extra Ue

    Si dice spesso ‘aiutarli a casa loro’ con riferimento agli immigrati, poi per ci si dimentica che aiutarli a casa loro significa accettare quello che producono e vendono alle latitudini natie. Coldiretti lamenta che 97 prodotti alimentari stranieri su 100 che entrano nell’Ue senza alcun controllo, approfittando di porti come Rotterdam, e invoca un sistema realmente efficace di controlli alle frontiere per tutelare la salute dei cittadini e difendere le imprese agroalimentari dalla concorrenza sleale che mette a rischio i record dell’agroalimentare nazionale.

    L’appello è stato lanciato nel corso dell’evento al Villaggio contadino di Bologna con la partecipazione, tra gli altri, del presidente Coldiretti Ettore Prandini e del segretario generale Vincenzo Gesmundo, di Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Romano Prodi, presidente della Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli, Fabrizio Curcio, commissario straordinario di governo alla ricostruzione, e Michele De Pascale, presidente della Regione Emilia-Romagna.

    Oggi in Europa – ricorda Coldiretti – si stima che appena il 3% dei prodotti che arrivano dall’estero sia sottoposto a verifiche fisiche, cioè test sulla salubrità, e non solo alla verifica documentale. Il sistema lascia ai singoli Stati membri la facoltà di decidere i controlli, creando dinamiche al ribasso e assenza del principio di reciprocità.

    Un caso emblematico è quello dell’accordo con il Mercosur. Nei primi otto mesi del 2025 le importazioni in Italia dai Paesi sudamericani sono cresciute del 18%, per un valore di 2,3 miliardi di euro, a fronte di esportazioni Made in Italy ferme a 284 milioni (-8%), secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat. L’accordo rischia di peggiorare il saldo commerciale, favorendo l’arrivo di carne bovina e avicola, miele e riso prodotti con standard ambientali e sanitari inferiori.

    Nei Paesi del Mercosur, spiega Coldiretti, si utilizzano ancora antibiotici e sostanze vietate in Europa, così come pesticidi ormai fuori legge nell’Ue o presenti in quantità superiori ai limiti massimi consentiti. A ciò si aggiunge la prospettiva del dazio zero per centinaia di milioni di chili di carne, riso, miele e zucchero destinati al mercato europeo, fino a coprire il 10% del consumo europeo di carne di pollo.

    Il 90% di queste merci passa per il porto di Rotterdam, considerato da Coldiretti un punto debole dei controlli europei. “Non siamo contrari agli accordi di libero scambio – ha spiegato Prandini – ma non possiamo difendere l’agricoltura se non imponiamo il principio di reciprocità. L’intesa col Mercosur è obsoleta: l’agricoltura oggi è strategica e non può essere sacrificata”.

    Gesmundo ha aggiunto: “Se l’accordo non verrà corretto, sarà devastante. Esporteremo inquinamento e importeremo prodotti non conformi, rinunciando ai servizi ambientali e sociali garantiti ogni giorno dagli agricoltori europei. Derubricare l’eccezionalismo agricolo a merce di scambio è un errore gravissimo”.

    Oltre al rischio legato agli accordi internazionali, Coldiretti segnala anche le conseguenze delle guerre commerciali, in particolare con gli Stati Uniti. I dazi aggiuntivi imposti da Washington hanno già inciso pesantemente sulle vendite di prodotti italiani come olio d’oliva (-62%), derivati del pomodoro (-36%), pasta (-21%) e vini (-18%).

    La situazione, evidenziano i dati Eurostat analizzati da Coldiretti, rischia di favorire il mercato dei falsi Made in Italy, già fiorente negli Usa. La produzione di Italian sounding ha raggiunto i 40 miliardi di euro, dominata dal settore dei formaggi, con 2,7 miliardi di chili di “italian cheese” prodotti ogni anno.

    Tra questi spiccano 222 milioni di chili di “Parmesan”, 170 milioni di “provolone”, 23 milioni di “pecorino romano” e oltre 2 miliardi di chili di mozzarella. Per Coldiretti, un’ulteriore impennata dei dazi porterebbe i consumatori americani a scegliere imitazioni più economiche, amplificando un fenomeno che già sottrae all’Italia miliardi di euro e identità produttiva.

  • La Ue pensa di affidare a Frontex la tutela dei cieli contro droni ignoti

    Gli Stati membri dell’Unione europea stanno valutando la possibilità di ampliare il mandato di Frontex, attribuendole nuovi poteri in materia di sorveglianza dello spazio aereo e difesa contro i droni, alla luce delle recenti incursioni nello spazio aereo europeo. Lo riporta il portale “Euractiv”, citando documenti riservati del Consiglio dell’Ue. Una nota datata 30 ottobre e diffusa dalla presidenza danese mostra che le capitali europee stanno discutendo se l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera debba assumere ulteriori responsabilità per far fronte a minacce ibride, tra cui violazioni dello spazio aereo e attacchi a infrastrutture strategiche. I rappresentanti dei governi si riuniranno il 5 novembre per un confronto tecnico sulla questione. L’ipotesi di revisione del regolamento di Frontex prevede che l’agenzia possa intervenire, su richiesta di uno Stato membro, in casi di minacce ibride, aggiornando le norme sulle operazioni di intervento rapido e sulla gestione dei cosiddetti “hotspot” migratori. Il dibattito arriva pochi mesi dopo l’introduzione di una nuova catena di comando dell’agenzia ispirata al modello Nato.

    Secondo “Euractiv”, i Paesi membri intendono anche estendere i poteri di Frontex nei rapporti con Paesi terzi, autorizzandola a operare in aeroporti internazionali o in punti di attraversamento strategici e a coordinare i rimpatri tra Stati non Ue. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, aveva già annunciato all’inizio dell’anno una revisione del mandato di Frontex, ora inserita nel piano di lavoro dell’Ue per il 2026. Bruxelles punta a triplicare il corpo permanente dell’agenzia portandolo a 30 mila unità entro il 2027, ma diversi Stati membri insistono sulla necessità di definire chiaramente il futuro mandato prima di avviarne l’espansione.

    Intanto alcuni media tedeschi riferiscono, citando un’indiscrezione riportata dal quotidiano britannico “Financial Times”, che il governo tedesco sta pianificando un importante acquisto di droni kamikaze dalle aziende della difesa Helsing, Stark e Rheinmetall. Lo riferiscono alcuni media tedeschi che citano un’indiscrezione riportata dal quotidiano britannico “Financial Times”. Secondo quanto trapelato, le tre aziende produrranno fino a 12 mila droni – che saranno principalmente consegnati alla brigata tedesca di stanza in Lituania – per un valore totale di 300 milioni di euro. Tuttavia, secondo quanto riferito, devono ancora essere firmati gli accordi formali e il contratto deve essere approvato dalla commissione Bilancio del Parlamento tedesco (Bundestag).

  • E’ sufficiente un passaporto americano?

    La efferata, terribile uccisione di una bambina di pochi mesi, trovata nel parco di Villa Panfili a Roma a pochi metri dal corpo della madre, assume sempre più gli aspetti di un giallo internazionale.

    Come tutti speriamo che l’uomo, dalla doppia identità, arrestato in Grecia possa essere estradato in Italia e che si possa fare luce sulle tragiche vicende che hanno portato la bambina a subire una morte atroce dopo essere stata prima affamata e picchiata.

    Rimangono ancora senza risposta anche le motivazioni che, a fronte di più controlli, effettuati in giorni diversi anche a seguito di segnalazioni da parte della polizia italiana, non si siano fatti adeguati accertamenti e non si sia portato l’uomo, più volte trovato in stato di ebrezza e in situazioni violente, in una stazione di Polizia o dei Carabinieri visto che la donna, da lui definita sua moglie, non aveva documenti e che la bambina è stata più volte vista piangere e non essere in condizione idonea per una bimba di pochi mesi.

    Un passaporto americano è sufficiente a passare sopra a comportamenti gravi che avrebbero fatto scattare invece seri provvedimenti se si fosse trattato di persona di diversa nazionalità?

    Controlli appropriati avrebbero molto probabilmente evitato almeno la morte della bambina.

  • I Nas rilevano che il 20% dei B&B è fuori norma

    Prosegue la campagna di controlli ai B&B, promossa dal comando generale dell’Arma dei Carabinieri e avviata lo scorso novembre dal comando Carabinieri per la tutela della salute (Nas), d’intesa con il ministero della Salute, con un focus particolare sulla Capitale in ragione dell’anno giubilare. Quasi 2.500 i B&B sinora controllati: oltre 500 (uno su cinque, pari al 20%) quelli risultati “non conformi” alla normativa di settore. In questa seconda fase della campagna, avviata prima di natale, oltre agli aspetti igienico-sanitari, strutturali e autorizzativi, particolare attenzione è stata posta all’obbligo per i gestori di identificazione degli ospiti. La norma principale di riferimento è l’art.109 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (Tulps). Alla luce della intensificazione del fenomeno delle “locazioni brevi” su tutto il territorio nazionale, legate anche alle celebrazioni del Giubileo, e tenuto conto dell’evoluzione della difficile situazione internazionale, il ministero dell’Interno ha ravvisato la necessità di attuare stringenti misure finalizzate a prevenire rischi per l’ordine e la sicurezza pubblica in relazione all’eventuale alloggiamento di persone pericolose e/o legate ad organizzazioni criminali o terroristiche.

    A tale scopo, lo scorso novembre, lo stesso ministero dell’Interno ha emanato una circolare con cui ha fornito chiarimenti in merito alle criticità connesse alla invalsa procedura di “identificazione da remoto” degli ospiti delle strutture ricettive a breve termine mediante trasmissione informatica delle copie dei documenti e accesso negli alloggi con codice di apertura automatizzata, ovvero tramite installazione di key-boxes all’ingresso. Al riguardo è stato chiarito che la gestione automatizzata del check-in e dell’ingresso nella struttura, senza identificazione de visu degli ospiti, si configura quale procedura che rischia di disattendere la ratio della previsione normativa, non potendosi escludere che, dopo l’invio dei documenti in via informatica, la struttura possa essere occupata da uno o più soggetti le cui generalità restano ignote alla Questura competente, comportando un potenziale pericolo per la sicurezza della collettività: eventuali procedure di check-in “da remoto”, dunque, non possono ritenersi satisfattive degli adempimenti di cui all’articolo 109 Tulps, cui sono tenuti i gestori di strutture ricettive.

    In conclusione, in un momento storico delicato a livello internazionale, caratterizzato da eventi che a vario modo impongono un elevato livello di allerta, viene confermato l’obbligo posto a carico dei gestori di strutture ricettive di ogni genere o tipologia ‒ come nella ratio sottesa all’art. 109 Tulps ‒ di verificare l’identità degli ospiti mediante verifica de visu della corrispondenza tra persone alloggiate e documenti forniti, comunicandola alla Questura territorialmente competente. In caso di inosservanza della norma, per il gestore è previsto l’arresto fino a tre mesi o ammenda fino a 206 euro. Le violazioni delle disposizioni dell’articolo 109 Tulps accertate sono state 43. Più in generale, nell’ambito dei controlli sinora svolti dai Carabinieri dei 38 Nas dislocati su tutto il territorio nazionale, sono state: segnalate 435 persone all’Autorità amministrativa e 48 quella giudiziaria; accertate 731 violazioni amministrative e 61 penali; irrogate sanzioni pecuniarie per oltre 500 mila euro. In particolare, il Nas di Pescara ha sottoposto a sequestro un B&B abusivamente allestito al piano terra di un immobile classificato nella categoria catastale c3 che identifica laboratori ed officine in cui gli artigiani operano, lavorando e trasformando prodotti semilavorati in beni finiti da destinare alla vendita: rientrano in questa categoria, ad esempio, i laboratori di artigiani quali fabbri, falegnami, calzolai e vetrai, ma anche i locali adibiti ad attività di carattere artigianale come, ad esempio, la riparazione di autoveicoli condotta da carrozziere ed elettrauto. Nel caso specifico, quei locali erano stati adibiti, in passato, a sartoria.

  • Unione doganale: la Commissione propone miglioramenti di ampia portata per gli operatori commerciali

    La Commissione accoglie con favore la relazione speciale della Corte dei conti europea che analizza il programma di agevolazione doganale dell’UE per operatori commerciali affidabili, comunemente noto come programma per gli operatori economici autorizzati (AEO).

    Le imprese che partecipano al programma AEO fruiscono di una serie di vantaggi che consentono loro di risparmiare tempo e denaro, ad esempio una quantità ridotta di controlli e canali prioritari per lo sdoganamento. Il programma porta beneficio anche alle autorità degli Stati membri, perché rafforza la sicurezza e le aiuta a riscuotere i dazi doganali e l’IVA in maniera più efficiente. Attualmente nell’UE sono autorizzate come AEO oltre 18 000 imprese, che hanno partecipato al 74% delle importazioni totali e all’83 % delle esportazioni totali dell’UE. Tutte le imprese dell’UE possono chiedere di diventare AEO, ma per essere ammesse al programma devono soddisfare una serie di criteri, quali il rispetto della legislazione doganale e delle norme fiscali, la solvibilità finanziaria, catene di approvvigionamento trasparenti e una comprovata competenza e sicurezza.

    Nella relazione, la Corte dei conti europea sottolinea la solidità e l’ottima gestione del programma AEO nonché il fatto che ha finora raggiunto i propri obiettivi generali e gode di un tasso di soddisfazione superiore all’80% da parte degli operatori commerciali. Tuttavia, la Corte dei conti europea evidenzia anche alcune carenze del programma, come la sua attuazione disomogenea nei diversi Stati membri: i vantaggi di cui godono gli operatori di fiducia variano infatti significativamente da uno Stato membro all’altro. La Corte sottolinea inoltre la mancanza di un approccio comune dell’UE alla misurazione della performance del programma e sottolinea il suo “potenziale inutilizzato” nel garantire un sostegno uguale alle imprese dell’UE e alle autorità degli Stati membri.

    Come annunciato nel proprio programma di lavoro, la Commissione presenterà presto le sue proposte di riforma delle dogane dell’UE. Si tratterà della più importante riforma dall’istituzione dell’unione doganale dell’UE nel 1968. Tali proposte di riforma risponderanno a molte delle raccomandazioni della Corte dei conti europea e creeranno condizioni di maggiore parità per le imprese. Sulla base dell’attuale programma AEO, le proposte presenteranno una nuova visione, orientata sui dati, per gestir il rapporto tra dogane e imprese. Questo nuovo quadro rispecchierà meglio le realtà del commercio moderno, i progressi resi possibili dalla digitalizzazione e dall’intelligenza artificiale nonché la necessità di controlli e procedure doganali più semplici ed efficaci.

  • I controlli dei Nas scoprono irregolarità nel 35% delle strutture turistiche ispezionate

    Un laboratorio per la preparazione di poké sul lago di Lecco con la cucina sporca e piena di animali infestanti, un ristorante di Cagliari con un deposito pieno di frigoriferi vecchi e dove si aggiravano le blatte, un bar ristorante vicino di un’area di servizio stradale dalle parti di Pisa con la cucina infestata da escrementi di topi. Ha portato anche a provvedimenti di chiusura e sospensione delle attività oltre a sanzioni per oltre 3 milioni e 506mila euro e al sequestro di tonnellate di cibi avariati o mal conservati, la campagna messa in campo quest’estate in tutta Italia dai carabinieri per la tutela della Salute (Nas) per salvaguardare la qualità e la sicurezza dei servizi turistici e vacanzieri.

    Intitolata “Estate Tranquilla 2022” e organizzata di concerto con il ministero della Salute, la missione dei carabinieri è andata avanti da giugno a settembre, con 10.058 ispezioni che hanno portato all’accertamento di irregolarità in 3.483 strutture, ovvero il 35% circa degli obiettivi controllati, a seguito delle quali sono stati denunciati 3.214 operatori di settore e contestate oltre 5mila sanzioni per un valore complessivo, appunto, che supera i 3,5 milioni di euro. Nell’ambito dei controlli sono state sequestrate 40 tonnellate di alimenti e chiuse o sospese 240 imprese commerciali ritenute irregolari.

    Su 4.986 controlli fatti in agriturismi, punti di ristoro, stabilimenti balneari, villaggi turistici, stabilimenti termali e centri benessere, gli esperti dei Nas hanno trovato irregolarità in 1.983 locali (40%). E tra le violazioni più significative, ci sono soprattutto cibi in cattivo stato di conservazione. Da qui i provvedimenti di chiusura o di sospensione per 150 tra ristoranti, pizzerie, gastronomie e take-away. Verifiche anche nelle gelaterie: dei 1.005 locali controllati 317 sono stati sanzionati e 12 chiusi mentre sono stati sequestrati 64 quintali di gelati. Per quanto riguarda invece stabilimenti balneari e villaggi turistici, su 1.350 ispezioni ci sono state 386 sanzioni (29%).

  • Caro benzina: la Guardia di Finanza scopre frodi in un distributore su due

    Nelle ultime settimane si è assistito ad una impennata dei prezzi della benzina. Frutto, come rilevato da frodi scoperte dalla Guardia di Finanza, del difficile scenario attuale ma anche di pratiche speculative adottate dai distributori di benzina. Dalle indagini risulta infatti che vi è stato un palese mancato rispetto dell’obbligo di ogni gestore di comunicare i prezzi dei carburanti praticati al ministero dello Sviluppo Economico. Tra gli obblighi disattesi dai gestori c’è spesso anche quello della corretta esposizione dei prezzi al pubblico. Nei primi cinque mesi dell’anno dai 1.320 interventi della GDF sono emerse 690 violazioni. In pratica poco più di un illecito ogni due verifiche (52,3%). E questo è solo il primo bilancio del piano di azione straordinario che il Governo ha messo in campo nei primi mesi dell’anno per fronteggiare il caro benzina. Nel mirino soprattutto le manovre speculative a danno dei consumatori, ma anche le frodi fiscali nel settore dei prodotti energetici che creano un dumping rispetto agli operatori onesti.

    Secondo le indagini della Guardia di Finanza  la quantità di prodotti energetici oggetto di frode ha superato le 177.000 tonnellate, con oltre 630 tonnellate di carburanti sequestrati. Effettuando poi 850 controlli fiscali, i finanzieri hanno scoperto un’evasione delle imposte per un totale di 230 milioni di euro. Ben 1.500 soggetti tra società ed entità giuridiche sospette messe sotto analisi negli ultimi 18 mesi.

Pulsante per tornare all'inizio