dittatura

  • Ritorno ai metodi censoriali del regime comunista

    La censura, qualunque essa sia, mi sembra una mostruosità, una cosa peggiore dell’omicidio: l’attentato al pensiero è un crimine di lesa-anima.

    Gustave Flaubert, da Lettera a Louise Colet, 1852

    Durante la spietata dittatura comunista in Albania (1945 – 1991 sono stati negati, tra gli altri, molti diritti, compreso quello della libertà d’espressione. La legislazione era concepita a proposito, partendo dalla Costituzione. Il regime aveva ideato ed approvato anche il famigerato articolo del Codice penale denominato “Agitazione e propaganda contro lo Stato”, che era noto comunemente come l’articolo 55.

    In base a quell’articolo venivano condannati tutti coloro che potevano dire qualsiasi cosa contro il regime. Lo stesso per qualsiasi iniziativa e/o attività considerate “ostili” e “dannose”. Ma spesso la dittatura comunista condannava anche coloro che non avevano compiuto nessun tentativo di agitazione, o non avevano fatto nessuna propaganda contro il regime. Bastavano le “convinzioni” di chi di dovere, partendo dai massimi livelli della gerarchia del partito-Stato, ma anche dalle invidie e dalle voglie di vendetta per condannare gli “avversari” del partito e dello Stato in base al articolo 55 del Codice penale. E se fosse stato necessario, in mancanza di prove giudiziarie, bastavano anche due (falsi) “testimoni” che, con le loro “testimonianze”, dichiaravano tutto quello che avevano prestabilito gli inquirenti del regime, in seguito agli ordini presi dall’alto.

    L’articolo 55 del Codice penale della dittatura comunista in Albania sanciva che “L’agitazione e la propaganda fascista, antidemocratica, religiosa, guerrafondaia, antisocialsta, così come la distribuzione, oppure la conservazione per la distribuzione della letteratura con un contenuto tale [capace] d’indebolire oppure di minare lo Stato della dittatura del proletariato, si condanna con la privazione della libertà da 3 a 10 anni. Le stesse opere, nel caso siano state attuate in tempo di guerra, oppure abbiano causato delle conseguenze estremamente pesanti, si condannano con la privazione della libertà con non meno di 10 anni, o con la morte”.

    Alcuni mesi prima delle rivolte degli studenti dell’Università di Tirana, appoggiati dai cittadini della capitale e poi di tutta l’Albania, che portarono finalmente alla caduta del regime, l’articolo 55 del Codice penale è stato modificato, l’8 maggio 1990, come in seguito: “L’agitazione e la propaganda verbale, scritta o in altre forme, per rovesciare l’ordine statale e sociale stabilito dalla Costituzione della Repubblica popolare socialista d’Albania si condanna con la privazione della libertà fino a 10 anni. La propaganda guerrafondaia o fascista si condanna con la privazione della libertà fino a 5 anni”. Ma siccome nel frattempo in tutti gli altri Paesi dell’Europa orientale i regimi comunisti si stavano sgretolando, in Albania cominciarono ad adottarsi metodi meno duri. Ragion per cui anche dall’articolo 55 è stata cancellata la condanna a morte. L’articolo è stato finalmente abrogato dal primo parlamento pluralista albanese, costituito dopo la caduta, nel febbraio 1991, del regime comunista, con l’approvazione della legge 7553 del 30 gennaio 1992.

    Bisogna evidenziare che la spietata dittatura in Albania che controllava tutto e tutti, per quarantasei lunghissimi anni si vantava di essere una dittatura del proletariato. Una scelta ideologica, quella, basata sulle teorie elaborate da Karl Marx e Friedric Engels e presentate, nel 1848, su “Il Manifesto del Partito Comunista”. Il nome stesso della dittatura del proletariato è stato coniato da Joseph Weydemeyer, un ufficiale d’artiglieria dell’esercito prussiano, che nel 1845 si dimise e diventò un noto esponente del movimento operaio, prima in Prussia e poi negli Stati Uniti d’America. Nella teoria marxista la dittatura del proletariato rappresenta un sistema transitorio tra il capitalismo ed il comunismo. Un sistema in cui non è più una sola persona, il dittatore, bensì la classe operaia che controlla il buon funzionamento dello Stato. Ma in realtà, la storia ci insegna che gli stessi operai, i proletari, sono stati usati ed ingannati dai loro dirigenti comunisti.

    L’articolo 2 della Costituzione albanese del 1976 sanciva che “La Repubblica popolare socialista d’Albania è uno Stato della dittatura del proletariato che esprime e difende gli interessi di tutti i lavoratori”. Ma, fatti storici alla mano, fatti testimoniati dagli stessi lavoratori, i proletari albanesi durante il sanguinoso regime comunista, evidenziano il contrario. Erano i dirigenti del partito, il primo segretario e tutti i membri del Politburo, l’ufficio politico del Comitato centrale del partito comunista albanese, fino ai dirigenti locali del partito, coloro che godevano del potere garantito dalla dittatura del proletariato. Invece i lavoratori, i proletari, spesso soffrivano anche la fame, soprattutto negli anni ’80 del secolo passato, quando il sistema entrò in una fase critica, in una crisi economica, le cui ripercussioni cadevano proprio sulla “classe proletaria”. E proprio in quel periodo buio, per contrastare il malcontento delle masse, il sopracitato articolo 55 del Codice penale è stato tra i più usati dalla dittatura per “cucire” le bocche e censurare la parola.

    Purtroppo adesso di nuovo in Albania si sta tentando di ritornare alla nefasta realtà vissuta e sofferta nel periodo della famigerata dittatura comunista. Durante l’ultimo decennio in Albania è stata restaurata e si sta consolidando, ogni giorno che passa, una nuova dittatura sui generis. Lo testimoniano innumerevoli fatti accaduti e pubblicamente noti alla mano, ormai confermati e denunciati anche dalle istituzioni specializzate internazionali. Si tratta di una dittatura, espressione di una pericolosa alleanza tra il potere politico, rappresentato istituzionalmente dal primo ministro albanese, la criminalità organizzata e alcuni raggruppamenti occulti internazionali, molto potenti finanziariamente. Il nostro lettore è stato continuamente informato di questa preoccupante e pericolosa realtà. E non sono per l’Albania, ma anche per alcuni altri Paesi, Italia compresa.

    Il 25 luglio scorso è stata presentata la bozza del nuovo Codice penale, in presenza del ministro della Giustizia. Tra i tanti emendamenti presentati, alcuni meritano veramente tutta l’attenzione dell’opinione pubblica, delle cancellerie europee e delle istituzioni internazionali, comprese quelle dell’Unione europea, visto che l’Albania è un Paese candidato all’adesione. La reazione in Albania è stata immediata, riferendosi soprattutto ad un articolo. Si tratta di una “copia” camuffata del sopracitato articolo 55. La nuova proposta prevede condanne fino a 3 anni per la “profanazione” del Presidente, del Parlamento, del Consiglio dei ministri ecc.. E se la “profanazione” viene attuata durante una festa pubblica o una cerimonia ufficiale, la condanna arriva fino a 4 anni di prigione. Con la “profanazione”, nel senso di questo proposto articolo, si intende “…la ridicolizzazione, il disprezzo, l’infangamento delle istituzioni sopracitate”. Ma tutti sono concordi sul fatto che con questo articolo si cerca di difendere il primo ministro dalle tante, innumerevoli, continue e ben meritate accuse, critiche, ridicolizzazioni e ben altro. E proprio il primo ministro, nonostante la richiesta per il nuovo Codice penale sia stata fatta proprio dal suo governo sei anni fa, adesso cerca di “lavare” le mani, come Ponzio Pilato. I suoi soliti sforzi di ingannare anche in questo caso, sono stati smentiti però dagli stessi autori del nuovo Codice penale, presentato il 25 luglio scorso.

    Chi scrive queste righe è convinto che si tratta di un ritorno al passato, ai metodi censoriali del regime comunista, con i quali la dittatura allora faceva di tutto per annientare tutti gli oppositori, gli obiettori di coscienza. Il primo ministro albanese adesso sta facendo lo stesso. Perciò diventa molto attuale l’affermazione di Gustave Flaubert: “La censura qualunque essa sia, mi sembra una mostruosità, una cosa peggiore dell’omicidio: l’attentato al pensiero è un crimine di lesa-anima”. Il primo ministro, diventato un dittatore, ha deciso di censurare qualsiasi cosa a lui non gradita.

  • Arroganza di un autocrate che si sente e agisce come onnipotente

    L’uomo nella sua arroganza si crede un’opera grande, meritevole di una creazione divina.

    Charles Darwin; da “L’origine dell’uomo”, 1871

    La vera, vissuta e spesso sofferta realtà albanese durante quest’ultimo decennio ha testimoniato, tra l’altro, che tutte le promesse pubbliche del primo ministro, da quando ha ottenuto l’incarico nel settembre 2013, non sono state mai mantenute. Perciò adesso, dopo il massacro elettorale dell’11 maggio scorso, di cui il nostro lettore è stato informato a tempo debito, lui sta cercando di scaricare tutte le sue responsabilità sia sui suoi collaboratori, sia sui funzionari di tutti i livelli. Sta cercando adesso di apparire come vittima dell’abuso, da parte degli altri, con la sua fiducia. Una nota messinscena ingannatrice, questa, attuata da lui sempre, quando si trova in difficoltà.

    Il primo ministro ha “ammesso” in questi ultimi giorni che le riforme da lui promesse durante questi tredici anni, “non hanno dato i risultati attesi”. Un eufemismo per non ammettere i suoi continui fallimenti. Infatti tutte le riforme da lui avviate hanno fallito a raggiungere gli obiettivi dichiarati e tanto sbandierati. Si tratta della riforma del sistema sanitario con la promessa per una “sanità gratis” per tutti i cittadini. Si tratta della riforma del sistema dell’istruzione pubblica e delle università, che è stato un altro palese fallimento, tant’è vero che, la scorsa settimana, il primo ministro è stato finalmente costretto di “ammetterlo”. Senza ammettere però le sue responsabilità istituzionali. Un altro fallimento, “ammesso” dal primo ministro durante queste ultime settimane, è stato anche quello della riforma del territorio e dell’amministrazione locale. Ed insieme con il fallimento di questa riforma non sono state mantenute neanche le promesse per i basilari e vitali servizi pubblici, come la fornitura di acqua potabile, dell’energia elettrica ecc… Ovviamente la colpa non è stata mai sua, ma di coloro che hanno abusato della sua fiducia.

    Il primo ministro però non ha mai ammesso il fallimento della riforma del sistema della giustizia! Anzi, quella “riforma” rappresenta per lui un vero e proprio “successo” (Sic!). E purtroppo della stessa opinione sono anche alcuni alti rappresentanti delle istituzioni dell’Unione europea ed, altresì, qualche suo “amico/amica” tra i “grandi dell’Europa”. Ma da innumerevoli fatti accaduti e documentati alla mano, dopo il 22 luglio 2016, quando il Parlamento approvò all’unanimità la riforma del sistema della giustizia in Albania, risulta che quella “riforma” è stata proprio un clamoroso ed inconfutabile fallimento. Sì perché quel “riformato” sistema, sempre fatti alla mano, risulta essere messo sotto il diretto e personale controllo del primo ministro e serve a lui per coprire il suo diretto coinvolgimento, sia come ideatore, sia come beneficiario, in tanti scandali clamorosi pubblicamente noti. Il nostro lettore è stato ampiamente e continuamente informato di tutto ciò.

    Nonostante tutte le ingannevoli “strategie” ed i tentativi per “convincere” l’opinione pubblica che i responsabili sono i suoi collaboratori, il vero e diretto responsabile dei fallimenti di tutte le riforme avviate, sia istituzionalmente che moralmente, è proprio lui, il primo ministro albanese. Mentre coloro che lui adesso sta cercando di incolpare sono stati soltanto e semplicemente delle marionette che ubbidivano ai suoi ordini. Mentre adesso, per apparire come il vero “salvatore della patria”, sta cercando di nuovo di ingannare e di guadagnare altro tempo. Adesso il primo ministro, cercando di “tranquillizzare” l’opinione pubblica, “garantisce” il funzionamento normale delle istituzioni, sia centrali che locali, perché lui stesso, il primo ministro, controllerà, d’ora in poi, la situazione e troverà le soluzioni migliori e durature (Sic!).

    Da più di due mesi ormai il primo ministro si trova in grosse difficoltà, dopo la pubblicazione da parte dell’opposizione politica di innumerevoli scandali ed abusi, prima e durante il vero e proprio massacro elettorale dell’11 maggio scorso, in palese violazione della legislazione in vigore sulle elezioni. Abusi e violazioni che non potevano mai essere attuate senza l’ordine e/o il beneplacito del “comandante supremo ed indiscusso”. Ragion per cui adesso lui sta tentando di ingannare di nuovo, cercando di  tergiversare l’attenzione dell’opinione pubblica con le sue “sincere e sentite confessioni”. Adesso si sta presentando, senza batter ciglio e come se nulla fosse accaduto, da innato ingannatore e bugiardo qual è, come l’unico ed il vero salvatore  da quella grave situazione, generata a sua insaputa e dietro le sue spalle dai suoi collaboratori “incapaci e disonesti”.

    Parte di quella “strategia” sono anche l’uso, durante queste ultime settimane, delle ruspe e dell’esplosivo, per demolire delle costruzioni “illegali”, licenziati però in precedenza da lui stesso e/o dai suoi collaboratori. Adesso però, fatti accaduti, documentai e pubblicamente noti alla mano, ha ufficialmente usurpato anche i poteri che, sia la Costituzione e sia le leggi in vigore non gli riconoscono. Come quello sull’amministrazione locale. Il nostro lettore è stato informato di tutti questi “sviluppi” durante queste due ultime settimane (Abusi scandalosi di un dittatore camuffato con i poteri usurpati, 14 luglio 2025; Ingannevoli promesse non mantenute e drammatiche conseguenze, 22 luglio 2025). Proprio come se lui fosse il vero e l’unico proprietario del Paese. Perciò agisce con l’arroganza di un autocrate, che si sente onnipotente.

    Il 21 luglio scorso il primo ministro albanese ha fatto una delle sue “sincere e sentite confessioni”, cercando proprio di giustificare quanto ha ordinato dall’inizio di questo mese, senza specificare però con chi avesse discusso. Forse con nessuno, o forse con i suoi consiglieri personali. “Pochi giorni dopo che le elezioni (dell’11 maggio scorso, n.d.a.) siano state concluse con un risultato straordinario, con un record assoluto, ma che comporta una responsabilità molto grande, abbiamo discusso sull’indispensabilità di ritornare sul territorio e di guardare quali siano le preoccupazioni delle comunità”. Così ha affermato il primo ministro il 21 luglio scorso!

    In questa sua affermazione lui ha di nuovo mentito spudoratamente. Sì, perché le “elezioni” dell’11 maggio scorso sono state un massacro elettorale, ma mai e poi mai un “risultato straordinario”. Sì, quelle elezioni sono state veramente, fatti accaduti, dettagliatamente documentati ed ufficialmente denunciati alla mano, “un record assoluto”. Ma un record assoluto di abusi elettorali però!

    Adesso, dopo aver usurpato anche il potere dell’amministrazione locale, diventando così il sindaco di 54 municipi da lui controllati, per un totale di 61, la scorsa settimana, 21 luglio, il primo ministro ha incaricato alcuni ministri di dirigere il funzionamento del municipio della capitale, dopo che il sindaco eletto si trova in prigione dal 12 febbraio scorso. Il nostro lettore è stato informato a tempo debito di quanto è accaduto. Una decisione quella sopracitata, in piena ed evidente violazione della Costituzione e delle leggio in vigore. Durante la riunione con quei ministri e con gli alti funzionari del municipio della capitale, il primo ministro ha “ammesso” anche il fallimento della riforma del territorio e dell’amministrazione locale. Lui ha fatto sapere che adesso sta dirigendo un gruppo di specialisti che devono preparare il “nuovo Pacchetto” della nuova riforma del territorio.

    Chi scrive queste righe da alcuni anni sta informando il nostro lettore, fatti accaduti, documentati e pubblicamente noti alla mano, che in Albania è stata restaurata e si sta consolidando, ogni giorno che passa, una nuova dittatura sui generis, rappresentata istituzionalmente proprio dal primo ministro. Si tratta di una pericolosa dittatura come alleanza tra il potere politico, la criminalità organizzata e determinati raggruppamenti occulti internazionali, molto potenti finanziariamente. Perciò il comportamento del primo ministro è contraddistinto dall’arroganza di un autocrate che si sente e agisce come onnipotente, come una “creazione divina”. Aveva ragione Charles Darwin: l’uomo nella sua arroganza si crede un’opera grande, meritevole di una creazione divina.

  • Abusi scandalosi di un dittatore camuffato con i poteri usurpati

    L’abuso di potere è l’essenza della tirannia.

    Manley Caldwell Butler

    I primi anni dopo la fine della seconda guerra mondiale sono stati molto difficili per i Paesi europei. Si dovevano affrontare diverse difficoltà, come la carenza dei generi alimentari e la ricostruzione. Ma, allo stesso tempo, i lungimiranti rappresentanti dei Paesi europei hanno pensato e collaborato per costituire anche delle strutture ed organizzazioni comuni. E per evitare un altro conflitto armato come quello appena finito, con tutte le sue tragiche conseguenze, si dovevano garantire, tra l’altro, anche il rispetto dei diritti fondamentali dell’essere umano e dei principi della democrazia. Diritti e principi che potevano essere rispettati soltanto in un Paese dove funzionava lo Stato di diritto. Ragion per cui, il 5 maggio 1949 a Londra, i massimi rappresentanti di dieci Paesi europei (Belgio, Francia, Regno Unito, Italia, Paesi Bassi, Danimarca, Norvegia, Lussemburgo, Irlanda, e Svezia), firmando proprio il Trattato di Londra, hanno costituito il Consiglio d’Europa. Da allora quasi tutti i Paesi europei hanno aderito al Consiglio d’Europa. Attualmente sono 46 i Paesi membri.

    Lo statuto del Consiglio d’Europa stabilisce, tra l’altro, nel suo primo articolo, che lo scopo dello stesso Consiglio “… sarà perseguito dagli organi del Consiglio mediante l’esame delle questioni d’interesse comune, la conclusione di accordi e lo stabilimento di un’opera comune nel campo economico, sociale, culturale, scientifico, giuridico e amministrativo e mediante la tutela e lo sviluppo dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali”. Invece l’articolo 3 stabilisce che “Ogni membro del Consiglio d’Europa riconosce il principio della preminenza del Diritto e il principio secondo il quale ogni persona soggetta alla sua giurisdizione deve godere dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Esso li obbliga a collaborare sinceramente e operosamente al perseguimento dello scopo definito nel articolo 1”.

    Tutti gli Stati membri del Consiglio d’Europa sono, tra l’altro, obbligati a rispettare anche quanto stabilisce la Carta europea dell’Autonomia locale. Si tratta di un importante documento vincolante, che sancisce e garantisce i diritti degli enti locali e dei loro rappresentanti eletti. Il 15 ottobre 1985 tutti gli Stati membri del Consiglio d’Europa sono stati invitati a sottoscriverla. La Carta è entrata poi in vigore il 1° settembre 1988. L’articolo 3 sancisce che “Per autonomia locale, s’intende il diritto e la capacità effettiva, per le collettività locali, di regolamentare ed amministrare nell’ambito della legge, sotto la loro responsabilità, e a favore delle popolazioni, una parte importante di affari pubblici”. Aggiungendo che “Tale diritto è esercitato da Consigli e Assemblee costituiti da membri eletti a suffragio libero, segreto, paritario, diretto ed universale, in grado di disporre di organi esecutivi responsabili nei loro confronti”.

    L’Albania, dopo la caduta del regime comunista, il 4 maggio 1992, ha presentato la sua richiesta ufficiale per diventare un Paese membro del Consiglio d’Europa. In seguito, per circa tre anni, sono state attuate tutte le previste procedure dell’adesione. L’Albania è diventato membro del Consiglio d’Europa il 13 luglio 1995. Proprio trent’anni fa. E come tale ha dovuto adottare anche la sua legislazione. L’articolo 13 della Costituzione stabilisce che “Il governo locale nella Repubblica d’Albania si organizza in base al principio del decentramento del potere ed esercita secondo il principio dell’autonomia locale”. Nel 2015 il parlamento ha approvato la legge “Per l’autogoverno locale”. Quella legge stabilisce, tra l’altro, che tutte le nomine e le rimozioni, ad ogni livello, nell’amministrazione comunale sono di competenza esclusiva del sindaco.

    Ebbene, questi diritti, sanciti sia dalla Costituzione e dalla legislazione in vigore in Albania, sia dalla Carta europea dell’Autonomia locale, obbligatoria ad essere rispettata da ogni Paese membro del Consiglio d’Europa, sono state palesemente, consapevolmente e clamorosamente violate dal primo ministro albanese dall’inizio di questo mese. Lui, trovandosi in grosse difficoltà dopo il massacro elettorale dell’11 maggio scorso, di cui è il diretto responsabile, sta cercando in tutti i modi di recuperare la sua “immagine” infangata. Il nostro lettore è stato informato di tutto ciò. Ragion per cui da due settimane il primo ministro “è sceso in campo” e sta “ispezionando” alcuni municipi da lui controllati politicamente, ma non solo. Con quelle “ispezioni” lui, noto ingannatore ed ipocrita, cerca di presentarsi come una persona molto attenta agli interessi dei cittadini. Interessi che spesso, secondo lui, sono stati calpestati sia da certi imprenditori e sia da alcuni dirigenti dell’amministrazione locale. Ma si tratta delle stesse persone che lui si vantava fino a poco tempo fa. Si tratta proprio delle stesse persone che sono state molto “utili” ed attivamente impegnate per la “vittoria elettorale” dell’11 maggio scorso.

    Adesso però, dopo aver “vinto” il quarto mandato consecutivo, lui sta ordinando la “punizione” di tutti quei dirigenti dell’amministrazione locale che “non hanno dimostrato la dovuta attenzione per i cittadini” (Sic!). E per far ciò ha usurpato anche i poteri dei sindaci, ordinando delle “massicce espulsioni” dei loro dipendenti, violando però così quanto sancisce sia la legislazione in vigore in Albania, sia la Carta europea dell’Autonomia locale, obbligatoria per tutti i Paesi membri del Consiglio d’Europa. Ma per salvare la propria faccia, il primo ministro ha “consigliato i colpevoli” di “riflettere e poi di dare le loro dimissioni”. E durante la scorsa settimana molti dirigenti si sono “dimessi” dai loro alti incarichi in vari municipi in Albania.

    Ma al primo ministro albanese non sono bastate le “dimissioni” dei dirigenti dell’amministrazione locale in 54 dei totali 61 comuni del Paese. No, perché secondo lui, non erano soltanto i dirigenti “dimessi” colpevoli di non aver badato agli interessi delle comunità dove loro esercitavano i loro poteri. Durante una riunione con i sindaci, venerdì scorso, il primo ministro, oltrepassando i suoi diritti istituzionali e sempre calpestando consapevolmente quanto stabilisce sia la legislazione in vigore, sia la Carta europea dell’Autonomia locale, ha ordinato ai sindaci, usurpando i loro potere, di licenziare sia tutti i vicesindaci che tutti i dirigenti delle unità amministrative in tutti i 54 comuni da lui controllati. Durante la sopracitata riunione con i sindaci, l’11 luglio scorso, il primo ministro ha, tra l’altro, detto: “A proposito, sarebbe meglio cambiare anche i vicesindaci, perché li vedo molto stanchi, molto, molto stanchi, li vedo stremati”. E durante questo fine settimana, molti vicesindaci e dirigenti delle unità amministrazione hanno “riflettuto” e hanno presentato le loro “dimissioni” (Sic!). Mentre altri lo faranno, certamente, nei giorni seguenti. Perché, se no, saranno guai per tutti i disubbidienti. Perché se il primo ministro ordina, tutti devono ubbidire. Non si sa bene se il re di Francia, Luigi XIV, abbia detto nel lontano 1655, davanti ai parlamentari parigini la famosa frase “l’État c’est moi” (lo Stato sono io; n.d.a.). Ma di certo però, tenendo presente tutto l’operato del primo ministro albanese, compreso anche quanto ha ordinato durante queste ultime due settimane, lui è convinto che può fare tutto quello che vuole. Lui si che può dire “Lo Stato sono io!”. Sì perché lui, fatti alla mano, usurpando tutti i poteri, è diventato un dittatore.

    Chi scrive queste righe è convinto che quelli sopracitati sono degli abusi scandalosi di un dittatore camuffato con i poteri usurpati. Sì perché la legge a lui consente soltanto di licenziare i sindaci, in seguito ad una definitiva decisione del tribunale per delle violazioni penali. Ma è sempre il sindaco che può licenziare i suoi dipendenti. Aveva ragione Manley Caldwell Butler: l’abuso di potere è l’essenza della tirannia. Ed in Albania si sta consolidando una tirannia, una nuova dittatura.

  • La Corte penale internazionale chiede l’arresto del capo dei talebani

    La Camera preliminare II della Corte penale internazionale (Cpi) ha emesso mandati di arresto nei confronti di Haibatullah Akhundzada, leader supremo dei talebani, e di Abdul Hakim Haqqani, capo della giustizia dei talebani, che esercitano de facto l’autorità in Afghanistan dal 15 agosto 2021. Lo annuncia la Cpi in una nota ufficiale.

    La Camera ha rilevato che sussistono fondati motivi per ritenere che Akhundzada e Haqqani abbiano commesso, ordinato, indotto o istigato il crimine contro l’umanità di persecuzione per motivi di genere nei confronti di ragazze, donne e altre persone non conformi alla politica dei talebani in materia di genere, identità o espressione di genere; e per motivi politici contro persone percepite come “alleate di ragazze e donne”.

    La Corte ritiene che tali crimini siano stati commessi sul territorio afgano a partire dalla presa del potere da parte dei talebani, il 15 agosto 2021, e siano proseguiti almeno fino al 20 gennaio 2025, continua la nota. Secondo la Corte penale internazionale, i talebani hanno attuato una politica governativa “che ha portato a gravi violazioni dei diritti e delle libertà fondamentali della popolazione civile afgana, in relazione a condotte quali omicidio, detenzione arbitraria, tortura, stupro e sparizione forzata”. Sebbene i talebani abbiano imposto alcune regole e divieti all’intera popolazione, hanno colpito in modo specifico ragazze e donne per motivi legati al genere, privandole dei diritti fondamentali, prosegue la nota. In particolare, mediante decreti e ordinanze, i Talebani hanno privato in modo grave ragazze e donne dei diritti all’istruzione, alla privacy e alla vita familiare, nonché delle libertà di movimento, espressione, pensiero, coscienza e religione. Sono state inoltre colpite altre persone in quanto alcune espressioni della sessualità e/o dell’identità di genere sono state considerate incompatibili con la politica dei talebani in materia di genere.

    La Camera ha inoltre riscontrato che anche individui percepiti come oppositori di tali politiche, anche in modo passivo o per omissione, sono stati presi di mira dai talebani. Ciò include persone descritte come “alleate di ragazze e donne”, considerate oppositori politici. Infine, la Cpi ha stabilito che i mandati di arresto resteranno sotto sigillo in questa fase, al fine di proteggere vittime e testimoni e salvaguardare il corretto svolgimento del procedimento. Tuttavia, considerata la natura continuativa delle condotte contestate, la Camera ha ritenuto che la divulgazione pubblica dell’esistenza dei mandati sia nell’interesse della giustizia, in quanto può contribuire a prevenire la commissione di ulteriori crimini.

  • Come avrebbero reagito i Padri Fondatori?

    La democrazia consiste nel mettere sotto controllo il potere politico.

    Karl Popper

    L’Europa, uscita distrutta dalla Seconda Guerra Mondiale, aveva un vitale bisogno di una vera ricostruzione. E proprio per realizzare una simile e multidimensionale ricostruzione il contributo delle persone lungimiranti, che guardavano oltre agli interessi nazionali, era indispensabile. Persone piene d’idee che riguardavano non solo i loro Paesi, bensì la costituzione di una nuova Europa libera ed unita. E quelle persone non mancavano. Erano proprio i Padri Fondatori di quell’Europa che doveva affrontare molte importanti sfide locali ed internazionali.

    I Padri Fondatori della nuova Europa unita hanno collaborato per costituire le prime istituzioni comuni. Era il 9 maggio 1951 quando l’allora ministro degli Esteri francese, Robert Schuman, presentò un piano noto come il Piano Schuman, oppure come la Dichiarazione Schuman. Un piano elaborato con Jean Monnet, un altro Padre Fondatore della nuova Europa unita. Era un piano coraggioso e lungimirante, che prevedeva il congiunto controllo della produzione del carbone e dell’acciaio da parte di alcuni Paesi europei. Si trattava di due materiali indispensabili per produrre le armi. E con quel controllo della produzione del carbone e dell’acciaio si poteva garantire anche la pace tra Paesi storicamente avversari. Come la Francia e la Germania.

    In seguito alla Dichiarazione Schuman, alcuni Padri Fondatori, come Konrad Adenauer, il primo Cancelliere della Repubblica federale di Germania, Alcide De Gasperi, presidente del Consiglio dei Ministri dell’Italia ed altri, lavorarono insieme per la costituzione della Comunità europea del Carbone e dell’Acciaio. Una Comunità che è stata costituita il 18 aprile 1951, con il Trattato di Parigi, firmato dai massimi rappresentanti del Belgio, della Francia, della Germania occidentale, dell’Italia, del Lussemburgo e dei Paesi Bassi.

    I sopracitati Padri Fondatori, insieme con altri come Winston Churchill, il noto primo ministro britannico durante la Seconda Guerra Mondiale e poi tra il 1951-1955, il politico belga Paul-Henri Spaak, che è stato anche il Presidente della Comunità europea del Carbone e dell’Acciaio (1952 – 1954), il politico lussemburghese Joseph Bech, il banchiere e politico olandese Johan Willem Beyen, il tedesco Walter Hallstein, che è stato il primo presidente dell’allora Commissione europea (1958-1967), l’olandese Sicco Mansholt, un agricoltore ed un membro della resistenza olandese, che è stato anche il primo Commissario europeo per l’Agricoltura, il politico italiano Altiero Spinelli, uno dei tre autori del manifesto “Per un’Europa libera e unita”, comunemente noto come Manifesto di Ventotene, ed altri ancora, hanno contribuito molto alla costituzione dell’allora Comunità economica europea nel 1957. Sono stati proprio la lungimiranza, la devozione, l’impegno ed il coraggio dei Padri Fondatori della nuova Europa unita che portò alla firma dei Trattati di Roma, il 25 marzo 1957. Con la firma di quei due Trattati si istituirono la Comunità economica europea e la Comunità europea per l’Energia atomica.

    Da allora sono passati 58 anni. Molti sviluppi sono stati evidenziati. Sono stati molti gli sviluppi che hanno portato al miglioramento della collaborazione tra i Paesi europei. Ma, purtroppo, non sono mancati neanche i conflitti armati in Europa. Come quello cominciato il 24 febbraio 2022 in Ucraina, dopo l’aggressione militare da parte delle forze armate della Russia. Ma non sono solo i conflitti armati che preoccupano. Sì, perché in alcuni dei Paesi europei sono stati restaurati ed, in seguito, consolidati dei regimi autocratici e dittatoriali.

    Tenendo presente una simile realtà, vengono naturali le seguenti domande. Cosa avrebbero pensato e come avrebbero reagito i Padri Fondatori se in un Paese che avesse voluto aderire all’allora Comunità economica europea fosse restaurata una dittatura? Cosa avrebbero pensato e come avrebbero reagito i Padri Fondatori se in un Paese che avesse voluto aderire all’allora Comunità economica europea non si svolgessero elezioni libere e democratiche? Cosa avrebbero pensato e come avrebbero reagito i Padri Fondatori, se in quel Paese si mettesse in atto una “strategia” per costituire una “ubbidiente opposizione”, per poi far sembrare che funziona il pluripartitismo? E cosa avrebbero pensato e come avrebbero reagito i Padri Fondatori, se in quel Paese venissero però imprigionati, senza nessuna valida accusa giuridica, i veri oppositori del regime?

    Cosa avrebbero pensato e come avrebbero reagito i Padri Fondatori, nel caso di una programmata strategia per attuare lo spopolamento di un Paese, che avesse voluto aderire all’allora Comunità economica europea, solo per ubbidire a delle occulte “strategie geopolitiche regionali”?

    Cosa avrebbero pensato e come avrebbero reagito i Padri Fondatori se, in un Paese che avesse voluto aderire all’allora Comunità economica europea il potere politico collaborasse strettamente con la criminalità organizzata? Anche per assicurare una maggioranza parlamentare e garantire le “vittorie elettorali”? Cosa avrebbero pensato e come avrebbero reagito i Padri Fondatori se, in un Paese che avesse voluto aderire all’allora Comunità economica europea, la canabbizzazione di vaste aree del suo territorio fosse una realtà testimoniata? E cosa avrebbero pensato e come avrebbero reagito i Padri Fondatori se un Paese che avesse voluto aderire all’allora Comunità economica europea fosse diventato, fatti documentati alla mano, un narcostato?

    Cosa avrebbero pensato e come avrebbero reagito i Padri Fondatori se, in un Paese che avesse voluto aderire all’allora Comunità economica europea, il controllo del sistema della giustizia e la sua documentata ubbidienza al potere politico fosse una ben nota verità? Cosa avrebbero pensato e come avrebbero reagito i Padri Fondatori se un Paese che avesse voluto aderire all’allora Comunità economica europea, avrebbe avuto come gestore assoluto del potere un individuo il quale abusasse e sperperasse milioni del bene pubblico senza dare conto e in piena violazione della legge, mentre le istituzioni del sistema della giustizia facessero finta di non sapere niente? Cosa avrebbero pensato e come avrebbero reagito i Padri Fondatori se, in un Paese che avesse voluto aderire all’allora Comunità economica europea la corruzione fosse ben radicata, partendo dai massimi livelli del potere politico e, invece, le istituzioni del sistema della giustizia continuassero a fare finta di non essere a conoscenza di una simile e ben diffusa realtà, pubblicamente nota? E l’elenco di simili domande è ancora lungo. Ebbene questo Paese è l’Albania che è anche un Paese candidato all’adesione all’Unione europea.

    Allora viene naturale e obbligatoria una domanda. E cioè cosa avrebbero pensato e come avrebbero reagito i Padri Fondatori del dichiarato appoggio di alcuni dei massimi dirigenti di Paesi membri dell’attuale Unione europea al primo ministro albanese che, da innumerevoli fatti documentati, denunciati e pubblicamente noti alla mano, anche all’estero, risulta inconfutabilmente essere un autocrate irresponsabile, ingannatore, corrotto, che abusa continuamente del potere usurpato e del bene pubblico? Di certo non avrebbero mai condiviso un simile atteggiamento.

    Chi scrive queste righe da anni ha informato il nostro lettore di una simile, preoccupante e molto pericolosa realtà albanese. Egli trova sempre attuale l’affermazione di Karl Popper e cioè che la democrazia consiste nel mettere sotto controllo il potere politico. Ma non un potere che gioisce e trae benefici però da certe alleanze di interesse e di convenienza con alcuni “grandi dell’Europa”. Come quello del primo ministro albanese, che non ha niente in comune con la democrazia.

  • La farsa continua, ma anche le gravi conseguenze

    Questo austero filosofo sa bene che la vita è una misera farsa; ma questo buffone non dubita di interpretare una grandiosa avventura.

    Jean Rostand; da Pensieri di un biologo, 1939

    La saggezza secolare del genere umano, dovuta anche alle tante, tantissime esperienze vissute e spesso sofferte, è stata conservata e tramandata da generazione in generazione fino ai giorni nostri. E si tratta di un’eredità di valore inestimabile. Una saggezza quella, che viene trasmessa anche dalle favole. Ogni popolo ha le sue, oltre a quelle che oltrepassano i confini nazionali. Tali sono le favole scritte dal noto scrittore francese del ‘600, Jean de La Fontaine.

    “La mucca, la Capra e la Pecora in società col Leone” è una di quelle favole, parte integrante della voluminosa raccolta intitolata Les fables (Favole; n.d.a.), pubblicata nel 1668. “Si narra che una volta stringesser comunella/ la Pecora, la Mucca, la Capra lor sorella,/ col gran signor del luogo che detto era Leone”. Così cominciava la favola. E la condizione in base alla “comunella” tra i quattro soci era “…che ognun insieme i danni e gli utili mettesse”. Dopo che fu stabilito quel patto, accade che un cervo rimase intrappolato in una fossa. Subito tutti andarono lì, avvisati dalla capra. Appena arrivato, il leone avverte che il cervo sara diviso in quattro parti. Con le sue unghie squartò la preda. E prese il primo pezzo “per la ragione ch’egli è Messer Leone”. E poi disse che un’altra parte “ancor spettami in sorte perché sono il più forte”. Prese le prime due parti, il leone aggiunse perentorio: “…La terza me la piglio perché sono il Leone,/ e se la quarta qualcuno osasse contrastarmi/ lo mangio in un boccone”.

    Attualmente alcuni tra i “grandi del mondo”, figurativamente parlando, purtroppo si stanno comportando come il leone della favola. Nonostante le convenzioni e gli accordi internazionali tra gli Stati e nonostante le dichiarazioni ufficiali di collaborazione e di rispetto reciproco, alcuni di loro vogliono predominare e prendere tutto. Con il loro noto comportamento arrogante e spesso irresponsabile, ma anche con il loro narcisismo, alcuni “grandi del mondo” pretendono, costi quel che costi, di realizzare le loro ambizioni riguardanti delle convenienze economiche a vasta scala, nonché gli obiettivi geostrategici e geopolitici. Un’inconfutabile testimonianza sono le pretese e le ambizioni, comprese anche quelle territoriali, del nuovo presidente degli Stati Uniti d’America. Così come quelle del dittatore russo e di altri suoi simili.

    Purtroppo attualmente, come dirette o indirette conseguenze delle mire espansionistiche di alcuni dei “grandi del mondo”, in diverse parti del pianeta si stanno combattendo guerre e conflitti armati. Guerre e conflitti che stanno causando decine di miglia di vittime innocenti, compresi bambini ed anziani. Quanto sta accadendo in Ucraina, nella Striscia di Gaza, anche durante le ultime settimane, ne è una chiara e orrenda testimonianza. Da qualche giorno, purtroppo, è cominciato un nuovo conflitto armato con dei pesanti bombardamenti aerei; quello tra Israele e Iran. Un conflitto che potrebbe aggravarsi ed avere delle drammatiche ripercussioni. Un conflitto che sta coinvolgendo non solo i diretti interessati, ma anche alcuni dei “leoni del mondo”.

    Ma non sono solo loro che cercano di essere presenti, di decidere e, magari, di approfittare a livello internazionale. Ci sono anche dei “leoncini” che hanno una zona d’azione molto più limitata. Però anche loro sono arroganti, irresponsabili, ingannatori, narcisisti e, quando serve, anche buffoni. Il che genera serie preoccupazioni a livello locale, nonché gravi e drammatiche conseguenze per le rispettive popolazioni. Uno di quei “leoncini” da tredici anni ormai governa indisturbato in Albania grazie anche al “supporto internazionale”. Un “supporto” quello, in cambio di una “incondizionata disponibilità” garantita sia per alcuni dei “grandi dell’Europa”, sia per altri, da oltreoceano. E purtroppo il “leoncino” albanese ha accaparrato, l’11 maggio scorso, il suo quarto mandato consecutivo come primo ministro dell’Albania. Con tutte le derivanti conseguenze.

    Lo ha fatto con il supporto della criminalità organizzata, come risulta da moltissimi fatti accaduti, documentati, registrati, pubblicamente ed ufficialmente denunciati alla mano, lo ha fatto, abusando dei fondi pubblici. Lo ha fatto con l’uso, vietato dalla legge, dell’amministrazione pubblica sia in campagna elettorale e sia il giorno delle “elezioni”. Lo ha fatto, avendo sotto il suo pieno controllo il sistema “riformato” della giustizia che ubbidiva ai suoi ordini. Lo ha fatto in tutti i modi. L’autore di queste righe considera un vero e proprio massacro elettorale quanto è accaduto sia durante la campagna elettorale che l’11 maggio scorso, il giorno delle “elezioni”.  Alcuni capi di Stato e di governo europei ed i più alti rappresentanti delle istituzioni dell’Unione europea, hanno subito fatto gli auguri al “leoncino”, il primo ministro albanese per la sua “meritata vittoria elettorale”. E lo hanno fatto prima che uscissero i risultati ufficiali. Chissà perché tutto quell’appoggio e quella fretta?! Ma le cattive lingue ne hanno parlato tanto, elencando molti favori ottenuti ed interessi realizzati e/o da realizzare, in cambio del tanto necessario “sostegno dei grandi dell’Europa” per il “leoncino” albanese. Il nostro lettore è stato informato di tutto ciò (Appoggiano un autocrate corrotto in cambio di proficui accordi; 19 maggio 2025).

    Il “leoncino” albanese, figurativamente parlando, durante questi ultimi tredici anni al potere come primo ministro, ha fatto suoi tutti i quattro poteri che controllano il funzionamento di uno Stato. E cioè il potere legislativo, il potere esecutivo, il potere giuridico e quello mediatico. I primi tre poteri sono stati maestosamente trattati da Montesquieu nella sua opera Lo spirito delle leggi (De l’esprit des lois; n.d.a.) pubblicata nel 1748. Mentre il quarto potere, quello mediatico, non era tale nel periodo in cui Montesquieu scriveva e pubblicava “Lo spirito delle leggi”. Adesso il “leoncino” albanese ha tutto il diritto di essere arrogante, di comportarsi e di gestire in modo irresponsabile il bene pubblico, di ingannare, cosa che lui fa molto bene e di continuo, senza batter ciglio. Lui adesso ha tutto il diritto di sfoggiare il suo ben noto narcisismo. Ma quando ci vuole lui può fare anche il buffone, soprattutto quando si trova in compagnia dei “grandi dell’Europa”. Come ha fatto esattamente un messe fa. Proprio un mese fa pioveva a Tirana, dopo giorni di bel tempo. Era il 16 maggio, il giorno durante il quale nella capitale dell’Albania si svolgeva il vertice della Comunità politica europea. E mentre pioveva, il primo ministro albanese si inginocchiava davanti alla presidente del Consiglio dei ministri dell’Italia. Lo ha fatto in tal modo da mettere in imbarazzo la sua “carissima sorella”. Il nostro lettore è stato informato anche di quell’evento internazionale (Preoccupanti ed ipocriti atteggiamenti dei ‘grandi dell’Europa’; 27 maggio 2025). Ma fare il buffone alcune volte serve, e lui, il “leoncino”, il primo ministro albanese lo sa molto bene, per sua personale esperienza con i “grandi dell’Europa e del mondo”.

    Chi scrive queste righe è convinto che la farsa dei “leoni e leoncini” continua, ma anche le gravi conseguenze per milioni di esseri umani innocenti. Egli giudica molto preoccupante che i “grandi dell’Europa” continuino ad appoggiare il primo ministro albanese, rappresentante istituzionale della nuova dittatura sui generis restaurata ormai in Albania e che, grazie anche al loro appoggio, si sta consolidando continuamente. E come il leone della favola di La Fontaine “La mucca, la Capra e la Pecora in società col Leone”, che ha avuto tutti i quattro pezzi del cervo, anche il “leoncino” albanese ha fatto suoi i quattro poteri che controllano il funzionamento di uno Stato. E, parafrasando Jean Rostand, il buffone che gestisce la nuova dittatura sui generis in Albania “….non dubita di interpretare una grandiosa avventura”. E continua a farlo, nonostante tutto.

  • Una grave e pericolosa realtà che deve essere conosciuta da tutti

    Avete taciuto abbastanza. E’ ora di finirla di stare zitti! Gridate con centomila lingue.

    Io vedo che a forza di silenzio il mondo è marcito.

    Santa Caterina da Siena

    In determinate situazioni le conseguenze del tacere, del silenzio, potrebbero essere gravi. La storia, questa valorosa e stimata maestra, ci insegna che quando si tratta di questioni che oltrepassano il normale interesse di una persona, non si deve più tacere. La storia ci insegna che in tante parti del mondo, nel corso dei secoli, il tacere ha permesso diverse forme di abusi. Abusi che, in seguito, hanno generato situazioni preoccupanti e con delle gravi conseguenze non solo per una singola persona, bensì per molte e, addirittura, anche per delle intere popolazioni. Ragion per cui dire le vere verità, anche quando potrebbe comportare delle conseguenze, diventa un dovere, un obbligo morale e civico. Oriana Fallaci ne era convinta quando affermava che “Vi sono momenti, nella vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre”.

    La saggezza umana ci insegna che, in determinate situazioni, soprattutto quando si tratta di subire le gravi conseguenze di una sbagliata e non dovuta decisione di tacere, una persona responsabile potrebbe dire: “Non sono sicuro se la parola salva, ma sono sicuro che il silenzio uccide”. Perciò, in determinate situazioni, parlare, dire la verità, denunciare, invece di tacere, potrebbe salvare. Nel suo piccolo, anche chi scrive queste righe, riferendosi a molti fatti storici, a fatti accaduti e di sua conoscenza, trova giusta una simile affermazione. Ragion per cui, consapevole delle conseguenze della scelta del silenzio, del tacere, conseguenze che potrebbero riguardare e danneggiare un’intera popolazione, egli continua a denunciare, ormai da qualche settimana, il massacro elettorale attuato in Albania e reso pubblicamente noto dopo l’11 maggio scorso. Giorno in cui si dovevano svolgere le elezioni parlamentari ed invece si è trattato di un processo abusivo e in palese violazione delle leggi in vigore, avviato molti mesi prima dal partito al potere, capeggiato dal primo ministro. Un processo in cui sono stati direttamente e attivamente coinvolti la “ben convincente” criminalità organizzata, nonché i funzionari di tutti i livelli dell’amministrazione pubblica, sia centrale che locale. Si è trattato di un processo che, fatti accaduti, documentati e denunciati ufficialmente alla mano, niente ha avuto a che fare con una gara elettorale onesta e democratica. Il nostro lettore è stato informato di tutto ciò con la dovuta e richiesta oggettività (In attesa di altri abusi elettorali, 6 maggio 2025; Un autocrate che ottiene il quarto mandato con abusi elettorali, 12 maggioAppoggiano un autocrate corrotto in cambio di proficui accordi, 19 maggio 2025; Preoccupanti ed ipocriti atteggiamenti dei ‘grandi dell’Europa’, 27 maggio 2025).

    Di fronte ad una simile, preoccupante e pericolosa realtà, il primo ministro, trovandosi in grosse difficoltà, sta usando ormai la sua potente propaganda, i tanti media da lui direttamente controllati che sono diventati i sui portavoce fedeli, nonché molti “analisti ed opinionisti” a pagamento, per ingannare l’opinione pubblica. Ma coprire un vero e proprio massacro elettorale, come quello reso pubblico dopo le “elezioni” dell’11 maggio scorso, non è un compito facile, anzi! Neanche per un innato ingannatore, qual è il primo ministro albanese. Non è un compito facile anche per il suo ben organizzato apparato propagandistico. Un intero sistema che, da tre settimane ormai, sta cercando, costi quel che costi e con tutti i mezzi, di offuscare quanto è accaduto. E per raggiungere un così difficile obiettivo, il primo ministro albanese sta mettendo in uso qualsiasi opportunità. Comprese le sue “amicizie personali” con alcuni dei “grandi dell’Europa”.

    Non parlare e non denunciare quello che è accaduto e che ha permesso il massacro elettorale in Albania, finalizzato l’11 maggio scorso, fa parte della strategia propagandistica del primo ministro. Non parlare e non denunciare la sua stretta collaborazione con la criminalità organizzata significa fare proprio il gioco del primo ministro e della sua propaganda. Non parlare e non denunciare gli innumerevoli abusi elettorali permette però alla nuova dittatura sui generis, che da alcuni anni si sta consolidando in Albania, di diventare sempre più opprimente, preoccupante e pericolosa. E non solo per gli albanesi. Si, perché la criminalità organizzata albanese, una valida ed efficace alleata del primo ministro, del “caro amico” di alcuni dei “grandi dell’Europa”, è ormai pericolosamente presente in diversi Paesi europei, Italia compresa.

    La presenza, sia in Italia che in altri Paesi europei e del Sud America, della criminalità organizzata albanese da anni è stata evidenziata da diversi rapporti delle strutture specializzate, sia dell’Unione europea e di alcuni Paesi membri dell’Unione, sia da quelle di oltreoceano. La pericolosità della criminalità organizzata albanese da anni ormai è stata evidenziata con preoccupazione da diversi alti rappresentanti delle strutture specializzate antimafia italiane. Proprio la scorsa settimana il nostro lettore è stato informato di un’operazione contro il traffico internazionale di droga, avviata dal 2020 e condotta dalle strutture antimafia di Bari. Un’operazione che ha evidenziato la partecipazione attiva della criminalità organizzata albanese nel traffico. E proprio alcuni dirigenti di questi gruppi criminali, avevano appoggiato attivamente e finanziariamente, come sanno fare loro, alcuni candidati “vincenti” delle liste del partito del primo ministro nelle “elezioni” dell’11 maggio scorso. Candidati che erano sconosciuti al vasto pubblico e che hanno avuto, però, molti più voti degli altri candidati (Preoccupanti ed ipocriti atteggiamenti dei ‘grandi dell’Europa’, 27 maggio 2025). La pericolosità della criminalità organizzata albanese è stata evidenziata anche nell’ultimo rapporto ufficiale della DIA italiana (Direzione Investigativa Antimafia). Si tratta di un rapporto lungo e ben dettagliato, presentato al Parlamento italiano il 27 maggio scorso.

    Bisogna però non tacere, ma invece parlare, anche dell’appoggio di alcuni dei “grandi dell’Europa” per il primo ministro albanese. Per colui che rappresenta istituzionale la nuova dittatura sui generis restaurata ormai in Albania e che si sta consolidando continuamente. Si tratta però di una dittatura camuffata da un pluripartitismo di facciata, perché fatti alla mano, il primo ministro controlla tutti i poteri ed ignora i diritti costituzionali dell’opposizione. Ma per vari “interessi e convenienze” e per delle “importanti ragioni geopolitiche”, alcuni dei “grandi dell’Europa” continuano a sostenere un autocrate come il primo ministro albanese, nell’ambito della cosiddetta “Stabilocrazia”. Si tratta di un incrocio tra le parole stabilità e democrazia. Ed alcuni tra i “grandi dell’Europa”, da anni ormai, hanno scelto la “stabilità” a scapito della democrazia e dei suoi principi. E guarda caso, proprio quei “grandi dell’Europa” parlano sempre della democrazia, predicando i suoi principi. Ma un noto proverbio italiano ci ricorda che si tratta di persone che predicano bene e razzolano male. Il nostro lettore è stato informato anche di questo (Stabilocrazia e democratura, 25 febbraio 2019; Predicano i principi della democrazia ma poi, 28 giugno 2021; Interessi, indifferenza, irresponsabilità, ipocrisia e gravi conseguenze, 15 novembre 2021; ecc..).

    Chi scrive queste righe ha scelto di non tacere e di continuare ad informare il nostro lettore su tutte le preoccupanti realtà ed i successivi sviluppi, sia in Albania e nei Balcani, che altrove. Perché lui considera che qualsiasi grave e pericolosa realtà deve essere conosciuta da più persone possibile.  Chi scrive queste righe considera molto attuale l’ammonimento, fatto quasi sette secoli fa, da Santa Caterina da Siena. Lei avvertiva convinta chi di dovere: “Avete taciuto abbastanza. E’ ora di finirla di stare zitti! Gridate con centomila lingue. Io vedo che a forza di silenzio il mondo è marcito”.

  • Preoccupanti ed ipocriti atteggiamenti dei ‘grandi dell’Europa’

    La politica è la scienza dell’opportunismo e l’arte del compromesso

    Franz Liszt

    Uno dei romanzi di Antoine de Saint-Exupéry, noto scrittore francese del secolo passato, è anche “Terra degli Uomini” (Terre des hommes), pubblicato nel 1939. Un romanzo in cui l’autore, che è stato anche un valoroso pilota delle linee aeree francesi di posta, in Nord Africa e Sud America, racconta diversi episodi di estremo coraggio, sia dei suoi colleghi che suoi. All’inizio del quarto capitolo del suo romanzo“Terra degli Uomini”, Antoine de Saint-Exupéry fa riferimento ad una sovrana immaginaria che desiderava visitare e conoscere i suoi sudditi per sapere se erano contenti o meno dal suo modo di regnare. I cortigiani però, per ingannarla, misero dei bei decori sulla strada che lei doveva percorrere e pagarono alcune persone per danzare mentre la sovrana passava. E così, tranne le ingannevoli messinscene, in quel tratto di strada dove la portarono i suoi cortigiani, lei non vide nient’altro. E perciò non seppe mai che in molte altre parti del suo regno erano in tanti coloro che morivano di fame. E che la maledivano.

    In questo mondo però ci sono stati e, purtroppo, ci sono ancora dei governanti, dei dittatori che, diversamente dalla sovrana che, comunque, voleva conoscere la vera realtà in cui vivevano i suoi sudditi, cercano invece, in tutti i modi, di nascondere la vera realtà in cui vivono le rispettive popolazioni. Uno di quei dittatori corrotti è anche il primo ministro albanese. E questa non è semplicemente un’opinione. Questa ormai da anni, fatti accaduti e che stanno accadendo alla mano, è una realtà nella quale sono costretti a vivere gli albanesi. Ragion per cui solo negli ultimi dieci anni, dati alla mano, l’intera popolazione è diminuita di circa un terzo. Un dato molto preoccupante questo, ma anche molto significativo, che testimonia la drammatica realtà albanese.

    L’11 maggio scorso in Albania si sono svolte le “elezioni” parlamentari. Ma, fatti alla mano, fatti documentati ed ufficialmente denunciati, testimoniano che invece e purtroppo quelle dell’11 maggio in Albania non sono state delle elezioni, bensì un massacro elettorale. L’11 maggio scorso i cittadini albanesi non hanno potuto esprimere liberamente e democraticamente le loro volontà e le loro scelte per le persone che devono rappresentarli in parlamento.

    Quanto è accaduto in Albania l’11 maggio scorso, tra l’altro, ha inconfutabilmente testimoniato la stretta collaborazione del potere politico, rappresentato dal primo ministro, con la criminalità organizzata. Non a caso, alcuni candidati appoggiati proprio dalla criminalità organizzata, sono stati tra i più “votati”, anche se si trattava di persone sconosciute sia politicamente che per altri valori. Ma erano però le persone che sono state scelte da alcune organizzazioni criminali locali. E siccome l’Albania è un Paese con ormai meno di due milioni di abitanti, in ogni città, ogni centro abitato, tutti conoscono tutti e sanno molto di quello che accade. Il nostro lettore è stato informato degli innumerevoli abusi elettorali durante le tre ultime settimane (In attesa di altri abusi elettorali, 6 maggio 2025; Un autocrate che ottiene il quarto mandato con abusi elettorali, 12 maggio; Appoggiano un autocrate corrotto in cambio di proficui accordi, 19 maggio 2025).

    Ma il coinvolgimento attivo e spesso anche determinante nei risultati “elettorali” della criminalità organizzata è stato reso ancora più chiaro dopo le dichiarazioni dei rappresentanti delle strutture antimafia italiane fatte la scorsa settimana a Tirana. Tutto in seguito all’operazione denominata “Ura”, che in italiano significa “Il ponte”. Si tratta di un’operazione avviata dal 2020 e condotta dalle strutture antimafia di Bari. Un’operazione in cui è stata coinvolta anche l’Eurojust (acronimo di European Union Agency for Criminal Justice Cooperation; L’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale; n.d.a.), In seguito è stata coinvolta anche la Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata in Albania. Le indagini si riferivano al traffico internazionale delle droghe, soprattutto della cocaina e dell’eroina, ma anche del riciclaggio del denaro sporco e dell’abuso d’ufficio.

    Ma da documenti pubblicamente noti ormai, risulta che il Giudice per le indagini preliminari di Bari ha ordinato, già dal 21 febbraio scorso, l’arresto di 52 persone, coinvolte, a vario titolo, al traffico delle droghe ed altri reati. In più si è saputo che solo un mese dopo, la Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata ha consegnato in tribunale la richiesta per l’arresto dei cittadini albanesi coinvolti. Ma sempre da documenti pubblicamente noti ormai, il giudice albanese ha tenuto in archivio, per più di un mese, la sua decisione firmata per gli arresti richiesti. L’approvazione per gli arresti è stata mandata alla Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata solo il 30 aprile scorso, undici giorni prima delle “elezioni”. Ma, guarda caso, la Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata ha comunicato alla polizia di Stato l’ordine per l’esecuzione degli arresti solo il 21 maggio scorso, dieci giorni dopo le “elezioni” (Sic!). Ed è stato proprio il giorno della congiunta conferenza stampa dei giudici e dei procuratori antimafia italiani e i rappresentanti delle istituzioni del sistema “riformato” della giustizia albanese. Ma, nel frattempo, chissà perché e chissà come, i principali trafficanti albanesi sono riusciti a sfuggire all’arresto. E, guarda caso, erano proprio coloro che avevano sostenuto, in tutti i modi, alcuni candidati della lista di Durazzo per il partito guidato dal primo ministro albanese. Erano proprio quei candidati che avevano “vinto” molti più voti degli altri e che adesso sono, di fatto, anche i nuovi deputati della prossima legislatura. Bisogna però sottolineare che dal porto di Durazzo era passata la maggior parte delle droghe trafficate, come risultava dalle indagini svolte nell’ambito della sopracitata operazione “Ura”.

    Ma il 16 maggio scorso a Tirana si è svolto il vertice della Comunità politica europea. Si tratta di un raggruppamento di politici di alto livello, rappresentanti di 44 Paesi europei, compresi i 27 Paesi dell’Unione europea. La Comunità è stata costituita nel 2022 e da allora si riunisce due volte all’anno in uno dei Paesi membri. Quest’anno sono stati proprio l’Albania e la Danimarca i Paesi ospitanti. Una ‘manna santa’ arrivata al primo ministro, in un periodo molto difficile dopo il massacro elettorale del 11 maggio scorso. Erano presenti molti dei “grandi dell’Europa e dell’Unione europea”. Alcuni di loro avevano inviato pochi giorni prima gli auguri al primo ministro albanese per il suo “successo elettorale”, nonostante il conteggio dei voti fosse ancora in corso. Il nostro lettore è stato informato la scorsa settimana di tutto ciò (Appoggiano un autocrate corrotto in cambio di proficui accordi; 19 maggio 2025). Ma durante il sopracitato vertice hanno rinnovato pubblicamente il loro riconoscimento per gli “apprezzabili meriti” dell’anfitrione. Chissà perché un simile sostegno? Ma le cattive lingue hanno detto subito che si tratta di certi interessi che i “grandi dell’Europa” stanno realizzando in Albania, o che avranno in futuro.

    Chi scrive queste righe considera come molto preoccupanti ed ipocriti simili atteggiamenti dei “grandi dell’Europa”, in sostegno ad un autocrate corrotto: il primo ministro albanese. Di uno che, contrariamente alla sovrana a cui si riferiva Antoine de Saint-Exupéry nel suo romanzo “Terra degli Uomini”, ha sempre cercato, in tutti i modi, di camuffare tutto con la propaganda, con dei sostegni lobbistici, finanziati da ingenti somme di denaro provenienti dall’abuso di potere, dalla corruzione, nonché da certi raggruppamenti occulti di oltreoceano. E adesso sta beneficiando anche dell’appoggio dei “grandi dell’Europa e dell’Unione europea”. Aveva ragione Franz Liszt quando affermava che la politica è la scienza dell’opportunismo e l’arte del compromesso.

  • Appoggiano un autocrate corrotto in cambio di proficui accordi

    L’interesse parla ogni genere di lingua e interpreta ogni genere di personaggio,

    perfino quello del disinteressato.

    François de La Rochefoucauld; da “Massime”, 1678

    È passata soltanto una settimana dal giorno in cui si sono svolte le elezioni parlamentari in Albania. Nel frattempo il nostro lettore è stato informato, sempre con la dovuta oggettività e soltanto riferendosi ai fatti accaduti, documentati e pubblicamente noti, sia delle aspettative prima delle elezioni che di quello che è accaduto l’11 maggio scorso, il giorno delle elezioni (In attesa di altri abusi elettorali, 6 maggio 2025; Un autocrate che ottiene il quarto mandato con abusi elettorali, 12 maggio). Ma purtroppo durante questi giorni sono stati evidenziati, documentati e ufficialmente denunciati altri innumerevoli fatti legati a dei clamorosi abusi elettorali. Perciò si potrebbe dire che si è trattato di un processo, ben organizzato ed altrettanto ben attuato, per condizionare e manipolare il risultato delle elezioni. Si è trattato di un vero e proprio massacro elettorale.

    E solo grazie ad un simile processo, grazie a quel massacro elettorale, il primo ministro albanese ha avuto il suo quarto mandato consecutivo. Un fatto simile, tenendo presente anche la vera, vissuta e spesso sofferta realtà albanese, si è verificato soltanto in altri regimi dittatoriali, come quello in Russia, in Bielorussia, in Turchia, per non andare oltre l’Europa. Gli abusi elettorali sono stati evidenziati, documentati e ufficialmente denunciati presso le strutture del sistema “riformato” della giustizia. Ma, chissà perché, quelle “strutture specializzate” non reagiscono. Invece è un loro obbligo costituzionale, nonché un impegno ufficialmente annunciato prima che cominciasse la campagna elettorale, intervenire per prevenire e combattere qualsiasi abuso elettorale. Purtroppo ancora niente ha costretto ad agire le “strutture specializzate” del sistema “riformato” della giustizia in Albania. Un sistema che però ubbidisce subito agli ordini partiti dagli uffici del primo ministro e dei suoi più stretti collaboratori. Come accade in tutti i sistemi dittatoriali nel mondo.

    Ormai, a conteggio dei voti quasi concluso, risulta che il partito del primo ministro albanese ha ottenuto molti più seggi parlamentati rispetto a quelli della precedente legislatura. Seggi ottenuti però mentre il numero degli elettori che hanno “votato” per il primo ministro ed i suoi candidati è stato inferiore, se si fa riferimento alle precedenti elezioni parlamentari del 2021. L’11 maggio scorso hanno votato, per la prima volta, anche i cittadini albanesi che vivono all’estero. Ma con il voto degli emigranti c’è stata una vera e propria strage elettorale. È risultato che ci sono stati più voti che schede elettorali mandati per posta! Non solo, ma a conteggio ormai concluso, risulta che il partito del primo ministro ha ottenuto dagli emigranti più del 61% dei voti considerati validi. Invece lo stesso partito ha ottenuto dagli elettori che vivono in Albania solo circa 52% dei voti. E pensare che la maggior parte degli emigranti albanesi sono stati costretti a lasciare tutto e cercare la fortuna in altri Paesi proprio per i continui abusi del potere e del bene pubblico da parte del primo ministro, dei suoi ministri e di tanti funzionari del governo centrale e delle amministrazioni locali. Un’altra “stranezza” di queste “elezioni” in Albania è legata ai voti dei carcerati, la maggior parte dei quali si trovano lì per furti ed altre cose simili. A conteggio concluso però, risulta che i carcerati hanno votato quasi tutti per il ministro degli Interni! Una specie di sindrome di Stoccolma.

    Per seguire sia tutto il processo pre-elettorale, che le elezioni parlamentari dell’11 maggio scorso, in Albania sono stati presenti molti osservatori internazionali, rappresentanti di diverse istituzioni. Ma i più numerosi sono stati gli osservatori dell’ODIHR (Office for Democratic Institutions and Human Rights – l‘Ufficio per le Istituzioni democratiche e i Diritti umani; n.d.a.). ODIHR è una struttura molto importante della ben nota OSCE (Organization for Security and Co-operation in Europe – Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa; n.d.a.). Ebbene, un giorno dopo le elezioni la coordinatrice della Missione di ODIHR ha presentato il rapporto preliminare. In quel rapporto sono stati evidenziati, raggruppandoli, significativi abusi elettorali. Durante quella presentazione era presente anche il capo della delegazione del Parlamento europeo, il quale ha, tra l’altro, dichiarato che “…Gli aspetti che hanno a che fare con la corruzione ed altre cose che vanno oltre alle elezioni, verranno certamente trattati, siate sicuri”. Ed ha aggiunto che “…questo Paese [l’Albania] non entrerà nell’Unione europea così com’è oggi”.

    E mentre aumentava di ora in ora il numero dei clamorosi abusi elettorali, che evidenziavano non un processo con qualche irregolarità, bensì un vero e proprio massacro elettorale, il primo ministro albanese riceveva gli auguri per la sua “meritata vittoria elettorale” (Sic!). La prima che lo ha augurato, la sera del 12 maggio scorso, è stata la presidente del Consiglio dei ministri dell’Italia. Lei, che il primo ministro albanese la chiama ormai la mia “sorella”, scriveva: “ …la profonda amicizia e la collaborazione strategica che lega le nostre due nazioni si è ulteriormente rafforzata grazie a iniziative comuni, frutto di un dialogo costruttivo e di una volontà condivisa per affrontare le sfide globali con soluzioni innovative…”. E sempre mentre il conteggio dei voti continuava, al primo ministro sono arrivati gli auguri, in albanese, del presidente francese, che gli scriveva: “Auguri caro amico per la tua vittoria….”. Invece il cancelliere tedesco gli scriveva, sempre in albanese: “Auguri per la sua rielezione! Tanti auguri! Sono impaziente di continuare la nostra collaborazione…”. Mentre il premier britannico scriveva, in inglese però: “Auguri per la sua vittoria storica.  Attendo impaziente di continuare la nostra collaborazione…”.

    Sempre mentre il conteggio dei voti continuava, il presidente del Consiglio europeo scriveva al suo “caro amico”, il primo ministro albanese: “I più calorosi auguri per questi impressionanti risultati elettorali..”. Al primo ministro albanese non potevano mancare gli auguri della presidente della Commissione europea. Lei gli scriveva: “Auguri per la vittoria elettorale! Sotto la sua guida l’Albania ha fatto dei grandi progressi verso la nostra Unione [europea]…”. Questi però sono stati soltanto una parte degli auguri ricevuti dal primo ministro albanese, mentre il conteggio dei voti continuava. E soprattutto mentre aumentava il numero degli abusi elettorali evidenziati e denunciati. Chissà perché questa fretta per augurare a un autocrate che ha voluto, programmato ed attuato un massacro elettorale. Ormai si sa però, da diverse fonti mediatiche internazionali, che il presidente francese, il cancelliere tedesco ed il premier britannico hanno reso noti i loro progetti per avere in Albania dei centri dove trasferire migliaia di detenuti problematici e pericolosi. Tutto è stato reso noto la scorsa settimana, mentre in Albania si evidenziava, sempre di più, il massacro elettorale. Bisogna sottolineare che si tratta di progetti simili a quello ormai operativo, in seguito alla firma il 6 novembre 2023, dell’Accordo tra l’Italia e l’Albania sui profughi. L’Albania rischia così di diventare un Guantanamo in Europa.

    Chi scrive queste righe è convinto che i “grandi dell’Europa” appoggiano un autocrate corrotto, come il primo ministro albanese, in cambio di proficui accordi. Chi scrive queste righe pensa che in cambio il primo ministro albanese cerca di ottenere l’appoggio o, almeno, il silenzio dei “grandi dell’Europa” di fronte ai tanti e continui abusi di potere, agli innumerevoli scandali, alla galoppante corruzione diffusa a tutti i livelli, partendo dai più alti. Abusi, scandali e atti corruttivi che, fatti pubblicamente noti alla mano, coinvolgono direttamente il primo ministro. E purtroppo i “grandi dell’Europa” lo appoggiano. Aveva ragione François de La Rochefoucauld: l’interesse parla ogni genere di lingua e interpreta ogni genere di personaggio, perfino quello del disinteressato.

  • Un autocrate che ottiene il quarto mandato con abusi elettorali

    Quanto più grande il potere, tanto più pericoloso l’abuso.

    Edmund Burke

    Domenica scorsa, 11 maggio, in Albania si sono svolte le elezioni parlamentari. E si sapeva già anche il vincitore. Tutti coloro che conoscono la vera e vissuta realtà albanese erano quasi convinti che il primo ministro avrebbe ottenuto il suo quarto mandato consecutivo. Ed ormai, a elezioni finite, mentre si stanno contando i voti, risulterebbe, dati provvisori alla mano, che il primo ministro ha raggiunto il suo principale obiettivo, quello di ottenere un altro mandato. Non solo, ma sembrerebbe che lui raggiungerà anche un altro ambizioso obiettivo, dichiarato già all’inizio della campagna elettorale. Potrebbe avere una maggioranza parlamentare che gli permetterebbe di far passare anche leggi che richiedono l’approvazione con i due terzi dei deputati.

    Le aspettative per il raggiungimento del risultato elettorale voluto dal primo ministro si basavano sul funzionamento di una strategia ben elaborata e collaudata durante tutte le elezioni precedenti, gestite dai governi capeggiati dall’attuale primo ministro, al potere dal 2013. Una strategia, quella, basata sulla connivenza e sulla sempre più attiva collaborazione del potere politico, centrale e locale, con la criminalità organizzata. Una strategia basata anche sull’uso dell’amministrazione pubblica durante tutte le fasi delle elezioni. Una strategia basata sull’uso di tutte le istituzioni governative e statali, polizia di Stato compresa, in funzione della realizzazione degli obiettivi elettorali del primo ministro. La strategia per garantire il raggiungimento degli obiettivi elettorali del primo ministro albanese si basa fortemente, fatti pubblicamente noti e denunciati alla mano, anche sulla totale ubbidienza delle istituzioni del sistema “riformato” della giustizia alla volontà del primo ministro. Quanto è accaduto, purtroppo, durante gli ultimi mesi in Albania, testimonia, indubbiamente, proprio questa misera, vigliacca, spregevole e pericolosa ubbidienza. Un’ubbidienza, quella, verificata precedentemente in tante occasioni pubblicamente note. Una preoccupante e pericolosa ubbidienza che, purtroppo, è stata verificata anche durante l’ultima campagna elettorale.

    Bisogna evidenziare che il primo ministro albanese si presenta nelle elezioni, sia parlamentari che locali, con la sigla del partito socialista. Lui da quando è diventato, nel 2005, il dirigente del partito socialista, è riuscito a controllare personalmente quel partito. Un partito, successore del famigerato partito comunista, che, da anni ormai, è diventato un raggruppamento occulto e che con il partito socialista ha in comune soltanto il logo. Un partito, quello socialista, del quale il primo ministro si ricorda soltanto durante le campagne elettorali. Ma anche in casi simili lui mette sempre il suo nome prima di quello del partito. Lo ha fatto anche durante la campagna elettorale finita venerdì scorso. E così facendo, lui personalizza anche il partito.

    La scorsa settimana il nostro lettore è stato informato sui tanti abusi elettorali accaduti durante la campagna elettorale in Albania. L’autore di queste righe scriveva che “Adesso, nonostante tutti i fallimenti riguardanti le precedenti promesse elettorali, il primo ministro punta a ottenere, costi quel che costi, il suo quarto mandato consecutivo. In caso contrario per lui potrebbero generarsi grossi e seri problemi, soprattutto di carattere penale”. Ed aggiungeva: “… certamente, il primo ministro, trovandosi ad affrontare i suoi continui fallimenti, i suoi continui ed evidenti abusi di potere, nonché le conseguenze della galoppante e molto diffusa corruzione, che lo coinvolge direttamente, adesso punta proprio al supporto della criminalità organizzata e dei raggruppamenti occulti internazionali, per condizionare e manipolare di nuovo il risultato delle elezioni del prossimo 11 maggio” (In attesa di altri abusi elettorali; 6 maggio 2025).

    Purtroppo queste previsioni sono state tutte verificate. Lo testimonia inconfutabilmente quanto è accaduto, registrato e denunciato sia nelle precedenti settimane, sia domenica scorsa, 11 maggio, durante il giorno delle elezioni. Abusi che sono stati resi pubblici dall’opposizione e da alcuni, pochissimi, media ancora non controllati direttamente dal primo ministro e/o da chi per lui. Abusi che sono stati ufficialmente denunciati, come prevede la legge elettorale in vigore, presso le istituzioni del sistema “riformato” della giustizia. Bisogna evidenziare che prima dell’inizio della campagna elettorale per le elezioni parlamentari svolte domenica scorsa, la Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata., insieme con la Commissione elettorale Centrale e la Polizia di Stato hanno costituito un gruppo d’azione specializzato che doveva prevenire tutti gli abusi elettorali da loro evidenziati e/o denunciati dall’opposizione, i media e semplici cittadini. Bisogna però sottolineare, sempre fatti accaduti e pubblicamente noti alla mano, che in Albania se non si prevengono gli abusi elettorali, niente ha poi valore. Sì, perché nonostante si tratti di abusi ufficialmente denunciati, una volta che l’attuale primo ministro “vince” il suo mandato, chissà perché e chissà come, tutti gli abusi elettorali denunciati ufficialmente si dimenticano.

    Ebbene, anche durante queste ultime settimane di campagna elettorale sono state tante le denunce ufficiali, presentate ufficialmente dai rappresentanti dell’opposizione, sia presso la Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata, sia presso la Commissione elettorale Centrale e/o presso la Polizia di Stato. Ma,  guarda caso però, niente è accaduto. Chissà perché?! Un caso emblematico è accaduto domenica scorsa, il giorno delle elezioni. Un caso denunciato da un cittadino presso uno dei pochissimi media televisivi non controllati dal primo ministro e/o da chi per lui. In seguito una giornalista del media, insieme con un operatore, si sono recati sul posto indicato dal cittadino. Si trattava di un ambiente, a piano terra, di un palazzo a circa trenta metri di distanza da un seggio elettorale e alcune centinaia di metri dalla sede della Direzione locale della Polizia di Stato. Le immagini trasmesse in diretta dalla televisione hanno mostrato che dentro quell’ambiente, una stanza, c’erano alcune persone intorno a tavoli dove si vedevano tanti fogli di carta accatastati, computer portatili ed altro. Una donna, presa all’improvviso, dopo qualche secondo, si è alzata ed ha chiuso la porta. Poi, dopo un po’ di tempo, la porta si è riaperta, ma questa volta da dentro e sono uscite, con la testa coperta e, correndo, sono fuggite tutte le persone che si trovavano dentro. Dalle immagini si vedeva chiaramente che i fuggitivi avevano preso tutto, carte e computer, lasciando i tavoli “puliti”. In seguito si è saputo che era un ufficio elettorale e la signora che aprì la porta era la direttrice dell’Agenzia dell’Innovazione e l’Eccellenza. Chissà cosa faceva lì?!

    La giornalista prima e poi un rappresentante dell’opposizione, arrivato sul posto, hanno telefonato alla polizia di Stato e alla Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata. Ma, nonostante ciò, la pattuglia della polizia è arrivata con più di un’ora di ritardo. Poi è arrivato anche il rappresentante della Struttura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata. Ma questo è solo uno dei tanti clamorosi casi denunciati solo domenica scorsa 11 maggio. Però, nel frattempo, funzionava la sopracitata strategia del primo ministro per “vincere” la elezioni. E grazie a quella strategia, con l’appoggio anche della criminalità organizzata, come è risultato dalle tante denunce fatte, il primo ministro sta ottenendo il suo quarto mandato consecutivo.

    Chi scrive queste righe seguirà il processo del conteggio del voti, tuttora in corso ed, in seguito, informerà il nostro lettore. Per il momento si sa che un autocrate, il primo ministro albanese, si sta preparando ad ottenere il suo quarto mandato con degli innumerevoli abusi elettorali e grazie a un clamoroso abuso di potere. Ed è proprio il caso di ricordare che, come affermava Edmund Burke, quanto più grande il potere, tanto più pericoloso l’abuso. Questo si sta verificando in Albania.

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