Design

  • La Ue stoppa un tentativo cinese di clonare lo scooter Vespa

    La Ue stoppa un tentativo cinese di copiare stile della Vespa, icona italiana oltre che marchio aziendale. L’invalidity division dell’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (Euipo) ha infatti dichiarato nullo il design registrato a giugno 2019 da un soggetto cinese, usato per giustificare la produzione di scooter simili alla Vespa esposti al salone milanese delle due ruote, Eicma, nel novembre 2019, fatti rimuovere dall’ente Fiera su iniziativa di Piaggio. La registrazione è stata annullata, poiché “incapace di suscitare un’impressione generale differente rispetto al design registrato” della Vespa Primavera, evidenziando che ne rappresentava un illecito tentativo di riproduzione dei suoi fregi estetici.

    Vespa Primavera è protetta dal design registrato dal gruppo Piaggio nel 2013, dal marchio tridimensionale relativo allo scooter Vespa e dal diritto d’autore che tutela il valore artistico della forma di Vespa, icona di stile dal 1946. Non è però il primo prodotto che l’azienda cerca di tutelare con “una più ampia attività di lotta alla contraffazione che il gruppo intraprende da anni e che prevede il costante monitoraggio delle banche dati di design e marchi a livello internazionale, che ha portato tra l’altro a ottenere la cancellazione di oltre 50 marchi registrati da terzi negli ultimi due anni, a seguito di procedimenti di opposizione instaurati da Piaggio”, con sentenze anche fuori dall’Europa, come in Vietnam, e un’azione attiva ad esempio in India. Stavolta però il tentativo è andato oltre. Il contraffattore è arrivato per la prima volta a clonare il design, ovvero la forma, e cercando di farlo apparire legale, ovvero, come spiegano dalla Piaggio, “al tentativo di tutelare il prodotto clone, depositandone il design”. La tutela del design risulta del resto più complessa di quella dei brevetti, per cui viene effettuata a priori una ricognizione del pregresso. Per i design invece l’unica possibilità è a posteriori con azioni di invalidità, come quella con cui Piaggio ha ottenuto ragione.

  • Luci e colori dal Sudafrica per il Fuorisalone 2019 a Milano

    Anche quest’anno, per il Fuorisalone, Cape Best, il luogo a  Milano in cui incontrare tutta la bellezza del Sudafrica, si ispira alla tradizione Ndebele, che caratterizza le case con disegni geometrici, luci e colori brillanti, simbolo di un’intensa comunicazione tra persona e abitazione.

    Cape Best presenta una casa in cui le luci vengono interpretate da Ngwenya Glass con le sue lampade in vetro soffiato dai differenti e vivaci colori e dalle innovative forme cilindriche, e dalle lampade Round Round, in legno lavorato a mano a creare originali forme circolari.

    Cape Best inserisce nella sua casa Ndebele anche la poltroncina “Love Story”, che con il tessuto dell’artista Wonderboy rappresenta un’interpretazione suggestiva dei tratti e dei colori dell’arte africana.

    Non possono poi mancare i tessuti di Carole Nevin, espressione fedele dell’arte Ndebele, e i coloratissimi animali creati a mano in perline di MonkeyBiz. Questa collezione colorata affianca la consolidata offerta di cornici in antichi legni recuperati di Luna Design.

    L’appuntamento per gli appassionati e i curiosi e nella shop gallery in corso Garibaldi 44, dal 9 al 14 aprile, dalle ore 10.00 alle ore 20.00.

  • L’arredo-design italiano cerca la sua dimensione sui mercati

    Il settore dell’arredamento e del design in Italia è sempre più florido. A dimostrarlo non solo i numeri sempre positivi di questi anni ma soprattutto le fiere e gli eventi, la Milano Design week su tutte, che riscuotono sempre maggior successo.

    Nonostante questi dati, il settore è sempre alla ricerca della sua dimensione. La chimera che in molti stanno inseguendo è la creazione di un gruppo da un miliardo di euro di fatturato. Se ne parla da tempo, ma solo negli ultimi tre anni – tra fusioni e acquisizioni, l’interventismo dei fondi, l’ampliamento e il consolidamento di vecchie operazioni – le imprese italiane dell’arredo-design intravedono la possibilità di creare holding in grado di reggere la sfida dei mercati globali. Da Design Holding a Poltrona Frau Group, da iGuzzini a Calligaris, solo per citare i più recenti protagonisti di operazioni societarie così complesse.

    Recentemente due casi, diversi tra loro, ma emblematici della vivacità del settore: iGuzzini passata sotto il controllo di Fagerhult e la padovana Saba Italia acquisita da Italian Design Brands (Idb).

    Nel caso della marchigiana iGuzzini – 232 milioni di euro di ricavi, in rampa di lancio per la quotazione in Borsa, ma acquisita a sorpresa dal gruppo di Stoccolma Fagerhult, 500 milioni di euro di fatturato – nascerà un colosso dell’illuminotecnica a controllo svedese.

    Un caso simile a quello di Poltrona Frau Group che, con il controllo del fondo Charme (famiglia Montezemolo), era il perno per la creazione di una holding italiana dell’arredo-design di alto livello (con i marchi Poltrona Frau, Cassina e Cappellini), sul modello di quanto creato nella moda dai francesi Lvmh e Kering. Ma nel 2014, nel pieno del processo, il gruppo è stato acquisito dall’americana Haworth, colosso mondiale del settore di mobili per l’ufficio, con un fatturato di 1,8 miliardi di dollari e molte idee di sviluppo.

    Nel caso Idb-Saba Italia, invece, continua il progetto di aggregazione di brand made in Italy di alto standing: il polo nato tre anni fa e arrivato ora oltre i 100 milioni di euro di fatturato aggregato comprendeva già Gervasoni, Meridiani, Cenacchi International e Davide Groppi. Perché anche le conglomerate a controllo italiano hanno accelerato le operazioni. A settembre c’è stata la creazione di Design Holding, il nuovo soggetto partecipato dai gruppi finanziari Investindustrial (che ha già in portafogli B&B Italia, Flos e la danese Louis Poulsen) e Carlyle, che ha per obiettivo la crescita per acquisizioni internazionali e la quotazione a Piazza Affari entro tre anni (si veda l’intervista accanto).

    Guarda alla Borsa anche l’azienda friulana Calligaris, 140 milioni di fatturato, che a inizio agosto ha raggiunto un accordo con il fondo Alpha per la cessione, da parte della famiglia, dell’80% delle quote dell’azienda che controlla anche Ditre Italia.

    “Sono operazioni sempre più frequenti – dice Claudio Feltrin, presidente di Assarredo e dell’azienda di famiglia, la veneta Arper – motivate dalla necessità di restare competitivi in uno scenario globalizzato. Fino a dieci anni fa un’impresa con 20 milioni di euro di fatturato poteva vivere tranquillamente, ma oggi è necessario crescere e per farlo occorrono grandi risorse”. In un settore dominato dalle imprese familiari, servono professionalità manageriali che spesso possono arrivare soltanto dall’esterno. Anche per questo, osserva Feltrin, “il modello più efficace sembra quello dell’ingresso nel capitale di investitori finanziari e industriali. Vedo un crescente interesse da parte del mondo della finanza nei confronti dell’industria italiana dell’arredo – aggiunge -. Sia perché la finanza in questo momento è ricca di risorse, sia perché il nostro comparto è rimasto indietro e offre molte opportunità interessanti per i fondi e gli altri investitori”.

    Se la qualità del design made in Italy è fuori discussione a livello internazionale, l’appetibilità delle aziende produttrici per gli investitori è, tuttavia, tutta da dimostrare. “La debolezza del settore – dice Antonio Catalani, professore di Management del design alla Bocconi e allo Iulm – affonda le radici in una logica vetero-familiare della struttura con poco supporto di capitale e scarsa internazionalizzazione. Il cambio generazionale ha aiutato pochi brand a rifocalizzarsi tornando sui fondamentali dell’impresa. Ma resta la difficoltà a fare massa critica e contrariamente a quello che si crede i brand davvero appetibili sono al massimo una trentina. C’è molto da fare per riorganizzare la gran parte del sistema”.

  • Una cella nuova e comoda

    9 metri quadri in cui passare parte della propria vita in due dovendo fare i conti con lo spazio che manca, la libertà fuori dalle sbarre e la condivisione non sempre facile. 9 metri quadrati, è questa la dimensione di una cella in cui la maggior parte dei detenuti italiani trascorre la propria giornata, 9 metri quadri che potrebbero essere reinventati per provare a vivere meglio. E’ nato così, un anno fa, il  progetto di design sociale Stanze sospese, ovvero riprogettare completamente una cella con colori e arredi pensati per aiutare il detenuto nelle attività quotidiane, nella riabilitazione e nella dignità. Pensato per gli arredi delle camere dei detenuti del carcere di Opera e sostenuto dalla Fondazione Allianz Umanamente il progetto, nei giorni scorsi, è approdato entro le mura di San Vittore, dove è stata installata una cella pilota.

    Stanze sospese ha visto come primo momento di visibilità un’installazione promossa da 5VIE art+design per il Fuorisalone 2018 nelle cantine del Siam, dove è stata riprodotta una cella del carcere di Opera e una arredata con i prototipi dei nuovi arredi, realizzati in parte in plastica riciclata e prodotti nelle falegnamerie sociali impegnate nel progetto: il laboratorio Arteticamente di Sacra Famiglia e il Polo formativo Legno Arredo.

    Il team di progettazione è composto da tutor e giovani designer e ha lavorato su due principi fondamentali: utilizzare meglio lo spazio e aumentare la flessibilità, con arredi che abbiano ingombri e utilizzi diversi nell’arco della giornata. I giovani designer hanno preso alla lettera la metafora “da rifiuto a risorsa”, progettando un sistema di arredi modulare, resistente e flessibile, per dare dignità al soggiorno di detenzione, favorire l’acquisizione di nuove competenze mediante lavoro, studio, gioco e bricolage e individuare un nuovo cammino, nella legalità.

  • Torna la Milano Arch Week 2018

    Dopo il successo della scorsa edizione, torna la Milano Arch Week 2018, che si svolgerà in tutta la città da mercoledì 23 a domenica 27 maggio. La settimana milanese dell’architettura, promossa dal Comune di Milano, dal Politecnico di Milano e dalla Triennale di Milano, in collaborazione con Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, propone un programma ricco di eventi dedicati all’architettura e al futuro delle città.

    Anche questa seconda edizione di Milano Arch Week sarà caratterizzata dalla presenza di alcuni dei protagonisti della scena architettonica internazionale, tra cui quattro vincitori del Pritzker Prize, invitati a tenere delle conferenze sui temi centrali del loro lavoro: Jacques Herzog (24 maggio ore 18.30, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli), Kazujo Sejima (24 maggio ore 18.00, Politecnico di Milano), Whang Shu (26 maggio ore 18.00, Triennale di Milano) e Toyo Ito (27 maggio ore 21.00, Triennale di Milano).

    Milano Arch Week 2018 avrà come titolo Urbania, uno sguardo sul futuro delle città, e si proporrà quindi come un momento di riflessione sul futuro delle città e di tutte le dinamiche dell’architettura urbana contemporanea. Politecnico e Triennale affronteranno i temi del futuro delle città da un punto di vista progettuale e architettonico, ospitando le conferenze degli architetti protagonisti, mentre Fondazione Feltrinelli ne esplorerà le implicazioni sugli spazi di cittadinanza attraverso un ricco programma di talk, dibattiti, spettacoli e proiezioni dal titolo “About a City. Places, ideas and rights for 2030 citizens”. I dibattiti organizzati da Fondazione Feltrinelli proporranno interessanti dialoghi tra diverse personalità di spicco nel panorama dell’architettura mondiale: un esempio sarà il dibattito tra Jacques Herzog e Stefano Boeri il 24 maggio alle ore 20.00.

    Il programma di Milano Arch Week sarà poi arricchito dalla collaborazione con l’Ordine degli Architetti di Milano, Fondazione Prada, Artlab (la piattaforma promossa dalla Fondazione Fitzcarraldo), e lo Strelka KB di Mosca. In particolare, l’Ordine di Milano come l’anno scorso organizzerà gli itinerari di architettura, una mostra dedicata ai progetti finalisti del Premio Europeo di Architettura Baffa Rivolta, e Rovista la Rivista, un’iniziativa alla scoperta delle riviste e volumi vintage di architettura, urbanistica e design.

    Tra le mostre in programma, il Politecnico ospiterà la monografica su Carrilho da Graça, a cura di Andrea Gritti, e Remix, a cura di Marco Biraghi. Il 24 maggio alla Triennale inaugurerà invece Luigi Ghirri.

    Anche quest’anno sarà previsto VespArch, alla ricerca di itinerari urbani da scoprire in sella a una Vespa e in collaborazione con i principali operatori culturali e di sviluppo urbano milanesi.

    Milano torna per una settimana capitale italiana dell’architettura, come spiega Stefano Boeri, presidente della Triennale: “Milano è una scuola popolare sul futuro. Nei suoi momenti migliori ha sempre saputo esprimere un’architettura avanzata: è successo negli anni ‘30, nei ‘60 e oggi. Tra 100 anni chi vorrà capire questa fase travagliata dovrà studiare le architetture di Milano”.

    L’idea dello spazio urbano come “laboratorio di idee” unisce l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno e il rettore del Politecnico Ferruccio Resta, che tra l’altro ha annunciato con orgoglio l’avvio dei cantieri del nuovo campus disegnato da Renzo Piano.

    “C’è un’idea – aggiunge Boeri – di rete diffusa all’intera città e di un concerto di voci in questa seconda edizione che pone la sua riflessione sull’evoluzione dell’architettura e sulla complessità urbana contemporanea”.

    Si parte il 23 maggio al Politecnico con le “lecture” di Massimiliano Fuksas e Alberto Campo Baeza, due monumenti dell’architettura mondiale.

     

  • Il Salone rilancia l’Italia

    Nei giorni in cui l’Italia ancora non sa chi porterà avanti le prossime politiche economiche e occupazionali, una bella iniezione di fiducia arriva dal settore dell’arredamento per tutto il made in Italy. Da più di una settimana è, infatti, terminata un’edizione record per il Salone del Mobile, ormai diventato il più importante evento espositivo italiano, ed è tempo di bilanci ed analisi.

    I numeri del Salone del Mobile, anche quest’anno, sono stati pazzeschi: 434.509 presenze in sei giorni, il 26% in più rispetto all’anno scorso. Da aggiungere le presenze nei vari distretti del Fuorisalone, che hanno confermato come l’evento coinvolga tutta la città e non solo il polo fieristico. Il Salone ormai non è solo una fiera, ma è la più chiara dimostrazione di come il sistema produttivo italiano e la capacità di operare in squadra possano produrre risultati straordinari. L’unicità e l’importanza dell’evento lo rendono l’esempio migliore dell’Italia che funziona, dove industria, lavoratori e istituzioni procedono insieme in nome di un fine comune di sviluppo economico e commerciale; a questo si aggiunge un mondo fatto di creatività, innovazione e cultura.

    La città di Milano è l’assoluta protagonista di questo grande successo. I numeri non possono raccontare quello che la città nei giorni del Salone rappresenta per i milanesi stessi e per tutti i visitatori che la invadono: la città delle opportunità, degli incontri, della creatività e dell’allegria. Milano si candida come città fulcro per il futuro del Paese, in un secolo in cui le città domineranno la scena economica e produttiva e saranno la calamita attrattiva di opportunità, investimenti, aziende e persone. La città dovrà riuscire ad attrarre i grandi capitali e i migliori cervelli, dovrà inoltre riuscire a formare migliaia di studenti e lavoratori e su di essi basare la propria crescita economica.

    Milano e il Salone del Mobile per l’industria italiana rappresentano non solo una bellissima vetrina, ma anche una serie di numeri concreti e in continua crescita. Dietro alla Design week vi è un settore che rappresenta il 5% del Pil e conta ben 79mila imprese. Per Federlegno-Arredo il sistema dell’arredo e del legno vale 41 miliardi di euro (questa stima vale il 2016, il 38% è export). Gli addetti sono ben 320mila, di cui 184mila in capo alle società di capitali. Si tratta di un mondo estremamente variegato, in cui i nomi classici del design italiano come Molteni, Cassina e Kartell reggono la concorrenza di colossi come Ikea, che costituiscono la produzione di massa in questo periodo di globalizzazione. L’industria del mobile italiano è contraddistinta da questa eterogeneità, tanti livelli all’insegna della qualità e della creatività tipica del nostro made in Italy.

    Il problema è che – secondo tanti osservatori – il mobile non è più il luogo della sperimentazione e della frontiera più avanzata. Oggi la portata innovativa del mobile è rappresentata dall’ecodesign e dall’intelligenza artificiale, settori dove l’Italia rischia di arrancare per deficit di infrastrutture. Per continuare ad eccellere si dovranno mettere in atto politiche industriali che favoriscano sempre più gli investimenti, soprattutto delle imprese, dei fondi e dei privati stranieri, che vedono ancora troppo il nostro Paese come il luogo in cui passare splendide vacanze ma non come quello in cui investire e in cui sviluppare il proprio futuro.

    Per tutte queste ragioni, dopo i divertenti e proficui giorni della settimana del Salone del Mobile e del Fuorisalone, occorre iniziare a provare a condurre una riflessione sul design e sul mobile italiano, per far sì che questo settore continui ad intercettare le esigenze dei clienti.

     

     

  • La design economy eccellenza italiana

    Ormai è abbastanza noto: il design è un vero e proprio marchio di fabbrica del made in Italy; una eccellenza che contribuisce all’attrattività dei nostri prodotti a livello globale. Basti pensare che grazie al design, il made in Italy è oggi il terzo marchio più conosciuto al mondo (dopo Coca Cola e Visa).  La “design economy” si conferma una delle più solide strategie anticrisi: delle oltre 179.000 imprese europee di design, una su sei è italiana.

    Questo settore conta 29mila aziende in tutto il Paese, 48mila addetti e un fatturato di circa 4,3 miliardi di euro. Inoltre le imprese italiane attive nel settore design si concentrano proprio nelle aree in cui è più alta la presenza delle filiere di eccellenza del made in Italy. Questo scenario incoraggiante è confermato dai dati raccolti nel secondo rapporto Design Economy realizzato dalla Fondazione Symbola (che dal 2017 ha avviato un osservatorio sul settore) con il rapporto ‘Design economy’, presentato alla Triennale di Milano da Ermete Realacci e Domenico Sturabotti, rispettivamente presidente e direttore di Fondazione Symbola, Stefano Boeri, presidente della Triennale, e Stefano Bordone, vicepresidente di FederlegnoArredo.

    Come spiega il report “Design economy”, il nostro Paese mantiene un ruolo di leadership nel design. A cominciare dal numero di imprese attive: 29 mila, più delle circa 26 mila tedesche e francesi, delle oltre 21mila inglesi, delle 5mila spagnole. Con 4,3 miliardi di euro di fatturato del design, pari allo 0,3% del Pil, l’Italia è seconda tra le grandi economie europee dopo il Regno Unito (7,8 miliardi), davanti a Germania (3,8), Francia (2,1) e Spagna (1,1).

    Dati in evidente crescita soprattutto negli ultimi cinque anni: +1,5% per occupazione e +3,6% per fatturato.

    Anche per quanto riguarda l’innovazione non stiamo certo a guardare, visto che l’Italia si colloca seconda per numerosità di brevetti di design, eccellendo in ben 22 delle 32 categorie aggregate previste nella classificazione ufficiale Locarno. La ricerca prende in esame le imprese italiane che producono beni e servizi di design: dall’arredo alla moda, dall’architettura alla comunicazione, fino agli ambienti digitali.

    Una conferma della frammentazione del tessuto industriale che, sebbene sia spesso vista come una delle cause della scarsa competitività dell’economia italiana, in questo caso rappresenta una forza e un valore aggiunto.

    “Le imprese italiane, piccole e piccolissime, hanno una flessibilità e una propensione al rischio che le rende uniche nel panorama internazionale – osserva Stefano Bordone, vicepresidente di FederlegnoArredo – e perciò attrattive anche per i designer e i progettisti di tutto il mondo”. “Il Report dimostra la forte compenetrazione tra design e processo produttivo, e tra design e innovazione” fa notare Realacci. “Il design non è legato solo all’estetica ma anche alla capacità di risolvere problemi complicati. È strategico per sviluppare una nuova generazione di prodotti che rispondano, oltre al criterio della bellezza, anche a quelli della tecnologia e della sostenibilità ambientale, nel segno dell’economia circolare”.

    I dati fotografano quindi un sistema estremamente competitivo che, a differenza di altri settori, riesce anche a essere estremamente attrattivo per i migliori talenti. Ne sono testimonianza i tanti designer internazionali che lavorano per i marchi del made in Italy, ma anche la presenza radicata e diffusa su tutto il territorio nazionale di istituti di formazione che attraggono studenti da tutto il mondo. Dalle 59 realtà (tra scuole, università e accademie) che rilasciano titoli di studio in discipline del design, nel 2016 sono usciti 7.094 nuovi designer diplomati, in aumento del 9% rispetto al 2014. Non stupisce che la maggior parte di questi istituti si trovi a Milano, una delle città europee con la più alta concentrazione di scuole di design al mondo. Milano è del resto anche la città italiana con il maggior numero di aziende del design (l’11,6% del totale nazionale), seguita da Torino e Roma, e di addetti (il 16,4%).

  • Il design diventa museo

    Una ricerca presentata nei giorni scorsi a Roma da FederlegnoArredo, Fondazione Costruiamo il Futuro e Fondazione Edison porta alla luce dei numeri importanti. Sono 37 i musei e archivi d’impresa del settore legno-arredo censiti in Italia, una realtà in crescita nel nostro Paese e strettamente connessa al turismo culturale, tanto che di recente il ministero per i Beni culturali ha siglato un Protocollo di intesa per la valorizzazione di queste realtà e di progetti volti alla loro integrazione nei percorsi museali italiani. I musei dell’arredo-design hanno un rilievo particolare sia per la natura stessa dei prodotti in questione, sia per il riconoscimento internazionale attribuito al Design made in Italy e al valore storico della sua tradizione. C’è inoltre da sottolineare l’importanza che il comparto legno-arredo ricopre nel panorama della manifattura italiana, come fa notare il vicepresidente della Fondazione Edison, Marco Fortis: un settore composto da 79mila aziende che, nel 2016, hanno generato circa 41 miliardi di fatturato, ovvero il 4,6% del manifatturiero italiano nel suo complesso (Rapporto Fla 2016). Volendo localizzare questi musei, appare evidente come la stragrande maggioranza siano concentrati nelle aree della Brianza e del Comasco, in Veneto (e in particolare nel distretto muranese del vetro), in Emilia Romagna e nelle Marche.

    Il museo di Kartell, azienda del design fondata nel 1949 da Giulio Castelli, è uno degli esempi più importanti nel panorama italiano. Kartellmuseo è nato nel 1999 in occasione del cinquantesimo anniversario dell’azienda ed è stato creato dal Presidente Claudio Luti con l’obiettivo di conservare, promuovere e valorizzare il patrimonio culturale, ideale, materiale e immateriale dell’azienda. “Il nostro museo si è rivelato uno dei più efficaci strumenti di marketing degli ultimi anni. Eppure tutto è nato dalla volontà di mio nonno e mio padre di valorizzare il grande patrimonio documentale dell’azienda che proprio mio nonno, con grande lungimiranza, aveva raccolto negli anni”. Così Lorenza Luti, direttore marketing di Kartell, racconta com’è nata l’idea di fondare un museo aziendale adiacente alla fabbrica di Noviglio, alle porte di Milano. Firmato da Ferruccio Laviani, il percorso espositivo si estende su 2.500 metri quadrati e contiene oltre mille oggetti tra prototipi, fotografie, schizzi e documenti di grande valore storico e documentale. Complessivamente i musei e gli archivi fondati dalle aziende del comparto attraggono ogni anno circa 150mila visitatori, soprattutto esperti e operatori del settore, ma anche turisti occasionali, attratti dalle mostre temporanee che molti di questi musei allestiscono durante l’anno. Si tratta in genere di luoghi aperti al pubblico e visitabili gratuitamente, il che fa comprendere l’impegno di risorse, tempo e personale che questo genere di attività comporta per le aziende.
    “Intercettare i turisti ‘puri’ è la nostra grande sfida, ma non è facile, dal momento che il nostro museo si trova fuori Milano”, spiega Giulia Molteni, responsabile marketing e comunicazione di Molteni&C, azienda di Giussano (Monza Brianza) che ha inaugurato il suo museo, progettato da Jasper Morrison, nel 2015, in occasione di Expo e degli 80 anni dell’azienda. Il museo attira 6mila visitatori l’anno e si propone soprattutto di essere memoria e testimonianza della storia dell’azienda e del design italiano, visto che al suo interno si trovano anche 4.500 documenti fotografici e cartacei, tra cui, ad esempio, le immagini dei “pionieri” che nel 1961 diedero vita al Salone del Mobile di Milano. Un compito confermato anche da altri imprenditori, che sottolineano l’importanza di questi musei o archivi come primo strumento di conoscenza delle aziende, delle loro storie e caratteristiche.
    Anche il museo di Potrona Frau a Tolentino, nelle Marche, è nato in occasione di un anniversario importante, il centenario dell’azienda fondata nel 1912. Progettato dall’architetto Michele De Lucchi, ospita prodotti, prototipi, foto, grafiche e documenti su uno spazio di 1.400 metri quadrati, visitati lo scorso anno da 4.500 persone.

    Accanto ai musei aperti al pubblico, esistono molte realtà come il Museo Alessi o l’archivio Cassina, che sono invece rivolti a professionisti del settore, studenti o ricercatori, che possono accedervi su prenotazione per raccogliere materiale utile al loro lavoro o studio.

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