costruzioni

  • Autostrade: la sintesi vergognosa tra politica e “prenditori”

    Le frasi ironiche estrapolate dalle conversazioni dell’attuale presidente di Edizioni Holding Mion con i vertici di Autostrade in relazione alla felicità dei Benetton, i quali traevano maggiori profitti dalla minore manutenzione, lascia allibiti per la qualità umana dei protagonisti. Dimostra, ora in modo inequivocabile, quello che una volta poteva essere semplicemente ipotizzato, il vergognoso spessore culturale ed etico di questa famiglia di “prenditori” del nord est trasformatasi in semplici esattori.

    Contemporaneamente non solo il Re è Nudo ma anche l’impero brucia. In questo vergognoso scambio di valutazioni tra questi biechi personaggi che agivano in nome e per conto della famiglia trevisana viene contemporaneamente messa a nudo quella dottrina politico-economica degli anni ‘90 che i governi Prodi, D’Alema e Berlusconi, con i loro ministri economici, hanno portato avanti.

    La storia, infatti, testimonia come l’intera classe politica, accademica e dei media appoggiasse tutta unita la cessione di monopoli infrastrutturali come autostrade e successivamente Telecom Tim a soggetti privati con la già risibile allora motivazione legata ad una ricerca dell'”efficentamento” e finalizzata “al miglioramento del servizio” per l’utenza. Obiettivi raggiungibili secondo questa dottrina politica tutta italiana solo con un sano spirito imprenditoriale privato.

    Allora come oggi la privatizzazione di un servizio indivisibile come autostrade è essenzialmente la donazione ad un concessionario privato per il quale il concetto di efficientamento rappresenta una clamorosa menzogna in quanto il monopolio rimane tale.

    La Germania e la Svizzera dimostrano, invece, come un’infrastruttura fisica ed indivisibile non possa essere soggetta alla concorrenza e quindi un semplice trasferimento di un monopolio da pubblico a privato non possa assicurare alcun efficientamento. Come logica conseguenza delle strategie economiche di questi due paesi, che certamente non fanno parte dell’area socialista, all’interno di un sistema economico la gestione pubblica diventa un fattore fondamentale nella crescita della competitività dell’intero sistema nazionale. In Italia, viceversa, la gestione di un servizio indivisibile diventa un’occasione speculativa offerta dalla politica ad un’imprenditoria incapace ormai di reggere il confronto con il mondo globale.

    Si rimane comunque basiti di fronte a questa insensibilità dimostrata dai manager scelti su mandato dell’azionista e per perseguire gli obiettivi economici indicati dall’azionista di riferimento.

    Una povertà morale, umana ed etica dimostrata in questa vicenda drammatica dal gruppo trevisano nella sua articolata complessità nella quale, si ricorda, sono decedute quarantatré (43) persone solo ed esclusivamente per responsabilità della mancata manutenzione.

    Una scelta speculativa ed irresponsabile che però assicurava un extra dividendo all’azionista. Vergognatevi.

  • Webuild chiude l’acquisizione di Astaldi

    Webuild ha chiuso l’acquisizione del 65% Astaldi, dando vita a un gruppo leader sul mercato italiano e tra i principali player internazionali, con un portafoglio ordini di oltre 40 miliardi di euro e 70.000 dipendenti tra diretti e indiretti. Si concretizza così quella che la stessa Webuild, con le parole dell’ad, Pietro Salini, definisce “la più rilevante operazione di sistema in Progetto Italia”, il nuovo polo delle costruzioni del Paese, a due anni dalla prima offerta manifestata al Tribunale di Roma per l’acquisizione.

    “È un momento di grande soddisfazione per il gruppo e l’avvio di un percorso per un polo più grande e competitivo che ci fa guardare con ottimismo al futuro del settore in Italia” ha commentato Salini. Progetto Italia “si conferma un’operazione industriale di rilancio del Sistema Paese – ha aggiunto il presidente del gruppo, Donato Iacovone – un nuovo modello industriale che può essere replicato anche in altri settori, come risposta alla durissima crisi economica che l’Italia, ma anche l’Europa, sta vivendo con la pandemia”. Astaldi, che aveva visto inizialmente il titolo volare in Borsa ha chiuso debole (-0,29% a 0,34 euro) e Webuild ha guadagnato (+3,17% a 1,02 euro).

    L’operazione, come da concordato, è stata perfezionata con un aumento di capitale per cassa in Astaldi di 225 milioni di euro, riservato a Webuild, destinato in parte al pagamento dei debiti privilegiati e prededucibili e in parte a servizio del piano di continuità. Un passo che Webuild ha finanziato con la liquidità derivante dall’aumento di capitale interamente sottoscritto e versato a novembre 2019, da parte di Salini Costruttori, Cdp Equity, Banco Bpm, Intesa Sanpaolo, UniCredit e altri investitori istituzionali.  “Un significativo pool di investitori qualificati – ha evidenziato Salini – tra cui l’imprenditore Leonardo Del Vecchio, che hanno creduto in un’iniziativa che solo un anno fa sembrava pioneristica e che invece diventa realtà”. “Sarà anche un passo fondamentale – ha detto il ceo di Unicredit, Jean Pierre Mustier – a supporto del piano di sviluppo infrastrutturale promosso dal governo per dare impulso all’economia italiana”. “Fin dall’inizio – ha sottolineato il ceo e consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina – abbiamo voluto sostenere Progetto Italia, certi che ciò avrebbe consentito la messa in sicurezza di tutta la filiera e favorito nuove opportunità in termini di posti di lavoro, soprattutto per i nostri giovani”.

    Il gruppo, che realizza grandi infrastrutture complesse per mobilità sostenibile, energia idroelettrica, acqua e green building, ha inoltre l’ambizione di contribuire all’avanzamento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdg) dell’Onu e alla lotta ai cambiamenti climatici. “Sentiamo il dovere – ha concluso Salini – di modernizzare il Paese, sbloccando e avviando nuovi progetti in un’ottica di sostenibilità della crescita di lungo periodo, anche grazie alla straordinaria occasione dei fondi europei. Un dovere che diventa vera e propria urgenza soprattutto in questo periodo, in funzione anticiclica, per rilanciare l’economia post pandemia e dare lavoro e una nuova speranza ai giovani”.

  • Il Wwf paventa cemento su un’area 2,5 volte più grande di Roma

    Avanza la cementificazione in Italia e, secondo le stime più ottimistiche, il rischio è che, nei soli prossimi 30 anni, al 2050, le aree urbanizzate, dove già vive più di un terzo della popolazione, divorino altri 800 chilometri quadrati di aree libere, pari a un’area due volte e mezzo Roma. Questo quanto emerge nel rapporto ‘Natura urbana 2020’ del Wwf pubblicato alla vigilia della ‘Festa della Natura in Città’.

    Le previsioni (elaborate su dati Ispra dal gruppo di ricerca dell’Università dell’Aquila che da anni lavora col Wwf) parlano anche di assedio dei Siti Natura 2000 (quelli tutelati dall’Ue) con il rischio di cancellare quasi altri 10.000 ettari di pregio, considerando che sono già 140mila gli ettari delle aree buffer dei siti comunitari già urbanizzate in tutte le aree del Paese.

    “Durante il lockdown – scrive il Wwf nel rapporto dal titolo ‘Safe Cities in armonia con la Natura: per città più verdi, più sane e più sicure’ – paradossalmente abbiamo apprezzato l’importanza della natura che ha bussato alle porte delle nostre città e con cui conviviamo nei nostri centri urbani e abbiamo capito l’importanza di fare scelte per vivere in Safe Cities, in aree urbane che siano sane, sicure e in armonia con la natura”.

    Ma le previsioni, appunto, “dimostrano che c’è ancora molto da fare”. Il Wwf chiede dunque, dati alla mano, azioni urgenti e non più rinviabili per “riprogettare le nostre città, realizzando piani e progetti di trasformazione e rigenerazione urbana che diano più spazio alla natura, garantendo, già da ora, la resilienza dei sistemi naturali e, nelle città attraversate dai corsi d’acqua, interventi realizzati con ‘nature based solutions'”. In tal senso il gruppo di ricerca dell’Università dell’Aquila coordinato dal professor Bernardino Romano, oltre a fornire le stime sull’espansione urbana, ricorda anche che negli ultimi 50 anni negli ambiti fluviali si è consumato suolo per circa 2mila Kmq, l’equivalente di 310mila campi di calcio.

    “Ora – dice il Wwf – è il momento delle scelte”. E nel rapporto ‘Natura urbana’ l’associazione avanza proposte concrete ad amministratori pubblici e ai cittadini, fornendo esempi virtuosi già realizzati e soluzioni di frontiera da tutto il mondo e dalle varie parti d’Italia, e che sono illustrati da 18 esperti che hanno risposto alla chiamata del Wwf. Nel mondo, storia di successo è la sfida lanciata dal Wwf internazionale “One Planet City Challange” che ha raccolto l’adesione di 600 città che stanno già facendo scelte sostenibili per contenere i cambiamenti climatici. Guardando all’Italia, a Milano si sta intervenendo per la realizzazione del nuovo parco urbano del Giambellino 129, nell’ambito del piano di rigenerazione del quartiere Lorenteggio; per il rinverdimento della fermata ferroviaria Tibaldi nella zona sud della città; e con un diffuso progetto di pareti e tetti verdi in tutta l’area urbana. Altro punto qualificante sono le ‘città agricole’. Lo segnala Davide Marino, professore associato di Economia ed Estimo Rurale all’Università del Molise, che richiama, tra l’altro, l’esempio del Parco di Casal del Marmo a Roma. Nel Rapporto del Wwf anche la tutela e la riqualificazione del lago naturale dell’area ex Snia Viscosa nel quartiere Pigneto-Prenestino di Roma dove sono state censite 80 diverse specie di uccelli, il Parco della Salute nei pressi di Porta Felice a Palermo e la realizzazione del Parco Alex Langer a Rovigo con la riqualificazione di un’area boschiva di 7 ettari.

  • Allarme dei costruttori: città condannate al degrado

    Una “politica demagogica e irresponsabile” che rischia di abbandonare le città al declino, lasciandole “diventare cimiteri”. Sono parole pesanti quelle usate dal presidente dell’Associazione nazionale dei costruttori, Gabriele Buia. Accuse rivolte al governo che nel decreto Semplificazioni ha inserito “un paradosso”. Provvedimento che, sottolinea il numero uno dell’Ance, “ci aspettavamo che andasse verso la direzione della rigenerazione urbana. Ma poi cosa vediamo? Vincoli a livello nazionale che impattano in maniera differenziata e problematica”. Il riferimento va al testo stesso del dl ma anche ai tentativi parlamentari di mediazione che non soddisfano le imprese del settore.

    Si tratta di un nodo politico che agita anche la maggioranza. L’articolo in questione è il 10 e mira, come è scritto in capo allo stesso articolo, a “semplificare e accelerare le procedure edilizie e ridurre gli oneri a carico dei cittadini e delle imprese”, assicurando “il recupero e la qualificazione del patrimonio edilizio esistente e lo sviluppo di processi di rigenerazione urbana”. Insomma si tratta di sburocratizzare anche per consentire l’adeguamento energetico degli edifici e la loro messa in sicurezza. Tenendo conto che, come ha certificato il Consiglio Nazionale degli Architetti e della Rete Professioni Tecniche, quasi la metà degli edifici, il 45%, ovvero 5,2 milioni, ha più di 50 anni.

    Già nel testo si vanno a porre dei paletti agli interventi di demolizione e ricostruzione nelle cosiddette “zone omogenee A”, grossomodo coincidenti con i centri storici. Ma i confini di queste aree a seconda del Comune variano. E in città come Roma risultano particolarmente estese. Ci sono emendamenti dem che puntano a rimuovere questi paletti ed emendamenti Leu di senso opposto. La riformulazione fatta sulle proposte di Liberi e Uguali non convince tutta la maggioranza. E tanto meno le aziende. “Significherà bloccare tutte le città e condannarle al degrado”, attacca il presidente dell’Ance”. Perché, spiega, Buia, “non si potranno toccare neanche edifici degli anni ‘50 o ‘60 che magari si potrebbero demolire perché non belli, inquinanti e spesso insicuri”. Posto che le norme in questione “non toccano”, tiene a precisare l’associazione dei costruttori, “edifici storici, culturali o che denotano un tessuto storico consolidato. Lì ci sono altri strumenti come il restauro, il restauro conservativo”.

    L’argomento sarà affrontato dalle commissioni Affari Costituzionali e Lavori pubblici del Senato e poi in aula. Venerdì 27 agosto le votazioni si sono protratte nella notte e gran parte degli emendamenti è stata sfrondata. C’è stata, infatti, un’accelerazione nell’ultima seduta delle commissioni, che per il Governo seguendo il sottosegretario ai Trasporti e alle Infrastrutture, Salvatore Margiotta. Il clima tra maggioranza e opposizione si fa quindi collaborativo, con l’accoglimento anche di diversi emendamenti della minoranza. Tra gli ultimi approvati anche quello a firma Lega che estende su tutto il territorio nazionale i finanziamenti agevolati per i giovani agricoltori. Sempre il 28 è passata la proposta del Pd che elimina i blocchi ai mezzi con targa straniera guidati dai frontalieri italiani.

    Intanto scoppiano scintille tra Italia Viva e il Partito democratico sull’ammodernamento degli stadi. Il leader di Iv, Matteo Renzi, che ha presentato un emendamento a riguardo, per eliminare i poteri delle soprintendenze, lamenta come i colleghi di maggioranza stiano sul punto “tergiversando”. Replica a stretto giro la senatrice dem, Caterina Biti, sostenendo che la proposta dai lei fatta sullo stesso tema è “tecnicamente inattaccabile”. Renzi invece si dice sicuro che “l’emendamento del M5s contro l’aeroporto di Firenze non passa”. Si tratta dell’emendamento, per ora accantonato, del senatore pentastellato Gianluca Ferrara, che introduce per i lavori di ampliamento anche l’obbligo di Vas, la valutazione ambientale strategica.

  • Iniziativa di Banca Intesa con Lego per educare i bambini alla finanza

    Astronavi, castelli, palazzi e camioncini, tutti noi abbiamo usato i mattoncini per costruire qualcosa e dare libero sfogo alla nostra fantasia creativa, ma utilizzarli per spiegare l’inflazione, il PIL e i costi del cambiamento climatico rappresenta una vera novità. Nasce così il progetto Legonomia, promosso dalla Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio, che utilizza i mattoncini come strumento educativo per far avvicinare le famiglie ad alcuni contenuti economici e finanziari, in modo semplice e divertente. Il progetto si rivolge ai bambini fino ai 12 anni che potranno partecipare alle attività insieme ai loro genitori, trasformando così questo momento in un’occasione di apprendimento reciproco replicabile anche a casa. Insieme a Luciano Canova, autore, docente accademico e formatore accreditato LEGO®SERIOUS PLAY® e grazie alla collaborazione con il Museo del Risparmio di Intesa Sanpaolo è stato possibile realizzare il primo laboratorio su prezzi e inflazione. I successivi laboratori in presenza, Covid-19 permettendo, spazieranno dall’uso responsabile del denaro, all’economia comportamentale fino allo sviluppo sostenibile e saranno condotti il prossimo autunno a Torino presso il Museo del Risparmio, applicando tecniche di didattica ludica e di divulgazione scientifica.

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