cosmetici

  • Brutto anno per la cosmesi, il fatturato arretra dell’11,6%

    Nel 2019, prima dell’emergenza, la cosmesi Made in Italy aveva raggiunto un fatturato di 12 miliardi di euro. La pandemia avuto un impatto importante su una parte del settore, provocando una flessione del fatturato stimata attorno agli 11,6 punti percentuali. A condizionare questo risultato è stato il mercato interno, che perde il 9,3%, ma soprattutto l’export, che segna un calo del -15%: “con ogni probabilità”, dunque, il 2020 si chiuderà a 10,5 miliardi di euro. A illustrare i numeri del settore è stato il presidente di Cosmetica Italia Riccardo Ancorotti, nel suo discorso introduttivo all’assemblea pubblica ‘Un’industria che fa bene al Paese. La resilienza del comparto cosmetico nazionale: un nuovo paradigma per il rilancio del settore’.

    “Nel leggere questi dati caratterizzati da un segno negativo – ha commentato Ancorotti – dobbiamo innanzitutto comprendere le difficoltà che le nostre aziende hanno affrontato: dal lockdown alla chiusura di molti esercizi distributivi, dalle tensioni sui mercati esteri e nel reperire le materie prime al cambiamento delle abitudini di acquisto”. Per il presidente degli industriali del beauty, tuttavia, “queste stime, fortunatamente ben più contenute rispetto a quanto ci saremmo aspettati solo pochi mesi fa, testimoniano la decisiva capacità di reazione del nostro settore che, in un contesto di crisi, dà prova di solidità, capacità imprenditoriale e resilienza”. Dunque, l’assemblea di quest’anno, per la prima volta trasmessa in streaming, “è ancora più importante, perché vuole segnare, simbolicamente, un nuovo inizio. Siamo pronti per un nuovo Rinascimento. Con responsabilità e con prudenza, ma anche con decisione, ripartiamo”.

    L’industria della bellezza si dice pronta ad affrontare con determinazione le sfide del futuro, come digitalizzazione e e-commerce, ma senza dimenticare l’importanza delle fiere fisiche. “Le ‘fiere smart’ sono una misura ponte in vista della ripartenza delle iniziative in presenza che ci auguriamo possa avvenire nel 2021”, ha auspicato l’ambasciatore Lorenzo Angeloni, direttore generale per la promozione del Sistema Paese Maeci. Sul fronte del sostegno alle imprese, “bene i fondi Simest per l’internazionalizzazione. Le richieste sono state superiori al fondo e adesso noi abbiamo chiesto di continuare a erogarli”, ha commentato il vicepresidente di Confindustria Barbara Beltrame.

    Importanti anche le opportunità offerte dall’economia circolare. Per il presidente di Federchimica Paolo Lamberti, “in Europa con il New Green Deal la sostenibilità sarà centrale nelle strategie delle istituzioni. L’industria chimica e l’industria beauty dimostrano di essere all’avanguardia. Essere sostenibili vuol dire poter offrire occasioni di lavoro qualificato alle nuove generazioni e quindi contribuire allo sviluppo del Paese”.

  • Covid 19 costa un calo di consumi e shopping on line nel settore beauty

    A fronte di un calo del fatturato delle imprese italiane della cosmetica stimato per la fine del 2020 dell’11,6%, con un valore di 10,5 miliardi di euro, del crollo dell’export del 15% e perciò della produzione per conto terzi, fortemente orientata ai mercati internazionali, del 15%, oltre al calo dei consumi interni del 9,3%, le imprese si interrogano sul futuro del tanto atteso 2021. Usciremo dalla crisi? La risposta la fornisce l’analisi congiunturale a cura dell’associazione Cosmetica Italia, che riunisce ad oggi 584 società del settore. Lo studio è stato presentato in un seminario web in diretta dalla sede dell’associazione afferente a Confindustria.

    “I dati sono negativi, – ha dichiarato Renato Ancorotti, presidente dell’associazione. – Vanno letti alla luce della chiusura di molti esercizi, delle tensioni sui mercati esteri, della difficoltà nel reperire le materie prime e del cambiamento delle abitudini di acquisto dei consumatori. Da questa situazione di crisi globale però ci saremmo aspettati stime ancora peggiori, invece il nostro settore dimostra una decisiva capacità di reazione dando prova di solidità, capacità imprenditoriale e resilienza tanto che gli investimenti in ricerca e innovazione continuano a rappresentare il 6% del fatturato, il doppio della media nazionale”.

    Alla fine del 2020, qualora non sopraggiunga la ripresa dei contagi, l’associazione prevede un calo del PIL del 9,5% a cui seguirà, nel 2021, un rimbalzo sostenuto del +5,4%, che resterebbe al di sotto di quello del 2019 di circa il 3,5%. Il recupero della crescita stabile non è perciò previsto prima di due anni. Il presidente Ancorotti ha quindi fatto un appello alle istituzioni affinché recepiscano il quadro di incertezza del comparto e supportino le imprese nella ripresa anche considerando una quota del Recovery Fund.

    “Nonostante le difficoltà dovute al quadro globale così incerto i nostri imprenditori si dicono fiduciosi, – ha spiegato Gian Andrea Positano, responsabile Centro Studi di Cosmetica Italia. – Registriamo un cauto ottimismo per il prossimo anno. Il 60,3% del campione che abbiamo intervistato ha dichiarato infatti che per il nuovo anno si aspetta un ritorno vicino alla normalità e gli indicatori ci fanno intravedere una previsione per il secondo semestre 2020 in recupero, seppure ancora negativa”.

    Anche gli italiani dalla comparsa del Covid-19 hanno radicalmente cambiato le loro abitudini beauty e, a negozi chiusi o progressivamente riaperti nella fase 2 e 3, non hanno più fatto assiduamente shopping in profumeria (che registra un calo del 24% rispetto al 2019), né in erboristeria (-25%) o con il ‘porta a porta’ (-30%). Diminuito anche il passaggio dal parrucchiere (-29%) o dall’estetista (-28,3%). Ha retto meglio il comparto dei mass-market con un calo lieve del’1,7%. Abbiamo però imparato a comprare i prodotti di bellezza online e per i dodici mesi del 2020 si stima che l’e-commerce crescerà del 35%. Nel lockdown, infatti, ben il 70 % degli italiani ha fatto shopping online e si prevede che non perderemo più questa una nuova abitudine.

  • Per la tintarella 2019 arrivano le creme eco-friendly

    La composizione delle creme solari sta cambiando radicalmente in nome di un maggiore rispetto per l’ambiente e una serie di conquiste hitech che permettono di proteggere la pelle. Scegliere gli schermi protettivi per sé e la propria famiglia può prevedere la considerazione di nuovi elementi che fanno fare scelte più informate, una volta impensabili. Nascono infatti i primi filtri protettivi che rispettano gli ambienti acquatici e le creme ‘green’, anche in nome dello stile di vita ‘less is more’ che contagia Millennials e Generazione Z europei che preferiscono i prodotti di bellezza ‘clean’ (puliti, privi di sostanze chimiche e con liste di ingredienti ridotte al massimo a 10 sostanze). Anche grazie alle vendite dirette online, inoltre, si fanno strada brand locali che fanno concorrenza alle multinazionali specializzate in filtri solari. Il filone indie-beauty (brand piccoli e indipendenti da tutto il mondo) contagia infatti il segmento della protezione solare e propone creme, spray e dopo sole a base di ingredienti autoctoni che derivano anche da piccole coltivazioni e mini fabbriche a conduzione familiare.

    Cambia anche il modo con cui ci esponiamo al sole, supportati dalla tecnologia e dagli studi in ambito ambientale che permettono di predire quanti raggi ultravioletti aspettarsi nella giornata, il livello di inquinamento, il tasso di umidità e la presenza di pollini. E’ infatti frutto del Technology Incubator di L’Oreal il primo sensore di protezione solare indossabile e senza batterie (La Roche Posay My Skin Track UV, in vendita negli Apple store e in internet) che monitora i raggi UV, l’inquinamento, l’umidità e i pollini. In formato mini, si aggancia con una clip a vestiti e accessori.

    Fra le novità 2019 in chiave indie si segnalano i prodotti solari realizzati in un piccolo stabilimento nella foresta di Bregenz, di Susanne Kaufmann. Precisano i responsabili della società: “Sono prodotti in formato da viaggio, imbottigliati, sigillati e confezionati a mano e contengono ingredienti vegetali da coltivazioni provenienti dalla stessa foresta. Privi di ingredienti attivi chimici, solventi o emulsionanti e tutti i conservanti sono di derivazione botanica”.

    Anche l’italiana Comfort Zone sposa fin dalle prime produzioni la filosofia green ed eco ed i nuovi solari (Water Soul Eco Sun Cream SPF30) hanno formule in cui le dosi di schermi sono ridotte del 30% per minimizzare l’impatto sull’ambiente acquatico, mantenendo comunque inalterati i livelli di protezione dai raggi dannosi ultravioletti. Garantiscono i formulatori Comfort Zone di avere messo a punto “una formulazione solare ecosostenibile di nuova generazione, concepita per garantire il rispetto dell’ambiente acquatico. Possiede un ampio spettro UVA/UVB e la formula contiene una ridotta concentrazione di filtri. Priva di profumo, silicone e filtri dannosi per l’ambiente, ha un packaging totalmente riciclabile e realizzato in plastica riciclata e a CO2 compensata”.

    Fra le novità ‘verdi’ si segnalano anche i nuovi filtri protettivi di Beautech Collagenium PlaySun che abbinano ingredienti naturali che intensificano l’abbronzatura, come zucchero di canna, caramello e beta-carotene, insieme a sostanze anti-inquinamento ricavate dalle alghe e siliconi ‘alternativi’ cioè del tutto naturali perché in realtà ricavati dalle frazioni insaponificabili dell’olio di oliva.

    Confermano il successo avviato la scorsa estate anche le acque e gli spray protettivi e rinfrescanti che ora possiedono anche una nuova tecnologia olio/acqua (contengono il 52% di acqua) a due fasi (bi-fasica) che permette di mescolare i due componenti agitando il flacone prima di usarlo (Vichy Ideal Soleil). Mediterranea Sun si arricchisce di un nuovo prodotto, lo Spray Invisibile Corpo SPF 50+ che forma un film protettivo e invisibile sulla pelle, resistente all’acqua e che non lascia residui grazie a una texture asciutta e non grassa (Olio di crusca di riso e olio di Argan tra i suoi ingredienti). Anthelios Shaka Fluido è la novità La Roche Posay resistente all’acqua, alla sabbia e al sudore. La formula è con i polimeri “intelligenti” della tecnologia brevettata Intelimer. Shiseido, brand pioniere del colorito sunkissed ha sviluppato una linea che protegge dai raggi nocivi del sole non solo al mare ma anche durante lo sport. La collezione Suncare Sports con tecnologia WetForce e Quick Dry si è arricchita tra l’altro di una Mist spray invisibile ma protettiva 50+. Anche i prodotti di costo minore hanno migliorato le formule, come lo storico marchio PREP che ha eliminato i parabeni e gli allergeni e ora propone originali formulazioni mousse sia solari che doposole e punta sulla nuova crema Crema Solare Protezione Pelli Sensibili 50+, arricchita con succo d’aloe e burro di karitè

    Per gli amanti dei tatuaggi e del micro-blanding (fenomeno in costante crescita) arrivano invece nuovi schermi ad alta protezione che bloccano i raggi che possono scolorire nuovi disegni e decori (come Sun Good ‘Tattoo’ SPF 30 di Solarium/Alfa Parf).

    I solari sono una necessità per l’esposizione al sole non solo per la pelle ma anche per i capelli: olio protettivo, shampoo e maschera dopo sole fanno ormai parte del beauty case dell’estate al mare. L’azienda italiana Cotril ha rinnovato la nuova collezione Beach tutta dedicata a prodotti specifici e dermatologicamente testati, che prevengono e riparano capelli e corpo dai danni del sole.

    Detta invece nuove linee guida di buone pratiche per la produzione di filtri solari e per la scelta di prodotti davvero ‘green’ Natrue, Associazione Internazionale di certificazione ‘bio’ in ambito cosmetico con sede a Bruxelles. Spiegano i valutatori Natrue: “Le formulazioni solari certificate come biologiche dovrebbero includere solo ingredienti che si trovano in natura o derivati da fonti naturali. Il nostro standard prevede solo filtri minerali a base di diossido di titanio o di monossido di zinco, che sono classificati come sostanze identiche alla natura. Nei solari sono ammessi anche i nanomateriali, in quanto sono stati valutati come assolutamente sicuri dal Comitato Scientifico sulla Sicurezza del Consumatore dell’Unione Europea ed in etichetta deve essere specificato a fianco del nome della sostanza l’indicazione ‘nano’ per informare i consumatori”. Anche sul fronte degli schermi solari questa sarà una estate più ecologica.

  • Stop ai test sugli animali per i prodotti cosmetici, lo stabilisce una risoluzione del PE

    Il Parlamento europeo ha votato la risoluzione che chiede, entro il 2023, sia di vietare i test sugli animali che di vendere prodotti cosmetici testati su animali. Nella risoluzione si chiede che l’Unione europea porti questa richiesta all’ONU, in ogni trattativa di negoziati commerciali e all’interno delle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Molte ditte cosmetiche hanno già dimostrato da tempo l’inutilità dei test su animali e producono da anni testando in vitro i prodotti prima di commercializzarli. “Se questo è stato possibile in Europa deve poter essere possibile a livello mondiale”, ha ricordato la relatrice Miriam Dalli, che ha sottolineato come le industrie cosmetiche che hanno messo da tempo al bando i test su animali, mettendo la notizia in etichetta, hanno avuto un incremento di popolarità e perciò un aumento di vendite. Nell’Unione già dal 2004 sono vietati per i cosmetici testati su animali e dal 2009, con un regolamento, sono stati vietati anche i test su singoli componenti per prodotti cosmetici e la vendita di prodotti testati su animali. In seguito, dal 2013, sono anche cadute quelle rare eccezioni che consentivano la sperimentazione dal vivo per test finalizzati a trovare eventuali effetti collaterali dannosi per la salute umana. Nella risoluzione è stato evidenziato come anche diversi paesi abbiano preso atto dell’inutilità di questi test, Guatemala, Islanda, India, Israele, Nuova Zelanda, Norvegia, Serbia, Svizzera e Turchia hanno già imposto il divieto sulla sperimentazione animale per prodotti cosmetici ma purtroppo ancora moltissimi paesi la consentono. Non solo dal punto di vista animalista ma anche scientifico ci auguriamo che la risoluzione del Parlamento europeo, unita alla forte pressione del sentire comune, porti ad un divieto mondiale per una sperimentazione che porta dolore e sofferenze inutili a decine di migliaia di animali senza alcun beneficio per l’essere umano.

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