elezione

  • Il deficit democratico per l’elezione del Capo dello Stato

    Per molti giorni ho sperato che qualcuno dei leader politici, tutti indaffarati nel parlare, per altro senza risultato, del vicino appuntamento per l’elezione del Presidente della Repubblica, affrontasse un grave problema di deficit di rappresentanza democratica. Neppure i più noti giornalisti e commentatori hanno ritenuto di occuparsi del fatto che nuovamente l’elezione del Presidente della Repubblica avverrà con il voto dei rappresentanti regionali ma ancora una volta senza quello dei parlamentari europei. I parlamentari europei rappresentano l’Italia nel contesto europeo, sono eletti direttamente dai cittadini con un’elezione proporzionale e preferenziale, rappresentano perciò in assoluto la diretta volontà popolare ma neppure quei partiti che chiedono l’elezione diretta del Capo dello Stato si sono posti il problema di come eliminare questo grave deficit democratico. In questi anni si è più volte svillaneggiata e si è tentato di cambiare in peggio la nostra Costituzione ma le forze politiche non hanno mai voluto risolvere il problema del voto degli europarlamentari per l’elezione del Capo dello Stato. Non se ne occupò neppure il Presidente Napolitano che pure era stato deputato europeo. Certo è strano che il Capo dello Stato sia eletto da deputati e senatori che, per le leggi elettorali degli ultimi anni, sono di fatto nominati dai loro capi partito e i deputati europei, che dal 1979 sono eletti dai cittadini, non abbiano ancora diritto di votare. Poi ci chiediamo perché il Parlamento europeo conta così poco nell’immaginario collettivo degli italiani? La conseguenza la conosciamo bene sul peso che la delegazione italiana ha in Europa! In queste ore in molti giustamente ricordano e rimpiangono David Sassoli ma se David fosse vivo, lui italiano e Presidente del PE, non avrebbe avuto diritto di votare per il suo Presidente della Repubblica! C’è qualcosa che non va nella politica in genere e nella testa dei capi partito in particolare e questo non è colpa del covid.

  • Le prossime elezioni del Presidente della Repubblica

    Mancano ormai poche settimane all’inizio del semestre bianco precedente l’elezione del Presidente della Repubblica. Già da mesi si assiste al solito tourbillon di papabili candidati scelti spesso nel mazzo delle vecchie e ampiamente compromesse cariatidi del sistema politico italiano.  A queste figure si unisce qualche improponibile nuovo “rappresentante della società civile” la cui genesi spesso è semplicemente mediatica.

    In questo contesto disarmante, tuttavia, considero sciagurata la sola idea di proporre, figuriamoci di eleggere, Mario Draghi alla Presidenza della Repubblica. Non tanto per la indiscutibile considerazione dell’attuale Presidente del Consiglio quanto perché questo sarebbe il più grande regalo immeritato al sistema politico e soprattutto ai partiti. Va ricordato, infatti, come l’incarico a Mario Draghi nasca dalla presa di coscienza dell’incapacità degli ultimi governi, dal 2015 in poi, i quali ci hanno portato alle soglie della pandemia in uno stato di crisi economica senza precedenti e con un insostenibile rapporto debito PIL (https://www.ilpattosociale.it/politica/il-silenzio-rappresenta-lunica-forma-di-comunicazione/).

    L’attuale Presidente del Consiglio è subentrato per la manifesta incapacità dei governi precedenti, e quindi della classe politica che esprimeva queste maggioranza di sostegno al governo Conte 1 e Conte 2, nel riuscire a presentare un piano per ottenere le risorse del Recovey Fund. La seconda parte dell’incarico all’ex presidente della BCE è ovviamente relativa alla gestione delle risorse finanziarie che l’Unione Europea vorrà concederci. La sua elezione alla presidenza della Repubblica lo priverebbe dell’incarico di Presidente del Consiglio e, di conseguenza, del potere esecutivo per la gestione e controllo di questi fondi che verrebbero di nuovo nella disponibilità di quel sistema politico che non era in grado di ottenerli ma che sicuramente sarà in grado di disperderli.

    Per questo i partiti si augurano la elezione di Mario Draghi alla Presidenza della Repubblica al fine di riottenere di nuovo mani libere di fronte a questi nuovi fondi (quasi tutti a debito) che se non si trasformeranno in fattori economici di sviluppo porranno il nostro Paese in una situazione di estrema difficoltà per il rapporto debito pubblico / PIL.

    La sua elezione sarebbe il più grande regalo e per di più immeritato al sistema dei partiti italiani.

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